Salmo 22:16 | Le presunte divergenze “messianiche” fra il Testo Masoretico e la Bibbia dei Settanta

qumran masoreticoFra il mondo accademico e quello religioso, vi sono delle accese diatribe sulle questioni profetiche messianiche presenti all’interno della Bibbia. Secondo il pensiero di molti credenti e non credenti, la Bibbia dei Settanta (Septuaginta, LXX) sarebbe più affidabile del Testo Masoretico (TM) per il semplice motivo che come testo in sé, la LXX essendo di redazione precedente di molti secoli, il testo che è stato redatto secoli dopo (il TM) potrebbe essere vittima di speculazioni religiose e filosofiche che avrebbero coinvolto proprio la messianicità di certe profezie riportate. Secondo questi commentatori e critici (e oserei dire anche incompetenti), i Masoreti avrebbero rimosso, omesso e/o modificato in maniera arbitraria alcuni riferimenti alle profezie messianiche che riguardano la venuta di Dio in Terra tramite il corpo fisico di Gesù. Siccome i riferimenti messianici non sono pochi, in questa sede intendo argomentare brevemente solo un esempio fra i tanti, e questo si trova nel Salmo 22 al versetto 16.

Nelle nostre comuni versioni bibliche, prendendone una a caso come la Nuova Riveduta, leggiamo quanto segue:

«Poiché cani mi hanno circondato; una folla di malfattori m’ha attorniato; m’hanno forato le mani e i piedi»

Leggendo questo versetto noto una certa corrispondenza al supplizio patito da Gesù quando è stato inchiodato in croce con «foratura di mani e piedi». I riferimenti ai «cani» e ai «malfattori» non sono altro che coloro che volevano vedere morto colui al quale venivano forate le mani e i piedi. Questo Salmo, insomma, è un riflesso di quanto sarebbe accaduto diversi secoli dopo al Messia tanto atteso ma che la maggior parte degli ebrei non hanno riconosciuto come tale.

La traduzione della Nuova Riveduta adotta come testo di riferimento non il Testo Masoretico ma la Septuaginta, la versione greca dell’Antico Testamento. Lo si capisce perché il Testo Masoretico sembrerebbe l’unico codice antico a non riportare questo versetto per come lo riporta la Septuaginta e tutti gli altri codici antichi.

Come dicevo poc’anzi, vi sono diversi codici antichi – come i Manoscritti del Mar Morto – che sono concordi con la Sepuaginta, ovvero che nel versetto viene specificato «m’hanno forato le mani e i piedi». Questa traduzione la adottano le Bibbie più in uso, come la Diodati, Nuova Diodati e la Riveduta – solo per citarne alcune.

Il Testo Masoretico, invece, nel versetto in questione, non sembra adottare questa citazione, ma un’altra un pò differente nella parte finale. Vediamola:

«Poiché cani mi hanno circondato; una folla di malfattori m’ha attorniato; come un leone essi sono alle mie mani e ai miei piedi»

Leggendo la trascrizione del Testo Masoretico nella sua traduzione si nota una differenza di non poco conto, in quanto ogni riferimento alla «foratura» di mani e piedi viene omesso se non del tutto modificato con la comparsa dal nulla di «leone» che non riconduce in nessun modo al contesto originale sulla foratura. A mio avviso, questo “errore” nasce non per via intenzionale del redattore masoretico che, secondo le nostre trascrizioni a stampa e traduzioni dal TM, “sembra” aver scritto proprio «come un leone essi sono […]» piuttosto che «m’hanno forato le mani e i piedi». Ad un’analisi superficiale “sembra” che la critica abbia indiscutibilmente ragione, ovvero che gli autori del Testo Masoretico abbiano omesso o noascosto intenzionalmente o per errore l’originale riferimento messianico del versetto circa la crocifissione di questo personaggio-X. Come detto in precedenza, il riferimento alla «foratura» lo suggeriscono tutti i codici antichi in nostro possesso, ad esclusione di una parte di Testo Masoretico.

Per l’appunto, nota importantissima da non trascurare assolutamente, è che esiste un codice appartenente sempre al Testo Masoretico ma di datazione più antica rispetto a quello datato tra il 915 e il 1005 d.C., in cui si riporta la citazione del «leone» sbucato dal nulla. Questo codice più antico di data incerta specifica proprio «essi hanno forato le mie mani e i miei piedi». Quindi mi sorge il dubbio se effettivamente ci sia stata una manomissione della copia del TM più antico da parte dei Masoreti vissuti dopo fra il 915-1005 d.C.

Il frammento di Qumràn che riporta «essi hanno forato le mie mani e i miei piedi» come fa anche la Settanta in greco porta la sigla 4QPsf; anche il frammento del Peshitta riporta la stessa cosa, idemm la copia del TM precedente alla copia del TM datato 915-1005 d.C.

Visto e considerato che abbiamo due codici del TM di datazione differente, non riesco a credere che gli stessi «signori della tradizione» si siano corrotti a tal punto di cancellare e quindi negare la messianicità del Salmo oggetto delle nostre analisi, quidi dev’esserci qualcosa che non va circa delle questioni di fattore esterno.

Frammento del rotolo del Mar Morto in cui viene riportato il versetto 16 del Salmo 22

Frammento di Qumràn in cui viene riportato il versetto 16 del Salmo 22

Il Salmo masoretico più da vicino

Adesso cito il Testo Masoretico del passo in questione con la sigla biblica “WTT”, ovvero il testo di Leningrado in versione a stampa (appena riesco a trovare un’immagine del frammento masoretico in questione la pubblico):

 כִּ֥י סְבָב֗וּנִי כְּלָ֫בִ֥ים עֲדַ֣ת מְ֭רֵעִים הִקִּיפ֑וּנִי כָּ֜אֲרִ֗י יָדַ֥י וְרַגְלָֽי׃

Traslitterazione: Ki sevavùni kelàvim adàth me-re’ìm hi-qqifùni ka-‘arìy yadày ve-raglày

Traduzione (mia): Poichè mi-hanno-circondato cani; congregazione-di maligni i-circondanti-me; come-leone mani-mie e-piedi-miei

Seguendo la “lettera” del passo per come è effettivamente scritta non avrebbe molto senso, ma il senso letterale non è questo. Non è necessario nemmeno ricorrere alla tanto discussa “filologia” perché non c’è nulla da interpretare ma da capire.

I critici del Testo Masoretico se conoscessero l’ebraico e avessero una minima dimestichezza in materia epigrafica e calligrafica capirebbero una cosa fondamentale.

Nella traslitterazione di cui sopra emerge la parola «ka-‘arìy» dove nel testo ebraico riportato sopra ho evidenziato mediante i colori rosso e blu. La parola ebraica in questione finisce con una  י «y» [yod] matres lectionis perché allunga la vocale «i» [hireq] precedente. Tuttavia, se la stessa parola terminasse con una ו «w» [vav] anziché «y» [yod], la vav assumerebbe il valore di consonante vocalica per via di una serie di regole grammaticali e quindi da «w» diventa  וּ «u» [sureq]. Quindi, se al posto della «y» ci mettiamo la consonante vocalica «u» [sureq], la parola, ovviamente, diventa «ka-‘arù».

Dove sta la differenza fra le due parole che terminano con una lettera differente?

«Ka-‘arìy» significa effettivamente «come (il) leone», mentre «ka-‘arù» assume quel significato che rende l’idea del «ferire, scavare, forare, bucare», esattamente quel significato che suggeriscono tutti gli altri codici antichi del versetto in questione.

In qualità di calligrafo comprendo molto bene che non è assolutamente difficile confondere la consonante «yod» dalla «vav» se alla vav non viene conferita la sua classica forma allungata. Il problema non sta nell’inesistente e presunto errore del redattore masoretico, ma nella confusione che riscontra il lettore dell’ortografia del redattore masoretico. Quindi, la «vav» del redattore masoretico viene – erroneamente – confusa con una «yod», per cui la «yod» fa mutare la parola da «forare, bucare» a «leone».

kaarìy

Manoscritto esemplificativo realizzato da me: ecco la mutazione che può subire la «yod» a seconda della calligrafia del redattore e dalla velocità di scrittura.

Se avessimo sostituito la «yod» con la «vav» trovando un significato del tutto differente rispetto a «forare, bucare», allora sarebbe stato più che consono attribuire al redattore masoretico la colpa di aver accidentamente (non per forza volutamente) redatto quella parola là in maniera differente per come veniva scritta da altri scribi in altri codici più antichi. Tuttavia, visto e considerato che le due consonanti ebraiche possono somigliarsi molto a seconda dello stile calligrafico applicato dall’antico scriba, allora è del tutto inaccettabile accusare quel redattore di aver avuto le intenzioni di manomettere il significato del versetto.

Chi è stato ad aver speculato non è il redattore masoretico, ma coloro che vogliono vederci una cosa per un’altra e che intendono annullare in maniera sottile la messianicità del passo.

L’errore non lo hanno commesso i Masoreti, ma i cosddetti “studiosi ufficiali” che non sono nemmeno in grado di distinguere una «yod» da una «vav», senza sforzarsi più di tanto per cercare di ricondurre alla consonante corretta in base a quel significato che potrebbe assumere se sostituita con quella che il redattore intendeva redigere realmente ma che “frettolosamente” non ha scritto per come doveva.

Si consideri che i calligrafi e gli scribi di oggi ci perdono molto tempo per scrivere una sola parola pur di non sbagliare, mentre anticamente i redattori scrivevano più velocemente e in modo del tutto naturale e non “meccanico” conferendo al testo la pura calligrafia di quello scriba.

Gli epigrafi e i calligrafi di oggi dovrebbero cercare di evitare di fare certe figure perché contestualmente il leone non ha senso, è naturale, mentre nel Testo Masoretico originale bisognerebbe considerare che quella consonante a fine di parola è una «vav» che sembra una «yod» e non viceversa, mentre nelle nostre versioni a stampa del testo ebraico masoretico viene specificata la «yod» che è un errore non appartenente al redattore masoretico, per cui il povero scriba del medioevo viene accusato ingiustamente.

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