Le pseudo lezioni di ebraico biblico per un pubblico che ignora di essere ignorante.

ebraico biblicoA detta di qualcuno, ciò che conferirebbe alla Bibbia il dubbio sulle sue origini, sui suoi autori, e sul reale significato espresso dalle parole in essa scritte, sarebbero le vocali aggiunte secoli dopo che il testo consonantico della Bibbia Ebraica era già stato scritto «da non si sa chi». In sostanza, prima che il testo ebraico della Bibbia venisse vocalizzato dai Masoreti così per come ci è giunto fino a noi oggi, prima che i Masoreti intervenissero sul Testo, quest’ultimo era composto da sole lettere consonanti, tutte unite fra loro formando un’unica lunghissima parola, senza alcuna distinzione né di spazi né punteggiature che potessero permettere al lettore non ebreo l’identificazione fra le corrette spaziature che separavano un termine dall’altro e la corretta pronuncia.

Per ovviare a questo problema, i Masoreti cos’hanno fatto? I Masoreti, scribi e studiosi ebrei della scuola di Tiberiade, vissuti fra il VI e il X secolo d.C., hanno raccolto tutti i testi ebraici che nella loro epoca erano considerati ispirati e, con molta pazienza e sapienza esercitataa per 400 anni di seguito, hanno iniziato a suddividere le parole per come andavano separate, e inseriti i segni di lettura che ne avrebbero permesso la corretta pronuncia a chiunque avesse letto quelle parole. I Masoreti non erano dei pinco pallino qualunque in confronto a certi “sapienti” che oggi  intendono mettere in discussione la loro  plurisecolare serietà, e in qualità di baalì ha-mmasoràh cioé «signori della tradizioni», hanno così conservato/custodito la tradizione per come andavano pronunciate e divise le parole che un ebreo sapeva distinguere nonostante in origine esse fossero tutte unite e senza vocali. Grazie a questo portentoso e pesante  (KVD) lavoro, da secoli ormai la Bibbia viene tradotta in ogni lingua sebbene, ahimé, non ancora in tutte le lingue del mondo.

Le domande che gli studiosi e i cosiddetti “ricercatori indipendenti” e “liberi pensatori” si pongono sono:

  • Siamo proprio sicuri che le parole andavano vocalizzate esattamente nel modo in cui le conosciamo?
  • Davvero le parole andavano divise così per come le vediamo nelle bibbie ebraiche a stampa?
  • Davvero quelle consonanti, con o senza le vocali, vogliono dirci esattamente quello che troviamo scritto nelle nostre traduzioni?

Domande di questo tipo ne vengono poste davvero tante, ma mi sono limitato a citarne solo tre fra le centinaia che mettono in discussione e in dubbio l’autenticità delle informazioni (e la serietà del loro lavoro) che i Masoreti ci hanno trasmesso attraverso l’aggiunta degli sozi e vocali. Insomma, chi inizialmente leggeva quelle parole, certamente le pronunciava in un certo modo a noi ignoto, quindi non si è sicuri se realmente i Masoreti abbiano vocalizzato correttamente l’Antico Testamento così per come veniva letto e pronunciato in origine.

Super sintesi delle «radici» ebraiche

kvd

KVD: da destra verso sinistra

Le lingue semitiche (ebraico, aramaico, arabo, etc. per intenderci quelle sfociate dal ceppo linguistico sviuppatosi dalla discendenza di Shem in poi, figlio di Noè) hanno diverse caratteristiche che le differenziano dalle lingue occidentali antiche e moderne: una di queste sono le «radici». La «radice» è una parola “standard” che intende trasmettere un’idea specifica che può mutare a seconda del contesto in cui viene inserita. Mi spiego meglio: se prendiamo come esempio la radice formata dalle tre consonanti KVD senza vocali, l’idea che intendono trasmettere queste tre consonanti è quella di «peso». Come tante lingue del mondo (tra cui anche il nostro Italiano), anche la lingua ebraica è polisemica, vale a dire che un singolo termine può assumere più significati in base al contesto del discorso. Adesso vi faccio un esempio con la radice KVD che, ribadisco, intende trasmettere l’idea di «peso, pesante, pesantezza», in che senso dipende dal contesto:

Ieri sera sono stato ad un seminario politico dove il tema trattato è stato piuttosto pesante da seguire sia per me che per chi insieme a me era lì ad ascoltare. L’interlocutore era l’assessore X che, a livello regionale ha un certo peso sociale. Forse sarà stato il mangiare pesante che ho consumato a pranzo ad avermi appesantito, e ciò generava in me quel pesante e fastidioso senso di sonnolenza all’udire le parole di quella pesante conferenza.

Bene, in questo esempio ho usato la stessa parola, ma in sensi differenti. Questa è la polisemia. Le parole evidenziate hanno in comune la medesima radice ebraica KVD, tuttavia per esprimere il senso che intendono esprimere vanno vocalizzate in modo differente. Un conto è la differenza fra PeZZa, PiZZa, PuZZa, etc. che nonostante le consonanti sinano le stesse la vocalizzazione ne cambia compeltamente il significato, non hanno niente in comune se non con la formulazione della seguente frase: ieri ho mangiato una pizza che faceva puzza di pezza infradicita; un altro conto è la differenza tra KaVoD (importanza, onore, gloria), KaVeD (peso viscerale, peso nello stomaco), KoVeD (di massa pesante), etc. Per ulteriori approfondimenti si legga l’articolo correlato: qui.

In breve, i Masoreti hanno aggiunto una determinata vocalizzazione a KVD (e naturalmente a tutte le altre radici ebraiche) in base al senso che il testo biblico intendeva trasmettere. Importantissimo è considerare quindi il valore della «radice» che, presa singolarmente, intende trasmettere un significato che ha di base un’idea di partenza ben precisa che poi si sviluppa in tutte le vocalizzaioni ad essa annesse.

Purtroppo qualcuno non sempre rispetta il reale valore delle «radici» (valore «radicale»), giocando proprio sul “gioco di parole” che mette più confusione puittosto che chiarezza immediata. Ad esempio, durante una conferenza in cui non si ha tutto il tempo che si vuole per dire ciò che si ha da dire, quando si danno delle approssimative dritte e informazioni di ebraico biblico bisogna tener sempre conto proprio del valore «radicale» delle parole se si intende spiegare le radici. Se non si ha rispetto per questo valore allora si può far dire a una parola ciò che si vuole. Sebbene la radice KVD rimandi sempre all’idea di «peso», ci sono alcune parole completamente di significato differente che possono essere pronunciate allo stesso modo, sono formate dalle stesse consonanti, ma quella che muta è la vocalizzazione.

A scuola con TVL

tvlPer spiegare quello che io, credo, abbia legittimamente esposto con l’esempio della radice KVD, qualcuno usa invece le consonanti TVL che, se prese così per come sono non esprimono nulla se non in base alla vocalizzazione che ha; quindi, apparenemente in modo anomalo, sarà la stessa vocalizzazione a determinare la «radice» originale. Mi sembra doveroso dire per comlpetezza di informazioni che le consonanti TVL non rapresentano affatto una radice (al contrario di ciò che dice qualcuno), ma è un termine che si ha per mezzo della vocalizzazione a essa annessa e che ne contraddistingue la reale «radice» di partenza. In sostanza, proprio TVL funziona al contrario di KVD e questa non è una scelta casuale per chi intende argomentare su TVL vista la sua interessante particolarità.

tvl fig 1 e 2Arrivimo al dunque: se le consonanti TVL le vocalizziamo cone in fig.1, otteniamo TeVeL, che significa «terra, mondo», mentre se lo vocalizziamo come in fig.2 assume un significato che si allontana completamente dal quello espresso in fig.1. I significati suggeriti dalla vocalizzazione della fig.2 sono a loro volta due e li troviamo entambi in Lv 18:23 e in Lv 20:12; nel primo caso significa (Lv 18:23) «relazione incestuosa di sesso femminile con un animale» (vedi Koehler & Baumgartner), cioé si vuole esprimere l’idea del bestialismo, ovvero un rapporto sessuale tra una donna e un animale; nel secondo caso (Lv 20:12) si vuole esprimere l’idea di un «incesto con la propria nuora», da parte di un suocero (semplice incesto) o una suocera (incesto + lesbicismo). Ecco, questi due “incestuosi” significati appartengono alla vocalizzazione della fig.2 che, l’ironia della sorte vuole si pronunci sempre come il TeVeL come della fig.1.

I tre puntini disposti a trinangolo come in fig.2 rappresentano la vocale E breve che si chiama segol, mentre i due puntini orizzontali rapprsentano la vocale E lunga che si chiama sereh. Le consonanti sono identiche, questo sì, ma le vocali sono differenti sebbene si pronuncino allo stesso modo. Qui avviene un caso di “polifonia”, ovvero che due parole si pronunciano allo stesso modo sebbene abbiano un significato completamente diverso.

La chiave per comprendere questa presunta anomalia sta proprio nella vocalizzazione. La vocalizzazione suggerita in fig.1 deriva dalla radice seguente [‘vl]:

אבל

…che rende, appunto, l’idea di «terraferma, solidità del suolo» (vedi Koehler & Baumgartner) che poi si ritrasmette in «terra, mondo» come previsto in fig.1; mentre la vocalizzazione della fig.2 vuole suggerire l’idea della radice seguente [bll]:

בלל

…ovvero il significato di «disordine, confusione, vergogna, ignominosità» (vedi Koehler & Baumgartner) che si allarga nella «vergogna, disordine» espressi dai rapporti incestuosi e bestiali come nel caso della fig.2.

Inoltre, le due parole che si trovano nella Bibbia non solo hanno una vocalizzazione differnte (e Biglino si limita a dire solo questo perché forse non saprebbe dire altro, e sarebbe giustificabile se ammettesse la sua sconoscenza della lingua), ma presentano anche un’accento differente. Il primo è TeVéL, il secondo è TéVeL. Appunto, come in italiano, àncora significa una cosa, ancòra ne significa un’altra; stesso discorso con prìncipi e princìpi e tutte quelle parole che giocano con l’accento.

Come è evidente, sebbene le due vocalizzazioni suggeriscano la stessa pronuncia e le consonanti sono altrettanto identiche, qualcuno si sente autorizzato a porre l’esempio di TVL mettendo in discussione i Masoreti che avrebbero vocalizzato a modo loro quel testo ebraico a cui ci lavorarono per ben 400 anni! Certuni non spiegano le differenze del «valore radicale» dell’esempio di TVL, ma dicono semplicemente che se vocalizzato in modo differente, solo per una questione di piccoli puntini, il significato può cambiare drasticamente, quindi si mettono in evidenza degli equivoci illeggittimi, inesistenti e con un apparente senso logico se chi ascolta un simile equivocabile inegnamento non ha almeno una minima infarinatura di ebreico biblico. Nel caso di TVL è così, ma non funziona così con tutte le radici, proprio perché TVL non è una «radice», ma si ottiene per mezzo della vocalizzazione che a sua volta ne suggerisce la reale «radice» di partenza.

Cari lettori, fate attenzione a coloro che sfruttano le proprie capacità carismatiche per insalanirvi il cervello con spiegazioni e nozioni equivoche, giocando così con la vostra non competenza delle lingue bibliche. Frequentate un corso di ebraico biblico prima di dire: «costui dice il vero, ha ragione»!

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