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Categoria: Apologetica

Cosa significa «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date»?

Esposizione biblica

Prima che gli apostoli andassero a predicare il Vangelo alle «pecore perdute d’Israele» (Matteo 10:6; cfr. 15:24), Gesù fece loro una raccomandazione: «gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Matteo 10:8), aggiungendo anche di non portare con sé alcuna effetto personale né denaro, ma limitandosi di andare in missione con quello che avevano a disposizione in quel preciso momento. Inoltre, il viaggio era lungo e snervante, per cui, portare dei bagagli pesanti non era indicato.
 
Questi ordini furono impartiti loro perché Gesù sapeva che durante la loro missione, essi avrebbero ricevuto l’ospitalità e tutto il bisogno di cui necessitavano (servizio pastorale): vestiti, cibo e quanto necessitava per il loro sostentamento. Questo è il tipo di ministero vero a cui è designato un vero Pastore inteso dalle Scritture: ospitare gratuitamente e aiutare. Oggi, invece, la maggior parte dei cosiddetti “pastori in giacca e cravatta”, ricevono beni a quantità senza mai dare o condividere con altri quello che possiedono o hanno ricevuto.
 
Senza considerare il contesto di tale brano, questo passaggio sembra essere quel divieto assoluto che un missionario o servo di Dio debba “guadagnare” predicando il Vangelo, come un ministro odierno che si dedica al Vangelo a tempo pieno. Il passo si interpreta generalmente in questo modo: «così come Gesù ha dato la propria vita gratis pagando lui per noi i nostri errori, è giusto che anche chi abbia ricevuto gratuitamente dia a sua volta gratuitamente agli altri». In realtà, il passo di Matteo 10 non dice assolutamente questo! Perché altrimenti bisognerebbe dare gratuitamente la vita per gli altri (cfr. Giovanni 15:13). Il senso di questo passo è strettamente legato a quel contesto, quando gli apostoli avrebbero ricevuto strada facendo le assistenze che gli necessitavano senza spendere denaro (gratis, appunto). Di conseguenza, avendo ricevuto gratuitamente tutta l’assistenza di cui necessitavano durante la loro missione, a loro volta avrebbero dovuto ricambiare con altri, in questo senso!
 
Non c’azzecca niente il predicare gratuitamente se non in altri contesti di cui si accennerà fra poco.
 
L’apostolo Paolo ha persino difeso la sua posizione apostolica, citando la legge: «non mettere la museruola al bue che trebbia il grano», perché chi si affatica per un qualcosa, uomo o animale che sia, gode del diritto di ricavare qualcosa anche per sé. Oppure «Non sapete che quelli che fanno il servizio sacro mangiano ciò che è offerto nel Tempio? E che coloro che attendono all’altare, hanno parte all’altare? Similmente, il Signore ha ordinato che coloro che annunciano il Vangelo vivano del Vangelo» (1Corinzi 9:13-14). Questo è comunque un diritto che Paolo ha liberamente scelto di non avvalersene, ma se ha scelto di non avvalersi di un tale diritto, non vuol dire che anche gli altri – oggi – non debbano avvalersi di tale diritto. Si tratta di un diritto, appunto, e ognuno è libero di avvalersene oppure no perché «il Signore ha ordinato che coloro che annunciano il Vangelo vivano del Vangelo».
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