Il ricco, il cammello e la cruna dell’ago

Introduzione

Il liguaggio greco – come anche nell’italiano – è un linguaggio polisémico, i cui termini possono essere portatori di più significati in base a dove e come vengono utilizzati.

La parola “spirito”, ad esempio, può avere diversi significati proprio a motivo della polisemìa: spirito di squadra, spirito di sacrificio, spirito libero, ciliegie sotto spirito, etc. La particolarità della polisemìa si verifica anche in un passo biblico molto noto, cioè in una frase detta da Gesù:

«È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio» (Mc 10:25; cfr. Mt 19:24; Lc 18:25 – NR)

Prima di esaminare l’aspetto etimologico delle parole di cui sopra, vorrei sottopore all’attenzione del lettore la parola «facile». Non reputo necessario analizzare la parola greca in questione in quanto è già sufficiente farlo con questa traduzione. Cosa significa «è più facile»? L’aggettivo qualificativo «facile» è collegato alla parola che nelle nostre traduzioni ufficiali troviamo tradotta con «cammello», e vuole trasmettere l’idea che questo “cammello” riscontretrebbe minori difficoltà a «passare attraverso la cruna di un ago» rispetto a un «ricco entrare nel regno di Dio». La parola «facile» rientra nel metro di misurazione delle “difficoltà”: facile, difficile, fattibile, impossibile, etc.

La frase biblica è formulata nel modo in cui la leggiamo perché vuole trasmettere un’idea molto precisa. Anzitutto non leggiamo la parola “impossibile” nei confronti del ricco perché altrimenti al ricco non sarebbe stata data la possibilità di «entrare nel regno di Dio» per il semplice motivo di essere ricco. Il testo non dice quindi che «per un ricco è impossibile entrare nel regno di Dio», ma che riscontrerrebbe maggiori difficoltà di accedervi rispetto alla “facilità” che un “cammello” potrebbe riscontrare nel passare «attraverso la cruna di un ago». Se un passaggio di questo tipo fosse stato scritto nella nostra epoca, il suo redattore avrebbe potuto usare queste parole: «È più facile essere colpiti da un fulmine, che vincere alla lotteria». Tuttavia, in entrambe le circostanze non viene espressa l’impossibilità di essere colpiti da un fulmine o di vincere alla lotteria: sono due cose molto difficili, ma non impossibili; semplicemente che è più facile essere folgorati da un fulmine che vincere alla lotteria. Il senso che vuole trasmettere il passo biblico è esattamente questo: trasmettere il metro di misurazione della difficoltà “fattibile” piuttosto che “impossibile”.

cruna di un agoChiarito questo concetto vorrei fare una domanda al lettore: questo passo esclude la possibilità ad un ricco di entrare nel regno di Dio? A mio avviso, assolutamente no. Ma guardiamo più da vicino la prima parte del versetto: «È più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago». Considerando questa parte del versetto alla lettera, quanto può essere logica? A prescindere dal fatto che al ricco non viene esclusa la possibilità di entrare nel regno di Dio, quanto è fattibile o possibile «per un cammello passare attraverso la cruna di un ago»? Immaginatevi la scena: un cammello a destra e un ago a sinistra. Al cammello viene ordinato di passare attraverso il minuscolo forellino di un ago dove viene fatto passare il filo da cucito. Secondo la logica una cosa simile è indiscutibile in quanto letteralmente e praticamente impossibile! Intendere questo passaggio alla lettera farebbe cadere la Bibbia nel ridicolo in quanto qui non c’entra niente la frase «a Dio ogni cosa è possibile». Quì c’è in ballo non la capacità di Dio nel fare qualcosa, ma le capacità di un cammello per fare qualcosa che logicamente gli è impossibile fare. Se un ricco leggesse questo passo alla lettera si sentirebbe spacciato già in partenza perché avrebbe il preconcetto che a lui è impossibile entrare nel regno di Dio data la sua posizione di ricchezza, a meno che si riesca a trovare un modo per far passare un cammello attraverso la cruna di un ago. Una lettura iperletterale non darebbe speranze a un ricco perché, ribadisco, un cammello non può né potrà mai passarvici dentro. Il passo non dice «se un ricco riuscisse a far passare un cammello attraverso la cruna di un ago, potrà accedere nel regno di Dio, mentre in caso contrario non potrà accedervi». Caro lettore, ti esorto a stare alla larga da chi vuole lasciarti intendere una cosa così assurda! Anzi, più si è ricchi maggiori sono le possibilita di non accedere nel regno di Dio.

Visto e considerato che la Bibbia non dovrebbe contraddirsi essendo definita “Parola di Dio”, bisognerebbe certamente trovare una logica, se c’è. Anche provando a sfogliare pagine e pagine della Bibbia, a parte i passi paralleli che si trovano in Matteo e Luca, non si trova alcuna spiegazione che possa rispondere ai nostrri dubbi. Gesù non ci suggerisce una spiegazione come ha fatto per le Parabole. Tuttavia, quando sembra non esserci una risposta bisogna approfondire meglio nel testo greco del Nuovo Testamento per vedere se almeno là si può trovare una risposta di carattere linguistico ed espressivo. Infatti, approfondendo il testo dal punto di vista linguistico-espressivo la risposta la troviamo con non troppe difficoltà.

In realtà di risposte ce ne sarebbero due e ognuna di esse è sufficiente per smentire i critici della Bibbia e rimuovere ogni presunta illogicità trasmessa dal redattore biblico, in primis da Dio che ha ispirato il redattore non tanto a scrivere letteralmente in questo modo, ma ispirandolo a scrivere a parole sue quello che quest’ultimo aveva udito o magari sentito dire da parte di Gesù.

Le risposte ci vengono proprio dalle parole «cammello» e «cruna di un ago». All’inizio dell’articolo ho menzionato la polisemìa ed è proprio la polisemìa a caratterizzare il significato e la corretta interpretazione del passo.

Goména e ago da cucito #1

gomenaIn primo lugo, il termine che noi leggiamo “cammello” corrisponde al greco kamìla (ebr. gamàl) e significa effettivamente cammello. Questa parola (gamàl/kamìla) tuttavia è polisémica e assume un certo valore/significato a seconda del contesto in cui viene inserita. Oltre a significare “cammello” può significare anche «goména». Per chi non sapesse cosa fosse una gomena, trattasi di un «grosso cavo di canapa usato in marina (per ormeggio, rimorchio, operazioni di varo, ecc.), composto di diverse corde attorcigliate, ognuna delle quali è formata in genere di tre trefoli» [Treccani – vedi immagine a sinistra]. In sostanza la goména è quella che un profano di terminologia marittima chiama volgarmente “corda”, cioé quella corda/cavo di canapa che viene attorcigliata alla bitta di un molo, ovvero quell’elemento metallico dove si mettono “al guinzaglio” le imbarcazioni ormeggiate. Detta questa premessa, proviamo a leggere il passo biblico in questo modo: «È più facile per una goména passare attraverso la cruna di un ago». Adesso sembra che il passo si sia guadagnato la logica che gli spetta. Effettivamente, un cammello non ci azzecca nulla con un ago da cucito. I due soggetti non sono per niente sovrapponibili e in netto contrasto fra loro. Mentre, vista l’esagerazione (enfasi) che si vuole dare ad un normale filo da cucito, la goména è quella che più gli si attiene. Ci viene più semplice e logico dire “ago e filo” piuttosto che “ago e cammello”. In sostanza riscontriamo minori difficoltà nel far passare una goména attraverso la cruna di un ago, che vedere un ricco entrare nel regno di Dio. Tuttavia, anche se il kamìla non è più un cammello ma un “filo” esageratemente più grosso di un sottile fil di cotone o canapa comune, parimenti il ricco continua a non avere esclusa la possibilità di entrare nel regno di Dio, anzi, vista l’impossibilità di un cammello di compiere una simile impresa, al ricco viene data ancora più possibilità in quanto non si tratta più di un cammello, ma di una cordame molto spesso usato in ambiente marittimo. Ciò nonostante capiamo che far passare una goména attraverso un piccolo forellino è sì molto difficile ma non impossibile evidentemente. Questo può esserci comunque utile per capire quanto a un ricco possa essere difficile (ma non impossibile) accedere nel regno di Dio se si prodiga ad accumulare tesori solo qui in Terra e non anche e soprattutto in Cielo (Mt 6:19-20; Lc 12:21). E questa difficoltà dipende da molti fattori legati alla ricchezza e al materialismo che richiederebbe maggiori approfondimenti che non intendo trattare in questa sede.

Facendo il riepilogo della situazione, abbiamo appreso che se dovessimo intendere alla lettera il passo in questione, sarebbe più logico attribuire al termine greco kamìla il significato che in questo contesto più gli si addice: «goména» e non “cammello”. Il ricco viene sottoposto ad una prova sì difficile, ma meno difficile rispetto al cammello in quanto più grosso di una corda. Con questa traduzione, al ricco viene mantenuta una certa difficoltà ma non impossibilità nell’entrare nel regno di Dio, tuttavia pur sempre ad una situazione meno complicata di prima.

Cammello e porta d’ingresso #2

In secondo luogo, abbiamo una seconda lettura che può aiutarci a conferire al passo biblico la sua logicità. Rientra ancora in gioco la polisemìa.

Una delle porte di Gerusalemme aveva due ingressi in uno, un pò come i grandi portoni d’ingresso delle cattedrali: uno ampio che veniva aperto esclusivamente per far passare le carovane, i carri commerciali o comunque i “trasporti eccezionali” in generale; un altro più piccolo, a mo’ di cancelletto ausiliario che era installato nel grande portone e che serviva per l’esclusivo passaggio pedonale proprio per evitare di aprire il grande portone. In questo modo si risparmiavano sforzi inutili per far entrare e/o uscire dalle mura di Gerusalemme una sola persona. Ma in tutto questo, cosa c’entrano l’ago e il cammello? Il grande portone di cui si è detto poc’anzi prende nome di «ago», mentre la “porta pedonale” viene chiamta «cruna». Tale porta/cruna non era sufficientemente grande da permettere ad un cammello adulto di oltrerpassarla se non con delle dovute manovre degne di un bravo contorsionista da circo. Stavolta sì che il cammello c’entri qualcosa. I cammelli venivano fatti passare solo attraverso «l’ago», cioé l’apertura più grande dell’ingresso perché non erano in grado di passare attraverso la sua «cruna» che era esclusivamente progettata per far passare esseri umani e animali domestici di piccola taglia (cani, ciuchi, pecore, capre, etc).

Conclusione

fiume giordanoQuale delle due conclusioni voleva intendere Gesù? Voleva riferirsi alla goména marittima e all’ago da cucito o ad un cammello e al doppio ingresso di un porticato? Dico fin da subito che entrambe i casi non sono sbagliati, ma cerchiamo di capire a quale dei due si sarebbe potuto riferire Cristo. Il contesto di Mt 19 ci suggerisce che Egli «partì dalla Galilea e se ne andò nei territori della Giudea che sono oltre il Giordano». Per andare «oltre il Giordano», in base al punto di attraversamento, bisognava attraversarlo con un’imbarcazione, il che mi fa pensare che l’ambiente “marittimo” lo ha portato a porre l’esempio della goména dato che il suo pubblico di uditori erano per la maggior parte dei traghettatori, pescatori o comunque “gente di mare” in generale. Il Giordano è un fiume grandissimo che in alcuni tratti è sia pescoso che navigabile con piccoli natanti e imbarcazioni.

Adesso che abbiamo una visione più ampia di questo passo, il lettore è simpaticamente invitato a rimuovere dalla propria testa l’immagine di un cammello che cerchi di sforzarsi a passare attraverso la cruna di un ago da cucito. Ma, se osserviamo il reale senso che vogliono espriemere le singole parole, abbiamo subito un quadro più chiaro e logico del contesto. Attraverso il calamo del redattore biblico, Gesù fa una considerazione sensata e logica, usando come esempio la difficoltà che può riscontrare un cammello nel passare attraveso una porticina che è troppo piccola rispetto alla sua stazza. Non ne viene esclusa l’assoluta impossibilità, magari un cammello cucciolo può, ma è chiaro che il messaggio di Cristo era (ed è) rivolto ad un pubblico di adulti perché «il regno di Dio» appartiene già a coloro che sono come i bambini (cuccioli d’uomo). Ed è infatti proprio questo il senso del contesto precedente in Mt 19:13-15.

L’immagine del cammello e dell’ago da cucito ha dell’impossibile esattemente come vincere alla lotteria tutti i giorni per tutta la vita. Non è da Gesù dire cose illogiche. Ricordiamoci che quel “pizzico” di speranza di salvezza c’è sempre, anche per i ricchi, altrimenti Dio non sarebbe quell’Iddio della Speranza che desidera ardentemetne «che tutti siano salvati» (1Tim 2:4).