RECENSIONE – Le due forze dominanti: Scienza e Religione

Erich Von Danike e il mito degli antichi stronauti.

Erich Von Danike e il mito degli antichi stronauti.

Questo è il primo libro di una lunga serie di letture dell’autore svizzero Erich Von Daniken che lo ha visto protagonista del suo capolavoro “Gli Extraterrestri torneranno” (titolo originale: Chariots of the Gods), besteller che ha risvegliato le coscienze dell’intero pianeta circa la possibile esistenza degli extraterrestri che, in epoca preistorica, venivano considerati degli “Dei che dal cielo scesero sulla terra”.

Dopo le mie numerose letture e ricerche su Zecharia Sitchin, Mauro Biglino, Alessandro e Alessio De Angelis, Pettinato, Virgillito e tantissimi altri ricercatori di questo calibro e settore, il Daniken non poteva mancare nella categoria “libero pensiero” della mia immensa libreria.Rispetto a tutte le altre mie letture, il testo di Daniken mi è risultato estremamente scorrevole, piacevole da leggere e talmente appassionante che sono stato in grado di divorare letteralmente le 231 pagine che lo compongono in meno di due giorni.
Da ricercatore e saggista quale sono, è mia buona abitudine quella di trascrivere appunti e annotazioni a matita nei margini delle pagine, annotazioni che mi aiutano a riflettere e ad essermi come “Muse” ispiratrici per il concepimento delle mie nuove opere editoriali. Dunque, non siamo qui a parlare dei miei lavori, ma del libro Gli Dei erano Astronauti.

Se non ho assegnato le cinque stelle a questa opinione è per un motivo specifico, che, durante la lettura del testo mi ha come fatto crollare il mondo addosso in quanto la lettura si stava facendo talmente appassionante che le parole del Daniken stavano quasi per convincermi, così come non sono mai riuscite a convincermi le teorie del Biglino, di Sitchin e di tutti gli altri ricercatori come loro. Ovvero, Biglino e Sitchin sostanzialmente dicono le stesse cose (e annoiano) in quanto il primo prende spunto dal secondo, ma… a parer mio ci sono modi e modi per spiegare le cose, e ad esclusione di questi due, solo il Daniken era riuscito quasi a farmi gettare la spugna mediante la sua semplicità di esposizione delle proprie teorie e ricerche.
Arrivato al momento in cui mi chiesi – “ok, ma le prove dove stanno?” – arrivò il fatidico momento in cui lessi ciò che non dovevo leggere: quando il Daniken cercava informazioni tramite esperti in ambito archeologico e antropologico, quest’ultimo veniva invitato da questi esperti a non rivelare la fonte dalle quali trae le sue conoscenze che trascrive nei suoi libri. Ecco cos’è che mi ha fatto “ricredere” di quanto stavo per convincermi. Vi cito le parole del Daniken:A volte mi viene concesso il permesso, ma sempre pregandomi di non fare nomi. E io tengo fede alla promessa, pur se sono dilaniato da due sensazioni: una buona e l’altra cattiva. La sensazione buona è quella di non aver mai tradito la fiducia dell’informatore; quella cattiva è che ho delle informazioni fantastiche e che non posso divulgarle. Che cosa ha la priorità? Per me di certo la parola data. Nel mondo dei media questo comportamento è tutelato dalla legge: nessun giornalista può essere costetto a rivelare la fonte delle proprie informazioni.

Ecco il punto, fin quando ci siano delle documentazioni fruibili a tutti e che non nuocciono al sapere comune di tutti, nessun problema; mentre, quando c’è qualcosa che è bene che non si sappiano (“bene” non so fino a che punto) allora si sta in silenzio. Perché? Non mi resta che pensare che il Daniken avrebbe anche potuto inventarsi tutto e data la realtà dei fatti che non può documantere ciò che dice solo perchè deve mantenere delle promesse non la vedo una cosa al quanto onesta dal punto di vista intellettuale.
Gli scenziati svolgono il loro lavoro di “scienziato” per trovare risposte concrete a quelle domande che ogni singolo comune mortale si pone. Se dunque la scienza serve per trovare le risposte e renderle fruibili a tutti, perchè determinate risposte devono rimanere segrete? Per quale motivo? Cosa c’è di così segreto che noi cittadini del mondo non possiamo sapere? Ecco com’è che nasce il potere! Diventare i detentori di una qualche “verità”.
A parer mio è troppo facile dire – credetemi sulla parola – senza fornire le dovute documentazioni. In questo modo si può dire tutto e niente e passare per un “Messia di turno”.
Perché quindi determinati settori di conoscenza devono essere “proibiti” per noi cittadini mentre devono essere accessibili solo ai loro scopritori?
L’autore, chiedendo di essere “creduto sulla parola” mostra un atteggiamento di “falsa umiltà”, in quanto per il bene della comune conoscenza e del libero pensiero, sarebbe giusto divulgare ogni informazione possibile affinché i dubbi di ogni singolo individuo possano trasformarsi in certezze, o quanto meno, togliere gran parde dei suoi dubbi. La scienza dovrebbe svolgere il proprio lavoro per il bene di tutti e non per il bene di “pochi eletti”. L’autore si giustifica dicendo che la legge tutela il diritto di non dover essere obbligati a svelare i misteri delle proprie scoperte, sì, ma si tratta di una legge che vige in tutti i paesi del mondo?Dunque, il testo di Erich Von Daniken è suddiviso in quattro capitoli:

1. CAPITOLO PRIMO

Una lezione di Bibbia diversa dalle altre

In questo capitolo l’autore riprende temi ormai oggi molto conosciuti, ma dal modo in cui sono scritti possono essere considerati un piacevole ripasso. Ovvero l’esposizione di tutti quei presunti oggetti volanti che gli ” antichi déi ” utilizzavano come mezzi di trasporto per spostarsi a grandi velocità nei cieli e oltre l’atmosfera terrestre. Tuttavia, l’autore dimostra una certa ambiguità in quanto sostiene di essere un fervente credente in Dio, pregandoLo ogni giorno e cercando di essere un fedele lavoratore della Sua vigna, ma c’è un però: la Bibbia non parlerebbe di questo Dio, ma di altri individui in carne ed ossa venuti dallo spazio che di trascendente non avrebbero proprio nulla. Quindi, a quale Dio crede il Daniken se per lui il Dio della Bibbia non è Dio? (E non è solo lui a pensarla così).
Inoltre espone la questione Arca dell’Alleanza quanto ad apparecchio radio per le comunicazioni tra uomini e “dei” durante la loro assenza “fisica”, della sua pericolosità di utilizzo e che doveva quindi essere adoperata con le dovute precauzioni ed accorgimenti solo da persone (esseri umani) appositamente addestrata. Chi non usava l’Arca/Radio con le dovute cautele rischiava seriamente di rimanere folgorato all’istante a motivo dell’altissimo voltaggio elettrico che sprigionava. Per l’appunto, infatti, quando i Filistei la rubarono senza neanche sapere come la si poteva usare, a motivo dei numerosi decessi provocati da Essa, la restituirono indietro al loro padroni. Una macchina “infernale”, maledetta per chi non sapeva usarla, una macchina sbalorditiva per chi, invece, speva dove mettergli le mani.
Viene esposto un “dio” molto materiale, un dio (Yahwéh) che di trascendente non avrebbe proprio niente e, per sommi capi, nel modo in cui viene esposto questo capitolo, non ci sarebbe nulla da obiettare anche se è possibile trarre conclusioni differenti e dare delle giustificazioni circa il fatto che in realtà Dio è in effetti una personalità trascendente e spirituale, ma non ne parleremo in questa sede.

2. CAPITOLO SECONDO

L’enigma di Fatima

In questo capitolo si mettono in discussione i vari fenomeni di apparizione “trascendentale”, il cui argomento principale è incentrato sulle apparizione di Fatima ai tre pastorelli. Viene spiegato in maniera chiara che il fenomeno non può essere il frutto di un’illusione o allucinazione di gruppo data la famosa manifestazione del “sole danzante” nei cieli osservato da migliaia di persone, giornalisti e scienziati. Un fenomeno che non si può smentire, un fenomeno che non può essere il frutto di un’illusione ottica avvenuta per mano di un potente illusionista (come il David Copperfield che è stato in grado di far sparire la Statua della Libertà in presenza di migliaia di testimoni oculari). Addirittura si dice che il sole, ad un certo punto, iniziò a precipitare sulla Terra scatenando il panico. In tutto l’evento durò circa 12 minuti, tempo necesasrio affinché decine di migliaia di testimoni oculari raggruppati nel medesimo luogo hanno potuto osservare e testimoniare. Ebbene, il Daniken offre le proprie teorie giustificando il fatto che tale fenomeno si sia manifestato per mano di intelligenze extraterrestri, che siano i cosiddetti alieni o che sia stata opera di Dio, sarà il lettore a trarre le proprie conclusioni.

3. CAPITOLO TERZO

Foreste piene di stupa

La stupa, la cosiddetta “manna caduta dal cielo”. La Bibbia narra che il popolo d’Israele, dopo la sua liberazione di schiavitù dal paese d’Egitto, dovette vagabondare nel deserto per 40 anni e una delle fonti di alimentazioni che Yahwéh offriva loro era la “manna”. In questo capitolo vengono esposte tutte le spiegazioni biologiche e naturalistiche circa la natura di questa manna, di cosa è composta e anche di quanto siano reali le descrizione bibliche circa questo alimento. La Bibbia dice che il sapore era simile a pane cotto con miele, e gli scienziati di oggi hanno potuto associare a questo alimento la stupa di cui si è accennato prima, avente le stesse caratteristiche: sapore di focaccia con la dolcezza del miele. Dunque, la Bibbia aveva ragione.
Sta di fatto una cosa molto importante, questa “stupa” difficilmente si viene a formare in luoghi aridi come i deserti, ma solo nelle foreste. Quindi il lettore si chiederà: come faceva a formarsi questa manna se nel deserto è impossibile una cosa del genere? – Il Daniken da delle risposte molto esaustive: in sostanza, anticamente ciò era possibile perché gli “déi” avevano concesso agli uomini l’utilizzo di una sorta di macchinario elettrico che potesse offrire cibo a chiunque l’avesse utilizzata, ma ad una condizione: era necessaria una quotidiana manutenzione poiché le incrostazioni che si sarebbero venute a formare avrebbero intasato le tubature (cordoncini) e quindi bloccato la produzione di “stupa/manna”. E qui parliamo di un’epoca in cui si faceva guerra con torce, lance e pietre. Che ci faceva quindi un “distributore automatico meccanico ed elettrico” nel bel mezzo del deserto? Solo un’intelligenza extraterrestre avrebbe potuto fornire una tale apparecchiatura. E non solo… le culture orientali ci raccontano che anche i loro antichi “déi” possedevano questo tipo di strumentazione, che oltre ad essere utilizzata come distributore automatico, doveva essere puntualmente ripulita. Insomma, un capitolo affascinante che allarga di gran lunga le nostre coscienze.

4. CAPITOLO QUARTO

Le armi degli dei

Questo è il capitolo più lungo, ma che andrebbe letto tutto d’un fiato dato il fascino che lo caratterizza.
Palazzi e case volanti; aeromobili capaci di sorvolare per migliaia di chilometri e senza sosta (o come dice il Daniken, “senza scali”) i cieli della terra in pochissime ore. Ciò ricorda la velocità di crociera dei nostri modernissimi Boeing. Macchine volanti quindi in grado di contenere più persone contemporaneamente per essere trasportate da un luogo ad un altro decisamente distante.
Le armi degli “déi” descritte in questo capitolo sono a dir poco agghiaccianti, armi che 5000 anni fa non si potevano capire di cosa si trattava, mentre oggi si!
Vi faccio un esempio: quale arma sarebbe simile ad un qualcosa che è talmente potente da “uccidere i neonati nei grembi materni prima che essi nascessero”? Oppure, “l’aria talmente maledetta che respirandola faceva morire”. La prima cosa che potrebbe venirci in mente è proprio un’arma radioattiva. Ovvero, dopo le “esplosioni” di queste armi, oltre a distruggere intere popolazioni e a far crollare le montagne, causavano la morte anche DOPO il loro utilizzo. Ovvero, queste esplosioni nucleari provocavano morte e terrore con le sole radiazioni che si andavano via via diffondendo, uccidendo persino i feti all’interno dei grembi materni. Cioè, più chiari di così!!!
Alcuni mezzi di trasporto necessitavano di carburanti per poter essere pilotati, uno dei quali è il mercurio. Infatti, nelle aree che interessavano questi popolo antichi sono stati ritrovati tantissimi giacimenti di mercurio o comunque di edifici e/o camere rivestite di un materiale che serviva per non far evaporare questo metallo. Un metallo assai indispensabile da usare come “benzina” per questi carri celesti.
Il vimana, mezzo di trasporto con la quale gli déi degli indiani si spostavano, sembrano avere molte attinenze con il kavòd descritto nell’Antico Testamento. Il [kavòd], secondo i traduttori, rappresenta la cosiddetta Gloria di Dio, mentre per i teorici un po’ più “materialisti” rappresenterebbe proprio il mezzo di trasporto con la quale Yahwéh, l’Elohìm di Israele, usava per spostarsi a grandi velocità e ad apparire in maniera al quanto “gloriosa” davanti al suo popolo.
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Non voglio anticiparvi troppo, vorrei che acquistaste questo libro perché è davvero illuminante ed avvincente. Tuttavia, però, rimane sempre quella dichiarazione del Daniken di non averci voluto offrire più informazioni di quanto avrebbe potuto circa la veridicità delle cose che ha esposto nel suo libro. Ad ogni modo, il Daniken è un grande saggista, e nella sua semplicità di parole è in grado di aprire la mente di ognuno di noi incoraggiandoci ancora una volta a porci delle domande.
La parte difficile, come ovvio che sia, sta nel trovare le risposte giuste!

Questo articolo è ripreso dal sito Ciao.it di cui ne sono sia utente che autore del medesimo scritto. Per consultare la recensione integrale cliccare su QUESTO LINK