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Le 7 lodi di Dio

Lode: 1. piena approvazione, espressa a voce o per iscritto, nei confronti di una persona o del suo operato; elogio. 2. inno, preghiera con cui si celebra o si onora la divinità. 3. speciale nota di merito data agli studenti universitari, oltre il massimo dei voti, in un esame o nella tesi di laurea. 4. impresa gloriosa; opera degna di elogio. (garzantilinguistica.it)

lodiCome abbiamo appena letto dal dizionario, la parola lode la possiamo usare in più contesti ma comunque per riferirsi all’esaltazione di Dio è l’unica parola che troviamo. Nella lingua ebraica invece, lingua con cui è stata scritta la Bibbia, esistono ben 7 parole diverse per descrivere quello che invece nella nostra traduzione è stato sempre tradotto  con «lode» e qualche altra volta con «celebrare». Le parole sono yadah, tehillal, barak, hallal, todah, zamar e shabach (tehillahword.com). Ma vediamole meglio una ad una:

  • Yadah – lodare con le mani estese verso l’alto. Dare se stessi durante la lode e adorazione. Alzare le mani verso il Signore. Porta con sé il totale arrendersi come un bimbo col genitore: «prendimi ti appartengo». Yehuda è il nome che Lea ha dato a suo figlio, il figlio dalla cui discendenza viene il Messia.

«Ella concepì nuovamente e partorì un figlio, e disse: “Questa volta celebrerò l’Eterno”». Perciò lo chiamò Giuda. Poi cessò di avere figli» (Genesi 29:35 )

«Perché ti abbatti, anima mia, perché gemi dentro di me? Spera in DIO, perché io lo celebrerò [yadah] ancora; egli è la mia salvezza e il mio DIO» (il corsivo e la parentesi sono miei – Salmi 42:11)

  • Tehillah – cantare, lodare. Una canzone nuova, spontanea. Cantare una melodia che viene dal tuo cuore e a cui aggiungi parole. Si riferisce in particolare a quel tipo di canto estemporaneo, non preparato, che porta un’incredibile unione nel corpo di Cristo. Si sta cantando direttamente a Dio. È il tipo di lode dove Dio abita:

«Eppure tu sei il Santo, che dimori nelle lodi [tehillal] d’Israele» (Salmi 22:3)

«Egli ha messo nella mia bocca un nuovo cantico a lode del nostro DIO; molti vedranno questo e tremeranno, e confideranno nell’Eterno» (Salmi 40:3)

  • Barak – inginocchiarsi o inchinarsi. Dare rispetto a Dio come atto di adorazione. Implica la consapevolezza che bisogna sempre dare spazio a Dio. Benedire Dio esaltandone le virtù. È inginocchiarsi con il senso di dire nel proprio cuore: «Dio è il mio Re e io mi arrendo a Lui. Sono consapevole che Lui è il mio Re e il mio Dio».

[Salmo di Davide.] «Benedici [barak], anima mia, l’Eterno; e tutto quello che è in me benedica il suo santo nome. Benedici, anima mia, l’Eterno e non dimenticare alcuno dei suoi benefici» (Salmi 103:1-2)

  • Hallal – significa a brillare, vantarsi, mostrarsi, delirare, festeggiare, essere clamorosamente fuori di testa! La parola Haleluyah deriva da questa parola: Halelu-Yah «lode a Lui il Signore».

Questa parola esprime una estrema esaltazione nell’adorare e lodare il Signore. È rendere omaggio, celebrare, lodare, entusiasmarsi, esaltarsi. Sei così pieno di Lui che tutto il tuo corpo deve essere utilizzato per esprimere il tuo cuore verso Dio! Si potrebbe semplicemente esprimere questo concetto danzando davanti al Signore di cuore, come fece Davide, quando l’arca di Dio fu portata di nuovo a Gerusalemme.

«Io ti celebrerò nella grande assemblea, ti loderò [hallal] in mezzo a un popolo numeroso» (Salmi 35:18)

«Egli ascolterà la preghiera dei derelitti e non disprezzerà la loro supplica. Questo sarà scritto per la generazione futura, e il popolo che sarà creato loderà l’Eterno» (Salmi 102:17-18)

  • Todah – Dare lode estendendo la mano in adorazione o in accordo per quel che è stato fatto o si farà. Questa parola si trova spesso legata al sacrificio, applicando il rendimento di grazie e di lode come un sacrificio prima di ricevere qualcosa o che si manifesti qualcosa. Si ringrazia Dio per qualcosa che non ho nel naturale. Essere in accordo con la Sua Parola. È come dire «Padre ti ringrazio perché la Tua parola è vera» mentre eleviamo i nostri cuori e alziamo le nostre mani per lodare il Signore. Coinvolge anche il nostro sacrificio, soprattutto se c’è qualcosa che fisicamente ce lo sta impedendo. La mente combatte contro questo tipo di azione perché lo trova assurdo, ma c’è una grande fede nella lode todah. Alzare la mano destra è simbolo del patto. La mano destra simboleggia il mio patto con mio Padre.

«Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli mise la sua mano destra su di me, dicendomi: «Non temere! Io sono il primo e l’ultimo […]» (Apocalisse 1:17)

Ecco allora che io estendo la mia mano destra e dico «tutto ciò che è mio è tuo, e io sono d’accordo con ciò che tu dici. Non importa ciò che sembra io credo alla tua parola, io ti ringrazio».

«Come la cerva anela ai rivi delle acque, così l’anima mia anela a te, o DIO. L’anima mia è assetata di DIO, del Dio vivente. Quando verrò e comparirò davanti a DIO? Le mie lacrime sono divenute il mio cibo giorno e notte, mentre mi dicono del continuo: «Dov’è il tuo DIO?». Ricordando queste cose, dentro di me do libero sfogo all’anima mia, perché solevo andare con la folla, guidandola alla casa di DIO, in mezzo ai canti di gioia e di lode (todah) di una moltitudine in festa. Perché ti abbatti, anima mia, perché gemi dentro di me? Spera in DIO, perché io lo celebrerò ancora per la liberazione della sua presenza» (Salmi 42:1-5)

  • Zamar – cantare con gli strumenti. Fare musica accompagnato dalla voce. È uno dei verbi musicali che si trova nel libro dei Salmi. Porta con sé l’idea di lodare suonando.

«È bello celebrare l’Eterno, e cantare le lodi (zamar) al tuo nome, o Altissimo;» (Salmi 92:1)

«Celebrate l’Eterno con la cetra; cantate (zamar) a lui con l’arpa a dieci corde» (Salmi 33:2)

  • Shabach – usare un tono forte, un’adorazione alta, gridare! Proclamare in alto tono, senza vergogna, la gloria, il trionfo, la potenza, la misericordia e l’amore di Dio. Il fatto di essere forte vuol dire che ci si sta mettendo tutto se stessi nella lode, un atteggiamento totalmente disinibito. Interessante vedere che la radice di questa parola vuol dire: calmare, tacere, placare. È come se più gridi la sua gloria, più la tua anima si calma.

«Lodate l’Eterno, voi nazioni tutte! Celebratelo [shabach], voi popoli tutti! Poiché grande è la sua misericordia verso di noi, e la fedeltà dell’Eterno dura per sempre. Alleluia» (Salmi 117:1-2)

Ecco allora che uno studio un po’ più approfondito della parola «lode» o «celebrare» ci porta in differenti livelli, in una maggiore profondità. Queste parole ci mostrano chiaramente tre cose:

  1. La lode non è silenziosa. Quella è la meditazione ed è un’altra cosa. La lode, parla, canta, si muove, grida. Quindi è impensabile lodare con le braccia conserte, fermi come pali e senza proferire parole. Così non stai lodando, ma stai vivendo da spettatore la lode che qualcun altro sta facendo a Dio. Se ti trovi di fronte ad un gruppo di musicisti che stanno lodando, la tua lode non sarà startene seduto, perché non è un concerto a cui stai assistendo. Il gruppo di lode possiamo vederlo più come un direttore di orchestra che coordina tante voci e strumenti per fare INSIEME un’unica sinfonia;
  2. La lode non è solo musica. Interessante che su 7 parole solo una coinvolga la musica. Si può lodare anche senza cantare. Si può lodare anche senza un suono esterno. In fondo ciò che davvero interessa a Dio è la vibrazione delle nostre corde vocali, e la vibrazione del nostro essere;
  3. Non esiste il “nostro” modo di lodare. Esiste quello di Dio. E Dio ci ha dato non una ma 7 parole per farci capire cosa è la vera lode e come lodarlo.

A questo punto ci si potrebbe chiedere: perché lodare Dio? C’è un canzone molto conosciuta che inizia con queste parole:

“Santo, santo santo, santo, santo santo, santo è il Signor Dio potente /Degno della gloria, degno dell’onore, degno di ricevere lodi / Loda, lodalo e innalzalo!”

Quando una lode viene innalzata è incredibile vedere come in pochi istanti l’atmosfera cambi. Sembra come se tutto il mondo rimanesse fuori. E all’improvviso il nostro spirito si “attiva”. E quanto più intensa la lode più reale sembra essere il regno di Dio, e quando poi più persone insieme alzano inni a Dio allora sembra che si sprigioni qualcosa di potente come un’onda che continuamente si infrange a riva, va e torna va e torna.

Ma vedete la cosa straordinaria è che Dio è adorato dall’eternità.

«I quattro esseri viventi avevano ognuno sei ali e intorno e dentro erano pieni di occhi; e non cessano mai, né giorno né notte, di dire: «Santo, santo, santo è il Signore Dio, l’Onnipotente, che era, che è e che ha da venire!». E ogni volta che gli esseri viventi rendono gloria, onore e grazie a colui che siede sul trono, a colui che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro anziani si prostrano davanti a colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli, e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: «Degno sei, o Signore, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà esistono e sono state create» (Apocalisse 4:8-11)

Quando noi iniziamo un culto noi “invadiamo” un culto che già è iniziato e quando terminiamo qui in terra, lì nei cieli il culto continua, non finisce … mai.

Per un momento durante la nostra giornata, oppure la domenica insieme ai santi noi ci uniamo alla più grande lode che possa mai esistere: quella che avviene costantemente nella sala del trono.

Quella sala del trono a cui noi abbiamo libero accesso grazie al sacrificio di Cristo, come è scritto:

«Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia, per ricevere aiuto al tempo opportuno» (Ebrei 4:16)

Quel trono il cui cammino per arrivarci è stato aperto da Cristo, avendo offerto il più grande dei sacrifici: il proprio corpo dato per noi.

«Allora io ho detto: “Ecco, io vengo; nel rotolo del libro è scritto di me; io vengo per fare, o Dio, la tua volontà”. Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrificio né offerta né olocausti né sacrifici per il peccato, che sono offerti secondo la legge», egli aggiunge: «Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà». Egli toglie il primo, per stabilire il secondo. Per mezzo di questa volontà, noi siamo santificati mediante l’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre» (Ebrei 10:7-10)

Cristo ha abolito il sacrificio di sangue. Ma non ha abolito il sacrificio a Dio. Ha fatto per noi quello che noi non potevamo fare da noi stessi. Ma Pietro nelle sue lettere parla di sacrifici che spetta a noi fare:

«anche voi, come pietre viventi, siete edificati per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo» (1Pietro 2:5)

Quali sono i sacrifici spirituali? Uno sicuramente è quello di lode.

«Per mezzo di lui dunque, offriamo del continuo a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome» (Ebrei 13:15)

Nella legge mosaica non c’erano solo le prescrizioni per i sacrifici da farsi per l’espiazione dei peccati, c’erano anche altri tipi di offerte, sacrifici da fare a Dio che non coinvolgono il peccato.

«Questa è la legge del sacrificio di ringraziamento, che si porterà all’Eterno. Se uno l’offre per rendimento di grazie, offrirà col sacrificio di rendimento di grazie focacce senza lievito intrise con olio, schiacciate senza lievito unte con olio e focacce di fior di farina mescolate con olio. Assieme alle focacce di pane senza lievito, come sua offerta presenterà, col sacrificio di rendimento di grazie, il suo sacrificio di ringraziamento» (Levitico 7:11-13)

Questo sacrificio era un sacrificio volontario, mostrava la riconoscenza di un cuore ricolmo di benedizioni divine. È il sacrificio todah.

Perché dunque si loda? Sappiamo tutti che non è perché Dio ne abbia bisogno. Non è un essere con bassa autostima che ha bisogno di essere incoraggiato, e lodato per esistere.

La lode è a Dio ma il beneficio è nostro.

Lode e adorazione è il potere che toglie i tuoi occhi dalla circostanza e richiama la tua attenzione verso Dio.

«Perché ti abbatti, anima mia, perché gemi dentro di me? Spera in DIO, perché io lo celebrerò ancora per la liberazione della sua presenza» (Salmi 42:5)

La lode è la capacità di puntare gli occhi verso Dio e vedere chi Lui è. E quando facciamo questo, qualcosa cambia dentro di noi.

Scoraggiarsi produce l’opposto della lode. Quando ci scoraggiamo iniziamo a lamentarci e a mormorare. La lamentela e la mormorazione sono un’arma del satan (avversario) per derubarci.

«E non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, per cui perirono per mezzo del distruttore. Or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età» (1Corinzi 10:10-11)

Mormorazione è una porta aperta da dove il satan può tranquillamente entrare e distruggere.

Ma il profeta Isaia disse una cosa interessante:

«chiamerai le tue mura “Salvezza” e le tue porte “Lode”» (Isaia 60:18)

Quindi se la mormorazione è la porta del distruttore, la lode è la porta di Dio.

Pensate alle 12 spie che dovevano entrare nella terra promessa (Numeri 13-14). Avevano lo stesso problema, lo stesso Dio, la stessa promessa. Cosa fece la differenza? Fu il modo in cui guardarono ciò che stava di fronte a loro.

Circostanze avverse sono opportunità per conoscere meglio il Dio che serviamo.

Credere che una volta data la propria vita a Cristo non si avranno più problemi è una sciocca menzogna. I problemi aumenteranno. La differenza è che prima avevi pochi problemi e nessuna soluzione, ora in Cristo hai più problemi ma molte soluzioni!

Dio ci da sempre in ogni momento, ma la Lode è il momento in cui NOI diamo a Dio.

«Adorerò rivolto al tuo santo tempio e celebrerò il tuo nome per la tua benignità e per la tua verità, perché tu hai esaltato la tua parola e il tuo nome al di sopra di ogni altra cosa» (Salmi 138:2)

Quando lodiamo il Signore non stiamo semplicemente gioendo con la musica ma stiamo dichiarando delle verità. Stiamo portando al nostro spirito il giusto focus. Ci stiamo ricordando chi Lui è cosa fa. E questo dovrebbe accadere non solo la domenica, o in qualsiasi giorno abbiamo fissato le riunioni con altri cristiani.

«Verso la mezzanotte Paolo e Sila pregavano e cantavano inni a Dio; e i prigionieri li udivano» (Atti 16:25)

Paolo e Sila, fustigati, sanguinanti e gettati in prigione, hanno 2 opzioni: lamentarsi con Dio per la situazione nella quale sono finiti oppure cantare lodi con la certezza e la consapevolezza che Dio è fedele.

A Dio non cambia nulla se smetti di lodare, non si demoralizza, non è meno “Dio”.

La lode cambia noi, la lode trasforma noi.

La lode muove Dio perché la lode sveglia la nostra fede che si muove per raggiungere quello che è nostro.

Se la fede è quel braccio che si estende per raggiungere le cose che Dio ha preparato per noi, la lode e l’adorazione è quel buco che squarcia il cielo e permette alla nostra mano di entrare.

«Lo Spirito del Signore, l’Eterno, è su di me […], perché l’Eterno mi ha unto per dare il manto della lode [tehillal] invece di uno spirito abbattuto» (Isaia 61:1,33)

La lode soppianta lo spirito abbattuto, la tristezza, la depressione.

La lode ci fortifica.

La lode ci ricorda chi Dio è.

La lode ci fa vincere sui nemici (2Cronache 20).

Non è Dio che ha bisogno della nostra lode. Siamo noi che abbiamo bisogno di lodarlo!

E allora yadah, tehillal, barak, hallal, todah, zamar e shabach il nostro grande Dio degno di ogni lode!

Danila Properzi

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