Quanti anni durò la schiavitù Israelita in Egitto?

esodo, schiavitù, egittoAnche se il medesimo studio interesserà in gran parte le vicende del Libro dell’Esodo, ho preferito inserirlo in questa categoria dedicata alla Genesi perché il “problema” che affronteremo adesso ha origine proprio dai “numeri” offerti dal Libro della Genesi circa la durata della permanenza degli figli d’Israele in Egitto.

In Gl 3:17, l’Apostolo Paolo ha dichiarato che la legge di Mosè (data subito dopo l’uscita degli Israeliti dall’Egitto) è stata sancita 430 anni dopo che Yahwéh aveva fatto la Sua alleanza con Abrahamo. Tuttavia, Mosè dichiara in Es 12:40-41 che «i figli di Israele abitarono in Egitto per quattrocentotrent’anni». Come possono essere corretti i due passaggi quando appare chiaro da una semplice lettura cronologica della Bibbia che un minimo di 215 anni erano già trascorsi tra il momento in cui Yahwéh fece la Sua alleanza con Abrahamo e il tempo che gli Israeliti (tramite Giacobbe) entrarono in Egitto? Così facendo sembra che gli Israeliti siano stati in Egitto per ben 645 anni (215+430).

Inoltre, le informazioni che troviamo in 1Cro 6:1; 23:6-13 ed Es 6:16-20 suggeriscono un intervallo di tempo massimo di 352 anni. Come si può affermare, allora, che gli i figli d’Israele erano stati in Egitto per 430 anni?

Oltretutto, in Gn 15:13 Yahwéh dice ad Abrahamo che «i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro: saranno fatti schiavi e saranno oppressi per 400 anni». Anche Stefano, in At 7:6, ha citato questo stesso resoconto di Gn 15:13 durante il suo discorso: «Parlò poi così Dio: “Sarà il seme di lui straniero in terra straniera e renderanno schiavo lui e (lo) maltratteranno per anni 400».

A questo punto qual è la verità? Come si conciliano esattamente questi passaggi che sembrano “dare i numeri”? Per quanti anni sono stati, in via definitiva, i figli d’Israele in Egitto?

L’esodo degli Ebrei che erano soggiogati dalle crudeli mani degli egiziani è una delle storie più trionfanti dell’Antico Testamento. Questo evento è stato solo l’inizio dell’ascesa di Israele al potere, e si è rivelato nel mondo allora conosciuto che il Dio vivente si era scelto i discendenti di Abrahamo come quel popolo attraverso il quale sarebbe provenuto il Messiah. L’Esodo e le sue conseguenze furono così monumentali che praticamente oscurarono la storia dei secoli precedenti. Ma la durata esatta del “soggiorno” degli Israeliti è stata in passato, e rimane ancora oggi, questione di molte polemiche. Alcuni passi biblici (come Gn 15:13 e At 7:6) sembrano voler indicare un periodo di tempo di 400 anni. Altrove (come in Es 12:40-41) questo intervallo di tempo è di 430 anni. Ancora altre informazioni (1Cro 6:1; 23:6-13 ed Es 6:16-20) pongono un limite superiore di circa 350 anni sul periodo di tempo in questione. In un articolo scritto più di quarant’anni fa intitolato dal Cronologista Harold W. Hoehner (La durata della schiavitù in Egitto) viene detto:

«Quando si guarda ai vari passaggi della Scrittura riguardanti la durata della schiavitù di Israele in Egitto, si scopre subito che ci sono disaccordi apparenti nel record biblico»[1]

Nella sua discussione su Es 12:40-41, il noto commentatore Adam Clarke ha osservato che:

«La dichiarazione in questo verso è consentita su tutte le mani per essere estremamente difficile, e quindi il passaggio si trova in un particolare bisogno di illustrazione»[2]

Albert Barnes ha preso la stessa posizione per quanto riguarda At 7:6 quando scrisse nel suo commento su questo libro biblico:

«Grande perplessità è stata sperimentata nello spiegare questo passaggio per conciliarlo con altre dichiarazioni»[3]

La frase «altre dichiarazioni» a cui fa riferimento il Barnes sono i passaggi di cui alle domande espresse sopra. Possono, dunque, i «disaccordi apparenti» tra questi passaggi essere risolti? Sì, è possibile. Tuttavia, alcune informazioni su ciascuno di questi passaggi sono necessarie al fine di comprendere i problemi posti dalle tre domande precedenti e le soluzioni che ho in programma di proporre al lettore.

In primo luogo, dobbiamo affrontare l’idea che ci fosse un minimo di 215 anni tra la promessa che Dio ha fatto ad Abrahamo e l’ingresso degli Israeliti in Egitto avvenuta attraverso Giacobbe. Diversi autori, tra cui Albert Barnes[4], Bobby Duncan[5], Harold W. Hoehner[6], Philip Mauro[7] e altri ancora, hanno spiegato come la figura dei 215 anni può essere facilmente ottenuta da semplici analisi della Scrittura. In sintesi, l’informazione a soluzione del “problema” appare come segue, e più avanti in questa discussione torneremo al problema dei 430 anni di schiavitù egiziana presumibilmente aggiungendo quel periodo di tempo di 215 anni. Ma per il momento esamineremo il problema della limitazione posta sul soggiorno egiziano nelle informazioni che si trovano in 1Cro 6:1; 23:6:13 e in Es 6:16-20. Ancora una volta, a titolo di sintesi, le informazioni raccolte da questi testi sono le seguenti:

  1. Il Testo in Gn 46:11 indica che Keat, figlio di Levi e nonno di Mosè, a quanto pare sia nato prima di Giacobbe in movimento verso l’Egitto con i suoi figli. Se Keat fosse appena nato al momento e se egli avesse generato Amran l’ultimo giorno della sua vita, quest’ultimo potrebbe essere nato non oltre 134 anni dopo l’ingresso in Egitto (arrotondamento di una gravidanza di 9 mesi per un anno intero) perché Keat visse solo 133 anni (Es 6:18);
  2. Amran, padre di Mosè, ha vissuto 137 anni (Es 6:20). Se Amran avesse desiderato di avere Mosè l’ultimo giorno della sua vita, Mosè sarebbe nato non più di 272 anni dopo che Giacobbe e i suoi figli fossero entrati in Egitto [133 + 1 (gravidanza) + 137 + 1 (gravidanza) = 272);
  3. Mosè aveva 80 anni quando gli Israeliti uscirono dall’Egitto (Es 7:7);
  4. Aggiungendo gli 80 anni di Mosè ai 272 anni, il totale è di 352 anni. Come ha osservato Barnes, «dalle considerazioni che Mosè ha dato circa l’età di alcuni personaggi, sembrerebbe chiaro che […] tutto il tempo menzionato compreso il tempo in cui il padre sia vissuto dopo la nascita di suo figlio, è di soli 350 anni»[8]. Così, l’ipotesi che questi passaggi «consentono un periodo di tempo massimo di 352 anni» è corretta;
  5. Ulteriori informazioni che delimitano il numero di anni di permanenza in Egitto possono essere derivate da una fonte complementare indipendente circa la madre di Mosè e Keat, Yokebed. La Bibbia la menziona due volte: la prima volta in Es 6:20 in cui si dice che «Amran prese per moglie Yokebed sua zia; ella gli partorì Aaronne e Mosè. Gli anni della vita di Amran furono 137». Yokebed viene poi menzionata in una seconda circostanza nel Libro dei Numeri al capitolo 26 verso 59: «il nome della moglie di Amran era Yokebed, figlia di Levi che nacque a Levi in Egitto; ed essa partorì ad Amran Aaronne, Mosè e Miriam loro sorella».

Chiaramente, Yokebed (nata in Egitto) era figlia di Levi e la sorella di Keat. Adesso che abbiamo queste informazioni, cercheremo prima di far coincidere i numeri di cui stiamo parlando. Dunque, undici dei figli di Giacobbe nacquero entro un periodo di sette anni. Il lettore è tenuto a ricordare che Giacobbe, quando era ancora scapolo, dovette lavorare sette anni per Labano affinché potesse permettersi di pagare il suo sposalizio con Rachele; tuttavia Giacobbe fu ingannato da Labano facendogli sposare non Rachele ma Lea. Dopo aver sposato Lea e non Rachele, Giacobbe dovette lavorare per altri sette anni per potersi permettere di pagare lo sposalizio con Rachele. Al termine di questo secondo periodo di sette anni Giacobbe chiese a Labano, padre di Lea e Rachele, di portare con se le sue due mogli e i figli (Gn 30:25). Quando nacque il terzo figlio tra Giacobbe e Lea, Levi (permettendo circa un anno per la nascita di Ruben, Simone e Levi), quest’ultimo avrebbe potuto avere solo quattro anni più di Giuseppe, nato verso la fine del periodo di sette anni. Così come Giuseppe avrebbe potuto avere 39 anni quando Giacobbe entrò per la prima volta in Egitto [«Giuseppe aveva 30 anni quando si presentò davanti al Faraone» (Gn 41:46), oltre ai 7 anni di abbondanza più un altro anno ancora prima che la carestia fosse piombata sull’Egitto], Levi non avrebbe potuto avere più di 44 o 45 anni quando è venuto in Egitto. Tutto il tempo che Levi visse in Egitto fu di 93 anni. L’età della sua morte fu di 137 anni (Es 6:16) meno i 44 anni di età quando andò in Egitto, che equivale a 93 anni. Se Levi avesse messo incinta Yokebed l’ultimo giorno della sua vita, Yokebed avrebbe dovuto avere 257 anni quando diede alla luce Mosè, e ciò al fine di ottenere un periodo di 430 anni per la permanenza in Egitto [i 93 anni in cui Levi ha vissuto in Egitto, più gli 80 anni di Mosè (Es 7:7) quando è arrivato a liberare i figli d’Israele: 93 + 80 + 257 = 430]. Ricordando il fatto che Sarah ebbe Isacco miracolosamente a 90 anni, non ha molto senso comunque suggerire che Yokebed abbia dato alla luce Mosè quando era quasi tre volte più vecchia di Sarah!

Inoltre, sappiamo che la durata della vita era molto più breve di 257 anni in quell’epoca, e che il soggiorno di 430 anni non lo fa (e non può) andare in sintonia con le genealogie, sia attraverso Keat che attraverso Yokebed. Le età bicentenarie erano una realtà vissuta dai discendenti dei figli di Noè fino ad arrivare ad Abrahamo che sfiorò i 175 anni di età come uomo più longevo della sua epoca in poi. È da escludere quindi che Yokebed abbia raggiunto 257 anni. Tuttavia, come possono le figure dei numeri 430 e 400 inserirsi in tutta questa matassa ingarbugliata di anni?

Quanto tempo rimasero gli Israeliti in Egitto? 645, 430, 400 o 215 anni?

Mentre cercherò di fornire le risposte a queste domande, ci tengo a precisare che mai nessuno, in realtà, si è fatto avanti per suggerire che gli Israeliti fossero stati in Egitto per 645 anni. Questo punto di vista è insostenibile alla luce degli elementi che ci offre la Bibbia, tra cui il limite di tempo (non necessariamente limitato) imposto dalla Scrittura dei 352 anni di cui sopra. Vi sono, tuttavia, due importanti punti di vista sulla durata specifica in cui gli Israeliti soggiornarono in Egitto. La prima suggerisce che gli Israeliti hanno realmente vissuto in Egitto per 430 anni e questo punto di vista è stato adottato da Gleason Archer[9], Keil & Delitzsch[10], Kenneth Kitchen[11], Merrill Unger[12] e altri ancora.

Eppure, come David Rohl osserva nel suo libro Pharaohs and Kings: A Biblical Quest:

«Nella maggior parte dei commenti o libri popolari sull’Antico Testamento si legge che il soggiorno Israelita nel paese d’Egitto è durato 430 anni. Tuttavia, questa cifra non è affatto certa. In realtà, non vi è la prova evidente che il periodo di soggiorno non era superiore ai 215 anni»[13].

Il Dottor Rohl è corretto su entrambi i fronti. L’idea suggerita che gli Israeliti abbiano soggiornato 430 anni in Egitto viene presentata «nella maggior parte dei commenti o libri popolari sull’Antico Testamento». Ciò nonostante, vi è la «prova evidente» che gli Israeliti abbiano soggiornato in Egitto per soli 215 anni e non 430 [ci occuperemo della questione dei «400 anni» di Gn 15:13 e At 7:6 nelle prossime righe di questo articolo, il che risulta essere una questione a parte]. Questa, poi, è la seconda maggiore prospettiva per quanto riguarda la durata del soggiorno adottata da tali studiosi come il sopra citato Rohl[14], Albert Barnes[15], Mattew Henry[16], Philip Mauro[17] e Edwin Thiele[18].

Perché, dunque, alla luce di quelle che sembrano essere chiare affermazioni della Scrittura che assegnano un periodo di 430 anni per il soggiorno degli Israeliti in Egitto, gli scrittori suggeriscono che il soggiorno era in realtà la metà di quello (215)? Una spiegazione è in ordine.

C’è un solo passaggio dell’Antico Testamento che suggerisce un soggiorno di 430 anni, ovvero Es 12:40-41:

«Il tempo che i figli d’Israele abitarono in Egitto fu di quattrocentotrent’anni. Al termine dei quattrocentotrent’anni, proprio il giorno che finivano, tutte le schiere di Yahwéh uscirono dal paese d’Egitto»

Coloro che suggeriscono che il soggiorno in Egitto sia durato solo 215 anni credono – poiché numerosi fatti sembrano suggerirlo – che il periodo di tempo della «dimora dei figli di Israele» inizia con la chiamata della promessa di Yahwéh ad Abrahamo (Gn 12:1-3) e si conclude con l’Esodo. In altre parole, i patriarchi Abrahamo, Isacco e Giacobbe soggiornarono in Canaan per 215 anni, e i loro discendenti vissero in schiavitù presso l’Egitto per altri 215 anni. Il totale, quindi, è dei 430 anni di Es 12:40-41 (e Gl 3:17).

Nel suo commento degli Atti, Albert Barnes la mette in questo modo:

«La domanda è: come possono riconciliarsi tra loro questi conti? L’unico modo soddisfacente è supporre che i 430 anni includano tutto il tempo dalla chiamata di Abrahamo alla partenza dall’Egitto»[19]

Nell’affrontare il Testo del Libro degli Atti nel suo commento su questo libro biblico, H. Leo Boles ha osservato che:

«Paolo dice che la Legge è entrata in vigore 430 anni dopo la promessa (Gl 3:17), in modo che i quattro secoli di Es 12:40 probabilmente fossero inclusi nel soggiorno dei patriarchi in Canaan (Gn 15:13-14; Es 3:12)»[20]

Nel suo commento all’Epistola ai Galati, Barnes ha scritto che:

«Il tempo esatto qui denominato era probabilmente di quando Abrahamo fu chiamato e quando la promessa è stata fatta prima di lui. Supponendo che è il tempo indicato, non è difficile distinguere il periodo di quattrocentotrent’anni»[21]

Perché «difficile»? E cosa si intende con la nostra affermazione che alcuni studiosi ritengono che il soggiorno sia durato solo 215 anni perché «molti fatti» sembrano richiederlo? Quali sono questi «numerosi fatti»? Come può essere difeso il dato dei 215 anni?

In primo luogo, si deve ammettere senza mezzi termini e alla luce delle affermazioni di cui sopra, che c’è un massimo di 354 anni disponibili per il soggiorno in Egitto, qualunque tipo di soggiorno possa comprendere. Semplicemente, non c’è alcun modo per aggirare questo fatto.

In secondo luogo, Paolo nella sua Epistola ai Galati ha esaminato l’elemento temporale associato con l’alleanza tra Yahwéh ed Abrahamo quando ha scritto:

«Ad ora Abramo furono dette le promesse e al seme [discendenza] di lui. Non dice: “E ai semi”, come per molti, ma come per Uno: “E al seme di te [al tuo discendente], che è Cristo. Questo poi dico: “(Un) testamento pre ratificato da Dio la dopo quattrocento e trenta anni avvenuta legge non annulla così da rendere inoperante la promessa» Gl 3:16-17

Nel discutere l’osservazione di Paolo, Philip Mauro ha scritto:

«Qui vediamo che i 430 anni sono iniziati con la promessa di Dio ad Abrahamo, fatta nel momento in cui è entrato in Canaan all’età di 75 anni (Gn 12:1-4) e si è conclusa con la consegna della Legge che è avvenuta lo stesso anno dell’Esodo»[22]

Come si è mostrato in precedenza, può essere documentato abbastanza «facilmente» dalla Scrittura che il tempo della chiamata di Abrahamo fino all’ingresso di Giacobbe in Egitto era di 215 anni. Rohl ha quindi concluso dicendo che:

«Vari passaggi del Libro della Genesi hanno portato gli studiosi a determinare che il periodo di discesa di Abrahamo per l’arrivo di Giacobbe nella Terra di Goshen era di 215 anni, e così il soggiorno in Egitto (dall’arrivo di Giacobbe per l’Esodo) è durato circa lo stesso periodo di tempo, circa 215 anni»[23]

Se il periodo di tempo tra la chiamata di Abrahamo e la consegna della Legge (avvenuta circa tre mesi dopo la fuga dall’Egitto) è stato di 430 anni (come Paolo osserva), e se 215 di quegli anni erano trascorsi prima che gli Israeliti entrassero in Egitto (il periodo di tempo dalla chiamata di Abrahamo all’ingresso di Giacobbe in Egitto), rimarrebbero solo gli ultimi 215 anni del soggiorno degli Israeliti in Egitto, che è esattamente il lasso di tempo a cui le prove bibliche mi inducono a credere.

In terzo luogo, in Gn 5:16 viene profetizzato che gli Israeliti sarebbero tornati in Palestina durante la vita della «quarta generazione» – secondo Es 6:16-20, Nm 3:17-19, 1Cro 6:1-3; 23:6,12-13 (Giacobbe, Levi, Cheat, Amran e infine Mosè). Come Hoehner ha ammesso (che non è d’accordo con la visione dei 215 anni):

«Adeguare quattro generazioni in un periodo di 215 anni, è molto più ragionevole di un arco di tempo di 430»[24]

In quarto luogo, la ricerca laica ha altrettanto concluso che gli Israeliti rimasero nella terra dei faraoni per 215 anni. Il citato Rohl, in qualità di rispettato egittologo, è convinto che questa sia la corretta interpretazione dei fatti. Nel suo libro Pharaohs and Kings, ha intrapreso la sfida di rivalutare la cronologia egiziana secolare in modo che potesse ospitare più precisamente diverse nuove scoperte archeologiche. Secondo la sua considerevole ricerca, Israele scese in Egitto verso il 1662 a.C. e fu consegnato da Yahwéh per mezzo di Mosè intorno al 1447 a.C. – un arco di tempo di 215 anni.[25]

In quinto luogo, ci sono altre importanti considerazioni storiche e/o testuali che devono essere indagate in questa materia. Ad esempio, nella sua opera conosciuta come Antichità Giudaiche, lo storico ebreo Giuseppe Flavio ha scritto che gli israeliti «lasciarono l’Egitto nel mese di Xanthicos, il quindicesimo giorno del mese lunare […]» [mese macedone che il Flavio identifica con il mese ebraico di Nissàn] «[…] 430 anni dopo la venuta del nostro antenato Abrahamo in Canaan, ma solo 215 anni dopo»[26]. A tal proposito, Rohl ha osservato quanto segue:

«Ora, secondo le dichiarazioni dello stesso Giuseppe Flavio, egli aveva accesso a molti vecchi documenti precedentemente ospitati nel Tempio di Gerusalemme da cui attingere il suo racconto della storia di Israele. Giuseppe è vissuto nel primo secolo d.C., e così tutti i suoi scritti risalgono a centinaia di anni prima che il Testo Masoretico del Tanak (Antico Testamento Ebraico) sia stato completato nel IV secolo d.C. Se i suoi documenti di origine erano genuini, quindi, le informazioni che dà per la durata del soggiorno deriva da un periodo molto precedente rispetto a quello impiegato dai Masoreti quando hanno fatto la loro versione della storia di Israele e altri, diversi secoli prima della prima copia esistente del Testo Masoretico»[27]

Nel Testo Masoretico dell’Antico Testamento (a cui Rohl fa riferimento e su cui sono basate le citazioni bibliche di cui sopra), Es 12:40 recita come segue: «il tempo che i figli di Israele abitarono in Egitto è stato di quattrocento e trenta anni». Altri due testi biblici, tuttavia, suggeriscono che questa traduzione sembrrebbe errata a causa di un’omissione critica. Sia nel Pentateuco Samaritano che nella Settanta, Es 12:40 reciterebbe così:

«Ora, la dimora dei figli di Israele e dei padri loro che soggiornarono nella terra di Canaan e nel paese d’Egitto è stato di 430 anni»[28]

William Whiston, che ha tradotto le opere di Giuseppe Flavio in inglese, inclusa una nota esplicativa a piè di pagina che accompagna un commento del Flavio (citata nei 215 anni di permanenza in Egitto degli Israeliti), ha scritto:

«Perché la nostra copia Masoretica compendia così senza motivo questo resoconto in Esodo 12:40 come ad attribuire i 430 anni alla sola peregrinazione (viaggio a piedi) degli Israeliti in Egitto, quando è chiaro anche da tale cronologia Masoretica, così come dal testo si evince, nel Samaritano, nella Settanta e nelle Antichità Giudaiche, che soggiornarono in Egitto tuttavia metà del tempo – e che di conseguenza l’altra metà della loro peregrinazione era nel paese di Canaan prima che andassero in Egitto – è difficile da dire»[29]

Rohl ha poi ulteriormente suggerito, tuttavia, che non è poi così difficile da dire. In realtà egli ha detto:

«È abbastanza facile vedere cosa è successo nell’intervallo tra il giorno di Giuseppe Flavio e quello dei Masoreti. Durante il processo di ricopiatura delle pergamene originali avvenuto nel corso dei secoli successivi, era successo qualcosa sulla falsariga della citazione «e nella terra di Canaan» (o era stata modificata). Ciò è confermato dalla resa greca dell’Antico Testamento (la Septuaginta o LXX), che conserva la versione completa quindi originale del passaggio»[30]

Ha discusso a lungo anche Adam Clarke nel suo commentario al Pentateuco:

«[…] il Pentateuco Samaritano, conservando i due passaggi «loro e i loro padri nella terra di Canaan», che sono presi fuori dalle attuali copie del Testo ebraico, ha salvato questo passaggio da ogni oscurità e contraddizione. Può essere necessario osservare che la copia Alessandrina dei Settanta ha la stessa lettura di quella Samaritana. Il Pentateuco Samaritano è ritenuto da molti uomini che esponga la più corretta copia dei cinque libri di Mosè; e alla copia Alessandrina dei Settanta gli si debba permettere di essere una tra le più autentiche della maggior parte delle copie antiche di questa versione che possediamo»[31]

Rohl ha altresì scritto nel suo citato testo:

«La Settanta è stata scritta prima nel tempo di Tolomeo I durante il III secolo a.C., e il più antico manoscritto superstite è di nuovo molto più vecchio della prima copia Masoretica sopravvissuta. Anche la versione Samaritana dei primi cinque libri dell’Antico Testamento (il Pentateuco) è più antica delle Scritture Masoretiche di cui mantiene la resa più lunga del passaggio circa la durata del soggiorno. Così, tre su quattro fonti per il Libro dell’Esodo asseriscono che l’intervallo di quattrocento e trenta anni rappresenta il periodo dalla discesa di Abrahamo in Canaan fino all’Esodo di Mosè e gli Israeliti dall’Egitto»

Se Giuseppe Flavio, il Pentateuco Samaritano e la Settanta sono corretti (e c’è una buona prova per indicare che sia così) sull’affermazione che «la dimora dei figli di Israele e dei loro padri che soggiornarono nella terra di Canaan e nel paese d’Egitto è stato di 430 anni», la presunta contraddizione tra Es 12:40-41 e Gl 3:17 evapora nel nulla, e il dato dei 215 anni per il soggiorno degli Israeliti in Egitto può essere accettato abbastanza facilmente come credibile e scritturale.

Ma adesso, come considerare la questione dei «400 anni» di Gn 14:13 e di At 7:6 nella forma di questo schema? Quand Yahwéh parlò ad Abrahamo in Genesi 15 mentre il patriarca se ne stava nella dimora tra gli alberi di Terebinto a Ghebron, Egli disse: «sappi per certo che i tuoi discendenti dimoreranno come stranieri in un paese che non sarà loro: saranno fatti schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni». Ecco, Dio stava permettendo al suo fedele servo, attraverso le parole pronunciate circa due secoli prima dell’ingresso di Israele in Egitto, per guardare verso il futuro dei suoi discendenti. Aggiungiamo a queste considerazioni le parole di Stefano in At 7:6 quando ha detto guardando indietro verso le origini di Israele: «Parlò poi così Dio: “Sarà il seme di lui straniero in terra straniera e renderanno schiavo lui e (lo) maltratteranno per anni quattrocento». Qual è, dunque, il significato di questi particolari passaggi?

I citati Barnes e Boles hanno suggerito che la figura dei 400 anni rappresenti semplicemente un “arrotondamento”[32] della figura dei 430 anni assegnati in Gn 15:13. Tuttavia credo che ci sia una spiegazione migliore e a mio avviso vi è una distinzione fondamentale tra il dato dei 430 anni e il dato dei 400 anni.

Si noti che nel suo discorso, Stefano ha espressamente affermato che la progenie di Abrahamo «soggiornerà in terra straniera». Nel suo libro già citato The Wodners of Bible Chronology, Philip Mauro ha scritto:

«Oltre a questo periodo di 430 anni ve n’è un altro di 400 anni che ha concluso l’Esodo […] Il periodo di 430 anni comprende il soggiorno di Abrahamo e Sarah. Quello di 400 anni, però, inizia con l’esperienza di Abrahamo e si riferisce, ovviamente, a Isacco che doveva essere chiamato «progenie» o «seme» promesso, ma l’epoca non è quella della nascita di Isacco, ma l’epoca in cui è stato riconosciuto come «seme» o «erede» il figlio Ismaele avuto da Agar. Ciò ha avuto luogo al momento della “grande festa” dedicata allo svezzamento di Isacco (Gn 21:8-10). Questo è un evento importante negli annali del popolo di Dio, a causa del suo profondo significato spirituale, come risulta dal riferimento a esso in Gl 4:29-30»

Dalle scritture precedenti siamo in grado di arrivare alla data in cui Isacco fu svezzato e Ismaele fu allontanato (per cui Isacco diventò ufficialmente il «seme» e riconosciuto come unico «erede»). Infatti c’è una differenza di 30 anni tra i due periodi. Tuttavia abbiamo già scoperto che ci sono stati 25 anni dalla chiamata di Abrahamo (e dell’alleanza con Dio) alla nascita di Isacco. Quindi, se noi sottraessimo 25 dai 30 anni, avremmo i 5 anni di età di Isacco quando Ismaele fu allontanato con la madre Agar. Non è necessario dare ancora delle prove concernenti il periodo di 400 anni.

Come scrisse Hoehner: «In conclusione, 430 anni sono passati dalla chiamata di Abrahamo per l’Esodo. I primi 215 anni comprendono il soggiorno in Palestina e gli ultimi 215 quello in Egitto. Il periodo di 400 anni riguarda lo svezzamento di Isacco fino al tempo dell’Esodo». E questo è esattamente il punto della situazione!

Alcuni possono chiedersi come mai la figura dei 215 anni per il tempo degli Israeliti in Egitto possa essere inquadrata con le affermazioni come quelle di Gn 15:13 e At 7:6, che sembrano indicare che gli ebrei sarebbero «stranieri in una terra straniera che non sarà loro» dove i loro nemici li avrebbero ridotti in «schiavitù, trattandoli male»? Nel suo commento ai Galati, David Lipscomb ha affrontato questo punto:

«La Legge fu data per mezzo di Mosè 430 anni dopo che questa promessa fu stata fatta ad Abramo (Es 12:40). Molti interpretano questo come se il soggiorno in Egitto fu di 430 anni. Tuttavia, essi abitavano in tende e non avevano una dimora permanente durante il soggiorno in Canaan, in Egitto e nel deserto dalla chiamata in Ur fino all’entrata in Canaan dopo la schiavitù egiziana»[33]

Oppure, come Mauro ha dichiarato:

«Questo periodo di “soggiorno” del popolo di Dio è stimato dall’ingresso di Abrahamo in Canaan, per poi diventare (Abramo e Sarah agli inizi della famiglia) stranieri e pellegrini (Eb 11:8-13)»

In Es 6:4, Canaan è riferito alla «terra in cui abitavano come stranieri». Mentre è certamente vero che erano schiavi in Egitto per un considerevole periodo di tempo (215 anni), la loro oppressione iniziò effettivamente molto prima, ed è durata molto più a lungo, piuttosto che solo quei 215 anni. In realtà, sarebbe più corretto dire che l’oppressione abbe inizio già al tempo di Ismaele, che era metà egiziano e occupava il posto di Isacco, il vero figlio della promessa (Gn 21:9). In Gl 4:29, Paolo discute sul disprezzamento di Isacco da parte di Ismaele quando scrisse queste parole: «colui che è nato secondo la carne perseguitava il nato secondo lo Spirito». Infatti, la persecuzione continuò come è evidente dal fatto che gli egiziani reputavano un grande abominio mangiare con gli ebrei (Gn 43:32) – anche fino al tempo che Giuseppe (venduto dai suoi fratelli) andò al potere nel loro paese. Più tardi, naturalmente, la persecuzione culminò nel tentativo di uccidere tutti i neonati maschi ebrei, per ordine del Faraone, durante la primissima infanzia di Mosè (Es 1:15-22). Così, il soggiorno e i maltrattamenti non si sono verificati solo durante la schiavizzazione in Egitto, ma era in realtà cominciata molto prima.

I critici che appoggiano la visione dei 215 anni, però, hanno suggerito che il secondo periodo di 215 anni (vale a dire il tempo trascorso in Egitto) potrebbe non consentire l’esplosione demografica che, ovviamente, si era verificata mentre gli Ebrei erano prigionieri. Meno di cento scesero in Egitto, ma per il momento se ne andarono e il loro numero era superiore ai 2 milioni (sulla base dei nati in Nm 1:46; cfr. Archer, 1982, pp.378-379).[34]

Tuttavia, C.G. Ozanne, nel suo volume The First 7,000 Years ha fatto luce su questa critica:

«Naturalmente, l’obiezione standard per questa interpretazione è il totale del censimento dei Leviti maschi in Numeri 3. In questo capitolo il numero totale dei discendenti maschi di Cheat «da un mese in su» è dato come 8600 (v.28), essendo questi divisi tra i suoi quattro figli: Amran, Isea, Hebron e Uzziel. Supponendo che il numero totale è da dividere equamente tra i quattro figli, Amran deve aver avuto una cosa come 2150 discendenti maschi nel giro di pochi mesi dell’Esodo. A prima vista questa cifra può sembrare quasi impossibile. Quando, tuttavia, è suddivisa, comincia ad assumere proporzioni più ragionevoli. Così, supponendo che Amran nacque cinquant’anni dopo la discesa in Egitto e quarant’anni costituiscono una generazione, è solo necessario allocare sette maschi per una famiglia per arrivare ad una cifra notevolmente superiore ai desiderati 2150. In questo calcolo avrebbe avuto 7 fratelli (poiché egli stesso può essere ignorato ai fini di questo calcolo), 49 nipoti, 343 pronipoti e 2410 pro-pro nipoti nell’arco assegnato. Si ottiene così un totale di 2800 di cui la stragrande maggioranza sarebbe stata comunque viva per vedere l’Esodo dall’Egitto. Tenendo conto del periodo di gravidanza molto estesa (Yokebed aveva circa 70 anni alla nascita di Mosè), la pratica della poligamia (che ha permesso a Giacobbe di avere undici figli in sette anni), e soprattutto la sorprendente fertilità delle donne Israelite su cui la Bibbia pone particolare enfasi (cfr. Gn 46:3; Es 1:7,12,19; Dt 26:5), il tasso di crescita qui proposto non deve necessariamente essere pensato come fatto da non credere»[35]

Così, quando vengono considerate tutte le informazioni bibliche, è evidente che non vi è alcuna contraddizione tra Es 12:40-41 e Gl 3:17. Né vi è alcun problema per quanto riguarda Gn 15:3 e At 7:6. Come ha detto alla fine Bobby Duncan quando ha concluso il suo studio su questa argomentazione, «non è sorprendente come la Bibbia chiarisce la Bibbia?».[36] Non posso che essere pienamente d’accordo!

Questa serie di lavori non vuole dimostrare in maniera forzata l'esistenza di Dio o di "un dio", ma vuole dimostrare che al contrario di quanto pensa la critica, la Bibbia non si contraddice MAI!

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Note

[1] Harold W. Hoehner, The Duration of the Egyptian Bondage, Bibliotheca Sacra, 126:306 – Ottobre 1969.

[2] Adam Clarke (non datato), Clarke’s Commentary on the Old Testament – Volume I: Genesis to Deuteronomy (New York: Abingdon-Cokesbury): p.358.

[3] Albert Barnes, Barnes’s Notes – Acts (Grand Rapids, MI: Baker) ristampa del 1949: p.121.

[4] Ibid., p.343.

[5] Bobby Duncan (non datato), The God of the Fourth Generation (Adamsville, AL: Adamsville Church of Christ): p.4.

[6] Harold W. Hoehner, The Duration of the Egyptian Bondage, Bibliotheca Sacra, 126:308-309 – Ottobre 1969.

[7] Philip Mauro (non datato), The Wonders of Bible Chronology (Swengel, PA: Reiner): pp.26-27.

[8] Albert Barnes, Barnes’s Notes – Acts: p.121.

[9] G.Archer, A Survey of Old Testament Introduction (Chicago), 1994: pp.205-212.

[10] Keil & Delitzsch, Commentary on the Old Testament – The Pentateuch (Grand Rapids, MI: Eerdmans) ristampa del 1974: p.2:29.

[11] Kenneth Kitchen, Ancient Orient and Old Testament (London: Tyndale), 1966: pp.53-56.

[12] Merrill Unger, Archaeology and the Old Testament (Grand Rapids, MI: Zondervan), 1945: pp.106-150.

[13] David M. Rohl, Pharaohs and Kings: A Biblical Quest (New York: Crown): 1995, p.329.

[14] Ibid., p.329-332.

[15] Albert Barnes, Barnes’s Notes – Acts (Grand Rapids, MI: Baker) ristampa del 1949: p.121.

[16] Matthew Henry, Matthew Henry’s Commentary on the Whole Bible – Volume I: Genesis to Deuteronomy (McLean, VA: MacDonald): 2003, 1:322.

[17] Philip Mauro (non datato), The Wonders of Bible Chronology (Swengel, PA: Reiner): pp.31-32.

[18] Edwin Thiele, Chronology – Old Testament, Zondervan Pictorial Bible Dictionary, ed. Merrill C. Tenney (Grand Rapids, MI: Zondervan): 1963, p.166-167.

[19] Albert Barnes, Barnes’s Notes – Acts (Grand Rapids, MI: Baker) ristampa del 1949: p.121.

[20] H. Leo Boles, Commentary on Acts of the Apostles (Nashville, TN: Gospel Advocate): 1941, p.104.

[21] Albert Barnes, Barnes’s Notes – Acts (Grand Rapids, MI: Baker) ristampa del 1949: p.343.

[22] Philip Mauro (non datato), The Wonders of Bible Chronology (Swengel, PA: Reiner): pp.27.

[23] David M. Rohl, Pharaohs and Kings: A Biblical Quest (New York: Crown): 1995, p.331.

[24] Harold W. Hoehner, The Duration of the Egyptian Bondage, Bibliotheca Sacra, 126:309, Ottobre 1969. Si veda anche il citato Bobby Duncan.

[25] David M. Rohl, Pharaohs and Kings: A Biblical Quest (New York: Crown): 1995, p.329-332.

[26] Giuseppe Flavio, Antichità Giudaiche, II. XV:II.

[27] David M. Rohl, Pharaohs and Kings: A Biblical Quest (New York: Crown): 1995, p.331.

[28] Si veda Adam Clarke (non datato), Clarke’s Commentary on the Old Testament – Volume I: Genesis to Deuteronomy (New York: Abingdon-Cokesbury), pp.358-359.

[29] William Whiston, traduzione, The Complete Works of Flavius Josephus (Grand Rapids, MI: Baker): ristampa del 1974, 2:171.

[30] David M. Rohl, Pharaohs and Kings: A Biblical Quest (New York: Crown): 1995, p.331.

[31] Adam Clarke (non datato), Clarke’s Commentary on the Old Testament – Volume I: Genesis to Deuteronomy (New York: Abingdon-Cokesbury), pp.358-359.

[32] A dire il vero, un caso di “arrotondamento” si verifica nella Genesi quando si legge che Noè generò Shem, Cham e Yafet all’età di 500 anni. Molti suggeriscono che l’ordine con cui vengono nominati questi tre fratelli (e altri personaggi biblici) non indica necessariamente che Shem sia il primogenito, anche se vi sono dei passi specifici che lo confermano in maniera estremamente chiara. Andando avanti nel racconto biblico si legge che Shem compì 100 anni due anni dopo il Diluvio e che Noè, invece, ne avesse compiuti già 600 nell’anno in cui si verificò il Diluvio. Quindi, quando Shem aveva 100 anni, suo padre ne aveva 602. Detto questo, se Noè aveva 500 anni quando generò i suoi figli e che esattamente 100 anni dopo al compimento dei suoi 600 anni vi fu il Diluvio, se è vero che Shem ha compiuti 100 anni due anni dopo il Diluvio, significa, se i miei conti sono corretti, che Shem dev’essere nato necessariamente quando Noè aveva 502 anni e non 500. Adesso, l’affermazione biblica «Noè aveva 500 anni quando generò Shem, Cham e Yafet» è da considerare un “arrotondamento” perché la Scrittura descrive Shem come il «fratello maggiore» e, di conseguenza, il primogenito non nato esattamente quando Noè aveva 500 anni ma 502. L’arrotondamento dei 500 anni è dovuto dal fatto che Mosè voleva intendere che Noè generò i suoi tre figli nei primi anni a partire dal suo quinto secolo di vita. Ciò significa che i suoi tre figli nacquero necessariamente nell’arco dei 60-70-80 anni dopo il suo 500esimo “compleanno” o comunque nei tempi necessari in cui tutti e tre i figli si sarebbero trovati nelle condizioni fisiche ideali (quindi adulti) per poter aiutare il padre a costruire l’Arca.

[33] David Lipscomb (non datato), Commentary on Second Corinthians and Galatians (Nashville, TN: Gospel Advocate): p.231.

[34] Gleason Archer, Encyclopedia of Bible Difficulties (Grand Rapids, MI: Zondervan): 1982, pp. 378-379.

[35] C. G. Ozanne, The First 7,000 Years (New York: Exposition Press): 1970, p.22-23.

[36] Bobby Duncan (non datato), The God of the Fourth Generation (Adamsville, AL: Adamsville Church of Christ): p.4.

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