Il curioso caso di Yefte che “sacrificò” sua figlia: in che senso? #1 Parte

Nel mio ultimo libro (vedi anteprima del frontespizio a fine articolo), ho argomentato la vera entità dei cosiddetti «sacrifici umani» e quei passi biblici che di conseguenza vengono confusi come tali, anziché come semplice pena di morte con la frase «voto di sterminio» piuttosto che leggere «voto di sacrificio». Alcuni sono convinti che Yahwéh gradisse i sacrifici umani tanto da incoraggiarli, quando invece le Scritture dicono con una chiarezza disarmante tutto il contrario. Un esempio “disarmante” lo si trova in Dt 12:31.

Di seguito voglio argomentarvi uno dei punti salienti della Bibbia in un si riscontra una presunta contraddizione che Mauro Biglino sottopone ai lettori del suo nuovo libro come “legittima contraddizione”, che farebbe di Yahwéh uno spietato tiranno “assetato” di sangue!

yefte

Quindi, se il Dio biblico è nettamente contrario al sacrificio di esseri umani, che per l’appunto si tratta proprio di omicidio (Es 20:13), come potrebbe Egli approvare il caso di Yefte di cui parla il Libro dei Giudici al capitolo 11? Questo capitolo dice che Yefte era un uomo potente, tanto da essere stato convocato dagli anziani di Galaad per condurre il popolo in una battaglia contro gli Ammoniti. Osserviamo bene cosa dicono le nostre traduzioni.

Prima della battaglia […]

«[Yefte] fece un voto a Yhwh e disse: “Se tu mi dai nelle mani i figli di Ammon; chiunque uscirà dalla porta di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vincitore sugli Ammoniti, sarà di Yhwh e io l’offrirò in olocausto”» (vv.30-31)

Yefte dunque avanzò contro gli Ammoniti e Yhwh glieli consegnò direttamente nelle sue mani. Questo ci fa capire che le intenzioni votive di Yefte erano state bene accolte dal Signore concedendogli la vittoria. Se questa fosse stata la reale fine del racconto, a quest’ora non ci sarebbe nessuna presunta contraddizione. Tuttavia, quando Yefte fece ritorno, la figlia uscì di casa per incontrarlo:

«Come la vide, si stracciò le vesti e disse: “Ah, figlia mia! Tu mi riempi d’angoscia! Tu sei fra quelli che mi fanno soffrire! Io ho fatto una promessa a Yhwh e non posso revocarla!» (v.35)

Yefte si aspettava sicuramente, anzi sperava, che al suo ritorno dalla battaglia uscisse dalle mura della propria casa un animale, ma così non avvenne. Il racconto continua dicendo che Yefte dopo aver concesso alla figlia altri due mesi con i suoi amici a piangere per il fatto che «non si sarebbe mai potuta sposare», la Scrittura afferma che «alla fine dei due mesi, tornò da suo padre; ed egli fece di lei quello che aveva promesso a Yhwh. Lei non aveva conosciuto uomo» (v.39).

Questo apparente incidente di percorso che viene replicato da Mauro Biglino (La Bibbia non parla di Dio, pp.90-92) può certamente sollevare al lettore alcuni campanelli di allarme contraddizione. Poiché Dio conosce ogni cosa, compreso il futuro, sapeva sicuramente che la figlia di Yefte sarebbe uscita di casa prima che avesse potuto farlo un animale quando sarebbe ritornato dalla sua famiglia. Di conseguenza, Biglino addita a Yhwh il fatto Egli avrebbe approvato questa istanza per sacrificare un essere umano.

La verità è che questa interpretazione fonda le proprie radici da un’antica credenza medievale, ovvero che la ragazza sarebbe stata sacrificata in olocausto dal suo stesso padre, tuttavia ancora oggi molti commentatori e traduttori della Bibbia continuano a sostenere questa antica credenza pur dichiarando di essere «liberi dai condizionamenti». Ci sono però anche molti commentatori che si sono opposti a tale idea e, ovviamente, mi unisco a loro per le seguenti plausibili motivazioni:

  1. In contrasto con le usanze dei paesi circostanti, agli Israeliti era proibito sacrificare esseri umani, adulti e bambini. Dev’esserci necessariamente una risposta legittima per non assegnare alla Scrittura la fallibilità;
  2. Yefte viene presentato dalla Nuova Alleanza [Nuovo Testamento] come un eroe della fede e non come un barbaro primitivo (Eb 11:32);
  3. Yefte sapeva certamente quello che Dio gli aveva rivelato sull’argomento della Legge Mosaica (Gdc 11:12-27);
  4. Leggendo la continuazione del racconto, la ragazza si preoccupa di più della propria verginità che dell’imminente presunta morte. Sarebbe stato insensato da parte sua, che sapeva di essere di lì a poco sacrificata in olocausto, preoccuparsi della propria verginità come per dire «prima di morire avrei voluto fare sesso con un uomo almeno per una volta». Questi erano pensieri inconcepibili per la mentalità dell’epoca perché è più un pensiero moderno quello di volersela “spassare” gustando tutti i piaceri della vita prima di morire (un po’ come la pensavano i Carpocraziani). La verginità della ragazza viene ribadita più volte e si rivela essere la chiave di lettura che ci aiuterà tra poco a capire realmente come sono andate a finire le cose;
  5. L’autore del racconto chiude la storia osservando che la ragazza non ha mai avuto rapporti sessuali (non sarà stato sicuramente l’unico caso in cui una ragazza sarebbe morta vergine) e che tuttavia non è stata arsa viva dal fuoco!

Adesso, addentrandoci nel testo ebraico, bisogna considerare il fatto che nella frase «sarà di Yhwh e io l’offrirò in olocausto» la congiunzione ebraica u [e] posta prima di «io l’offrirò» non sempre va tradotta con «e», ma può essere tradotta anche con «o».[1] Ad esempio «uomo o sua moglie» (Gn 26:11); «suo padre o sua madre» (Es 21:17); «riconosceranno qual è la parola che vale, la mia o la loro» (Ge 44:28). Di esempi ve ne sono tantissimi.

Diversamente da quello che leggiamo nelle nostre comunissime bibbie, la traduzione corretta è la seguente:

«[…] chiunque uscirà dalla porta di casa mia per venirmi incontro, quando tornerò vincitore sugli Ammoniti, sarà di Yhwh o io l’offrirò in olocausto»

Il fatto che i “traduttori” come Mauro Biglino non vedono questo particolare a causa di una palese sconoscenza della lingua ebraica (mi dispiace dirlo ma è così), può essere comprensibile. Finché si è ignoranti su un argomento non si può che parlarne solo con l’ignoranza, è di conseguenza disinformare. Lui stesso afferma di fare una lettura da “ignorante”. Ma l’errata traduzione di «e» al posto di «o» si trova oggi nella stragrande maggioranza delle nostre bibbie, il che mi dispiace parecchio perché personalmente mi reputo un grande sostenitore della letteralità di traduzione.

Nella sua promessa Yefte dovette fare i conti con due possibilità: in primo luogo, un individuo (maschio o femmina) sarebbe potuto uscire fuori di casa; in secondo luogo poteva trattarsi di un animale. Per mantenere il suo voto, nel primo caso Yefte avrebbe dovuto «dare» quella persona al sevizio del Signore (a.e. Es 38:8; 1Sam 2:22) facendole mantenere la castità nel caso in cui non avesse mai avuto rapporti sessuali; nel secondo caso, se fosse stato un animale, lo avrebbe sacrificato. Yefte è stato abbastanza coerente con le parole che ha pronunziato perché conoscendo Yhwh e i Suoi decreti, mai e poi mai avrebbe proposto a Dio un qualcosa di cui Egli stesso ne era contrario. Ragionando con la logica tutto torna e la contraddizione svanisce!

bibbia mito cover

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In questo caso si ha a che fare con un piccolo ma gravissimo errore di traduzione (che io invito a correggere a penna nelle vostre Bibbie) che Mauro Biglino dovrebbe conoscere, ma che stranamente disconosce o magari «fa finta» di non conoscere . La verità è che la Bibbia ebraica non rivela affatto contraddizioni o discrepanze in questo segmento, ma sono le cattive traduzioni (o cattivi traduttori con cattive intenzioni) a far emergere dai codici antichi quello che in realtà non c’è scritto!

[1] Koehler & Baumgartner, Hebrew and Aramaic Lexicon of the Old Testament ripreso da BibleWorks9, Software for Biblical Exegesis & Research.

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