Crea sito
Press "Enter" to skip to content

Tag: biglino

Maria è stata davvero vergine per tutta la sua vita?

L’idea della perpetua verginità di Maria è pura prerogativa per la mariologia cattolica. I cattolici sostengono che Maria era vergine non solo prima e durante il concepimento di Gesù (e fin qui siamo tutti d’accordo), ma anche dopo la sua nascita per il resto della sua vita. Questa idea è conosciuta come la “perpetua verginità” di Maria. Tuttavia, Maria rimase davvero vergine per la totalità della sua vita? Ricordiamo una cosa molto importante: nei nostri attuali Vangeli viene posto un intervallo di tempo di silenzio circa la gioventù di Cristo, ovvero che dagli 11-12 anni fino ai 30 anni della Sua vita, i Vangeli non ci raccontano nulla (a parte qualche favola apocrifa), quindi, è fatto assai probabile che se la Bibbia non rivela molte cose sullo status privato di Maria credo sia consono non togliere nulla da ciò che il Testo dice e non aggiungere nulla a ciò che Esso non dice. Quindi è bene servirsi delle informazioni che abbiamo.

Sono altresì convinto che il cattolico «dalla dura cervice», quando inizierà a sentire “puzza” di smentita alle proprie convinzioni, smetterà di leggere e inizierà a trivellare il medesimo articolo con commenti che potrebbe risparmiarsi (oltretutto saranno monitorati). Quindi, per evitare brutte figure di fronte alle evidenze bibliche di seguito riportate, sarà dovere del cattolico tacere e ingoiare il rospo e rispondere solo nel caso in cui potrà smentire al 100% ogni virgola qui trattata.

04_independence_day_blurayTutti i cristiani (o almeno quelli che credono che il racconto biblico sia ispirato) concordano sul fatto che Maria era vergine quando l’angelo di Dio la informò che da lì a poco avrebbe concepito un figlio per opera dello Pneuma (Spirito Santo). Matteo 1:18 è chiaro quando afferma: «Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Pneuma». Luca 1:34 riporta la domanda di Maria dopo aver saputo che avrebbe portato alla luce un figlio: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?».

La parola “conoscere” in Luca 1:34, ovviamente, non è stata utilizzata per avere un’idea o concetto di un uomo, ma in riferimento all’avere dei rapporti coniugali. Per Maria era impossibile essere rimasta incinta dal momento che «non conosco uomo». Questa parola deriva dal greco [ginosko] e viene usato per trasmettere il pensiero di connessione o unione, tra uomo e donna. La Bibbia insegna chiaramente che Maria era vergine al momento del concepimento di Gesù (cfr. Isaia 7:14). Tuttavia, cosa possiamo dire di lei dopo l’aver dato alla luce il Salvatore?

In primo luogo, consideriamo il termine «finché» in Matteo 1:25: «e [Giuseppe] non conobbe lei [Maria] finché non partorì (un) figlio; e chiamò il nome di lui Gesù». Secondo molti  questo versetto sarebbe un’interpolazione o un’aggiunta speculativa del mondo protestante, ma ci terrei a precisare in qualità di “neutro” e “super partes” che questo versetto è realmente esistente nel testo greco del Nuovo Testamento e non vi sono tuttavia delle prove a sostegno di questa presunta interpolazione. Quindi, chi ha le prove inconfutabili per dimostrare questa che si tratta di un’interpolazione si faccia avanti (la traduzione letterale è dal greco di Nestle-Aland)! Se questi definiscono la verginità come la «conservazione intatta dell’imene» (membrana che si trova nella vulva), naturalmente Maria avrebbe perso la verginità al momento della nascita di Gesù. La Bibbia ci dice che la concezione di Maria è avvenuta per via di un fenomeno miracoloso (Matteo 1:18), ma dire che l’intera gravidanza e il parto sono avvenuti miracolosamente tenendo intatto l’imene di Maria è un’interpretazione forzata del Testo.

In secondo luogo, consideriamo ancora il termine «finché» di Matteo 1:25 in collegamento alla parola «prima» di Matteo 1:18 («prima che fossero venuti a stare insieme»). La frase greca [heos hou] tradotto «finché non» non implica necessariamente che Maria e Giuseppe hanno avuto rapporti sessuali dopo la nascita di Gesù. Tuttavia, chi conosce bene il greco biblico sa per certo che quando il resto del Nuovo Testamento usa questa formulazione preceduta da un termine negativo implica sempre che l’azione negata avviene più tardi, come per dire «per adesso no, ma dopo sì». Molto probabilmente l’uso di Matteo delle parole «finché non» e «prima» sottolinea una post-condizione opposta ad uno status verginale. Si noti inoltre che Matteo scrisse il suo Vangelo dopo che gli eventi erano già avvenuti (tra il 40-70 d.C.). Quindi, se il redattore biblico avesse voluto far capire ai suoi lettori che Maria fosse stata realmente vergine per tutta la vita, sicuramente sarebbe stato molto chiaro e specifico a tal riguardo, ponendo una maggiore enfasi su Maria in termini di “importanza”, cosa che in realtà nella Bibbia non esiste. La verità è che il Testo dell’evangelista porta ad una conclusione completamente opposta.

In terzo luogo, mentre Giuseppe meditava sull’improvvisa gravidanza di Maria (nonostante non si erano ancora incontrati, secondo Matteo 1:18), «un angelo del Signore gli apparve in sogno dicendo: “Giuseppe, figlio di David, non avere timore di prendere Maria la moglie di te». La frase «prendere Maria la moglie di te» significa riconoscerla e trattarla come tale. L’angelo di Dio incoraggiò Giuseppe di prendere Maria non come una sorella o una donna per tutta la vita, ma proprio come moglie. La verità è chiara: Maria è diventata la moglie di Giuseppe nel senso fisico più assoluto del termine.

In quarto luogo, sia Matteo (1:25) che Luca (2:7) registrano che Maria diede alla luce il suo figlio «primogenito». “Primogenito” deriva da due parole greche: [protos], «in primo luogo»; [tikto], «generare». In questi versi, Gesù è indicato come primo figlio di Maria, che potrebbe implicare tranquillamente che Maria ebbe più figli dopo la nascita di Gesù. Vale anche la pena ricordare che mentre Luca parla di Gesù come «primogenito» di Maria [prototokos: Luca 2:7], un capitolo precedente ha fatto riferimento al neonato Giovanni il Battista (unico figlio di Zaccaria ed Elisabetta) e «figlio» [huios di Elisabetta; 1:57]. Questo, tuttavia, non prova che Maria abbia avuto altri figli, ma aggiunge un maggiore peso al processo che va contro l’idea della verginità perpetua di Maria. Perché quindi su Zaccaria ed Elisabetta viene specificato che «Giovanni il battezzatore» fu l’unico loro figlio, mentre di Maria si dice che fu il «primo nato»?

Altri passi del Nuovo Testamento forniscono prove conclusive, al di là di ogni dubbio, che Gesù aveva fratellastri e sorellastre nate da Giuseppe e Maria dopo che loro due «si sono uniti» (Matteo 1:18). Ad esempio, Marco 3 ci parla di un disordine nato mentre Gesù insegnava a una folla di persone.

«E viene la madre di Lui e i fratelli di Lui e fuori stando inviarono da Lui chiamanti Lui» Marco 3:31 (cfr. Matteo 12:46-50)

Marco ha anche osservato (v.32) che le genti che sedevano intorno a Gesù «hanno detto a Lui: “Ecco la madre di te e i fratelli di te e le sorelle di te fuori cercano te». Non solo Marco identifica queste persone come parenti diretti di Gesù, ma ha registrato che la moltitudine (che conosceva Gesù) ha identificato un preciso gruppo di persone come la sua famiglia. Inoltre, quando sottolinea la superiorità della sua famiglia spirituale da quella fisica (che stava cercando lui), Gesù ha risposto: «Chiunque infatti – fa la volontà di Dio, questo fratello di me e sorella e madre è» (v.35). La dichiarazione pubblica di Gesù sottolinea il rapporto unico e intimo tra Cristo e i Suoi seguaci. Egli non aveva intenzione di trasmettere che coloro che fanno la volontà di Dio sono Suoi cugini spirituali, ma fratelli e sorelle spirituali!

Matteo 13:53-58 è simile a Marco 3:31-35. Matteo riporta l’arrivo di Gesù nella Sua città natale, Nazareth di Galilea, dove ha insegnato alle genti nella loro sinagoga (13:54). Quando le genti hanno sentito l’insegnamento di Gesù, con grande stupore dissero:

«Da dove a costui la sapienza questa e i prodigi? Non questi è il del carpentiere figlio? Non la madre di Lui è chiamata Maria e i fratelli di Lui Giacomo e Giuseppe e Simone e Giuda? E le sorelle di Lui non tutte presso di noi sono?»

In questo passo che senso avrebbe distinguere i suoi genitori come «padre e madre» carnali e i rispettivi fratelli citati per nome essere intesi come «fratelli spirituali»? Questa è una chiara evidenza che si cerca di interpretare con vari salti mortali; tuttavia, la Scrittura è chiara e non necessita di ulteriori interpretazioni forzate. Varie teorie cercano di evitare il fatto che Giuseppe e Maria ebbero insieme dei figli. Oltretutto, bisogna considerare che la verginità di una donna non viene determinata semplicemente quando non ha figli. La verginità si può perdere anche senza avere figli e gettando l’ipotesi che Gesù non aveva fratelli carnali non significa che sua madre avesse mantenuto la verginità, ma avrebbe potuto avere dei rapporti sessuali con Giuseppe senza l’intenzione di avere figli. Il punto della questione non è concentrata sui “figli” di Maria, ma sulla sua “verginità perpetua” che biblicamente non esiste!

È buffo constatare che molti cattolici accettano che il «figlio del carpentiere» debba identificare letteralmente il padre adottivo di Gesù, Giuseppe, e la frase «la madre di Lui è chiamata Maria» debba indicare letteralmente la madre di Gesù, mentre negano la frase «fratelli di lui e sorelle di lui» come un riferimento letterale a «fratelli e sorelle» carnali. Che tipo di interpretazione sarebbe? Inoltre, anche se i nomi di Giacomo, Simone e Giuda (nominati dalla folla) potrebbero ricordarci i nomi di tre degli Apostoli di Gesù (Matteo 10:2-4), nessun Apostolo venne mai chiamato Giuseppe (Joses di Matteo 13:55). E’ chiarissimo che questi quattro «fratelli» non erano Apostoli. Qui sovviene un semplice caso di omonimia che in quell’epoca era molto comune. Tuttavia, se i «fratelli di Lui» si riferisce agli Apostoli, allora a chi si riferiscono le «sorelle di Lui»?

Luca offre più prove a sostegno del fatto che gli uomini indicati come fratelli di sangue di Gesù non erano i suoi Apostoli. In Atti 1:13 il redattore biblico identifica gli Apostoli (in questo caso solo 11) per nome. Poi, nel v.14, aggiunge: «Questi tutti  [gli apostoli del v.13] erano costantemente attendenti unanimemente alla preghiera insieme (alle) donne e Maria la madre di Gesù e i fratelli di lui». Paolo ha fatto la stessa distinzione quando ha chiesto: «Non mai abbiamo (la) potestà (una) sorella donna di portare con noi come anche i rimanenti inviati e i fratelli del Signore e Cefa?» (1Corinzi 9:5). Detto questo, non ci può essere alcun dubbio che «i fratelli del Signore» (fratelli di sangue), del quale Luca e Paolo hanno scritto, erano in realtà un gruppo diverso dagli Apostoli (fratelli spirituali).

A causa del peso delle prove bibliche, pochi cattolici sostengono che i fratelli di Gesù non erano i suoi Apostoli. Piuttosto, molti di loro  suggeriscono che questi «fratelli e sorelle di lui» erano semplicemente i discepoli e seguaci. Ma ancora una volta la prova biblica è schiacciante!

  • Se i discepoli di Gesù erano dodici, perché allora Matteo 13:54 ne menziona solo quattro? Cos’avevano di così speciale rispetto agli altri otto non menzionati?
  • Perché tra questi quattro presunti «fratelli spirituali» non viene incluso soprattutto «l’Apostolo che Cristo amava», Giovanni (autore del 4° Vangelo e dell’Apocalisse)?
  • Perché viene fatta una distinzione tra «fratelli» e «sorelle» di lui?

Giovanni ci aiuta a concludere che questi «fratelli» e «sorelle» non erano né discepoli né seguaci di Gesù. Nel settimo capitolo del suo Vangelo, Giovanni ci dice:

«Dissero allora a Lui i fratelli di Lui: “Parti di qui e và a in – Giudea, affinché anche i discepoli di te vedano di te le opere che fai» Giovanni 7:3

Se i miei ragionamenti non mi tradiscono, l’evangelista Giovanni pone una netta distinzione tra «fratelli di Gesù» e «discepoli di Gesù». Se i discepoli sono i «fratelli spirituali» di Gesù, chi sono allora questi «fratelli di Lui»? Giovanni ha continuato affermando che «neppure infatti i fratelli di Lui credevano in Lui» (v.5). A questo punto, i fratelli carnali di Gesù non sono stati conteggiati nel gruppo noto come «discepoli» che credevano in Lui.

È possibile, quindi, che questi «fratelli e sorelle» erano cugini di Gesù o altri parenti a lui vicini? Nel tentativo di difendere questa teoria, un apologeta cattolico rivolse la sua attenzione a Giuseppe (Joses), uno dei fratelli di Gesù, citato in Matteo 13:55. Egli ha sostenuto che gli ebrei «non nominano i loro figli con i nomi dei loro parenti […] Pertanto, Giuseppe non può essere il figlio di Giuseppe “il carpentiere” (Martìn Zavala, 2000)». Questa conclusione è infondata. In primo luogo, la tradizione può raccontare ciò che la maggior parte delle persone fanno, ma non può rappresentare con precisione ogni singolo caso. Non si può dire che gli ebrei «non nominano mai il nome dei loro figli dopo i loro genitori». In secondo luogo, dal tempo di Gesù, la tradizione ebraica era stata influenzata fortemente dalla cultura greca (e altre culture come i babilonesi, persiani, etc.). Come accade con l’influenza moderna (per esempio i bambini italiani chiamati con nomi inglesi), in quel periodo la tradizione ebraica era una miscela di diversi costumi. In terzo luogo, Luca mette in luce la tradizione ebraica di nominare i bambini al tempo di Gesù. Per quanto riguarda il tempo immediato dopo la nascita di «Giovanni il battezzatore», Luca ha registrato che «i vicini e i parenti di lei (cioè Elisabetta) […] chiamavano lui (cioè Giovanni) con il nome del padre di lui, Zaccaria» (Luca 1:58-59). Perché quindi gli ebrei praticavano questa cosa come espresso chiaramente anche nella Bibbia se l’apologeta cattolico Martìn Zavala sostiene il contrario? Luca ci informa inoltre che, quando Elisabetta (madre di Giovanni Batt.) ha risposto che il bambino «si chiamerà Giovanni» (v.60), le donne hanno risposto: «non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome» (v.61). La conclusione è chiara (e mostra la mancanza di conoscenza biblica di alcuni apologeti cattolici): al tempo di Gesù era usanza chiamare il figlio con lo stesso nome del padre. Pertanto, Giuseppe (Joses per Matteo 13:55) si riferisce al figlio di «Giuseppe il carpentiere».

È altresì vero che la Septuaginta utilizza fratello [adelphos] con un significato più ampio per riferirsi a un parente stretto o che non è tecnicamente un fratello. Tuttavia, questo uso non stabilisce il significato di “cugino” per [adelphos] nel Nuovo Testamento. Pertanto, interpretare [adelphos] come “cugini” solo nei passi del Nuovo Testamento che fanno riferimento ai fratelli di Gesù, è una esegesi speculatoria/dottrinale prettamente arbitraria che manca di fondamento contestuale e/o testuale; nel senso che il disonesto apologeta ragiona in questo modo: «decido io quando [adelphos] debba significare “fratello” e quando “cugino”». Il bello è che la stragrande maggioranza di questi “apologeti” non hanno nemmeno le dovute conoscenze basilari dell’alfabeto greco per poter mettere in discussione intere parole, frasi o capitoli della Bibbia interamente scritti in greco classico! Nel Nuovo Testamento greco [adelphos] non significa mai “cugini”.

Un’altra questione che viene messa in discussione è quando Gesù affidò sua madre nelle mani «dell’Apostolo che lui amava», il giovane Giovanni. I cattolici bersagliano questo passo sostenendo che «se Gesù avesse avuto realmente dei fratelli, avrebbe affidato la propria madre a loro e non ad un apostolo estraneo alla famiglia di sangue». Bisogna ammettere che questo ragionamento non è sbagliato, ma la Bibbia ci offre delle risposte molto interessanti. Come ho già detto in precedenza, la Bibbia dice che «i fratelli di Lui non credettero in Lui», mentre «i discepoli» credevano in lui. Sarebbe stato poco sensato da parte di Gesù rivolgersi ai suoi fratelli/sorelle carnali mentre era morente ai piedi della croce dicendo a loro: «fratelli e sorelle mie, vi affido nostra madre». Se Gesù non avesse detto loro queste parole, credete che non si sarebbero presi cura della loro madre? Era necessario invitare i suoi fratelli e sorelle a prendersi cura della madre, oppure lo avrebbero fatto a prescindere anche senza l’invito di Gesù? I fratelli di Gesù non credettero in lui durante il suo ministero (Giovanni 7:5) e a quanto pare sono diventati discepoli suoi solo dopo la sua resurrezione. Nel libro di Giuda (fratello di Giacomo) si legge che l’autore stesso in quanto fratello carnale di Giacomo si definisce «schiavo/servo di Cristo» (Giuda 1). Il fatto che i fratelli di Gesù non credessero in lui prima della sua morte, potrebbe essere stato il motivo principale per il quale Gesù si fidava di più di uno dei Suoi apostoli nel prendersi cura di sua madre piuttosto che di uno dei suoi fratelli di sangue. Gesù dava maggiore priorità sempre alla sua famiglia spirituale al di sopra della sua famiglia di sangue (Matteo 12:48-50).

Un ultimo punto che dovrebbe essere discusso. Si è sostenuto ostinatamente (come ultimo raggio di speranza per la verginità perpetua di Maria) che Maria non aveva altri figli dopo Gesù perché la Bibbia non menziona mai la frase “figli di Maria”. Da un lato i cattolici rifiutano il Sola Scriptura, da un altro lato si appellano ad essa quando più gli conviene. Mi chiedo, perché mai debba essere così necessaria la frase “figli di Maria” quando la Bibbia indica in tantissimi passaggi che lei e Giuseppe ebbero insieme dei figli dopo la nascita di Gesù? I cattolici hanno estremo bisogno della frase specifica “figli di Maria” per venire a capo di questa conclusione? È interessante notare che, mentre da un lato i cattolici si rifiutano di credere che Maria ebbe altri figli perché la Bibbia non registra mai la frase “figli di Maria”, da un altro lato accettano e promuovono idee e frasi come “Immacolata Concezione”, “Santissima Immacolata”, “Sempre Vergine”, “Madre della Chiesa”, “Madre di Dio”, “Regina della Pace”, “Regina dei Cristiani” che la Bibbia non menziona da nessuna parte. A questo punto non dovrebbe esistere nemmeno la dottrina Trinitaria in quanto la Bibbia non cita il termine “Trinità” se non solo l’esposizione del concetto.

Tuttavia, dimostrando che Maria ebbe o non ebbe dei figli, non si vuole in alcun modo impugnare la sua dignità di donna e pia serva del Signore. Ma per giustificare il loro culto a Maria (paganesimo e idolatria), i marianisti (o mariani) hanno cercato un modo per distinguerla da qualsiasi altra donna elevandola al livello di “sublime pura” che si può ottenere solo con la verginità perpetua. Addirittura la si identifica erroneamente con la «regina dei cieli» descritta da Geremia. Questa «regina dei cieli» era in realtà la divinità pagana Astarte (Geremia 7:18; 17:2; 44:17-19,25).

Quando Dio ha creato l’uomo e la donna, era suo puro e sublime desiderio che i due si unissero per produrre discendenti (Genesi 1:28). Poiché anche Maria era una creatura di Dio, sappiamo che poteva godere della benedizione di avere figli. Lo scrittore agli Ebrei ha scritto che un tale rapporto è necessario per coloro che sono sposati (1Corinzi 7:3-5), perché il matrimonio serve anche per non peccare di fornicazione, per cui «meglio sposarsi che ardere». Da tutto quello che viene detto su Maria nella Scrittura, è ragionevole credere che Maria, come un servo obbediente del Signore (Luca 1:38), era obbediente anche a questo riguardo, avere prole.

2 Comments

Le origini dell’uomo: “Evoluzione, Eruzione, Creazione o modifiche genetiche?”

Creazione, Evoluzione o modifiche genetiche?
Evoluzione, Eruzione, Creazione o modifiche genetiche?

Mentre la Bibbia ci dice che Elohìm dovette creare l’uomo traendolo da un cenere [afàr] presumibilmente di natura vulcanica e questo sono io ad ipotizzarlo – i sumeri ci dicono invece che gli Anunnaki fabbricarono il proprio «lavoratore intelligente» servendosi non solo di un campione di suolo terrestre, ma anche di un presunto ominide già preesistente sulla Terra su cui installarono la loro immagine genetica, il DNA. Gli Anunnaki soprannominarono questo primordiale ominide adamu in lu.lu (il mescolato), che ci ricorda non a caso (esempio pratico di parallelismo) l’Adamo biblico, che significa proprio «colui che è tratto dalla terra», stesso ed identico significato che la Bibbia assegna all’adàm, ovvero «terrestre».

Viene chiamato il terrestre perché l’adàm, oltre che essere stato fabbricato mediante l’ausilio di una cenere è stato tratto proprio dall’adamàh, che significa appunto suolo calpestabile, suolo, terreno. Ho anche ipotizzato che l’[afàr] non necessariamente deve riferirsi alla polvere o alla cenere del terreno, ma ppuò riferirsi anche ad una regione geografica [e vulcanica] ben precisa situata nell’area dell’Etiopia chiamata, appunto, Regione degli Afàr. Chi lo sa se Elohìm trasse l’Adam dall’[afàr] di una regione che porta lo stesso nome dell’afàr del suolo? Ma adesso vi spiegherò ciò che avvalora la mia tesi in merito alla possibilità che Elohìm abbia potuto utilizzare una cenere vulcanica per la creazione dell’uomo. L’adàm viene sicuramente fabbricato fuori dal giardino dell’Eden (ma pur sempre dentro l’Eden), in quanto durante la Sua creazione, questo giardino non era stato ancora piantato presso l’area geografica orientale di Eden che già c’era. Dico “fabbricato” perchè Elohìm si servì di una materia prima preesistente, la cenere, e non dal nulla! Per creazione dal nulla si può intendere che prima dell’uomo non c’erano altri uomini.

La porzione di territorio che Elohìm si scelse per piantare il Gan-be-Eden doveva essere ancora allo stato grezzo, significa che prima di essere piantato il giardino in quella zona specifica della Terra, non vi era ancora alcuna forma di vegetazione, quindi o un deserto di sabbia oppure un deserto con paesaggio lunare composto da roccia vulcanica. Il termine [adàm] è costituito dalla radice [dàm] sangue, quindi l’adàm, oltre che essere stato tratto fuori dall’adamàh, nelle sue vene scorre il dàm. Non a caso il termine [adamdàm], tradotto con rossiccio o rossastro, contiene i termini [adàm] terrestre e la radice [dàm] sangue. E non è un caso nemmeno che [adamàh] suolo calpestabile, significhi anche suolo di terra rossastra. Di seguito voglio illustrarvi un mio piccolo diagramma sintetico che può aiutare il lettore a distinguere la radice [dàm] in tutti i suoi derivati di cui ho parlato poc’anzi, comprese le attinenze che si possono riscontrare tra la radice e i derivati di quest’ultima:

Schema esplicativo sulla mia personale teoria della radice DAM, sangue.

Adesso, la prima cosa che potremmo chiederci è: di che colore è la sabbia o cenere [afàr] vulcanica? Noi risponderemmo che può avere diverse colorazioni tra i quali anche il rosso. Visto e considerato che abbiamo menzionato il sangue, questa nostra linfa vitale non solo condivide uno dei svariati colori che può assumere questa cenere attraverso la quale saremmo potuti essere stati tratti, ma ricordando il passo in cui si legge «poiché dalla polvere [afàr] sei stato tratto e alla polvere [afàr] ritornerai» possiamo benissimo ricondurre questa polvere al sangue coagulato che dal suo stato denso si solidifica diventando “crosta” che, assumendo proprio quelle fattezze simili ad un accumulo di terra solidificata, ci ricorda proprio le nostre origini primordiali.

Secondo un’attenta analisi del testo ebraico, ecco cos’ha fatto Elohìm:

Elohìm trasmutò il mucchietto di cenere/polvere [afàr] del rossastro suolo vulcanico [adamdàm] in sangue [dam]. Lo plasmò dalla terra facendolo diventare un terrestre (adàm) e poi si servì della Suo nishmàt [alito, soffio] inalandoglielo nelle narici [appài] per farlo diventare un’anima o persona vivente [nefesh chayàh]. Di conseguenza l’adàm divenne l’immagine di Elohìm, il Suo rappresentante [tzelém] sulla Terra (leggi l’articolo correlato).

Se fosse altresì vero che le nostre origini siano da far risalire ad una cenere vulcanica, significa che la materia di cui siamo composti non proviene proprio dal suolo terrestre che calpestiamo, ma dal cuore della Terra, il centro della Terra, dove risiede il magma, il nostro primordiale sangue incandescente che fuoriesce dalle bocche vulcaniche e dalle fenditure della crosta terrestre (Rift-Valley). Non a caso, quindi, «polvere ritorneremo», perché la morte di un uomo prevede il suo seppellimento sotto terra, come per ricordare il luogo di origine da cui siamo stato tratti. Dalla polvere siamo stati tratti in vita e sotto la polvere ritorneremo quando moriremo.

Il solo ipotizzare che l’adàm fosse stato un prodotto di laboratorio mediante degli interventi di ingegneria genetica da parte di presunti ingegneri genetici su di un ominide già preesistente sulla Terra, ciò andrebbe contro la Bibbia stessa perché la Genesi pone una netta differenza fra la vegetazione, gli animali e l’adàm. Infatti, [basandoci esclusivamente al contesto biblico] non è scritto da nessuna parte che Elohìm dovette apportare delle modifiche su un animale già creato perché così non avvenne. Chi dice che la Bibbia dica queste assurdità non parla con la “Bibbia alla mano” ma con i testi mesopotamici nei quali ci viene fatto credere che parlino davvero di ingegneria genetica aliena. Finché nessun “comune mortale” conosce il Sumero è impossibile verificare se è vero oppure no, ma almeno abbiamo la certezza che la Bibbia non lo dice! Poi ci vorrebbe una fede ancora più grande per credere a teorie così spinte e oltre i confini della logica umana. Le teorie sull’ominide da laboratorio sono state definite dagli esperti delle sole supposizioni fantasiose e ancor di più delle spudorate speculazioni intellettuali sulle quali non è mai stata riscontrata alcuna valenza scientifica.

Leave a Comment