Crea sito
Press "Enter" to skip to content

Il ruolo della donna in assemblea | una sintesi

Molto spesso mi viene chiesto cosa penso delle donne che svolgono un ruolo di “autorità” all’interno del Corpo di Cristo. Siccome sono davvero in tanti coloro che mi pongono questa domanda, in questo articolo vorrei esternare la mia risposta che, tuttavia, può essere ceratmente contestata e criticata in particolar mondo nel mondo evangelico, ma spero solamente che ogni critica che sicuramente riceverò sia costruttiva. Cioè non vorrei che qualcuno si mettesse a dire che insegno “dottrine di demoni” e robe simili. Le dottrine di demoni a cui alludono le Scritture sono altre cose legate alle dottrine mistiche ebraiche (Qabbalah, etc.). Se qualcuno intende riprendermi, lo faccia sì, ma con mansuetudine, perché la contesa non porta a nulla e non mi riguarda in quanto la Bibbia esorta addirittura a fuggire dalle contese. Se si vuole fare contesa, questo blog è il posto più sbagliato.

Se qualcuno mi chiedesse un parere sulle donne che non devono insegnare, io risponderei prima di tutto citando il brano in questione e senza dilungarmi troppo.

In 1Timoteo 2, specialmente nella seconda parte (vv.8-15), Paolo si rivolge all’uomo e alla donna nel loro stretto contesto coniugale. L’Apostolo non permetteva alla donna di insegnare, verissimo, ma si continua dicendo «né di usare autorità sul marito». Qua non si sta parlando di un contesto ekklesiale (assemblea), ma di un contesto coniugale, ovvero che la donna (moglie) deve stare sottomessa al marito e che dovrebeb limitarsi ad interrogare quest’ultimo quanfo ha bisogno di soddisfare qualche dubbio, «imparando in silenzio», cioè senza contestarlo. Qui si sta parlando di quei casi in cui marito e moglie sono, ovviamente, entrambi credenti. In questo brano non si dice assolutamente che una donna non è tenuta ad insegnare a un uomo di Dio.[1] Ho voluto specificare “a un uomo di Dio”, perché una moglie credente deve pur certo insegnare le vie del Signore a un marito che credente non lo è ancora. O sbaglio? In molti qui intendono vederci una donna che non deve insegnare in chiesa, ma dove è scritto? Il testo non vuole dire questo! L’autore biblico aggiunge subito la spiegazione in stile rabbinico (Targum) facendo riferimento ad Adamo ed Eva (vedi nota 1), enfatizzando ancora una volta il senso di “coniugalità” riguardo al fatto che la donna sarà salvata partorendo figli. E non si potrebbe parlare di una donna che partorisce figli se non c’è una relazione/contesto coniugale (salvo quei casi super partes delle prosutute che hanno figli, cfr. 1Re 3:16ss).

Purtroppo le nostre traduzioni rendono uomo e donna in senso generico, quando in realtà dovrebbe essere più corretto intenderlo come sinonimo di marito e moglie. Non è una traduzione soggettiva, ma oggettiva prevista dal contesto del brano stesso. Così si capisce meglio l’intenzione originale che l’autore biblico voleva esprimere.

Quindi, alla donna (alias moglie) non era permesso di avere un approccio disonorevole nei riguardi del marito, ovvero né fargli da maestro né avere autorità su di lui. Anche se sono entrambi dei servi di Dio. Oggi purtroppo ci sono molte “matrone” che rendono succubi il proprio marito, infatti Paolo è a questi casi che si rivolge: alle “matrone”.

Per Paolo dare queste direttive era importante poiché quasi sicuramente queste cose avvenivano inizialmente presso l’assemblea curata da Timoteo e quest’ultimo, non sapendo ancora come comportarsi in situazioni del genere – essendo ancora di poca esperienza come conduttore di un’assemblea – chiede al suo mentore Paolo come comportarsi.

Le epistole, spesso, non sono semplici lettere redatte dall’iniziativa del mittente con le intenzioni di “dettare leggi” presso le assemblee locali da lui fondate, ma sono da considerare soprattutto come risposte a richieste di aiuto precedenti pervenute da quello che sarà poi il mittente (Paolo) da parte di colui che sarà il destinatario (Timoteo) dell’epistola in questione. Anche fra le righe delle altre epistole si avverte quella necessità di dover rispondere a precedenti richieste di consulenza o soccorso morale e spirituale.

In 1Corinzi 14 viene rivendicato il famoso “silenzio” alle donne, ma questa volta in assemblea (ekklesia). Tuttavia si vuole ancora una volta rimarcare il concetto della “coniugalità”, poiché se una donna (cioè moglie) vuole imparare qualcosa, è tenuta ad interrogare il marito a casa, non in pubblico, perché se un marito non sapeva subito come o cosa rispondere, poteva essere umiliante per lui davanti a tutti gli altri una eventuale scena muta. In quanto, un uomo che non era in grado di istruire la propria moglie, non era adatto a prendersi cura di un’assemblea intera.

Il brano dice nella sua interezza:

«Come si fa in tutte le chiese dei santi [comprese quelle in Israele, n.d.r.], le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare; stiano sottomesse, come dice anche la legge. Se vogliono imparare qualcosa, interroghino i loro mariti a casa; perché è vergognoso per una donna parlare in assemblea» (1Corinzi 14:34-35)

Si noti il particolare: il traduttore (NRV) usa «chiese» e «assemblee», quando poi la parola greca è la stessa per entrambe: ekklesia. Noto un tentativo di veicolare il lettore a porre una differenza tra «chiese» e «assemblee». Perché non tradurlo in modo uguale? “Chiesa”, inoltre, è una non-traduzione, ma un semplice adattamento in italiano di una parola greca. Quindi è più consono tradurre: «come si fa in tutte le assemblee dei santi, le donne tacciano nelle assemblee […] perché è vergognoso per una donna parlare in assemblea», cioè in presenza di tutti.

Quando si legge «le donne tacciano nelle assemblee, perché non è loro permesso di parlare; stiano sottomesse», si riferisce alla donna «sottomessa» al proprio capo, cioè il marito. Il passo non vuole significare che la donna non può ministrare, ma che non può interrogare il marito in presenza di altri, cioè d’avanti a tutti. Si allude a 1Timoteo. Il motivo di questo loro silenzio non è dovuto dall’impedimento di essere Pastore, Evangelista, Apostolo o Profeta, ma di non esercitare l’insegnamento che spetta al Dottore. I ministeri hanno ciascuno un proprio ruolo e vista l’epoca, la donna non poteva atteggiarsi a “rabbino” in presenza del marito e sul marito stesso. La donna può certamente esercitare il ministero di Profeta, ad esempio, dato che viene loro permesso di farlo «con il capo coperto» (usanza prettamente storica). Non è pur sempre un ministero essere Pastore donna? Quindi, perché una donna non può essere “Pastore” mentre Profeta sì? Naturalmente dobbiamo parlare anche di contesto, poiché l’assemblea di Corinto era ancora alle prime armi ed era necessario stabilire un certo ordine e disciplina, dato che c’era l’abitudine da parte di alcune donne di usare potere sui mariti, specialmente in presenza di altri (in assemblea) per sentirsi migliori di loro. Finché queste donne, prima di divenire cristiane, erano pagane, allora erano libere di fare quel che gli pareva, ma una volta inserite nel contesto cristiano, dovevano attenersi a certi precetti, ovvero che il marito è il capo della donna sia per natura che per definizione e la moglie deve stare sottomessa al marito, a maggior ragione se in presenza di altri. Prendere coscienza di queste posizioni e ruoli (sia in casa che in chiesa, rispetto e amore reciproco) aiuta la coppia a vivere serenamente in ordine e armonia con la volontà di Dio, poiché d’innanzi a Lui non c’è «[…] né maschio né femmina […]».[2]

Ma, una donna che non ha marito (quindi in assenza di un capo a cui sottomettersi), come dovrebbe comportarsi in assemblea? C’è il caso di Lidia (Atti 16:14,40) che fu sia pastore (per via dell’ospitalità offerta) che apostolo (per aver fondato una ekklesia in casa sua): non si dice se fosse sposata o meno, ma non essendoci la menzione di un eventuale marito (il suo capo) allora è probabile che fosse single. Tuttavia non solo offrì ospitalità a Paolo e Sila dopo essere usciti dalla prigione, praticando un’attività pastorale, ma si attenne di propria iniziativa (cioè senza aver attinto ad alcuna epostola) al devoto e sottomesso ascolto agli insegnamenti di Paolo. Curò anche un’assemblea in casa sua, quindi fondò una ekklesia locale (compito dell’apostolo).

Quello che oggi si dimentica è che se non fosse per molte donne veramente innamorate di Dio, certe assemblee non reggerebbero in piedi. Meglio un Ministro donna che un Ministro uomo in una chiesa immorale. Da un punto di vista contestuale, Paolo intese rivolgersi a quelle donne gentili che stavano avvicinandosi da poco a Gesù, perciò ancora con il temperamento da donne pagane era necessario per loro una impartizione ferrea, una “drizzata”, senza però l’intenzione di “giudaizzare”.

Molti insegnamenti biblici vanno applicàti certamente anche oggi, ma slittare nel futuro (cioè oggi) tutto quello che riguardava esclusivamente un preciso contesto storico, ambientale e geografico, mi dà prova che il «Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù» viene totalmente e volutamente ignorato, frainteso o non capito. L’iper-zelo che induce a fare una “eccessiva” volontà di Dio (cioè senza equilibrio, il troppo è un eccesso), si traduce in pseudo-zelo, un tipo di zelo del tutto antibiblico. Esattamente quello praticato da scribi e farisei.

Se oggi aumentano sempre di più Ministri donne, la cosa fa certamente piacere da un lato perché in un modo o in un altro il Regno di Dio non si ferma, ma suscita anche dispiacere dall’altro, in quanto è una dimostrazione che vi sono sempre meno “Uomini” (con la U maiuscola) di Dio. Per riparare queste brecce, naturalmente lo Spirito Santo non se ne sta a guardare impassibile, suscitando chiunque vuole senza fare distinzioni fa «maschio e femmina» o «uomo e donna».

Si potrebbero affrontare maggiori disamine, ma credo che la una eccessiva esegesi[3] rischia di tradursi in farisaismo, fanatismo e sorpattutto eisegesi.[4] Perciò è con parole semplici e chiare che ho voluto suggerire quanto mi è dato di capire dal mio approccio con le Scritture. Non mi intressa giustificare una posizione umana, ma attenermi allo scritto per quello che vuole realmente significare alla radice. Il maschilismo e l’iper-zelo lo lascio agli uomini e donne duri, duri di cuore, cioè ai deboli.

Note

[1] Nota importante è che non viene esplicitamente detto che una donna non può essere Pastore, Evangelista, Profeta o Apostolo, ma viene detto che non può insegnare, cioè quel compito che spetta all’insegnate, alias Dottore. Se la donna è stata creata per l’uomo, è la donna che ha da imparare dall’uomo – dato che è stata creata dopo l’uomo. Adamo dovette istruire Eva, era il suo responsabile. Tutta la responsabilità su di Eva apparteneva ad Adamo. Credo che una famiglia composta da un marito e una moglie entrambi ministri, sia piuttosto una grande benedizione sia per l’assemblea locale sia per i figli stessi che accudiscono.

[2] Qui l’autore biblico usa le espressioni «maschio e femmina» non «uomo e donna». Per «maschio e femmina» l’autore si riferisce a «uomo e donna» in senso generico; mentre, quando scrive «uomo e donna» vuole riferirsi al «marito e moglie». Sussiste, diciamo, uno “slittamento semantico” operato dallo stesso autore dello scritto.

[3] Far dire alla Bibbia quello che ha da dire la Bibbia.

[4] Far dire alla Bibbia quello che si vuole far dire alla Bibbia.

3 Comments

  1. Samaritano
    Samaritano 07/07/2017

    PARTE 2

    [*Nota 1] (assemblea, v. sopra) Attenzione a non usare metodologie rabbiniche nell’analisi del testo (i rabbini sono diretti discendenti-discepoli degli scribi e farisei, il fatto che Gesù venisse anche chiamato Rabbi/Maestro non faceva di lui un allievo delle scuole rabbiniche), in 1 Timoteo 2:12 “…nè autorità sul marito” non specifica, ma amplia il contesto, dato che il significato di “ouk… oude” in greco è: “non… e inoltre non”, “nè(non)… nè (neppure)”. Il collegamento con Adamo ed Eva non è una traduzione esplicativa/interpretativa (targum) e non si riferisce al rapporto coniugale, ma lo Spirito Santo motiva il comando dei versetti precedenti in base all’ordine che Dio diede alle cose fin dalla creazione, in cui emerge il ruolo e l’autorità, e il quale si riflette direttamente nella distinzione dei comportamenti e nelle loro conseguenze.

    P.S.
    Non posso non aggiungere che la radice del problema è nel tuo costante utilizzo della ‘conoscenza umana’ come strumento di analisi, ciò emerge dai ragionamenti e dai tecnicismi che utilizzi (oggettivo/soggettivo, slittamento semantico, spiegazione stile rabbinico?!?, ecc.). Sai bene che il testo biblico è esplicitamente rivolto “ai piccoli fanciulli” (Luca10:21). Lo Spirito Santo non ha mai sollecitato gli scrittori biblici ad usare terminologie da ‘dottore della legge’. Non è possibile usare la ‘sapienza del mondo’ per analizzare le Scritture, “…la sapienza di questo mondo è follia presso Dio, poiché sta scritto: «Egli è colui che prende i savi nella loro astuzia»; 20 e altrove: «Il Signore conosce i pensieri dei savi e sa che sono vani».” (1 Corinzi 3:19-20). Gesù spiegava la legge mosaica in modo completamente diverso da quello dei farisei, ed è proprio così che faceva emergere l’erroneità dei loro metodi interpretativi umani. Dio non cambia certo opinione a riguardo. Se qualcuno o qualcosa ti ha fatto pensare diversamente, rigetta tali indicazioni, non vengono da Dio!

    Con affetto cristiano,
    Samaritano.

    • Daniele Salamone
      Daniele Salamone 07/07/2017

      Caro Samaritano, grazie per il suo intervento assai interessante.
      Tuttavia, il suo è un pensiero che già mi è appartenuto qualche anno fa, proprio quando “combattevo” quelle che pensavo fossero dottrine umane con il pensiero umano. Non intendo giudicare la sua analisi come “conoscenza umana”, perché non occorre che sia io a dirlo; chi è dotato dello Spirito del Signore può da sé discernere gli spiriti.
      Poiché non intendo ripetermi per non ubriacare ulteriormente la questione (perché ho molta gente semplice che legge il mio blog, e non erudita come lei), il pensiero è già espresso nell’articolo, per cui non ricerco oltre delle giustificazioni che possano confermare quanto ho detto. A questo punto, visti i pareri attualmente discordandi che ci caratterizzano, è cosa convenevole non continuare la conversazione, perché non si addice ai santi discutere pubblicamente su questioni che riguardano “i panni sporchi di casa”.
      Sicuramente so cosa dico e perché lo dico, e la ringrazio per i suoi consigli gratuiti di rigettare “tali indicazioni”; potrei dire le stesse cose anche di lei, ma me ne astengo perché mi reputo una persona educata e che non va a toccare la persona in pubblico, a maggior ragione se si tratta di un fratello in Cristo, o sedicente tale.
      Anche io potrei dire che le sue affermazioni “non vengono da Dio”, ma mi astengo per gli stessi motivi espressi sopra.
      A proposito del sermone del monte, dove Gesù spiegava come andavano approcciati la Legge e i Profeti, ho scritto un articolo a riguardo che la invito a leggere: http://danielesalamone.altervista.org/non-sono-venuto-per-abolire-la-legge-e-i-profeti-cosa-significa/

      La prossima volta, abbia più affetto cristiano, magari scrivendomi privatamente per email. Perché finché si discute la Scrittura e ci si limita ad essa, allora ci può stare, ma quando si tocca la persona con espressioni del tipo: “la radice del problema è nel tuo costante utilizzo della ‘conoscenza umana’ come strumento di analisi, ciò emerge dai ragionamenti e dai tecnicismi che utilizzi”, oppure “Se qualcuno o qualcosa ti ha fatto pensare diversamente, rigetta tali indicazioni, non vengono da Dio!” – allora si intende sottilmente offendere e screditare la mia persona definendomi come una persona che dice cose “che non sono da Dio”. E’ una grave accusa. Ciò non si addice ai santi, o almeno, è una cosa che non dovrebbe avvenire fra i santi. Ma se lei mi dice che non è un “santo” secondo il gergo biblico, allora è giustificato il suo intervento apparentemente cristiano.

      Anche vero è che la Scrittura è rivolta ai piccoli fanciulli, ma non solo. Questo blog non è “la Bibbia”, e si prefigge di spiegare determinate cose soprattutto a chi “piccolo fanciullo” non lo è diventato ancora. Siccome il mio campo d’azione si affaccia su un settore dove necessariamente occorre usare anche (e non solo) i tecnicismi, mi si lasci svolgere il mio compito serenamente. Ribadisco, so cosa dico e a chi lo dico, ma se lei in primis sostiene di aver capito quello che ho detto, allora essere “piccoli fanciulli” non significa essere deficienti, ma anche essere disposti a lasciarsi istruire come piccoli fanciulli.
      L’Apostolo diceva “quando ero bambino ragionavo da bambino”; ma ora che sono adulto ragiono da adulto”. Perciò, cerchiamo di non decontestualizzare una citazione biblica sminuendo chi aprofondisce la Bibbia con tutti i “santi crismi” (e carismi), perché essere piccoli fanciulli non preclude la possibilità di essere anche preparati su un argomento secondo l’istruzione dello Spirito Santo.
      Non ho lauree, non ho titoli, alle scuole superiori sono stato anche bocciato 2 o 3 volte, non me lo ricordo, ed è per grazia dello Spirito Santo che da totale ignorante lo Spirito Santo mi rende sufficientemente “colto” da spiegare determinate cose a chi vuole spiritualmente crescere e non vuole rimanere spiritualmente bambino.

      Detto questo, la ringurazio per il suo intervento, ma la prossima volta si informi meglio sulle persone con le quali si confronta. Chi vuole rimanere intellettualmente “piccolo fanciullo” allora può benissimo partire spedito per l’isola che non c’è, dove in questo luogo non si cresce mai! La fanciullezza espressa dalla Bibbia è relazionata alla malizia e all’ingeuintà (come colombe), ma si esorta ad essere anche scaltri come serpenti. Io intendo la Scrittura per grazia di Dio, perché sono un ignorante patentato ma istruito direttamente dallo Spirito.

      Shalom

  2. Samaritano
    Samaritano 07/07/2017

    PARTE 1

    In tutta franchezza mi secca riprendere una delle poche persone che su internet si oppone alle ‘biglinate’, ma carissimo Daniele… spesso fai delle analisi che non hanno nulla a che fare con il messaggio biblico, in altre parole non lasci parlare il testo. Anche in questo caso la spiegazione la fornisce direttamente lo Spirito Santo mediante Paolo: “Ti scrivo… affinché… tu sappia come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità” (1 Timoteo 3:14-15).

    Cosa è e dove è la “casa di Dio”, “la chiesa del Dio vivente”? Tutti i fedeli cristiani sanno che l’adorazione che Dio richiede non ha bisogno di luoghi o tempi speciali, particolari forme o funzionamenti, ma che si pratica tutto il giorno e ogni giorno in tutte le situazioni della vita, singolarmente, in famiglia e con i fratelli. Gesù disse: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui” (Giovanni 14:23) e anche “Poiché dovunque due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Matteo 18:20).

    Dunque questo è l’ambito (la “casa di Dio”, “la chiesa del Dio vivente”) in cui lo Spirito Santo richiede alla donna (non sposata, sposata, vedova, ecc.) sottomissione all’uomo. Le distinzioni che hai evidenziato (assemblea/privato, uomo/marito, donna/moglie, ecc.) sono spiegate diversamente in molte scritture, ad esempio 1 Corinzi 14:34-35 specifica: “E se vogliono imparare qualche cosa interroghino i propri mariti a casa, perché è vergognoso per le donne parlare in chiesa”, … ma se non possono nemmeno chiedere chiarimenti in assemblea[*1] (che ricordo può essere anche di “due o tre riuniti nel mio nome”, v. sopra) sulla Parola di Dio, come potrebbero mai fungere da pastori, i quali sono tenuti a pascere il gregge (i fratelli) con la Parola di Dio “… utile a insegnare, a convincere, a correggere e a istruire nella giustizia” (2 Timoteo 3:16-17; cf. Salmo 23). Anche solo queste due scritture contraddicono le spiegazioni che fornisci del termine pastore (pastore… perchè ospitale?!?, addirittura apostolo… per avere fondato una ekklesia?!?).

    Non mi dilungo oltre per motivi di spazio, ma stai facendo molta confusione tra le funzioni ‘non dei ministeri’, ma dei doni spirituali (evangelista, profeta, apostolo, insegnante, ecc.) “… per l’opera di ministero…” (Efesini 4:12). Se cerchi meglio vedrai che ci sono molte altre le scritture che chiariscono queste cose. Tra l’altro noterai che emerge chiaramente l’inesistente distinzione tra ‘clero/semplici fedeli’, perchè solo un unico “corpo ben connesso e unito insieme, mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l’edificazione di se stesso nell’amore.” (Efesini 4:16). Può la milza svolgere il compito dei polmoni?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*