La morte del figlio di re David

morte del figlio di davidLa relazione adulterina di re David con Betsabea è uno degli eventi più infami e più strazianti registrati nell’Antico Testamento. Il dolore emotivo e l’angoscia causata dal peccato di David afflisse così tanto il re biblico che lo portò ad avere questo rancore per il resto dei suoi giorni. Nel bel mezzo del racconto biblico sulla negoziazione di Yahwéh con il peccato di David, gli scettici ritengono di aver trovato una denuncia morale legittima contro il Dio della Bibbia.

Quando il Profeta di Yahwéh Natan affrontò David sul suo peccato, il cuore di David si spezzò e si pentì immediatamente. In risposta alla sua umile reazione, Natan disse: «[…] Yahwéh ha perdonato il tuo peccato; tu non morrai» (2Sam 12:13). Eppure, sebbene David non andò in contro alla morte, e nonostante il perdono ricevuto da Yahwéh, David subì delle “conseguenze”. Natan spiegò a David: «[…] Tuttavia, siccome facendo così tu hai dato ai nemici di Yahwéh ampia occasione di bestemmiare, il figlio che ti è nato dovrà morire”. Natan tornò a casa sua» (v.14). I versetti successivi spiegano quanto segue: «E Yahwéh colpì il bambino che la moglie di Uria aveva partorito a David, ed esso cadde gravemente ammalato. […] Il settimo giorno il bambino morì; i servitori di David non osavano fargli sapere che il bambino era morto; perché dicevano: “Quando il bambino era ancora vivo, gli abbiamo parlato ed egli non ha dato ascolto alle nostre parole; come faremo ora a dirgli che il bambino è morto? Potrebbe commettere un gesto disperato!”» (vv.15 e 18).

Dopo aver letto questo testo, la critica suggerisce che Yahwéh è ingiusto per l’uccisione di un bambino innocente. Come potrebbe un Dio amorevole uccidere un bambino innocente? La critica inoltre suggerisce che questo passaggio dimostra che Yahwéh mostrò favoritismi verso David, perché il Levitico (20:10) afferma che, secondo la Legge di Mosè, un uomo che ha commesso adulterio con la moglie di un altro uomo dovrebbe essere ucciso. Dunque, la vicenda del peccato di David e la reazione di Yahwéh ad essa rivela davvero carenza morale ed ingiusti favoritismi nel carattere di Yahwéh?

Yahwéh ha «favoritismi»?

In primo luogo, consideriamo per un attimo il presunto favoritismo di Yahwéh nei confronti di David. Perché David non è stato ucciso per il suo comportamento adulterino, quando poi l’Antico Testamento ordinava che gli adùlteri devono essere messi a morte? Una ragione plausibile è che c’era una clausola posta sulla condanna a morte per chi ha commesso adulterio. Al fine di condannare alla morte gli adulteri, un minimo di due testimoni avrebbero dovuto presentare le prove contro l’imputato.Infatti Dt 17:6 dice: «Il condannato sarà messo a morte in base alla deposizione di due o di tre testimoni; non sarà messo a morte in base alla deposizione di un solo testimone». Nel caso di David e Betsabea, nessun testimone si fece avanti per testimoniare contro di loro. In realtà, il testo biblico indica che l’unica ragione per il quale Natan venne a conoscenza dell’incidente è stata per rivelazione diretta da parte di Yahwéh. In breve, non vi è alcuna indicazione biblica dove si evince che almeno due testimoni umani abbiano  testimoniato contro re David. La Legge Mosaica non include la capacità onnisciente di Yahwéh come testimonianza, in tal modo, David non sarebbe stato condannato dalla legge di Mosè, o sbaglio? Forse non avrebbe avuto nemmeno senso istituire delle leggi per gli uomini. Infatti, senza l’intervento di Yahwéh, sembra che il peccato di David sarebbe andato inosservato. [Piccola parentesi: lo stesso si potrebbe dire per il comlpotto di David per uccidere Uria. David mandò Uria di nuovo a Ioab, il comandante dell’esercito, con una lettera in cui vi era messo per iscritto in dettaglio la procedura per far morire Uria. Eppure, il testo indica che Uria non ha letto la lettera, ma passò a Ioab. Il testo biblico indica inoltre che Ioab ha letto la lettera, ma non vi è alcuna traccia di qualsiasi altra persona che fosse consapevole delle informazioni che vi erano scritte. Così, se solo Ioab lesse la lettera, poi sarebbe stato il testimone solitario per testimoniare l’omicidio di Uria, e i requisiti per la pena di morte secondo Legge di Mosè non sarebbero stati comunque soddisfatta per il crimine di omicidio di Davi. Un testimone non bastava, ne occorrevano almeno due].

Il figlio di re David

Dopo aver affrontato con l’analisi circa la maldesta accusa di un presunto favoritismo di Yahwéh, passiamo ora a discutere l’azione di Yahwéh per quanto riguarda la morte del figlio di David. La critica addebita a Yahwéh l’ingiustizia, perché la Bibbia dice che Yahwéh colpì il neonato ed egli morì. Secondo la critica, un Dio amorevole non avrebbe mai ucciso un bambino innocente.

In risposta a tale affermazione, si deve ammettere che la Bibbia attribuisce la morte del bambino a Yahwéh. Un motivo del perché questo caso sia così sorprendente è perché la lingua del testo afferma chiaramente che Dio colpì il bambino. Il fatto che il bambino è morto a causa del volere di Yahwéh non dovrebbe quindi sorprendere una persona che ha letto la Bibbia. La Bibbia registra numerosi casi in cui l’azione di Dio abbia direttamente causato la morte di bambini innocenti. Quando Dio mandò il Diluvio sul mondo antico, alcuni stimano che c’erano due miliardi di persone vive in quel momento. Milioni di quelle persone che morirono nel Diluvio sarebbero stati neonati e bambini innocenti (Gn 7:21). Inoltre, quando Yahwéh distrusse le città di Sodoma e Gomorra a causa della malvagità dei loro abitanti adulti, è ragionevole concludere che anche molti bambini e neonati sono morti nella distruzione della città (Gn 19:24-25). Inoltre, Yahwéh diede a Saul un comando diretto: distruggere gli Amalechiti peccaminosi. Questo comando è registrato in 1Sam 15:3: «Ora va’, sconfiggi Amalec, vota allo sterminio tutto ciò che gli appartiene; non lo risparmiare, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini”». Il racconto della conquista di Canaan da parte di Giosuè contiene casi simili in cui Dio ha ordinato o condonato la distruzione fisica di intere popolazioni, compresi i bambini innocenti (Gs 6:21). Per onestà intellettuale non si può negare quindi che la Bibbia registra quei casi in cui Yahwéh ha condonato, ordinato, e/o causato la morte di innocenti, figli senza peccato.

La morte è sempre un male?

Come può un Dio infinitamente amorevole causare la morte di bambini innocenti e ancora essere considerato amorevole? La critica dice semplicemente che, se è vero che Yahwéh ha causato la morte di bambini innocenti, allora è impossibile per una persona ragionevole considerare che «Dio è amore» (1Gv 4:8,16). Il ragionamento della critica è più o meno così:

  1. Una buon e amorevole Dio non avrebbe ucciso bambini innocenti;
  2. Il Dio della Bibbia uccide bambini innocenti;
  3. Quindi il Dio della Bibbia non può essere buono e amorevole.

A prima vista, questa logica sembra avere senso. Se esaminato più da vicino, però, si trova all’interno di questo ragionamento una supposizione errata. L’ipotesi difettosa integrata in questa linea di ragionamento è che la morte di un bambino innocente è sempre, in ogni circostanza, un male. Inetrpretando i 3 ragionamenti di cui sopra, la prima premessa dovrebbe essere letta in questo modo: un Dio buono e amorevole non avrebbe ucciso bambini innocenti, perché la morte di è sempre una brutta cosa. L’ipotesi che la morte, soprattutto di bambini innocenti, è sempre brutta o moralmente cattiva, nasce dall’adesione dello scettico al naturalismo puro. Se questa vita fisica e il mondo materiale sono tutto ciò che esiste, allora (usando il ragionamento della critica) allontanare un innocente fuori da questo mondo fisico non è una cattiva cosa.

Eppure, la stessa Bibbia che parla di un Dio che prende la vita fisica di bambini innocenti informa anche il lettore che questo mondo fisico non è tutto ciò che esiste; e se è la Bibbia a dirlo, allora possiamo solamente «fare finta che…» sia così! Perché in fondo in fondo, ammettetiamolo, qualcuno insegna che con la Bibbia bisogna solo «fare finta», o mi sbaglio? In effetti, la Bibbia spiega che ogni persona ha un’anima che vivrà per sempre molto tempo dopo che la vita fisica su questa Terra sarà finita (Mt 25:46). La Bibbia sottolinea costantemente il fatto che l’anima immortale di ogni individuo è di valore molto più grande della vita fisica dell’individuo. Gesù Cristo disse: «Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua? O che darà l’uomo in cambio dell’anima sua?» (Mt 16:26)

Anche se la critica potrebbe obiettare (per carità, ci mancherebbe!), e sempre la critica sostiene che una risposta dalla Bibbia non è accettabile, una tale obiezione non riesce per un motivo perché in primis lo scettico ha usato la Bibbia per formulare la propria tesi/accusa. Dove sta scritto che Dio è amore? Nella Bibbia (1Gv 4:8). Da dove veniamo a sapere che il Signore ha fatto uccidere e/o ordinare la morte di bambini? Ancora una volta l’informazione proviene direttamente dalla Bibbia. Dove dovremmo cercare, allora, una risposta a questa presunta discrepanza? La risposta è semplice: la Bibbia. Se il presunto problema è formulato dalla testimonianza biblica, allora alla Bibbia dovrebbe essere data la possibilità di spiegare se stessa. Fino a quando la critica usa la Bibbia per formulare il problema, dev’essere certamente in grado di utilizzare la Bibbia per risolvere il problema, o sbaglio? La soluzione al presunto problema biblico, in questo caso, è che ogni essere umano possiede un’anima immortale che ha infinitamente più valore rispetto alla sua esistenza fisica.

Una prospettiva biblica sulla morte

Con il valore dell’anima nella mente, esaminiamo alcuni versetti che dimostrano che la morte fisica non è necessariamente un mle. In una lettera indirizzata ai Filippesi, l’Apostolo Paolo scriveva dal carcere per incoraggiare i cristiani. La sua lettera era piena di speranza e di incoraggiamento, ma contiene anche alcuni commenti molto pertinenti sul modo di Paolo (e di Dio) di considerare la morte. In Filippesi 1:21-23, Paolo scrive:

«Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno. Ma se il vivere nella carne porta frutto all’opera mia, non saprei che cosa preferire. Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio»

Secondo la critica, la morte di un innocente è sempre, in ogni caso, un male. In questi versi, però, Paolo stabilisce questo presupposto difettoso per riposare. Paolo, un fedele cristiano, ha detto che la morte è un visitatore accolto. Infatti, Paolo dice che la fine della sua vita fisica sulla Terra sarebbe «molto meglio» quanto alla sua continuazione. Per Paolo, così come per qualsiasi fedele, la cessazione della vita fisica non è una perdita, ma un guadagno. Tale ragionamento biblico si applica anche ai bambini innocenti, così, dal momento che sono in condizioni di sicurezza andando presso il «seno d’Abrahamo». Viste queste premesse bibiche che rispondono alle accuse dei critici, è molto semplice capire che la vita eterna trascorsa con Dio sarebbe «molto meglio» di certe situazioni e sotto molti aspetti anche per il caso del figlio di David, in quanto sarebbe cresciuto come il prodotto illegittimo dell’attività adultera di David, magari discriminato, emarginato, il frutto di uno scandalo.

Altri versetti della Bibbia mostrano che la perdita della vita fisica non è di per sé un male. Il Profeta Isaia, molto conciso, riassume (non di mentichiamo di continure a «fare finta», mi raccomando):

«Il giusto muore, e nessuno vi bada; gli uomini buoni sono tolti di mezzo, e nessuno considera che il giusto è tolto di mezzo per sottrarlo ai mali che sopraggiungono. Egli entra nella pace; quelli che hanno camminato per la retta via riposano sui loro letti» Is 57:1-5

Isaia ha riconosciuto come la gente avrebbe considerato la morte dei giusti in modo scorretto. Egli ha chiaramente affermato che questa visione non corretta della morte era dovuta al fatto che la maggior parte della gente non pensa (dicendo di usare la ragione) e soprattutto non crede che quando una persona giusta o innocente muore, questa è «sottratta ai mali che sopraggiungono» ed entra «nella pace». Quale «pace» se non quella dopo la morte fisica? Perché la critica, accusando il Dio biblico, non considera invece che Dio abbia commesso questi presunti “atti crudeli e ingiusti” per allontanare bambini innocenti dal male consentendo a loro di entrare «nella pace»?

Il salmista (cioé Antico Testamento, quindi dobbiamo continuare a «fare finta») scrisse: «È preziosa agli occhi di Yahwéh la morte dei suoi fedeli» (116:15). Secondo il punto di vista biblico – che a noi interessa analizzare – la morte non è intrinsecamente malvagia. In effetti, la Bibbia indica che la morte può essere un grande guadagno in quanto una persona retta viene tolta dal male permettendogli di entrare nella pace e nel riposo. Dio considera la morte dei suoi fedeli come una cosa preziosa (ovviamente non come quella intesa dagli estremisti dell’ISIS). Gli scettici che caricano Dio con la malvagità perché ha finito molte vite fisiche di bambini innocenti sono in errore. Questi si rifiutano di riconoscere la realtà dell’anima immortale espressa nella Bibbia. Invece di considerare la morte di bambini innocenti sempre come un male, molto spesso, invece, è un vantaggio per quei bambini affinché vengano portati via da una vita di stenti nelle mani di una società allo sbaraglio, e introdotti in un luogo di pace e di riposo. Affinché uno scettico debba avvalersi di tutto il diritto legittimo di accusare Dio, deve dimostrare scientificamente che non esiste un’anima immortale, e che la vita fisica sia l’unica realtà: ciò è imopssibile, come è impossibile dimostrare l’esistenza di Dio se vista da un punto di vista “materiale” (cfr. Gv 4:24). Mancare o rifiutare di riconoscere la realtà dell’anima e del regno spirituale risulterà allo scettico sempre in una visione distorta della natura di Dio.

In sintesi, è il caso di dire che Yahwéh trattò David in perfetto accordo con la Legge di Mosè, senza mostrare favoritismi:

«Ora, il timore di Yahwéh sia in voi; agite con prudenza, poiché presso Yahwéh, Dio nostro, non c’è perversità, né favoritismi, né si prendono regali» 2Cro 19:7; cfr. 1Pt 1:17; Col 3:25; Gc 2:1

Inoltre, è stato dimostrato che, poiché la morte non è di per sé un male, Yahwéh non è stato colpevole di immoralità causando la morte del bambino. Yahwéh ha introdotto il figlio di David in un’eternità di beatitudine. Questa à la rispsota che suggerisce la Bibbia alle domande che scaturiscono attraverso la Bibbia.

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