Mauro Biglino: “La Bibbia non parla di Dio”. È realmente così?

04_independence_day_bluray“La Bibbia non parla di Dio”, il nuovo libro sfornato da Mauro Biglino, tra gli applausi del suo pubblico più affezionato, a nome della prestigiosa casa editrice Mondadori.

Mi ero promesso che non l’avrei comperato subito perché avevo in sospeso la lettura di altri testi già iniziati. Ma l’enfasi con la quale Biglino ha anticipato alcuni estratti delle sue pagine, promettendo ai suoi fan che “quei poveretti (riferito ai religiosi, o meglio, ai “piccoli integralisti”) faranno non uno ma alcuni salti sulle sedie”, mi ha convinto a mettere da parte quello a cui stavo già lavorando e in soli 3 giorni l’ho letteralmente divorato.

Un titolo come questo è sicuramente provocatorio per il pubblico credente, ma non troppo sconvolgente per i sostenitori più accaniti di questo ricercatore che la pensano come lui, e non solo. Addirittura parlano e si esprimono come lui, usando le sue stesse parole e rispondendo a tono di sfida verso coloro che “osano” ostacolare la strada a questo loro “messia”. Molti si improvvisano pure “conoscitori” e “intenditori” di quello che Biglino dice, mentre in realtà il 90% non sa nemmeno da quante lettere sia composto l’alfabeto ebraico né cosa sia un apice ebraico.

Questo testo, sebbene scritto in maniera magistrale, eccede sempre delle solite critiche che già nei lavori precedenti aveva trattato.

Biglino si impegna nel tentare di dimostrare che la Bibbia non parla di Dio né che il termine Elohìm significhi “Dio”. Lui si limita a chiamare (gli) Elohìm con “quelli là”.

Attraverso una disamina dettagliata delle scritture ebraiche e i testi omerici, l’autore cerca di mettere in evidenza i parallelismi che si possono riscontrare tra (gli) Elohìm della cultura ebraica e i theoi della cultura greca, prendendo spunto dai testi omerici: Iliade e Odissea.

Applicando l’ormai famoso metodo del “fare finta che”, Biglino vuole dimostrare che Elohìm e theoi fossero in sostanza gli stessi individui in carne ed ossa, “facendo finta che” i testi omerici e i testi biblici vogliano raccontarci dei fatti realmente accaduti. Tuttavia, però, approcciando il metodo del “fare finta che” a tutto il testo ebraico dell’Antico Testamento, questo metodo crolla perché non sempre funziona per come Biglino vorrebbe. Per cui, quando egli incontra quelle difficoltà che non gli permettono di applicare il suo metodo, Biglino si inventa alcune scuse, tra le quali: quella parte di testo non va considerata alla lettera ma si tratta di un’allegoria; quella parte di testo è un’interpolazione; quella parte di testo è il semplice frutto della fantasia di chi l’ha scritto; quel personaggio non è esistito (e mi chiedo chi l’abbia scritto quel testo attribuito proprio al quel personaggio che non è esistito!!) etc.

Ma, se provassimo ad usare il “metodo Biglino” (che si è ormai garantito un posto nella storia della letteratura di questo genere) a tutto il testo ebraico, vediamo che il suo stesso metodo crolla. Farò qualche esempio tra poco.

Dire che l’Antico Testamento va inteso così per come lo leggiamo, e sostenere che il Nuovo Testamento è stato redatto in codice in modo che potessero capirlo solo quelle persone a cui erano indirizzati quei messaggi, sono affermazioni un po’ forzate che effettivamente da un lato fanno quadrare le sue ipotesi ma dall’altro le fanno crollare (rimango sempre dell’onesto parere che Biglino non sostiene mai di dire la “verità”, per cui riconosco questo suo merito nel non ritenersi pubblicamente il detentore della “verità”, ma sono i suoi fan che credono a tutto quello che egli dice dimenticando che egli stesso si rivolge a loro dicendo che le sue sono solo “ipotesi”. Questo mi fa pensare perché Biglino non rimprovera mai quella parte di pubblico che lo vede come un “dio”, anzi, sembra pure provarci gusto. Del resto, di tutto ci si può aspettare da un “ex” massone dichiarato).

Se per un attimo “facciamo finta che” tutto l’Antico Testamento voglia parlarci di fatti realmente accaduti (provo a “fare finta” per constatare se il metodo funziona) allora dovremmo considerare straordinari questi passaggi:

  • “Facciamo finta che” l’asina di Balaam abbia realmente parlato con voce umana e che ha visto quel Malàk (messaggero) che a Balaam gli era invisibile agli occhi;
  • “Facciamo finta che” le visioni apocalittiche del Profeta Daniele siano vere, e che egli abbia visto realmente delle bestie feroci mostruose anziché dei potentissimi regni raffigurati in forma simbolica;
  • “Facciamo finta che” Yahwéh sia realmente il creatore dei cieli e della terra dato che nell’Antico Testamento anche il salmista (102:25) afferma: “nel passato tu hai creato la terra, e i cieli sono opera delle tue mani”;
  • “Facciamo finta che” il bastone di Aaronne si sia realmente trasformato in un serpente e che abbia divorato i bastoni dei maghi e incantatori del Faraone anch’essi trasformati prodigiosamente in serpenti;

Ma per il momento mi fermo qui, gli esempi sono davvero tanti e sarà mio dovere riportarli tutti nel mio nuovo libro a cui sto già lavorando.

Inoltre, i parallelismi che Biglino riscontra tra il testo biblico e i testi omerici non hanno alcun valore né senso logico perché riscontrare dei parallelismi tra testi appartenenti a culture completamente diverse equivale a trovare dei parallelismi forzati tra le vicissitudini del Profeta Giona, ingoiato da un “grosso animale acquatico” (leggi qui), e le peripezie di Pinocchio, ingoiato anch’esso da un grosso animale acquatico che la storia ci dice essere una balena.

Se tra 1000 anni un ricercatore confrontasse la storia di Pinocchio a quella di Giona, cosa potrebbe pensare? Che in sostanza gli autori abbiano voluto parlare dei medesimi personaggi così come Biglino asserisce per i testi biblici e omerici? Oppure che una delle due storie si è ispirata all’altra? Tra 1000 anni lo sapremo… (sempre se come razza umana esisteremo ancora).

Nel mio nuovo editoriale analizzerò entrambe le “storie” per vedere anzitutto quale messaggio ha voluto trasmettere l’inventore di Pinocchio, Carlo Lorenzini (detto Collodi) e il messaggio che ha voluto trasmettere il redattore del libro di Giona ai suoi contemporanei. Mettendomi nei panni del ricercatore del futuro, analizzerò quali corrispondenze, oltre al “pesce”, ci sono.. e se ci sono.

Per il momento non aggiungo altro se non con l’anticiparvi che il testo rivelerà tutte quelle cose che fino ad ora Biglino non ha mai detto, e che omette dal scriverle e dirle nei suoi libri e conferenze.

11796273_511518642338177_5283780494079694515_nIn conclusione, voglio chiarire che personalmente non nutro alcun rancore nei confronti della persona di Mauro Biglino; lo stimo moltissimo in qualità di studioso e vorrei anche avere solo un pizzico delle sue capacità oratorie, anche se possiamo non andare d’accordo dal punto di vista intellettuale. Per cui, è assolutamente falso pensare che Daniele Salamone scrive libri “contro” Mauro Biglino. Nei miei libri discuto, commento e critico delle semplici teorie che vanno in contrasto con le mie ricerche, con serenità e mansuetudine.

L’onestà e la trasparenza, oltre tutto, mi hanno sempre contraddistinto, per cui se i sostenitori di Mauro Biglino nutrono un certo rancore o odio nei miei confronti posso solo compatirli. Per me odiare una persona equivale ad ingoriare un potente veleno ma aspettandoci che sia l’altra persona a morire… l’odio e il rancore non uccidono la persona odiata, ma la persona che odia.

Detto questo, resto sempre disponibile e aperto ai confronti e dibattiti, purché si facciano con serenità e senza mai imporre le proprie convinzioni agli altri.

Purtroppo, molti sedicenti studiosi la pensano in questo modo:

 “La gente per essere davvero libera deve pensare con la propria testa, ma cascasse il mondo se non la pensano come me!”

N.B.: una porzione di queso articolo puoi trovarla anche su una recensione redatta per Ciao.it: clicca qui per saperne di più.

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