Restaurando Gerusalemme – Restaurando Noi Stessi #1

Erano almeno dieci anni che sognavo di poter visitare Gerusalemme. Finalmente nel novembre dell’anno appena trascorso, tutto è sembrato incastrarsi in perfetta armonia affinché questo desiderio divenisse realtà. Nel periodo precedente al mio viaggio stavo studiando il libro di Nehemia, quindi non è un mistero che una tra le cose che più mi hanno attratto sono state le sue porte e le sue mura.

Ma per meglio comprendere l’importanza di questa città santa vorrei prima fare un brevissimo riassunto della sua storia.

La Gerusalemme dei giudei è stata fondata più di 3000 anni fa quando Davide la prese ai gebusei, la città infatti prima si chiamava Gebus (1Cronache 11:4).

Il figlio di Davide, Salomone, costruisce sul monte Moriah il primo tempio proprio nel punto in cui Abrahamo legò Isacco. Nel 586 a.C. i babilonesi distrussero Gerusalemme e ne bruciarono il tempio. Nel 516 a.C., Ciro il Grande, re di Persia (che aveva conquistato l’impero babilonese, ivi incluso Gerusalemme), permette ai giudei esiliati in Babilonia di ritornare a Gerusalemme e di ricostruirla. Poi ci fu Alessandro Magno che conquista la Giudea e Gerusalemme e a lui segue Antioco IV. Questo re fece di tutto per ellenizzare Gerusalemme costruendo tra le altre cose un tempio dedicato a Giove.

«Uscì da quelli una radice perversa, Antioco Epìfane, figlio del re Antioco che era stato ostaggio a Roma, e assunse il regno nell’anno centotrentasette del dominio dei Greci. In quei giorni sorsero da Israele figli empi che persuasero molti dicendo: “Andiamo e facciamo lega con le nazioni che ci stanno attorno, perché da quando ci siamo separati da loro, ci sono capitati molti mali”. Parve ottimo ai loro occhi questo ragionamento; alcuni del popolo presero l’iniziativa e andarono dal re, che diede loro facoltà di introdurre le istituzioni dei pagani. Essi costruirono una palestra in Gerusalemme secondo le usanze dei pagani e cancellarono i segni della circoncisione e si allontanarono dalla santa alleanza; si unirono alle nazioni pagane e si vendettero per fare il male» (1Maccabei 1:10-15)

Questo brutale tentativo di sradicare la religione ebraica portò allo scoppio di una rivolta capeggiata dal sacerdote osservante Mattatia. Nella rivolta i Maccabei ebbero la meglio e regnarono dal 141 al 63 a.C. Seguì una rivolta interna che diede a Roma il pretesto per intervenire e Gerusalemme viene conquistata da Pompeo. L’impero romano mise Erode a regnare sulla Giudea e su Gerusalemme.

Erode, oltre ad essere un monarca tirannico e sanguinario, era anche un grande costruttore, speranzoso di poter ellenizzare i suoi domini, caratterizzati principalmente dalle usanze ebraico-giudaiche. Con questa speranza egli costruì un ippodromo e un anfiteatro a Gerusalemme, che attirò nella capitale molti viaggiatori stranieri.

jerusalem_modell_bw_2L’opera che senza dubbio Erode volle costruire ad ogni costo, non solo perché gli avrebbe attirato le acclamazioni dei suoi sudditi, ma anche per soddisfare la propria megalomania, fu il magnifico Tempio di Gerusalemme, nella sua terza ricostruzione. Questo nonostante la sua totale indifferenza alla religione ebraica. L’antico tempio, costruito in epoca babilonese, era senza alcun dubbio molto ampio ma di inferiore bellezza rispetto ai grandi santuari pagani. Erode cominciò i lavori nel suo 18º anno di regno, cioè fra il 20 o il 19 a.C. (fonte Wikipedia)

Ironia della sorte volle che i lavori del tempio furono totalmente ultimati nel 64 d.C. ossia 6 anni prima che Roma lo distruggesse per opera di Tito nel 70 d.C.

Di quella straordinaria costruzione, quale il tempio era, oggi rimane solo il muro Occidentale, ossia: HaKotel HaMa’aravi. Sarà solo nel 1800 che prenderà il nome di “muro del pianto” o “muro delle lamentazioni”.

roberts_siege_and_destruction_of_jerusalemLa distruzione accadde a causa di una guerra civile interna tra tre fazioni di ebrei che fecero scattare l’intervento di Roma il quale pose fine alla ribellione.

«La città [di Gerusalemme] venne abbattuta dalla rivoluzione, poi i Romani abbatterono la rivoluzione, che era molto più forte delle sue mura; e di questa disgrazia si potrebbe attribuirne la causa all’odio di chi si trovava al suo interno, ai Romani il merito di aver ripristinato la giustizia. Ma ognuno può pensarla come crede, vedendo come accaddero i fatti realmente» (Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, V 6.1.257)

Seguì a quello romano, il periodo bizantino dal 324 al 638 d.C., poi il primo periodo musulmano dal 638 al 1009 d.C. Fu proprio in questo periodo, nel 691 d.C. che fu costruito il duomo della Roccia sul monte del tempio,  tempio di cui era rimasto soltanto la spianata.

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Ci furono poi le crociate, poi Saladino che cattura Gerusalemme, poi altri califfi che distruggono le mura, segue l’impero ottomano e Solimano il Magnifico che nel 1541 ricostruisce le mura di Gerusalemme.

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Arriviamo così ai giorni nostri quando gli inglesi catturano Gerusalemme nella prima guerra mondiale e nel 1948 viene stabilito lo Stato di Israele. Nel 1967 ad oggi Israele “libera” la “città vecchia” di Gerusalemme e metà della parte est.

Ecco questa veloce infarinatura ci dà un’idea di quanto travagliata, intensa, sanguinaria e gloriosa sia stata (ed è ancor oggi) la storia di questa città.

Ma perché è sempre stato così importante ricostruire Gerusalemme? Perché non iniziare tutto di nuovo in una qualsiasi altra città? Il Tanakh (l’Antico Testamento) ci dà più volte la risposta.

«(ma a lui rimarrà una tribù per amore di Davide mio servo e per amor di Gerusalemme, della città che ho scelto fra tutte le tribù d’Israele)» (1Re:11-32)

«Grida ancora e di’: “Così dice l’Eterno degli eserciti: Le mie città traboccheranno ancora di beni; l’Eterno consolerà ancora Sion e sceglierà ancora Gerusalemme“» (Zaccatia 1:17)

«I tuoi occhi siano rivolti giorno e notte verso questo tempio, verso il luogo di cui hai detto: “Lì sarà il mio nome”, per ascoltare le preghiere che il tuo servo farà rivolto a questo luogo. Ascolta le suppliche del tuo servo e del tuo popolo Israele quando pregheranno rivolti a questo luogo. Ascolta dal luogo della tua dimora, dai cieli; ascolta e perdona […]. ascolta dal cielo e perdona il peccato del tuo popolo Israele, e fallo tornare nel paese che hai dato a lui e ai suoi padri» (2Cronache 6:20-21,25)

Gerusalemme è la città che Dio ha scelto, è lì che c’è il Suo tempio, e nel tempio, il Suo nome.

Ma torniamo indietro di poco più di 2500 anni, ossia quando la città venne distrutta per la prima volta per opera dei babilonesi.

Settant’anni dopo la distruzione, nel 516 a.C. Esdra, scriba e sacerdote, grazie all’editto del re Ciro ricostruisce il tempio.

«Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché si adempisse la parola dell’Eterno pronunciata per bocca di Geremia, l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, perché facesse un editto per tutto il suo regno e lo mettesse per iscritto, dicendo: “Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, il DIO dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra. Egli mi ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, che è in Giuda. Chi di voi appartiene al suo popolo? L’Eterno, il suo DIO, sia con lui; salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e ricostruisca la casa dell’Eterno, DIO d’Israele, il DIO che è in Gerusalemme. La gente di ciascun luogo, dove qualche sopravvissuto giudeo ancora risiede, lo fornisca d’argento, d’oro, di beni e di bestiame oltre alle offerte volontarie per la casa di DIO che è in Gerusalemme». Allora i capifamiglia di Giuda e Beniamino, i sacerdoti e i Leviti, assieme a tutti quelli ai quali DIO aveva destato lo spirito, si levarono per andare a ricostruire la casa dell’Eterno che è in Gerusalemme» (Esdra 1:1-5)

Il tempio viene ricostruito prima della città, prima che ci siano mura a proteggerlo. Interessante non trovate? Ma per strano che possa sembrare sono state date le giuste priorità. Prima di ogni cosa ci deve essere la restaurazione del Tempio. Prima di tutto il luogo di culto doveva essere restaurato, l’altare edificato, il canale di adorazione e comunicazione con Dio ristabilito. Lì si facevano i sacrifici, lì c’erano le tavole dell’alleanza, lì c’era la gloria di Dio, la Sua presenza, la Sua santità. Senza il tempio Gerusalemme avrebbe perso il suo valore, quindi la sua restaurazione doveva avere la precedenza su tutto.

Qual è l’insegnamento dietro questa decisione? Dio ci ha scelto per far abitare in noi il Suo Nome. Ci ha riscattati con il Suo grande potere e con mano forte. Ci ha trasformato in Suoi santuari e ha voluto comunicare con noi facendo di noi stessi il mezzo in cui risiede e si muove la Sua presenza. L’esperienza più importante e più potente che un essere umano potrà mai sperimentare è la nuova nascita. Quando ci si arrende a Dio, quando si confessa Gesù Cristo come Signore e Salvatore, Dio ci fa diventare: tempio dello Spirito Santo (1Corinzi 3:16; 6:19; 2Corinzi 6:16).

Il mondo impone il cambiamento da fuori verso dentro. Dio invece sa che il vero cambiamento può avvenire solo quando Lui è messo al centro del nostro essere, da dentro verso fuori. Ciò significa che solo dopo avere eretto il Tempio di Dio in noi possiamo passare alla ricostruzione delle mura e alla chiusura delle brecce, ossia alla restaurazione della nostra personalità.

Per la ricostruzione delle mura Dio mette nel cuore di un uomo, Nehemia, il desiderio di compiere questa missione.

L’originale di questo nome è Nechemyàh – dalla radice Nacham che vuol dire «consòlo» e yah è l’abbreviazione del Tetragramma, YHWH. Consolazione di Dio. Consolare è dare conforto, sollievo. Ecco allora che Dio, attraverso questo uomo, stava portando sollievo e consolo al suo popolo. Indicativo inoltre il significato di Gerusalemme, Yerushalàym, che è «insegnamento di pace» (vedi BDB Definitions). Tutto ciò che è scritto rappresenta per il credente, un insegnamento vitale.

Dio ci insegna attraverso queste porte come restaurare i muri della nostra vita e della nostra personalità per arrivare a vivere in pace.

«Parole di Nehemia, figlio di Hakaliah. Or avvenne che nel mese di Kisleu, nell’anno ventesimo, mentre io mi trovavo nella fortezza di Susa, arrivò da Giuda Hanani, uno dei miei fratelli, assieme ad alcuni altri uomini. Io li interrogai riguardo ai Giudei scampati, superstiti della cattività, e riguardo a Gerusalemme. Essi mi dissero: “I superstiti che sono scampati dalla cattività sono laggiù nella provincia, in grande miseria e obbrobrio; inoltre le mura di Gerusalemme sono piene di brecce e le sue porte consumate dal fuoco“. Come udii queste parole, mi posi a sedere e piansi; quindi feci cordoglio per vari giorni, e digiunai e pregai davanti al DIO del cielo. E dissi: “Ti supplico, o Eterno, DIO del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e la misericordia con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, siano le tue orecchie attente e i tuoi occhi aperti, per ascoltare la preghiera del tuo servo, che rivolgo ora a te giorno e notte per i figli d’Israele, tuoi servi, confessando i peccati dei figli d’Israele, che noi abbiamo commesso contro di te. Sì, io e la casa di mio padre abbiamo peccato. Ci siamo comportati molto malvagiamente contro di te e non abbiamo osservato i comandamenti, gli statuti e i decreti che tu ordinasti a Mosè, tuo servo. Ricordati della parola che ordinasti a Mosè, tuo servo, dicendo: “Se peccherete, io vi disperderò fra i popoli; ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se i vostri dispersi fossero ai confini del cielo, io di là li raccoglierò e li ricondurrò al luogo che ho scelto per farvi abitare il mio nome”. Ora questi sono i tuoi servi e il tuo popolo, che tu hai redento con la tua grande potenza e con la tua forte mano. O Signore, ti prego, siano le tue orecchie attente alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi che prendono diletto nel temere il tuo nome; concedi oggi stesso, ti prego, buon successo al tuo servo, facendogli trovare clemenza agli occhi di quest’uomo”. Io ero allora coppiere del re» (Nehemia 1:1-11)

La preghiera di Nehemia è straordinaria. Il cuore di Nehemia brucia dal desiderio di fare qualcosa, di rimettere la cose in ordine, di ridare a Gerusalemme la gloria di un tempo. Siamo nel 445 a.C.

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Leggendo il libro di Nehemia vediamo che al cap. 2 lui trova il favore del re. Ma questo favore è immenso perché il re non solo gli da la possibilità di lasciare il regno e recarsi nella sua città, ma gli da tutti i materiali necessari e i lasciapassare per attraversare i vari paesi. Così arriva a Gerusalemme e senza non poche difficoltà ricostruisce le mura.

Le mura elencante nel capitolo 3 sono dieci, ma sono dodici in tutto il libro e sono ricostruite e descritte esattamente in questo ordine:

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  1. Porta delle Pecore
  2. Porta dei Pesci
  3. Porta Vecchia
  4. Porta della Valle
  5. Porta del Letame
  6. Porta della sorgente
  7. Porta delle acque
  8. Porta dei cavalli
  9. Porta Orientale
  10. Porta di Mifkad
  11. Porta di Efraim (non presente nell’elenco della ricostruzione al cap.3)
  12. Porta della Prigione (non presente nell’elenco della ricostruzione al cap.3)

Niente di ciò che è scritto nella Bibbia e niente di ciò che Dio fa è senza un significato. La Bibbia è composta da più strati, da più livelli di comprensione, da quello immediato, alla portata di molti, a quello più profondo che necessita di più tempo e più dedicazione.

«È gloria di DIO nascondere una cosa, ma è gloria dei re investigarla» (Proverbi 25:2)

Quando nasciamo di nuovo il nostro spirito è ricreato, ma la nostra anima porta con sé molti segni e cicatrici che ancora devono essere curate. Sono traumi, complessi, ferite, abitudini, filosofie sbagliate, atteggiamenti in totale contrasto con la volontà di Dio.

  • Le mura parlano di ciò che è visibile al mondo esterno, ciò che manifestiamo nelle nostre relazioni.

Una città senza mura è ovviamente esposta al nemico, chiunque può entrare. Senza mura si permette a chi non deve di depredarci, di toglierci la pace, la gioia. Un muro ben strutturato e conservato rappresenta la protezione di tutto ciò che si trova dentro la città.

«L’uomo che non sa dominare la propria ira è come una città smantellata senza mura» (Proverbi 25:28)

La figura di una città senza mura ritrae chiaramente chi non ha controllo o dominio sulla propria personalità.

  • Le porte sono i luoghi di decisione della nostra anima, della nostra volontà, delle nostre scelte. È lì che decidiamo chi entra o chi esce, se lasciarla aperta o chiusa. Porte cadute parlano di una volontà incostante, porte stabili sul loro posto, parlano di giuste decisioni.

La restaurazione di Gerusalemme parte proprio da una porta, ossia da una scelta, da una decisione.

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