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Yahweh e Yeshua, stessa persona | parte #2

YahwehIntroduzione

Tempo fa, dopo aver scritto un articolo in cui elencavo diversi paralleli biblici che interessano Yahweh, il Dio dell’Antico Testamento, e Gesù, vorrei proporre in questo breve articolo, un altro spunto su cui meditare. Nel precedente articolo (leggi qui), da cui ne ho tratto anche un mini trailer (guarda qui), ho ricevuto tantissime critiche da “fazioni” di credenti e non credenti.

Come dico sempre, non sono il tipo di persona che va a caccia di applausi, perché vista la mole di “bacchettate” che ricevo quotidianamente dai miei lettori più “spiritualoni” di sempre, dovrei anzi rinunciare alla mia piccola carriera di scrittore e divulgatore. Ma ciò non è abbastanza sufficiente per permettere che un’opera iniziata – non per mie capacità – smetta in questo misero modo…

Esposizione

Personalmente, nutro la convizione che Yahweh e Yeshua (Gesù) siano la stessa persona o individuo. Molti dicono che tale mia affermazione è errata, perché Yahweh rappresenterebbe il Padre di Gesù che, diverse volte, Egli stesso cita fra le pagine del Nuovo Testamento. Gesù non può essere Padre di sé stesso né il Padre può essere Figlio di sé stesso. E su questo sono più che d’accordo. Ed è a tal proposito che la mia convinzione diventa sempre più ferrea, dato che sostengo che Yahweh non è il Padre di Gesù, ma Gesù stesso!

Fra i vari esempi che potrei esporre per dare credito a questa mia convinzione, ne scelgo uno:

«Il Padre che mi ha mandato, egli stesso ha reso testimonianza di me. La sua voce, voi non l’avete mai udita; il suo volto, non l’avete mai visto; e la sua parola non dimora in voi, perché non credete in colui che egli ha mandato» (Giovanni 5:37-38 – Nuova Riveduta)

In questo passaggio, si usa il tipico linguaggio dell’antropomorfismo, assegando a Dio un “volto”. Questo tipo di linguaggio non pretende di essere letto sempre e comunque ad litteram, perché pone delle similitudini e termini di paragone, parlando di un qualcosa di specifico, ma in altri termini. Alcune traduzioni dicono: «il suo sembiante non l’avete mai veduto» (Riveduta). Data questa differenza di traduzione, ci è d’obbligo doverci vedere chiaro andando a sbirciare il testo originale.

Il termine greco utilizzato per «volto» è eìdos – εἶδος – e vuole significare «forma», «apparenza», «visione». Quindi, la lettura «volto» sembra più un’interpretazione arbitraria del traduttore che un fedele riferimento all’originale greco. La cosa che più mi fa sorridere è che la Riveduta ha mantenuto fedeltà al testo greco, mentre la Nuova Riveduta, che è la versione “aggiornata” della Riveduta, commette l’errore (sic!). Sono del parere che una traduzione aggiornata dovrebbe correggere degli errori commessi in precedenza piuttosto che “correggere” delle traduzioni ben riportate facendole cadere paradossalmente in errore. Qui mi vien da citare, ironicamente, il passo  di Isaia 5:20: «Guai a quelli che chiamano bene il male, e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro!» (Isaia 5:20).

Visto che noi siamo dei grandi sostenitori della fedeltà del Testo senza fare uso delle cosiddette “traduzioni interpretate”, da questo momento ci baseremo sul versetto proposto dalla Riveduta che viene tradotto correttamente:

«E il Padre che mi ha mandato, ha Egli stesso reso testimonianza di me. La sua voce, voi non l’avete mai udita; il suo sembiante, non l’avete mai veduto; e la sua parola non l’avete dimorante in voi, perché non credete in colui ch’Egli ha mandato» (Giovanni 5:37-38 – Nuova Riveduta)

Questo brano è a mio avviso cruciale, in quanto si registrano due affermazioni molto interessanti che riaguardano il Padre:

  • La sua voce non è mai stata udita;
  • Le sue sembianze non sono mai state viste.

Alla luce di ciò, chi ha effettivamente parlato agli uomini durante le vicende di tutta la Bibbia? Arrivando subito al nocciolo della questone senza perdermi in chiacchiere, chiediamoci se la figura di Yahweh rientra nei due requisiti detti poc’anzi.

Secondo i miei critici, la voce di Yahweh corrisponderebbe alla voce del Padre perché Yahweh sarebbe il Padre. Se fosse vero che Yahweh sia il Padre, allora bisogna spiegare come mai non in pochi hanno udito la sua voce, a partire da Adamo, Abrahamo, Isacco, Giacobbe, etc. Chiunque abbia udito quella voce, non può essere quella del Padre, perché, appunto, la sua voce «non l’avete mai udita». A parte quel caso unico dove si sente la famosa frase provenire dal Cielo: «Questi è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto» (2Pietro 1:17; cfr. Matteo 3:17; Marco 1:11; 9:7; Luca 3:22). Chi è che parla deve necessariamente essere il Padre, dato che menziona il proprio Figlio (attenzione a non confondere il riferimento Padre/Figlio in termini di “parentela”). Altro dettaglio da non trascurare è che quella voce la udirono solo in pochi. Ma pur sempre l’udirono. Quindi, chi ha parlato se la voce del Padre mai è stata udita?

Le sembianze del Padre non sono mai state viste, quindi sarebbe logico affermare che nemmeno le sembianze di Yahweh siano mai state viste. Eppure, il Libro dei Numeri non è proprio d’accordo con questa affermazione; mentre Miriam e Aaronne, sorella e fratello di Mosé, mormoravano contro quest’ultimo, Dio stesso intervendo, ha detto (quindi viene udito dai lì presenti):

«Con lui [cioé con Mosè] io parlo a tu per tu, con chiarezza, e non per via di enigmi; egli vede la sembianza di Yahweh» (12:8).

Solo questo passaggio risponde a tutti i nostri quesiti. Quindi Mosè ha visto «la sembianza di Yahweh» che, a questo punto, non può essere il Padre, ma il Verbo. Il Padre (cioè la sorgente della Divinità) nessuno l’ha mai visto (Giovanni 1:18; 1Giovanni 4:2).

La Bibbia dice tantissime volte che Dio ha parlato sia a singoli uomini che a nazioni intere, che è stato udito dunque, ma non era Dio Padre a parlare e ad essere udito, perché il Padre non è il Verbo, di conseguenza, Yahweh non è il Padre, ma il Verbo.

La grammatica non è un opinione

Un brano biblico che potrebbe essere usato per smentire facilmente questa mia esposizione, è la lettura italiana di Isaia 9:5 (v.5 nelle’ebraico, nelle nostre traduzioni invece corrisponde al v.6):

«Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace»

Questo passaggio, è uno fra i più messianici della Bibbia, dove si parla, appunto, della “futura” venuta del Messia. Se la parola “futura” l’ho messa fra virgolette c’è un motivo, e a tal proposito, per maggiori approfondimenti circa il linguaggio espressivo usato i questo versetto, rimando il lettore a un precedente articolo (leggi qui). Ciò a cui voglio destare la mia concentrazione è l’espressione «Padre eterno» che vale la pena analizzarla, questa volta, nella lettura ebraica.

L’ebriaco masoretico usa l’espressione ‘avi’àdאֲבִיעַ֖ד – composto dai seguenti termini:

  • ‘avì – אֲבִי – letteralmente «padre di […]» perché formulata allo stato costrutto,[1] il che indica un’appartenenza. Allo stato assoluto, invece, è semplicemente ‘avאַב – «padre», che qui non si verifica;
  • ‘adעַ֖ד – letteralmente «sempre», «per sempre», «per tutto il tempo», «di lunga durata», «permanentemente» e, come dichiara espressamente il Koehler & Baumgartner «everlasting father» (padre eterno) o meglio ancora father from eternity (padre dall’eternità).

La presenza dello stato costrutto ci obbliga a fare una scelta non arbitraria, ma grammaticalmente precisa, in quanto «father from […]» mantiene più o meno l’originale costrutto ‘avì – אֲבִי – «padre di […]», che nella traduzione «padre eterno» scompare. Avremmo dovuto leggere altrimenti ‘av ‘olàm – אַב עוֹלָ֑ם. Tuttavia, il Koehler & Baumgartner avrebbe mantenuto la letteralità se al posto di “from” avesse riportato “of”, o meglio ancora il genitivo sassone “father’s eternity”.

L’espressione «padre eterno» è differente dall’espressione «padre dell’eternità». Le due frasi vogliono significare cose differenti e «padre eterno» non è ciò che intende esprimere il brano di cui sopra. Quindi, il Verbo, non essendo il Padre (per eccellenza) può essere comunque il padre dell’eternità (di un qualcosa di specifico), dato che è lui, il Verbo, ad elargire il dono della vita eterna.

Conclusione

Sostenere che il Verbo sia il «padre eterno» è errato, almeno secondo me. Questa è più una visione che appartiene agli unitari, quindi agli antitrinitari, che vogliono vedere nel Verbo anche il Padre, ignorando che sono due “personalità” (non due déi) distinte e separate e ignorando anche il fatto che il testo ebraico non esprime questa espressione. Purtroppo, i giochi di parole come «io e il Padre siamo uno» e «chi ha visto me ha visto anche il Padre», traggono in inganno il lettore occasionale della Bibbia, perché altrimenti dovremmo pensare che il Figlio è il Padre e che effettivamente il Padre è stato visto al contrario di quanto dice Giovanni al capitlo 5. Ma la Bibbia, allora, si contraddice! No, affatto, perché è solo una questione di mancato comprendonio e mancanza di strumenti a disposizione del lettore occasionale.

Sostenere invece di vedere il Padre attraverso le azioni di Gesù, allora non c’è nulla di equivoco, poiché Egli ne è il riflesso, non la “persona”.

Infine, a me sembra chiaro che Yahweh è Gesù in persona, in quanto fin dal principio, quando Egli parlava agli uomini, era il Verbo a manifestarsi e non il Padre, che nessuno ha mai visto né udito, se non tramite un “portavoce” di nome Logos, meglio conisciuto come Gesù Cristo.

  • Del Padre nessuno ha mai visto la sua sembianza, mentre di Yahweh sì.
  • Del Padre nessuno ha mai udito la sua voce, mentre di Yahweh sì.

Quali e quante sono le probabilità che Yahweh sia il Padre? Secondo me nessuna!

**************************

Note:

[1] Lo stato costrutto indica un’appartenenza, conferendo al termine un’idea composta che la rende “dipendente”. Si costruisce così il genitivo, che lega il termine costrutto alla parola successiva. Lo stato assoluto, invece, rende una parola “indipendente”, esprimendo di per sé un’idea di base.

6 Comments

  1. Mirco
    Mirco 27/09/2016

    Salve Daniele, pur stimando la tua persona e avendo in gran considerazione la tua conoscenza delle lingue bibliche, credo che stavolta tu parta da un presupposto erroneo nella ricerca di conferme scritturali che corroborino le tue teorie.

    Ovvero, a parer mio, stai forzando il significato del testo di Giovanni 5:37-38…
    Gesù non disse affatto che nessuno aveva mai visto né sentito il Padre, come sembri sostenere tu, ma si riferì a delle persone precise, parlando ad alcuni Giudei.
    Egli disse “voi non…”

    Proseguendo la lettura dello stesso Vangelo, al capitolo sesto troviamo scritto:

    “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. È scritto nei profeti:
    “Saranno tutti istruiti da Dio”.
    Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Perché nessuno ha visto il Padre, se non colui che è da Dio; egli ha visto il Padre. In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna (Giovanni 6:44-47)”

    Queste successive affermazioni di Gesù, paiono stridere non poco con la tua interpretazione secondo la quale, antecedentemente, il Signore si stesse riferendo alla totalità del genere umano, poiché tutti coloro fra i Giudei che avevano udito il Padre, imparando da lui, sarebbero andati a Gesù.
    Ora, vedere il Padre, come leggiamo, è strettamente connesso con “l’essere da Dio”, la quale è una espressione cara allo stile giovanneo. Nella sua prima epistola troviamo scritto che chi non pratica la giustizia e non ama suo fratello non è da Dio, requisiti per distinguere i figli di Dio da quelli del diavolo.
    Di Caino scisse che “era dal maligno” poiché le suo opere erano malvage…
    come all’ottavo capitolo dell’Evangelo giovanneo redasse che Gesù aveva detto a dei Giudei che cercavano di ucciderlo che erano figli del diavolo, perché le loro opere ricalcavano quelle del padre loro.

    E’ evidente a parer mio che, vedere/sentire il Padre, esserne stati istruiti, sono espressioni figurate, un linguaggio metaforico che esemplifica la condotta degli uomini secondo il paradigma da loro seguito, talora inconsapevolmente come nel caso di quei Giudei che si ritenevano figli d’Abraamo, nonché di Dio, ma in realtà appartenevano ad “altra scuola”.

    Spero di essere riuscito almeno ad esporre i rudimenti del mio ragionamento, giacché il tema è complesso e piuttosto vasto.

    Pace a te e cari saluti.

    • Daniele Salamone
      Daniele Salamone 27/09/2016

      Caro Mirco, il tuo intervento mi dà lo spunto per approfondire meglio la questione trattata in questo articolo, e fino a prova contraria mi dà il giusto incoraggiamento per riaffermare quanto da me detto. Quindi ti ringrazio.
      La mia potrebbe sembrare sì una forzatura e sarò il primo ad ammetterlo qualora, in futuro, me ne renderò conto da me stesso.

      Nel passo di Giovanni 6, dove si fa riferimento al Padre che “chiunque ha udito”, è un riferimento che riguarda certamente il riflesso di cui gode Cristo e non al Padre celeste in persona (che nessuno ha mai visto, a meno che devo pensare che anche in questo passaggio ci si sta riferendo ad un gruppo specifico di persone). Lui e il Padre sono una cosa sola (Dio) ma non la stessa personalità.
      “Udire il Padre”, secondo le esigenze del linguaggio letterario biblico, non va inteso alla lettera, perché è lo Spirito (elemento di cui è fatto Dio e che è Dio stesso come lo è Gesù) che smuove le coscienze e quindi, indirettamente, il termine “Padre” viene usato non necessariamente per indicare la prima persona della Trinità, ma come sinonimo di “Dio”.
      In sostanza, se leggi “Padre” puoi anche leggere “Dio”.

      Gesù stesso, sebbene usi la frase “io e il Padre siamo uno” (riferendosi a un’unità nello Spirito, come lo dice anche per la Chiesa: “anche loro siano una cosa sola come lo siamo anche Noi”), mantiene sempre un certo distacco: “il Padre è maggiore di me”.
      Ma il punto della questione non è questo, ma che Yahweh non è il Padre e non sarà certo questo articoletto filologicamente striminzito di informazioni a dimostrarlo, ma ci sono tantissimi altri passaggi che sostengono tale verità.
      Potrei anche aver decontestualizzato il passo, ma, conoscendo il linguaggio biblico, si comprende più di quanto non si riesce ad intendere (o fraintendere) attraverso la classica lettura italiana della Bibbia.

      In fin dei conti, se Gesù è o non è il Padre, non credo sia una cosa impellente su cui soffermarsi (almeno per un non addetto ai lavori), nel senso che non è da questi dettagli che dipende la salvezza di una persona. E menomale! Quindi, siccome molto spesso sento le parole “Daniele, lo Spirito mi ha rivelato che non è come dici tu!”, credo che approfondimenti di questo genere che riguardano l’aspetto letterario e grammaticale (la carne), non debbano necessariamente vedere “l’intenvento dello Spirito”, perché come Gesù è stato vero Dio e vero uomo allo stesso tempo, la Scrittura è sia Parola di Dio che letteratura antica. Lo Spirito rivela determinate cose di carattere spirituale, la conoscenza della letteratura aiuta a comprendere determinati aspetti della cultura e i modi espressivi degli antichi. Da queste basi, giungono poi maggiori rivelazioni che non sono date di ricevere a tutti. Poi, se si intende iperspiritualizzare (e di conseguenza idolatrare) la Scrittura, si è liberi di farlo, io me ne tengo fuori.
      Così come Dio vieta di usare un’immagine che lo ritrare (idolatria), allo stesso modo Dio non vuole che la Sua stessa Parola venga usata come idolo. Quindi è bene far camminare a braccetto gli aspetti spirituali (rivelazione) e umani (conoscenza) di cui gode la Bibbia.

      Concludo dicendo che ti sei spiegato benissimo, ma suggerendo una spiegazione “limitata” a una lettura culturalmente italiana che ignora il linguaggio espressivo culturalmente semitico.

      Shalom,
      Daniele

      • Mirco
        Mirco 28/09/2016

        Salve di nuovo Daniele e pace a te, ti ringrazio della esaustiva ed articolata risposta, che ho letto con attenzione.
        Tengo a precisare che, in linea di massima, conosco la posizione che sostieni a riguardo dell’identificazione di Gesù con Yhvh, avendo letto la prima parte dell’articolo.
        Personalmente, mi ero reso già conto da tempo, indagando la Scrittura, che numerosi titoli propri di Yhvh, riportati nel Vecchio Patto, vengono attribuiti a Gesù Cristo nel Nuovo… tuttavia sia alcuni Salmi, che le citazioni d’essi da parte degli apostoli negli scritti neotestamentari, dichiarano inoppugnabilmente che Yhvh è il Padre. E la Scrittura non può essere annullata, come Gesù stesso disse.
        E’ palese a parer mio, che ci si trova di fronte ad un argomento troppo complesso, che le limitate menti umane, in primis la mia, per quanto erudite, capaci e ispirate non riescono a comprendere in toto. Del resto sta scritto chiaro nella prima Corinti che oggi conosciamo solo in parte e che conosceremo pienamente soltanto quando la perfezione sarà venuta.

        Specificato ciò, per rimanere saldamente ancorati al tema trattato, non posso accettare, se non parzialmente, la spiegazione da te fornita a riguardo dei passi del sesto capitolo giovanneo. Concordo che con il termine Padre ci si riferisca a Dio, come Gesù sottolineò proprio nello stesso contesto (Gv 6:27) e in maniera simile l’apostolo Paolo (1Cor 8:6). E concordo , come ho già precedentemente scritto, che le espressioni in esame vedere/udire non abbiano significato letterale, almeno non in questi specifici contesti. Certamente diverso è il significato di altri passi (Gv 1:18/1Gv 4:12), laddove l’apostolo espresse chiaramente, che Dio non è mai stato visto da nessuno… e dove a parer mio, non è possibile dare valore relativo a tale avverbio [οὐδείς (oudeis) nessuno/niente]. Del resto anche Paolo scrisse più volte che Dio è invisibile (Col 1:15/1Tm1:17).
        Concordo anche sul fatto che “udire il Padre” vada interpretato secondo quanto hai descritto, ovvero secondo l’influenza dello Spirito, in ogni maniera si manifesti… sappiamo però che specialmente all’epoca, la voce di Dio, quindi del Padre, si manifestasse attraverso i profeti.
        Dissento però dalla tua interpretazione inerente al riflesso dell’autorità goduta da Cristo come rappresentante del Padre, poiché, benché sia corretto come concetto, Gesù nella fattispecie parlò esplicitamente di attrazione da parte del Padre verso di lui, senza la quale alcuno sarebbe stato totalmente coinvolto dalla sua predicazione.
        Comunque, poiché abbiamo vedute differenti, non mi pare il caso di insistere ulteriormente su questo punto.

        Vorrei però introdurre un ulteriore spunto di riflessione a riguardo dell’argomento trattato in questi articoli, citando l’incipit della lettera agli Ebrei:

        “Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi. (Ebrei 1:1-2)”

        Ora, se Yhvh, il Dio che aveva parlato ai padri mediante i profeti non è il Padre ma il Figlio… come può essere scritto che parlò in quegli ultimi giorni per mezzo del Figlio?

        Lascio a te l’incombenza di provare a spiegare l’arcano secondo la tua prospettiva, se ne hai piacere ovviamente.

        Cari Saluti, a presto.

        • Daniele Salamone
          Daniele Salamone 28/09/2016

          Pace a te, Mirco.
          Mi limito solamente ad aggiungere che la citazione “la Scrittura non può essere annullata”, non ha niente a che vedere con il tema di cui si sta parlando, perché si riferisce a una discussione che Gesù ebbe con i Giudei che lo accusavano di farsi Dio, nonostante nella loro legge vi fosse scritto “voi siete déi” (http://danielesalamone.altervista.org/genesi-62-i/). Quindi non c’entra niente questa citazione che potrei ripetere benissimo anche io.

          Considera che all’epoca di Cristo, gli ebrei messianici si erano da poco convertiti a Cristo, e quindi dovevano metabolizzare determinate cose riguardo la figura di Gesù qual era Yahweh e viceversa. Come ho già detto, di esempi ce ne sono svariati, ma soffermandosi sul pensiero ed esperssione moderna, ignorando quello antico (letterariamente parlando), si tende a fraintendere. Oggi ne sappiamo più di ieri, perché possediamo la Parola di Dio al completo, AT e NT. Perciò abbiamo modo di effettuare le dovute ricerche e approfondimenti con maggiore dovizia. In quel tempo si pensava a vivere serenamente nell’amore di Cristo, mentre la filologia e robe simili erano cose da rabbini, non certamente dei primi cristiani che non avevano un NT ma solo l’AT a cui attingere l’insegnamento (Torah, appunto).
          Tutte le epistole e i vangeli, una volta messi insieme, hanno dato vita al NT che in quell’epoca si stava sviluppato negli atti, nel frattempo negli scritti e solo dopo in un testamento.
          A quei tempi si ignoravano le cose di cui ci occupiamo oggi, quindi, come si legge in Daniele, ovvero che la “conoscenza aumenterà”, non è una conoscenza limitata al solo libro di Daniele (12:4), come sembra dire il testo in italiano.

          Dio parlava ai padri per mezzo dei profeti. E fin qui ci siamo.
          Se Dio parlava ai padri per mezzo dei profeti, chi parlò con Mosè sul monte? Chi parlò con Abramo? Chi è la Roccia di Horeb dalla quale sgorgò la “bevanda spirituale” e che servì da protezione per Mosè quando la Gloria di Yahweh gli passò d’avanti? Sai cosa significa “mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso, e ti coprirò con la mia mano finché io sia passato; poi ritirerò la mano e mi vedrai da dietro; ma il mio volto non si può vedere”?
          Non esiste solo l’aspetto “rivelatorio” ma anche quello letterario, che va studiato.

          L’arcano di cui parli l’ho già elaborato e si trova fra i miei appunti. Per capirlo da te, riconsidera l’epoca neo-cristiana dei primi credenti, che dovevano ancora metabolizzare bene il fatto che il culto non doveva essere rivolto più al YHWH dell’AT, ma al YESHUA che Israele non ha “riconosciuto”. Gesù in sinagoga non menzionava YHWH, ma citava Isaia perché è di lui (cioè Gesù) che parlava il profeta. YHWH è sempre stato Gesù, perché colui he parla (e ha parlato per mezzo dei profeti) è il Verbo. I miei punti di vista li metto da parte, perché da buon sangue ebreo non oso mettere del mio in quello che dico (come disse Paolo, “ordino, non io ma il Signore”, tranne quando dico “secondo me” per non risultare presuntuoso a chi fraintende le mie parole.

          Detto questo, non agguingo altro, perché penso sia inutile continuare dato che c’è la sconsocenza di base del linguaggio espressivi biblico che si riflette dalla Genesi ad Apocalisse.
          L’importante è avere la certezza di essere salvati per grazia… il resto è marginale.

          Saluti

          • Mirco
            Mirco 29/09/2016

            Ciao Daniele, pace e salute ti siano moltiplicate. Ti chiedo scusa se il mio ultimo commento ti ha eventualmente irritato, non avevo alcuna intenzione di risultare fastidioso.
            Dici senz’altro bene, io non possiedo alcuna conoscenza dei linguaggi biblici e queste lacune possono indurmi in errore. Tuttavia ho una buona preparazione biblica, specialmente neotestamentaria, sulle traduzioni italiane ovviamente.
            Premetto ciò per sottolineare che ero consapevole di come la citazione dal decimo capitolo giovanneo riguardava il contesto del Salmo ottantadue… ciononostante credo fermamente, magari sbagliando, che tale frase sia un monito valido ogniqualvolta delle interpretazioni tendono ad alterare quanto sta scritto chiaro.
            Ovvio che anche tu possa fruirne qualora ne ravvisi la necessità, secondo la tua sensibilità.

            Ti ringrazio delle informazioni che mi hai fornito rispondendomi, vi mediterò su.
            Grazie anche del tempo che hai speso nel darmi le tue delucidazioni.
            Quanto agli interrogativi che mi hai posto, ammetto candidamente che sarei in difficoltà rispondere, poiché le risposte parrebbero contraddittorie e abbisognerebbero di nutrite chiose, per tale ragione evito, risulterebbe ozioso.

            Cari saluti, Il Signore sia con noi.

            P.S.

            Devo ammettere di essere rimasto un po’interdetto di fronte alle tue ultima dichiarazioni. Non vorrei averle fraintese, perciò ti domando: che significa non osare aggiungere nulla di proprio, lasciando da parte i propri punti di vista?
            La citazione dell’apostolo Paolo poi, mi ha reso ancora più perplesso…
            Se avessi la gentilezza di spiegare meglio questo punto te ne sarei grato.
            Saluti di nuovo.

          • Daniele Salamone
            Daniele Salamone 03/10/2016

            Caro Mirco, ti chiedo scusa se tardo nel risponderti. Sono appena tornato da un convegno che mi ha tenuto impegnato per tre giorni di fila.
            Nessuna tua parola mi ha irritato, probabilmente il tono di un commento scritto puo’ lasciare intendere questo, quando in realtà le mie intenzioni erano serene e tali sarebbero state se vi fosse stato uno scambio di opinioni per via verbale. Purtroppo, a volte, un commento tradisce. Quindi non preoccuparti, nessun fastidio né rancore.

            Riguardo a ciò che mi chiedi, ritengo che, frequentemente, si usa dire “la Bibbia dice questo, perché così sta scritto”. Penso che ad una simile affermazione bisognerebbe fermarsi un attimo, perché per quanto riguarda l’essenziale, cioè l’aspetto spirituale, esso è comprensibile senza la necessità di essere dotti perché, appunto, è lo Spirito che rivela.

            Identificare Gesù e Yahweh come il medesimo individuo, non è una questione dalla quale possa dipendere la salvezza del singolo individuo. Approfondire di più equivale, invece, a vederci chiaro su altri aspetti legati non allo spirituale ma al culturale.
            Escludere e non considerare l’aspetto culturale delle Scritture, equivale ad annullare i sapori e i colori di Israele.

            Insomma, se “per me” (punto di vista) Gesù è Yahweh mentre poi mi sbaglio, non perdo la salvezza; se “per me” Gesù è Yahweh, devo necessariamente saper spiegare le motivazioni che mi inducono a pensarla in questo modo, sempre “alla luce della Scrittura” (formuletta magica).
            Il fatto è che “alla luce della Scrittura” si dicono molte cose in contrasto fra loro, per questo sussistono le denominazioni. Ebrei e Cristiani non sono in contrasto per via del fatto che ritengono che il “proprio” libro sacro sia quello autentico, ma perché attingendo dallo stesso testo, giungono a conclusioni differenti.

            L’aspetto rivelatorio della Scrittura interessa ciò che bisogna sapere nell’essenziale, cioè quello che è più impellente da sapere; l’aspetto culturale della Scrittura ne caratterizza invece quei particolari che ti aiutano a indossare i panni di quelle persone verso le quali erano rivolte quelle parole. Gesù era ebreo, non “evangelico”, quindi è questo tipo di mentalità che bisogna ricercare.
            Per questo certi parallelismi fra AT e NT non necessitano per forza della “rivelazione” per essere capiti, perché basta conoscerne i linguaggi espressivi per avere chiarezza. La rivelazione entra in gioco nel momento in cui l’aspetto “culturale”, quindi linguistico e letterario, non aiutano più a comprendere determinate cose, specialmente per il lettore “gentile” che poco conosce se non del tutto sconosce quel tipo di letteratura e cultura.
            Detto questo, è importante non aggiungere nulla di proprio, perché sia dal punto di vista scritturale che culturale, quelle cose vanno capite secondo l’esigenza richiesta da quel brano biblico specifico.

            Per il momento mi fermo qui, il mio tempo è scaduto. Ma ritornerò al nostro discorso prima possibile.
            Ti consiglio di leggere un libro veramente interessante, “Chi ha pranzato con Abrahamo?” di Asher Intrater, lo trovi su Amazon oppure nella CLC più vicina a casa tua.

            Shalom

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