Genesi 6:2,4; Giobbe 1:6; 2:1 – i « figli di Elohìm », chi sono?

bené ha-elohimUn pò di tempo fa pubblicai sul sito di raccolta documenti di dominio pubblico Academia.edu l’estratto di un capitolo tratto da un mio saggio: Il Libro della Genesi, dove attraverso un’indagine filologica, esegetica ed etimologica ho cercato di individuare la possibile “vera” identità dei cosiddetti «figli di Elohìm» di cui parlano i passi di Gn 6:2,4. Però, ho dovuto cambiare idea viste le mie precedenti convinzioni. Per consultare gratuitamente questa mia prima indagine senza la necessità di acquistare il libro, potete collegarvi a questo link. Per scaricare il file PDF è richiesta la registrazione, ma per leggerlo e basta non è prevista alcuna registrazione.

Sono davvero tante le interpretazioni di questo passaggio e quelle più conosciute sono le seguenti:

  • «Figli di Elohìm» = figli dei credenti discendenti di Seth;
  • «Figli di Elohìm» = figli degli déi… o angeli incarnati;
  • «Figli di Elohìm» = figli di individui in carne ed ossa venuti dallo spazio, cioé i figli degli Anunnaki, o i vigilanti/Igigi, meglio conosciuti come gli “Antichi Astronauti” di Von Daniken e Sitchin.

Secondo queste tre interpretazioni leggeremmo Gn 6:2 in questi modi:

  • Credenti in Elohìm: «avvenne che i credenti videro che le figlie dei degli uomini (cioé i non credenti) erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte»;
  • Figli degli déi: «avvenne che gli angeli videro che le figlie del genere umano erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte»;
  • Figli degli Anunnaki: «avvenne che gli Igigi videro che le figlie del genere umano erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte»

Adesso, con questo articolo vorrei riproporre una nuova indagine chirurgica che a mio avviso spazza via ogni tipo di fantasia e bizzarra interpretazione da film fantascientifico Hollywoodiano o da romanzo Sitchiniano o Von Danikeniano, ergendosi proprio al di sopra delle interpretazioni di cui sopra.

Pluralità grammaticale o arbitraria interpretazione?

encyclopedia judaicaAnzitutto ci tengo a precisare che il passo in questione non si rivolge a una pluralità di Elohìm (sebbene il termine Elohìm sia “letteralmente” un plurale assoluto) per un motivo ben preciso che va al di là della semplice interpretazione, ma appunto è la grammatica a suggerirci la risposta; una questione che dai cosiddetti “ricercatori indipendenti” alternativi non viene mai spiegato o per sconoscenza o per nascondere qualcosa. Della prima ho qualche dubbio.

La frase ebraica «bené ha-Elohìm», cioé «figli di ha-Elohìm» prevede la presenza dell’articolo determinativo ebraico «ha» – che ha la stessa ed identica valenza dell’articolo inglese «the», cioé «il, lo, la, i, gli, le» – associata alla parola Elohìm. In questo caso «bené ha-Elohìm» possiamo tradurlo con «figli di il-lo-la-i-gli-le-Elohìm». La presposizione «di» si ha per lo stato costrutto del plurale di «ben», figlio, che diventa «bené», figli di. Con l’articolo determinativo otteniamo 4 legittime traduzioni guidate dal maschile Elohìm: “la”, “le” e le varianti femminili sono da escludere, quindi avremmo: «figli di i-Elohìm» o «figli di gli-Elohìm» al plurale, oppure «figli di lo-Elohìm» o «figli di il-Elohìm» al singolare. Questo secondo una traduzione letterale.

La Septuaginta interpreta elohìm con «angeli», mentre la stessa Bibbia afferma che gli angeli non si sposano perché «quando gli uomini risuscitano dai morti, né prendono né danno moglie, ma sono come angeli nel cielo» (Mc 12:25); se gli uomini diventano come gli angeli, significa che gli angeli «né prendono né danno moglie». Lo dice la Bibbia, non l’interpretazione.

Interessante è quanto si dice alla voce “God” della Encyclopedia Judaica (ed.2006) di cui riporto lo stralcio su elohìm:

«In reference to Israel’s “god” it is used extremely often – more than 2,000 times – and often with the article, ha-ʾelohim, “the [true] god”» Traduzione: «In riferimento al “dio” d’Israele viene utilizzato molto spesso – più di 2.000 volte – e spesso con l’articolo ha-elohim, “il [vero] Dio”.

Perché, dunque, non porsi la seguente domanda: in Gn 6:2,4 Elohìm indica «il vero Dio», uno dei tanti Elohìm o semplicemente tanti Elohìm? Detto questo, tradurre con «figli degli Elohìm» intesi come una pluralità di individui in carne ed ossa sembra essere una traduzione letterale, una possibile fra le 4 a disposizione, ma non lo è: trattasi di un’evidentissima, arbitraria e spudorata interpretazione ricca di influenze paleoufologiche e condizionamenti tratti dai testi di Sitchin che poi Von Daniken ha trattato in modo apparentemente più o meno credibile.

Elohìm ha figli… in che senso?

sacerdoti ebreiL’uso della locuzione ebraica «bené Elohìm» viene usata nell’Antico Testamento solo in quattro passaggi che sono: Genesi 6:2; Genesi 6:4; Giobbe 1:6 e Giobbe 2:1. Più avanti capiremo insieme che si riferiscono tutti alla stessa cosa, basterà analizzare il loro contesto, ma prima di arrivare a questo sarà necessario fare un salto verso il “futuro”, cioé nel Nuovo Testamento, per capire quale valenza può avere la locuzione «figli di Dio» che in epoca neotestamentaria era molto usata e anche sfruttata da certi furbacchioni religiosi di nome “Farisei”.

Nel Vangelo di Giovanni al capitolo 10, Gesù discute con i Giudei circa la Sua divinità mentre era la festa della Dedicazione, e in questa circostanza viene accusato non per le buone opere che faceva (sarebbe stato ridicolo e ingiusto e nemmeno una valida scusa per accusarlo), ma per la bestemmia di essere e «farsi Dio» (v.33). Mentre i Giudei meditavano di lapidarlo, Gesù li blocca facendo un’affermazione che ci proietta indietro nel tempo di qualche secolo:

«Non sta scritto nella vostra legge: Io ho detto: voi siete dèi? Se chiama déi coloro ai quali la parola di Dio è stata diretta (e la Scrittura non può essere annullata), come mai a Colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, voi dite che bestemmia, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”?» (vv.34-35)

La citazione di Gesù riprende alla lettera un passo del Salmo 82, che Lui, evidentemente, conosceva molto bene: «Io ho detto: “Voi siete dèi, siete figli dell’Altissimo”» (v.6). Gesù fa un’affermazione rivolta ai Giudei, cioé a uomini «in carne ed ossa»: «Voi siete Theoi», dove Theoi è il corrispondente greco dell’idioma ebraico Elohìm, il «voi siete Theoi» è riferito alle persone con la quale Gesù stava parlando. Invece, il Salmo 82:6 non solo è la citazione fatta da Gesù, ma aggiunge anche «siete figli di Elyon», che tradotto significa «più alto» e corrisponde al greco Ypsistou, cioé «Altissimo». Ma perché Gesù si rivolge ai Giudei come se fossero Theoi/déi? La cosa che evidenzia l’affermazione di Gesù è che Egli stava parlando non con i semplici cittadini della Giudea, ma ad alcuni sacerdoti che erano lì a discutere con Lui.

Nel mondo ebraico, tutti i sacerdoti o comunque coloro che svolgevano dei compiti e avevano dei ruoli importanti all’interno del Tempio/Sinagoga o più in generale durante lo svolgimento di un rituale cerimoniale, venivano chiamati proprio «figli dell’Altissimo» perché più “vicini” al culto verso la divinità, ricoprendo così la “carica” di «elohìm» che anticamente veniva intesa come il nostro «sua santità», «vostra eccellenza» se non addirittura «santo padre». Per intenderci, l’epiteto del Papa di «santo padre» corrisponde al modo in cui gli antichi intendevano rivolgersi ai sacerdoti: «elohìm» sebbene fossero uomini come tutti gli altri e che «morivano come gli altri uomini» sulla Terra. La parola elohìm rivolta a uomini serviva solo per conferire a quelle persone l’autorità di “guida spirituale” e di culto.

Nel Salmo 82, al contrario di come molti amano fantasticarci sopra, Elohìm stava sì «nell’assemblea divina», ma nell’assemblea di quei Theoi/Elohìm/Sacerdoti che di consueto si riunivano per discutere in presenza di Yahwéh, proprio come avviene anche in Giobbe 1:6 e 2:1, ma nonostante ricoprissero la nomia di «elohìm», déi, e «bené Elyon», figli dell’Altissimo, erano comunque uomini terrestri e non presunte divinità celesti in carne ed ossa o antichi astronauti soggetti alla morte. Se al versetto 7 del Salmo 82 viene specificato «eppure morrete come gli altri uomini e cadrete come ogni altro potente» viene fatto per dei motivi ben precisi:

  • Il passo non usa il condizionale «morirete come se foste uomini», ma specifica l’uguaglianza al morire «come gli altri uomini», ovvero non viene affatto esclusa l’appartenenza alla razza umana di questi elohìm/sacerdoti. I presunti déi del cielo non possono essere paragonati agli uomini perché non sono uomini e quindi non potrebbero morire «come gli altri uomini». Sarebbe stato più plausibile trovare scritto, altrimenti, «come se foste uomini»;
  • Inoltre si aggiunge che questi elohìm/sacerdoti sarebbero caduti «come ogni altro potente».

Il Salmo 82 esprime il tono di rimprovero che Yahwéh (inteso in maniera sottintesa essendo lui «il vero Dio») ha nei confronti dei sacerdoti che fungono da elohìm per i popoli. Di fatto ci si rivolge a giudici anche se Elohìm non significa né si traduce con giudici (vedi, La Bibbia non è un Mito).

Anticamente, la maggior parte dei sacerdoti si montavano la testa per essere ciò di cui erano incaricati a fare, cioé uomini intermediari tra gli uomini stessi e la divinità. Oltre ad essere da “intermediari” venivano chiamati con l’epiteto “elohìm”, lo stesso con la quale si identificava Yahwéh e con il quale Mosé fu definito da Yahwéh nei confronti del Faraone (Es 7:1):

«Yahwéh disse a Mosè: “Vedi, Io ti ho stabilito come Elohìm per il Faraone e tuo fratello Aaronne sarà il tuo Profeta»

Divenire autoritari in qualità di “elohìm” faceva diventare molti sacerdoti un pò sbandati di testa molto esubaranti, e li illudeva di essere intoccabili, irragiungibili, puri, perfetti, santi, immortali, cosa che in realtà non erano. Se è nata la figura del sacerdote è perché comunque occorreva che qualcuno prendesse in mano le redini della situazione per guidare e supervisionare lo svolgersi delle cerimonie di lode e dei rituali sacrificali. Una sorta di ” guida spirituale” per i fedeli così come oggi lo sono gli anziani e 5 ministeri istituiti nel Nuovo Testamento che operano con e per la Chiesa di Cristo.

Nella sostanza, ai sacerdoti/elohìm che vengono rimproverati da Elohìm in “persona” nel Salmo 82 viene detto che è inutile montarsi la testa per il compito che svolgevano e l’autorità che ricoprivano all’interno delle rispettive tribù e comunità delle nazioni di tutta la Terra che «gli appartengono», perché valevano tanto quanto «gli altri uomini», cioé sarebbero morti «come qualunque altro uomo» e «come quelunque altro potente» che c’era sulla Terra. Questi sacerdoti badavano solo ai propri interessi, dimenticandosi che la loro figura serviva per prendersi cura degli altri anziché abbandonarli a loro stessi: «essi non conoscono né comprendono nulla; camminano nelle tenebre» (v.5) perché nessuno di loro se ne prendeva cura.

Chi sono i «bené ha-Elohìm» e quale funzione svolgono in Gn 6:2,4?

Chiarita adesso l’identità degli Elohìm/sacerdoti del Salmo 82 e dei Theoi/sacerdoti di Giovanni 10:34-35 che si riferisce proprio al Salmo 82, chi sono quindi i «bené ha-Elohìm» di Genesi 6:2,4? Leggiamo il passo per la sua interezza:

«Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della Terra e furono loro nate delle figlie, avvenne che i bené ha-Elohìm videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte. Yahwéh disse: “Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l’uomo poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni”. In quel tempo c’erano sulla Terra i nephilìm, e ci furono anche in seguito, quando i bené ha-Elohìm si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi»

Leggendo questi versi abbiamo una panoramica più ampia, ma soffermandoci solo a questi siamo soggetti ad estirpare il testo fuori dal contesto. Cosa si dice prima di questo passaggio dal punto di vista storico/contestuale?

«Anche a Set nacque un figlio, che chiamò Enosh. Allora si cominciò a invocare il nome di Yahwéh» (Gn 4:26)

Prima che avvenissero questi “illeciti” sposalizi, già da tempo iniziò ad essere introdotto il culto verso Yahwéh, e il culto venne storicamente istituito con la necessaria presenza… di chi? I sacerdoti, naturalmente! Fin dalla prima forma di culto e adorazione sono esistiti i sacerdoti che fungevano, come detto in precedenza, da intermediari fra Yahwéh e gli uomini. Ciò significa che già al tempo in cui i «bené ha-Elohìm» si sposavano con «le figlie degli uomini», le figure sacerdotali già esistevano da quando «si cominciò ad invocare il nome di Yahwéh».

Interessante notare cosa dica l’utente Bèsasèa del Forum Biblico “biblista.eu”: «E chi può spiegarle se non noi ebrei? Il popolo ebraico ancora vive, la sua lingua è viva più che mai. Siamo noi a stabilire il senso delle sacre scritture, è la nostra tradizione linguistica a stabilirlo e non altri metodi estranei. Per esempio alcuni ricercatori israeliani hanno stabilito che il libro apocrifo di Enoch e il pirkè derabi Eliezer non sono libri ebraici. Hanno stabilito questo in base al loro contenuto e alle loro interpretazioni linguistiche. Uno di questi è il mito degli angeli caduti, che non appartiene all’Ebraismo ed è assente nel Tanach e nel Talmud» (qui la fonte).

Un pò di storia della Legge Mosaica

Fin da sempre il celibato dei sacerdoti ebrei non è mai stato un dogma come per il celibato dei prelati cattolici, vale a dire che chi voleva poteva fare nella massima libertà un voto di castità oppure sposarsi normalmente. Diventare sacerdote (kohen in ebraico) era un grandissimo privilegio e onore vista l’importanza e il prestigio che ricopriva nella comunità ma anche agli occhi di Yahwéh per certi aspetti, tuttavia comportava delle restrizioni o “rinunce”. Per questo, infatti, viste le disordinate abitudini praticate dai sacerdoti fin dall’antichità, cioé già dal tempo di Enosh, si arrivò al fatidico momento in cui Mosé sancì finalmente delle regole che poterono riportare quell’equilibro che, forse, non c’era mai stato, o magari si, ma proprio agli inizi inizi.

Per mutare il disordine in ordine, Mosè sancì quelle regole in cui era previsto che un sacerdote non doveva sposare una donna divorziata o una prostituta, una convertita o una donna disonorata (Lv 21:7). Un sacerdote che sposava una donna appartenente alle categorie di cui sopra perdeva li suoi incarichi sacerdotali finché rimaneva in quella situazione; al sacerdote non era permesso rinunciare alla propria condizione di sacerdote e sposarsi con una donna che gli era proibita (Lv 21:6-7). Tuttavia, nel caso in cui un sacerdote trasgrediva tali restrizioni ma poi rinunciava al matrimonio annullandolo e quindi ritornando “in carreggiata”, poteva riacquisire completamente le sue funzioni e doveri sacerdotali.

Emmanuel Milingo, noto esorcista e arcivescovo durante il giorno del suo matrimonio. Tale unione (biblicamente legittima) suscitò lo scandalo nel mondo cattolico.

Emmanuel Milingo, noto esorcista, guaritore e Arcivescovo durante il giorno del suo matrimonio a New York. Tale unione suscitò lo scandalo nel mondo cattolico.

In Gn 6:2-4 è accaduto proprio questo! Il passaggio esprime lo scandalo di quegli avenimenti, proprio come avviene oggi quando veniamo a sapere dai telegiornali o dalle voci di quartiere che il sacerdote X o il prete Y della parrocchia Z ha un’amante, una moglie e addirittura figli. Siccome il dogma lo vieta, ciò suscita lo scandalo nell’intera comunità. Generalmente questi tendono a rimanere nella memoria (ricordati per gli scandali) della gente grazie agli strumenti mediatici che sono da sempre esistiti, in varie forme. Vale a dire che i «bené ha-Elohìm», cioé i sacerdoti/kohen avevano infranto quelle regole che vengono sintetizzate nel passaggio del Levitico di cui sopra. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo: «si, ma al tempo di Enosh non c’era ancora la legge mosaica, quindi che colpa ne avevano?», appunto, direi io, perché la legge mosaica è servita proprio per rimettere in ordine ciò che fin dall’antichità veniva considerato disordine. Chiunque fosse l’autore di Genesi 6 non ha voluto trasmetterci lo stupore o straordinarietà circa le presunte unioni sessuali di angeli incarnati e/o individui in carne ed ossa venuti dallo spazio che presero per mogli le donne umane che si scelsero fra tutte. Queste sono solo fantasie abbastanza ridicole e “scandalose” al solo considerarle come vere, ma se analizzate sotto un approccio più letterale, storico e legisaltivo tutto trova maggiore validità, non perché è Daniele Salamone a dirlo e pretende che sia nella assoluta ragione, ma perché i tasselli del puzzle questo mi/ci aiutano a comprendere. Il redattore biblico ci parla di questi sacerdoti «separati dal» (santificati) resto del popolo che avevano commesso cose che suscitavano scandali all’interno dei loro villaggi e comunità.

Tovòt: bellezza estetica o compatibilità funzionale?

Si specifica che le figlie di questi uomini, cioé le figlie dei fedeli che offrivano il culto a Yahwéh e che si distinguevano dai bené ha-elohìm/sacerdoti, erano «tovòt»: questa parola ebraica al femminile plurale assoluto si estende ai seguenti significati: «belle, piacenti, attraenti, di bell’aspetto» (vedi il dizionario di ebraico biblico Koehler & Baumgartner) e vista la polisemia di questa parola siamo autorizzati a identificare queste «figlie» non solo come semplici belle donne ma anche come possibili donne «piacenti, attraenti, seducenti» (anzi, non è detto che fossero belle, ma anche delle non-belle attraenti), ovvero donne così belle e/o attraenti che erano in grado di far esplodere gli ormoni agli stessi pseudo-santissimi sacerdoti/elohìm/bené ha-Elohìm inducendoli a peccare e a cadere nello scandalo pubblico: queste suscitavano «attrazione estetica».

Alcuni pensano che «tovòt» voglia rendere l’idea di un qualcosa di «sessualmente compatibile», ma non è affatto così perché il termine invece esprime l’idea della bellezza estetica/esteriore e non di una presunta compatibilità sessuale. Chi dice che questa sia la corretta traduzione del temine in realtà lo sta interpretando a modo suo perché non vengono citati nemmeno i dizionai che ne parlino. E infatti non è possibile citarne nemmeno uno perché nessun dizionario ne parla. Questa è un’interpretazione che serve solamente ad avvalorare le ipotesi di Von Daniken, Sitchin “e derivati” che questi presunti e famigerati «antichi astronauti» si erano resi conto che potevano accoppiarsi con le femminucce umane, cioè che tra le due “razze” c’era quella compatibilità sessuale che avrebbero potuto permettere di generare figli “mezzosangue”. Di certo non sto qui a dire di essere un detentore della verità, ma quanto meno, viste le chiare analisi riportate in questo studio fino a questo momento, la logica mi induce a dire a gran voce che tutte le ipotesi sul significato della presunta compatibilità sessuale del termine «tovòt» sono spudoratamente false!

Infine, c’è da dire che non a caso si dice che il mestiere della prostituta sia «il più antico al mondo», o sbaglio? Il passo di Genesi 6 non dice in maniera iperletterale che queste erano «prostitute» (perché esiste una terminologia specifica per questo: zonòt) anche se tovòt potrebbe esserne un sinonimo, ma sicuramente rientravano in quelle categorie alle quali a un sacerdote non era permesso immischiarsi. Donne divorziate o disonorate? Forse. Prostitute? Probabile. O comunque quelle categorie di donne che rientrano in Levitico 21:6-7.

Conclusione: i figli di queste unioni illegittime, chi sono?

amanti dei pretiAdesso il quadro sembra essere ancora più limpido e più trasparente del puro cristallo. Nessun equivoco, nessuna interpretazione, ma è stata la stessa Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, a schiarirci le idee. Ecco perché alcuni si ostinano a non voler argomentare il Nuovo Testamento come ad esempio il passo di Giovanni 10 in vista del Salmo 82, perché naturalmente tutte le filastrocche della compatibilità sessuale e tutti i best-seller degli Antichi Astronauti che ruotano attorno a Genesi 6 e il suddetto Salmo crollerebbero con la stessa drammaticità del crollo delle Twin Towers.

I «bené ha-Elohìm» di Genesi 6 altri non erano che i sacerdoti infatuati dalle femminucce che volevano aggraziarseli per avere una certa posizione di spicco, tant’è vero che gli stessi figli che ne vennero fuori acquisirono il “prestigio” di essere sì figli dei sacerdoti, quindi «gibborim», cioé uomoni potenti, influenti, di una certa importanza/onore (kavod) ma anche «aneshé ha-shém», cioé «uomini di il-nome» (uomini famosi, di cui nessuno si sarebbe dimenticato fin dall’antichità) perché figli di uno scandalo che rimase nella memoria degli uomini dai tempi antichi fino al periodo in cui sono state redatte le righe di Genesi 6.

Niente semidéi, niente mezzosangue, niente eroi mitici dell’antichità, niente ciclopi, niente giganti, niente Titani, niente déi dell’Olimpo, ma semplicemente figli dello scandalo umano che magari stringevano pure amicizia con i «nephilìm», non i cosiddetti «giganti», ma gli immorali, i discendenti di Caino che, insieme a loro, furono spazzati via dal Diluvio e che niente hanno a che vedere con la costellazione di Orione!

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