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La Bibbia è il miglior commentario di se stessa

04_independence_day_bluraySpesso si dice che «La Bibbia è il miglior commentario di se stessa», «La Bibbia interpreta la Bibbia» oppure «La Bibbia risponde alla Bibbia». Quando abbiamo letto qualcosa che non capiamo in una sezione della Scrittura, molto spesso altri passaggi della Stessa “interpretano”, o meglio “spiegano” quelle sezioni che sembrano essere poco chiare. Ad esempio, qualcuno mette in discussione l’identita del «seme di Abrahamo» che sarebbe una benedizione per tutte le genti (Gn.22:18; cfr. 26:4), mentre se leggiamo Galati 3:16 si impara che il «seme» di cui parla la Genesi non è Isacco, ma Cristo. Se una persona vuole sapere qualcosa sul battesimo in acqua in cui furono coinvolti Gesù e gli Apostoli, potrebbe certamente accostarsi alla lettura di Romani 6:4, Colossesi 2:12 e Atti 8:38, giungendo così alla conclusione che il battesimo in acqua altro non è che una “sepoltura” e non la semplice aspersione di acqua su una persona. Anziché avvicinarsi alla Scrittura con la mentalità del tipo “che cosa penso di…?” o “cosa pensi di…?” oppure “secondo me…”, bisognerebbe prima chiedersi: cosa dice la Bibbia su se stessa? Se c’è una parte delle Scritture che non comprendiamo pienamente, bisogna sempre esaminare altri passaggi che trattano lo stesso argomento in modo da avere maggiore chiarezza e risposta ai nostri dubbi. La Bibbia non ci lascia ignoranti a meno che vi siano delle questioni che non ci è proprio dato di sapere. Tale è il caso in cui viene interpretato il racconto della Creazione riportato in Genesi 1.

Alcuni, leggendo Genesi 1-2, hanno suggerito, ad esempio, che le parole ebraiche tradotte con «creare» [barà] e «fare» [asah] vogliono riferirsi sempre a cose completamente differenti. Alcuni credono che [barà] non significa mai «creare», mentre [asah] significa «ri-creare». Così ci viene detto che «i cieli e la terra» non sono stati creati perché già c’erano (nonostante vi sia il verbo creare), e poi ci sono stati i successivi sei giorni di ri-creazione, trasformazione o ristrutturazione di un qualcosa di già compiuto (vv. 3-31) che in precedenza non era stato creato o fatto bene. Il problema di questa teoria è che le “note esplicative” che Dio ci ha trasmesso in tutto l’Antico Testamento riguardanti gli eventi registrati in Genesi 1, rivelano che le parole come «creare» [barà] e «fare» [asah] sono usate in modo intercambiabile (endiadi) in riferimento alla creazione dell’universo e tutto ciò che esso contiene.

Consideriamo anche Esodo 20:11: «poiché in sei giorni Yahwéh fece [asah] i cieli, la Terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e cessò il settimo giorno […]». I teorici che appoggiano la “teoria dell’intervallo” sostengono che questo versetto parla solo di una “riformazione” di un qualcosa di preesisitente. Ma si noti che il verso parla specificamente dei cieli e terra – ovvero le stesse cose che in Genesi 1:1 sono state «create»! Notate anche il commentario del salmista su Genesi 1:

«Allelu-ya. Lodate Yahwéh dai cieli; lodatelo nei luoghi altissimi. Lodatelo, voi tutti i suoi messaggeri; lodatelo, voi tutti le sue milizie! Lodatelo, sole e luna; lodatelo voi tutte, stelle lucenti! Lodatelo, cieli dei cieli, e voi acque al di sopra dei cieli! Tutte queste cose lodino il nome “Yahwéh”, perch’Egli comandò, e furono create [barà]» (Salmo 148:1-5)

Il salmista ha indicato che il Sole, la Luna e le stelle (tra le altre cose) sono state create [barà]. Il verso 5 usa la parola [ve-nibrau], di cui [bra] appartiene alla radice [barà] che significa «creare». Tuttavia, Genesi 1:16 afferma: «Elohìm fece [asah] le due grandi luci: la luce maggiore per presiedere al giorno e la luce minore per presiedere alla notte; e fece pure le stelle». Quando leggiamo insieme Genesi 1:16 con il Salmo 148:1-5, l’unica conclusione logica che possiamo trarre è che «creare» e «fare» vengono utilizzati come sinonimi (linguaggio letterario) per indicare lo stesso evento e non due eventi distinti e separati ovvero che prima si crea e poi si fa…

Infine, consideriamo anche ciò che ha scritto il Profeta Neemia circa la Creazione di Elohìm:

«Tu, tu solo sei Yahwéh! Tu hai fatto [asah] i cieli, i cieli dei cieli e tutto il loro esercito, la terra e tutto ciò che è sopra di essa, i mari e tutto ciò che è in essi, e tu fai vivere tutte queste cose, e l’esercito dei cieli ti adora» (9:6) [1].

Quando Neemia ha scritto su alcuni degli stessi eventi registrati nel Salmo 148:1-5 e Genesi 1:1 [dove viene usata la parola «creare» (barà)], ha impiegato la parola «fare» [asah].

Cosa si vuole dimostrare con tutto questo? Ciò dimostra che possiamo essere a conoscenza che Elohìm ha creato tutto nei sei periodi biblici, tra cui i cieli e la terra in Genesi 1:1. La ragione per cui alcuni insistono sulle parole ebraiche [barà] e [asah] sull’avere due significati diversi quando si parla di atti creativi di Elohìm, non è perché sia la lettura più logica del Testo (soprattutto alla luce di altri versi della Bibbia), ma perché stanno cercando un modo per trovare una soluzione che soddisfi i miliardi di anni della presunta storia della Terra nella Bibbia, per accettare e introdurre così il calendario geologico basato sull’evoluzione dentro la Bibbia.

NOTA

[1] All’affermazione «Tu, tu solo sei Yhwéh!» si legga questo articolo: La teoria dei due Yahwéh.

11 Comments

  1. Filippo
    Filippo 15/03/2017

    Scusi il ritardo,…volevo ringraziarla per le sue opinioni.

  2. Filippo
    Filippo 14/03/2017

    Ti ringrazio Daniele per la tua spiegazione, però non è strano che Genesi 2:4 menzioni i Cieli mentre poi il racconto si interessa solo di ciò che accadde in terra? ( giardino in Eden, Creazione uomo e donna, ecc…)
    Per tale motivo io mi sento portato a vedervi una ulteriore conclusione …un secondo riferimento al lavoro compiuto in aggiunta a Genesi 2:1.
    Ma questa è una mia impressione da profano.

    • Daniele Salamone
      Daniele Salamone 14/03/2017

      Buonpomeriggio, Filippo.
      Personalmente non mi pare strano menzionare i Cieli ma poi ci si concentra sulla terra, a meno che devo trovarci il classico “pelo nell’uovo”. Io penso che se il focus del redattore biblico si sia concentrato sulla Terra, è perché all’uomo non è dato di sapere oltre. Quindi, si è limitato a parlare dell’origine umana.
      In molto sono quegli studiosi che asseriscono a due creazioni o “tradizioni” differenti, ma tuttavia vi sono tutti gli elementi necessari per smentire tali conclusioni. Il tema è molto ampio. Ti consiglio di approfondire i tuoi studi sull’Ipotesi Documentale.

      Saluti

  3. Filippo
    Filippo 13/03/2017

    Ciao Daniele, riguardo all’idea che tutta la storia dei giorni creativi sia solo una specificazione più dettagliata di Genesi 1:1, credi che anche Genesi 2:4 possa concorrere a questa tesi?
    Cioè Genesi 2:4 potrebbe, nel ripresentare i medesimi soggetti di Genesi 1:1 essere la conclusione di tutto il capitolo 1 ?

    • Daniele Salamone
      Daniele Salamone 14/03/2017

      Ciao Filippo, i giorni creativi non spiegano ciò che è avvenuto in Genesi 1:1, in quanto al primo verso Dio crea l’universo e poi, con i giorni creativi, lo riempie.
      Non è Genesi 2:4 a ripetere quello che è avvenuto in Genesi 1:1, ma è Genesi 2:1 a farlo, come un “chiudi parentesi”.

      Sembrerebbe un po’ strano che il redattore biblico abbia usato due espressioni simili in pochi versetti, come in 2:1 e in 2:4.

      In realtà, quando leggiamo “Queste sono le origini dei cieli e della terra quando furono creati”, il redattore biblico inizia effettivametne a spiegare al lettore (o all’ascoltatore) il come siano state create determinate cose, entrando più nei dettagli di quanto è stato espresso in Genesi 1. Genesi 1 riassume tutta la creazione nei 7 periodi (non “giorni”), Genesi 2 si concentra nel periodo della creazione di Adamo, entrando più nei dettagli, e tutto il contesto che lo ha caratterizzato.

  4. davide
    davide 25/02/2016

    ciao Daniele…in realtà credo che tutto sia più semplice, ovvero, siccome in Dio non sussiste il tempo, il discorso dei 6 giorni è simbolico, o meglio, essendo Dio la stessa Eternità, in realtà la Creazione è (per Lui) eternamente presente, immediata…ma noi, non essendo in grado di concepire su base “Eterna”, necessitiamo di una progressione temporale, dunque i 7 “giorni” di Dio non sono proprio 7 giorni dei nostri…si potrebbe assimilare 1 giorno simbolico a 1 miliardo di anni, quindi 7 giorni (simbolici), per Dio sono immediati, ma per le Creature corrispondono a 7 miliardi di anni

    • Daniele Salamone
      Daniele Salamone 25/02/2016

      Il testo ebraico è chiaro e specifico. Se i 7 giorni non andrebbero intesi letteralmente, la parola “yom” come va intesa?
      Nella creazione si parla dunque di “giorni”, “mesi” ed “anni”.
      Se uno “yom” (giorno) non va inteso alla lettera, come vanno intesi i termini “mesi” ed “anni”?

  5. Carlo
    Carlo 29/01/2016

    Or vi furono anche dei falsi profeti fra il popolo, come pure vi saranno fra voi dei falsi dottori che introdurranno di nascosto eresie di perdizione e, rinnegando il Padrone che li ha comprati, si attireranno addosso una fulminea distruzione. E molti seguiranno le loro deleterie dottrine, e per causa loro la via della verità sarà diffamata. E nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole bugiarde; ma la loro condanna è da molto tempo all’opera e la loro rovina non si farà attendere. Se Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li cacciò nel tartaro tenendoli in catene di tenebre infernali, per esservi custoditi per il giudizio; e non risparmiò il mondo antico ma salvò con altre sette persone Noè, predicatore di giustizia, quando fece venire il diluvio sul mondo degli empi, e condannò alla distruzione le città di Sodoma e di Gomorra, riducendole in cenere, e le fece un esempio per coloro che in avvenire sarebbero vissuti empiamente, e scampò invece il giusto Lot, oppresso dalla condotta immorale di quegli scellerati (quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, tormentava ogni giorno la sua anima giusta a motivo delle loro opere malvagie), il Signore sa liberare i pii dalla prova e riservare gli ingiusti per essere puniti nel giorno del giudizio, specialmente coloro che seguono la carne nei suoi desideri corrotti e disprezzano l’autorità. Essi sono audaci, arroganti e non hanno timore di dir male delle dignità; mentre gli angeli stessi, benché siano superiori per forza e per potenza, non portano contro di esse alcun giudizio oltraggioso davanti al Signore. Ma costoro, come bestie irragionevoli, per natura generate ad essere prese e distrutte, parlano male delle cose che non conoscono e nella loro corruzione saranno annientati, ricevendo così il salario della loro malvagità. 2Pietro 2:1-12

  6. Domenico
    Domenico 14/08/2015

    In merito al l’argomento Kavod, volevo dire che, purtroppo ho notato che è lei che si sceglie ciò che evidentemente le fa più comodo. Le posso citare diversi passi in cui la parola gloria è stata forzata. Fermo restando che in alcune situazione effettivamente è stato giusto tradurre con Gloria. Per esempio i passi che ha citato lei.
    Riguardo al fatto che lei menzionava, in cui diceva che i popoli antichi non potevano chiamare oggetto pesante un qualcosa che si liberava nell’aria con leggerezza, non tiene. Nei nostri giorni ci sono gli aerei e nonostante si liberano nel cielo con leggerezza, sono pesantissimi.
    Grazie per l’attenzione

    • Daniele Salamone
      Daniele Salamone 15/08/2015

      Gentile Domenico, ovviamente lei ha la libertà di intendere il testo biblico come preferisce, vorrà dire che un giorno prenderò ripetizioni di ebraico proprio da Lei.
      Se intende trattare l’argomento kavod la invito a farlo direttamente nell’articolo dove si parla di questo. Ci terrei che i commenti di ogni articolo siano attinenti al tema trattato nell’articolo stesso (vedi articolo qui). Provi a discutere l’artomento con il testo ebraico masoretico in mano e i dizionari di ebraico biblico. La mia, se proprio dev’essere proprio una “scelta” di ciò che mi è più comodo è proprio la scelta di usare comodamente quello che i dizionari mi dicono in merito al kavod, al di là di quello che posso pensare io personalmente. Se i dizionari mi dicono una cosa, io “faccio finta che” effettivamente la bibbia mi parla di ciò che mi viene spiegato nei dizionari.

      Se lei considera i pensieri dei giorni nostri paragonandoli ai pensieri dei giorni antichi, il discorso che non tiene è proprio il suo, fa lo stesso errore di molti, tant, troppi. Quando magari proverà ad immedesimarsi nella mentalità del vicino oriente antico, mettendo da parte la mentalità moderna, allora avrà una maggiore predisposizione a comprendere ciò che adesso non comprende.

      Se i migliori dizionari dicono cretinate (ovvero gli stessi che usa Biglino), vorrà significare che nella bibbia ci stanno scritte le stesse cretinate che i dizionari commentano.

      Grazie a lei per l’attenzione

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