L’inferno è eterno?

L’inferno è stato descritto come uno «stagno di fuoco» e un luogo di tormento e punizione eterna. A causa dell’atroce natura che caratterizza questo luogo, molti hanno maturato l’idea che è impossibile per un Dio d’amore permettere l’esistenza di un luogo del genere e meno che mai inviarvi le sue creature a Lui ostili. Eppure, la tendenza di rifiutarne anche il concetto di “inferno” per come siamo abituati ad intenderlo secondo il pensiero platonico, non risiede solamente nel mondo dello scetticismo o dell’ateismo, ma anche molti sedicenti “credenti” sono preda di questa idea.

Nel marzo del 1991, in un articolo dal titolo Revisiting the Abyss (Rivisitare l’Abisso), appare la seguente citazione:

«”In molte chiese, si parla poco riguardo a un letterale inferno punitivo come una possibilità reale dopo la morte. La mia congregazione rimarrebbe sbalordita nel sentire un sermone sull’inferno” – questo dice il reverendo (sic) Mary Kraus, pastore dell’United Methodist Church Dumbraton di Washington DC. I membri della sua chiesa, sostiene, sono di classe medio alta e ben educati «e vedono Dio come compassionevole e amoroso, non come qualcuno che stia per spingerli nella dannazione e terna»[1]

Secondo la Kraus, l’idea di un luogo di tormento riservato ai malvagi non si sposerebbe bene con le idee che lei si è fatta di Dio e sulla classe medio alta ed educata dei suoi fedeli che la pensano allo stesso modo. In sostanza, il concetto primario che ha dell’inferno si può riassumere in questo modo: è ingiusto punire qualcuno eternamente per i peccati commessi nei loro pochi anni di vita sulla Terra. Quindi, per dirla breve, il sacrificio espiatorio di Cristo non sarebbe servito a nulla, perché tanto un Dio d’amore è disposto a chiudere un occhio, non badando o dimenticando di aver appositamente mandato Suo Figlio a morire per i peccati dell’intera umanità. A questo punto, sia il Dio biblico che la stessa Bibbia sono ingiusti!

L’Eternità dell’inferno

Anche se l’argomento contro il concetto biblico di “inferno” è erroneo in molti dei suoi punti, è però preciso quando si afferma che la Bibbia descrive un inferno eterno. In diverse occasioni, Gesù ha sottolineato il fatto che l’inferno è eterno. In Matteo 18:8, per esempio, Egli descrive un «fuoco eterno»; mentre, in Matteo 25:41,46 si vuole rendere la stessa idea, ma utilizzando la locuzione «punizione eterna».

Nella nostra età moderna, è molto popolare postulare l’idea che l’inferno duri solo un breve periodo di tempo e che poi le anime dei malvagi saranno distrutte per sempre. In sostanza, si nega l’immortalità dell’anima (vedi discussione correlata) perché essa, a questo punto, scomparirebbe nel nulla, mentre, quella dei giusti, paradossalmente, continuerà ad esserci. Come è possibile?

Clark H. Pinnock, docente di Teologia presso la McMaster Divinity College di Hamilton, in Ontario, è stato anch’esso citato dall’US News & World Report del 31 gennaio 2000:

«”Come possono i cristiani proiettare una divinità di tale crudeltà e vendetta” e infliggere “la tortura eterna alle sue creature, per quanto peccatori essi possono essere stati?»[2]

Pinnock ha poi continuato a sostenere che un dio che permetterebbe una cosa del genere è «più come Satana che come Dio». Tuttavia, la convinzione di Pinnock è infondata sia dal punto di vista biblico che filosofico. Dal punto di vista biblico, Cristo ha più volte sottolineato l’idea che le anime dei malvagi dovranno sopportare una «punizione eterna» (Matteo 25:46), quindi devono “vivere” questa esperienza. Sostenere che l’anima degli empi sarà annientata definitivamente sparendo nel nulla implica a negare le stesse parole di Cristo, perché una «punizione eterna» non può essere inflitta su di un essere già annientato. Dal punto di vista filosofico, quest’idea è altrettanto invalida, perché non tiene conto di ciò che ogni persona intende per «giustizia»: vale a dire che la punizione dura sempre più a lungo del reato commesso.

Quando un uomo entra in una banca per rapinarla e vi uccide anche due persone, viene arrestato, processato e giudicato come colpevole. Tuttavia, la punizione che dovrà scontare sarà più lunga rispetto alla tempistica che egli abbia impiegato per rapinare la banca e uccidere due persone. Per quei pochi minuti di reato, molto probabilmente pagherà con il resto della sua vita, scontando la pena dell’ergastolo. Eppure, esiste anche un’altro tipo di ergastolo “a vita” che non appartiene a questa vita. Coloro che sostengono che l’inferno non esiste o non durerà eternamente è perché ci si concentra sul tempo “troppo lungo” o perché Dio non può permettere l’esistenza di un simile luogo, nonostante la Bibbia ne parli. Tuttavia, una volta che una persona ammette che la punizione può (e di solito è così) durare più a lungo rispetto al crimine commesso, la sua argomentazione contro un inferno eterno diventa controproducente e non biblica.

Inoltre, l’idea che l’eternità sia “troppo lunga” solo perché si appellano le emozioni umane quando si tratta di una punizione, bisogna considerare anche se l’eternità sia altrettanto “lunga” anche per coloro che la vivranno come ricompensa. C’è mai stato qualcuno che si sia lamentato del fatto che il dono della vita «eterna» sia troppo lunga per premiare i giusti? Non mi risulta. Al contrario, l’eternità del cielo e dell’inferno hanno lo stesso valore “temporale”. Entrambi i luoghi trovano il loro posto nella giustizia e misericordia di Dio. Quando Cristo ha parlato alla gente del suo tempo riguardo al destino ultimo dell’umanità in termini di eternità, ha dichiarato che i malvagi sarebbero andati «a punizione eterna» (aionios) mentre i giusti «a vita eterna» (aionios). La parola greca aionios, resa con «eterna» nelle nostre comuni traduzioni, è la stessa parola applicata sia alla punizione dei malvagi sia al premio dei giusti.

Infine, quei veri credenti che sono disposti ad accettare l’insegnamento di Cristo riguardo l’eternità della vita, non dovrebbero avere alcun problema per accettare il Suo insegnamento sull’eternità dell’inferno. Farsi un’idea propria errata di quanto sia già espressamente chiaro nelle Scritture, equivale ad annullare le Scritture, equivale ad accettare solo quello che fa più comodo, equivale a illudersi di essere cristiani spirituali. Questo non è da cristiani, appunto, ma da persone carnali che si lasciano trasportare dal sentimentalismo umano, dal metro di giudizio carnale.

Note:

[1] Revisiting the Abyss, US News & World Report, 25 marzo 1991: 110[11]:60.

[2] Jeffery L. Sheler (2000), Hell Hath No Fury, US News & World Report, 31 gennaro 2000: 128[4]:44.

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