Yehwàh e Ba’al: i «cavalieri delle nubi»

Introduzione

sfondo blogSecondo il mondo accademico e secondo alcuni “esperti” la Bibbia non parlerebbe di Dio: quest’affermazione ha dell’assurdo come dire che la Gazzetta dello Sport non parla di sport. Nel mio ultimo libro che ho pubblicato, La Bibbia non è un mito, ho provato a sfatare questo “mito” senza ricorrere a terminologie sofisticate ricolme di adulazione, ma citando esperti e le citazioni integrali di autorevoli dizionari etimologici.

I ricercatori premono anche sul fatto che tra le divinità Ba’al e Yehwàh ci siano così tante attinenze e corrispondenze da far pensare che in realtà siano la stessa divinità. Un pò come definire il dio dei musulmani lo stesso degli ebrei e dei cristiani. Questo è un errore che commettono in molti. Qui si parla solamente di puri parallelismi che non prevedono una corrispondenza unica sulle tre divinità delle tre religioni monoteiste: Islam, Ebraismo, Cristianesimo.

Per “corrispondenze parallele” non bisogna intendere in maniera tassativa che si stia parlando della “stessa cosa”, come potremmo dire che la storia di Giona che viene ingoiato dalla cretura marina sia la stessa di Pinocchio che è stato ingoiato da una balena. Come ho scritto a pagina 140 del mio libro citato sopra, «il solo fatto che ci sono varie parti parallele tra due o più racconti contemporanei o distanti nel tempo non significa che tali parallelismi siano stati scritti per via intenzionale».

yahweh nubiIl dilemma dei Giudici

Nel libro biblico dei Giudici al capitolo 10 verso 6 si può tuttavia constatare che Yehwàh e Ba’al non possono esere ricondotti alla medesima divinità in quanto, appunto, si tratta di semplici parallelismi. Nel libro sopra citato si legge che «i figli d’Israele continuarono a fare ciò che è male agli occhi di Yehwàh, servendo gli idoli di Ba’al e di Asthoreth, gli dèi della Siria, gli dèi di Sidon, gli dèi di Moab, gli dèi degli Ammoniti e gli dèi dei Filistei; abbandonarono Yehwàh e non lo servirono più». Quindi, stando alle parole appena lette, adorare Ba’al significava abbandonare il culto Yahwista, e abbandonare il culto Yahwista per un altro tipo di culto era una cosa che veniva considerata negativa «agli occhi di Yehwàh», proprio come riportava il famoso comandamento biblico di Es 20:4-5.  Se fosse vero che la divinità cananea Ba’al fosse Yehwàh allora quest’ultimo dovrebbe esserne contento continuando ad essere adorato ma sotto un altro nome, perché in fin dei conti sarebbero la stessa divinità, ma così non è! Anche se simili passaggi sono sparsi un pò in tutto l’Antico Testamento a dimostrazione di quanto si è appena detto, ritengo sia stato più che sufficiente esporre solamente l’esempio di cui sopra per dimostrare che i due non sono la stessa cosa. I dubbi sorgono anche quando leggiamo la famosa vicenda del Profeta Eliah e Yehwàh quando insieme furono coinvolti in una sorta di duello fra il dio viaggiatore Ba’al e i suoi 450 profeti. Si legga la vicenda, ricca di sarcasmo, ironia e comicità, nel primo libro  dei Re al capitolo 18. Il lettore comprenderà che se Yehwàh e Ba’al fossero stati la stessa entità allora Yehwàh avrebbe dovuto sfidare se stesso. Concepire un pensiero simile è assurdo se non bislacco.

Confronto fra traduzioni

Gli adoratori di Ba’al, il cui termine in cananeo antico significa «signore», corrispondente all’ebraico adon e che riecheggia l’egiziano athon, consideravano questa divinità come divinità delle tempeste. Il parallelismo sull’identità di Ba’al con Yehwàh vuole che anche Lui fosse una divinità legata alle tempeste, infatti in molte circostanze bibliche non si può negare che Egli sprigionava la propria ira e potenza attraverso cataclismi di tale attinenza come la perpetua pioggia del Diluvio (Gn 6-7), come la «grandine» (Es 9:19ss) in Egitto, la divisione dello Yam Suf (Mar Rosso) mediante «un forte vento orientale» (Es 14:21), solo per citarne alucuni – per non parlare delle sue manifestazioni mediante nubi e il far sentire la sua “voce” mediante il suono di una tromba squillante decorata da fuoco e fiamme, lampi, tuoni, fulmini e saette. Si leggano inoltre anche i passi seguenti da me tradotti dal Testo Masoretico:

«A (il) cavalcante in-cieli di (i) cieli lontani! Ecco, (Egli) imposta in-voce sua voce forte» (Sl 68:33)

«Oracolo-di da-Egitto. Ecco, Yehwàh monta sopra-nube leggera ed-entra (in) Egitto; vacillano (gli) idoli di Egitto in-facce di-Lui e cuore-di Egitto si-scioglie in-seno suo» (Is 19:1 – le parentesi da me aggiunte facilitano la comprensione dl testo)

L’attinenza al cavalcare «i cieli» e «montare la nube», era una tipica credenza che non appartiene solo alle narrazioni bibliche, ma a tutto il mondo antico in quanto ogni credenza, a partire dai Sumeri, riconduceva la provenienza delle divinità proprio dal cielo. Anche gli odierni credenti di ogni religione alzano gli occhi al cielo per invocare il proprio dio.

Confutazione

apocalisse laicaIl ricercatore Alessandro De Angelis qualche sera fa mi ha scritto in privato su Facebook invitandomi a leggere un suo articolo sul sito Apocalisselaica.net (vedi articolo correlato), fra l’altro un articolo tratto da un estratto di un suo testo editoriale che pare essere in prossima uscita se non è già in distribuzione. Leggendo l’articolo, l’occhio mi è subito caduto in particolar modo a una citazione che fa del Salmo 68 al verso 5 che a primo impatto sembra corrispondere esattamente, come egli scrive, ad «un testo proveniente da Ugarit e risalente al quattordicesimo secolo avanti Cristo in Cat 1:19 – 1: 42-43 dove si legge: Per sette anni possa Ba’al essere assente, per otto anni il Cavaliere delle Nubi!». Non ho ancora trovato il documento in cui vi sono scritte queste parole, ma “fidandomi” di ciò che il De Angelis riporta proseguo la mia lettura. Di seguito, invece, si legga il Salmo citato dall’autore dell’articolo:

«Cantate, o dèi! Inneggiate, o suoi cieli! Spianate la strada al Cavaliere delle Nubi! In Yahweh gioite ed esultate dinanzi a lui!»

Il De Angelis dice quindi che «come è possibile notare dalle tavolette ugaritiche, Baal è identificato con l’epiteto di “Cavaliere delle nubi”, lo stesso epiteto che, guarda caso, ritroviamo in Salmi 68: 5 attribuito al dio biblico Yahweh». Il Nostro menziona le tavolette ugaritiche con tanto di capitolo e versetto, ma non viene riportata alcuna immagine del frammento che riporterebbe questa citazione. Ma comunque…

Notato l’apparente e palese parallelismo non ho potuto fare a meno di aprire la prima versione biblica che mi trovavo sotto mano e verificare coi miei occhi se effettivamente ci fosse scritto in quel modo. Apro la Diodati dove il passo viene riportato al verso 4 anziché il 5, e si può leggere quanto segue: «[…] Rilevate le strade a colui che cavalca per luoghi deserti […]». Non leggendo di alcuna «nube» o «cieli» sono passato alla Nuova Diodati dove vi sono espresse le stesse parole della Diodati a parte il «preparate» al posto del «rilevate». Non contento, consulto la Nuova Riveduta e anche in questa versione si legge la stessa cosa. Parimenti nella versione Riveduta. Tuttavia, senza arrendermi, sfoglio le pagine della mia copia inglese della Bibbia di Re Giacomo (KJV) e leggo quanto segue:

KJV psalm 68-4«Sing unto God, sing praises to his name: extol him that rideth upon the heavens by his name is JAH, and rejoice before him» (Psalm 68:4, King James Version – The New Thompson Study Bible, 2006)

La frase «[…] extol him that rideth upon the heavens […]» si traduce con «esaltate colui che cavalca sopra i cieli». Anche se non si parla di «nubi», il parallelismo prevede che Yehwàh cavalcasse da qualche parte, «per luoghi deserti» secondo le nostre traduzioni italiane, e «sui cieli» secondo la KJV. Ma, come mai questa differenza fra «luoghi deserti» da una parte e «sui cieli» dall’altra parte?

Traduzioni: qualche info sulla KJV

La KJV è stata pubblicata per la prima volta nel 1611 e da allora venne adottata da tutte le chiese Anglicane. Si sostiene che fra il team dei traduttori ci fosse addirittura William Shakespeare. A dimostrarlo sarebbero alcuni indizi letterari che si trovano all’interno della traduzione inglese originale ma che non intendo approfondire in questa sede. Le traduzioni della Bibbia che risalgono all’epoca di Shakespeare traggono origine dalla Vulgata latina, anche se venivano consultati codici come il Textus Receptus di Erasmus da Rotterdam (1515-16) e la Bibbia Bromberg (1524-25). Si è poi scoperto con l’avanzare delle conoscenze della lingua ebraica, che la KJV – e non solo – contiene parecchie discrepanze e tantissimi errori di traduzione. Questi errori risaltano ancora di più se confrontati in passi paralleli con il Testo Masoretico. La Vulgata stessa trasse la propria origine dalla versione dei Settanta e non dai testi in ebraico e aramaico. Quindi, la KJV è un’edizione biblica che è stata tradotta non da un testo originale ma da un testo precedente che era già di per sé una traduzione da testi più antichi.

Ora, chi lavora in ambito di traduzioni o sta iniziando a farlo, saprà per certo che tradurre un testo da una lingua ad un’altra non è cosa semplice e molto spesso una traduzione non accurata tende a far perdere il significato dell’originale. Figurimoci quando si deve tradurre da un testo che a sua volta è già una traduzione di un testo più antico. Trauzioni ricavate da altre traduzioni! Qui non si perderanno soltanto delle sfumature, ma dei significati e concetti importanti. Con ciò voglio dire che ogni traduzione è inaffidabile sebbene venisse realizzata anche in buona fede (c’è chi traduce anche in malafede), perciò sarebbe più giusto studiare le lingue con le quali sono state concepite in origine le Scritture, leggendo questi testi in queste lingue: ebraico-aramaico per l’Antico Testamento, e il greco per il Nuovo Testamento, anche se per quanto riguarda il NT bisogna considerare che i testi originali sono sì in greco, ma chi scriveva quelle pagine erano degli ebrei che a loro volta dovevano scrivere non in ebraico – la loro lingua madre – ma in greco per via del fatto che i Romani, che non conoscevano l’ebraico, dovevano sapere cosa ci fosse scritto in un qualunque manoscritto per evitare che fra ebrei ci si scambiasse informazioni e cospirazioni contro di loro, e perciò date queste motivazioni sono sorti i testi del NT in greco – oltre al fatto che all’epoca di Cristo il greco era la lingua “internazionale” come lo è oggi per noi l’inglese. Oggi comunque siamo in possesso di versioni ebraiche del NT che riconducono ad un significato più genuino di ciò che intendeva esprimere il redattore neotestamentario con la propria forma-mentis ebraica, tuttavia trasmettendola con quelle parole greche che più si avvicinavano ai concetti che voleva esprimere.

Però, un conto è essere l’autore primario di quel testo, un altro conto è essere il traduttore di un testo che non è il proprio testo.

Ritornando ai cavalieri delle nubi, possiamo appurare che la KJV adotta una traduzione inattendibile nonostante si avvicini alla dubbia traduzione proposta dal De Angelis.

Il Testo Masoretico

Dopo aver sfogliato una serie di versioni bibliche in diverse lingue, ho notato che più bibbie fanno riferimento ai cieli e alle nubi cavalcate da Yah. Poi sono giunto al Testo Masoretico e, per ironia della sorte, ho potuto “mozzare la testa al toro”, cioè a quel toro che raffigura proprio Ba’al!!! Riporto di seguito il testo ebraico del Salmo in questione:

 שִׁ֤ירוּ׀ לֵֽאלֹהִים֘ זַמְּר֪וּ שְׁ֫מ֥וֹ סֹ֡לּוּ לָרֹכֵ֣ב בָּ֭עֲרָבוֹת בְּיָ֥הּ שְׁמ֗וֹ וְעִלְז֥וּ לְפָנָֽיו׃

Traslitterazione: Shiru | le-‘lohìm zammerù shemò sollu la-rokév ba-‘aravòth be-yàh shemò ve-‘ilzu le-panàv

Traduzione letterale (mia): Cantate-voi a-Dio salmeggiate-voi nome-suo, esaltate a-(il)-cavalcante in-steppe in-Yah di lei nome-suo ed-esultate verso-faccia-sua.

Traduzione leggibile (mia): «Cantate a Dio, salmeggiate il Suo Nome, esaltate Colui che cavalca nelle steppe, il Suo Nome è Yah ed esultate d’innanzi a Lui»

Adesso, ritorniamo a dare un’occhiata alla traduzione adoperata dal De Angelis confrontandola con il Testo Masoretico:

«Cantate, o dèi! Inneggiate, o suoi cieli! Spianate la strada al Cavaliere delle Nubi! In Yahweh gioite ed esultate dinanzi a lui!» (Articolo De Angelis)

«Cantate a Dio, salmeggiate il Suo Nome, esaltate Colui che cavalca nelle steppe, il Suo Nome è Yah ed esultate d’innanzi a Lui» (TM)

Dopo aver letto il passo nella traduzione proposta nell’articolo, scrivendogli al De Angelis ho chiesto di farmi sapere quale fosse la versione biblica dalla quale ha tratto quella traduzione e se sapesse a quale codice antico facesse riferimento. Mi ha risposto senza esserne sicuro nemmeno lui, la versione di “maranatha”, deducendo si riferisse al sito maranatha.it. Ed effettivamente il sito (qui il link) riporta esattamente il riferimento alle «nubi». Dunque, ho scritto agli amministratori del sito per avere maggiori informazioni riguardo a questa versione che loro riportano: «Cantate a Dio, inneggiate al suo nome, spianate la strada a chi cavalca le nubi: «Signore» è il suo nome, gioite davanti a lui.». Mi è stato risposto che si tratta della Bibbia CEI del 1974.

De Angelis, quindi, usa la traduzione «Cantate, o déi […]» dove si evince l’uso del vocativo «[…] o déi». Nel Testo Masoretico viene utilizzata la preposizione «le» che indica «a, verso, per» e che non implica a nessuna forma vocativa. Non sono “gli déi” a cantare, ma è un collettivo di «giusti che si rallegrano ed esultano […]» cantando «a/per-Dio» (vedi versetto precedente). La versione proposta dal sito maranatha.it fin qui corrisponde al Testo Masoretico. Quindi è corretto tradurre «a-Dio». Il termine ‘elohìm, sebbene sia la forma plurale assoluta di ‘eloàh, è da intendere come singolare in quanto il contesto prevede che l’elohìm (e non “gli” elohìm) a cui si fa riferimento è proprio «Yah», forma abbreviata di YHWH. Ed è «verso» di Lui, «a» Lui e «per» Lui che i «giusti si rallegarno ed esultano [o trionfano] cantando».

La traduzione «spianate la strada» è scorretta in quanto il Testo Masoretico usa il termine ebraico «sollu» che va tradotto con «esaltate». Inoltre, nel Testo Masoretico non ricorre né il termine shechaqìm, «nubi», né il termine shamàyim, «heavens/cieli».

salmo bible hubQuindi nessun riferimento al “cavaliere delle nubi” proposto dal De Angelis, ma a Yehwàh che cavalca nelle steppe, nei deserti, o come riporta lo Strong’s Concordance: «a steppe or desert plain» (una steppa o pianura desertica). Persino il sito biblehub.com (vedi foto sopra) alla voce del Salmo 68:4 traduce erroneamente la parola ebraica ba’aravòth con «on the heavens», cioè «nei cieli», che non significa «nei cieli» ma «in-steppe».

salmo 68

Frammenti del Salmo 68 rinvenuti a Qumran. Ringrazio David Adamovich – esperto dei Rotoli del Mar Morto – per avermi inviato le immagini.

Conclusioni: i frammenti di Qumran

Sembra evidente che fra il testo ugaritico e il Salmo non ci sia alcuna parallelismo alle nubi cavalcate da Yehwàh/Ba’al. Una simile traduzione è errata, fuorviante, e a mio avviso appositamente tradotta ai soli fini speculativi.

Di seguito la traduzione della porzione del Salmo 68 ai versetti 1-4 con le integrazioni [fra parentesi quadra] delle falle tratte dal Testo Masoretico. Si ringrazia l’amico e fratello nella ricerca David Adamovich per le informazioni suggerite:

[0 For the Director: of David. A Psa]lm. A so[ng] 1 May God rise up, may his enemies be scattered, and may those who hate him flee before him.] 2. Just as [smoke] is blown away, [so drive them away . Just as wax melts before the fire, so may the wicked perish in God’s] presence. 3 [But may the righteous be glad, and rejoice in God’s presence – may they rejoice ] with gladness. 4 [Sing to God , sing praises to His Name. Raise a highway for the One who rides through the deserts] His Na[me is the LORD] -and rejo[ice before Him.]

Traduzione del v.4: [Cantate a Dio, inneggiate al Suo Nome. Sollevate una strada per Colui che cavalca attraverso i deserti] il Suo No[me è Yhwh] – e giote di fronte a Lui.]

Le falle che separano i frammenti non sono poche, tuttavia gli esperti odierni non hanno commesso lo stesso errore dei traduttori della KJV, traducendo il termine ba’aravòth con «deserti» anziché «cielo». Tuttavia traducono erroneamente il termine sollu con «sollevate la strada» anziché «esaltate».

Ecco perché reputo importante leggere sempre ad occhi aperti.