E disse Elohìm: «Si guarda, ma non si tocca!»

04_independence_day_blurayUltimamente, dalla traduzione letterale della Genesi che sto realizzando in maniera del tutto indipendente, ho imparato che all’adàm era severamente proibito trasgredire tre ordini ben precisi:

Il primo era quello di «non mangiare» il frutto dell’albero proibito, e questo comandamento è stato pronunciato direttamente dalla bocca di Yehwah Elohìm; successivamente Eva parla al Nachash ribadendo che era severamente vietato mangiare quel frutto, ma aggiunge che era anche vietato «toccarlo». Il terzo “comandamento” imposto alla coppia, nelle nostre traduzioni non emerge perchè – e non capisco il motivo – viene omessa una formulazione ebraica ben precisa, [mi-mménnu], ovvero la doppia ripetizione della preposizione [min] «da». Ma guardiamo un pò più da vicino:

«[…] ma da [l’]albero [di] la conoscenza [del] bene e male non nutrirtene, [mi-mménnu], poiché nel giorno [che tu ne] mangerai, [mi-mménnu], morire morirai» Genesi 2:17

A cosa implica, quindi, la doppia formulazione di [mi-mménnu]?

Il Dizionario Brown-Driver-Briggs a pagina 584 [#5396] dice che tale formulazione «con i verbi esprime la separazione o la rimozione, sia da una persona o luogo, o in qualsiasi direzione, anche dalla colpa, calamità, etc». Dopo aver letto questa definizione ho ricevuto la risposta al mio dilemma! E’ proprio quello che si vuole esprimere in Genesi 2:17. La preposizione [mi] completat dalla desinenza [-mménnu] si trova proprio accanto ai verbi costituiti dalla medesima radice verbale, [tokal, nutrire] e [akalka, mangiare] ed implica ad un allontanamento/separazione verso un punto ben preciso. In parole povere l’ordine impartito da Yehwah Elohìm possiamo formularlo in questo modo: «non dovete nemmeno avvicinarvi a quell’albero lì».

Quindi, il terzo comandamento imposto alla coppia era quello di «allontanarsi», o come esige il contesto «non avvicinarsi».

«[…] ma da [l’]albero [di] la conoscenza [del] bene e male non nutrirtene, [da esso non andarci], poiché nel giorno [che tu ne] mangerai, [e da esso ti avvicinerai], morire morirai» Genesi 2:17

Sembra che l’unica cosa permessa alla giovane coppia fosse quella di «guardarlo» solo da lontano (anche se non espressamente scritto) se mai si fossero trovati accidentalmente lì nei paraggi. Questo piccolo dettaglio omesso dai traduttori ufficiali (Ahimé! Vatti a vidare di loro…) ci fa capire che la Bibbia non rivela sempre tutto e subito, ma poco alla volta. Chissà quanti altri dettagli vengono specificati nel Testo ebraico masoretico che nelle nostre traduzioni non emergono. Cosa che poco a poco sto scoprendo traducendo le Scritture per conto mio.

Mi sovvengono dei dubbi: i traduttori ufficiali attingono realmente dal testo Masoretico per la compilazione delle loro traduzioni, oppure ricompongono le loro versioni bibliche basandosi su altre traduzioni preconfezionate? Della prima ipotesi ho qualche dubbio. Ogni volta che leggo la Bibbia dal Testo Maoretico sono più propenso a convincermi della seconda ipotesi e credo che un traduttore serio, onesto e sincero debba sentirsi moralmente obbligato a tradurre ogni minima virgola, senza mai omettere nulla. Solo così il messaggio biblico potrà emergere nella sua massima completezza e integrità. Chissà quante dottrine, filosofie e correnti di pensiero svanirebbero (o nascerebbero) se tutta la Bibbia fosse tradotta “coem Dio comanda” senza rimuovere/aggiungere nulla.