Crea sito
Press "Enter" to skip to content

Genesi 6:2,4; Giobbe 1:6; 2:1 – i « figli di Elohìm », chi sono?

bené ha-elohimUn pò di tempo fa pubblicai sul sito di raccolta documenti di dominio pubblico Academia.edu l’estratto di un capitolo tratto da un mio saggio: Il Libro della Genesi, dove attraverso un’indagine filologica, esegetica ed etimologica ho cercato di individuare la possibile “vera” identità dei cosiddetti «figli di Elohìm» di cui parlano i passi di Gn 6:2,4. Però, ho dovuto cambiare idea viste le mie precedenti convinzioni. Per consultare gratuitamente questa mia prima indagine senza la necessità di acquistare il libro, potete collegarvi a questo link. Per scaricare il file PDF è richiesta la registrazione, ma per leggerlo e basta non è prevista alcuna registrazione.

Sono davvero tante le interpretazioni di questo passaggio e quelle più conosciute sono le seguenti:

  • «Figli di Elohìm» = figli dei credenti discendenti di Seth;
  • «Figli di Elohìm» = figli degli déi… o angeli incarnati;
  • «Figli di Elohìm» = figli di individui in carne ed ossa venuti dallo spazio, cioé i figli degli Anunnaki, o i vigilanti/Igigi, meglio conosciuti come gli “Antichi Astronauti” di Von Daniken e Sitchin.

Secondo queste tre interpretazioni leggeremmo Gn 6:2 in questi modi:

  • Credenti in Elohìm: «avvenne che i credenti videro che le figlie dei degli uomini (cioé i non credenti) erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte»;
  • Figli degli déi: «avvenne che gli angeli videro che le figlie del genere umano erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte»;
  • Figli degli Anunnaki: «avvenne che gli Igigi videro che le figlie del genere umano erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte»

Adesso, con questo articolo vorrei riproporre una nuova indagine chirurgica che a mio avviso spazza via ogni tipo di fantasia e bizzarra interpretazione da film fantascientifico Hollywoodiano o da romanzo Sitchiniano o Von Danikeniano, ergendosi proprio al di sopra delle interpretazioni di cui sopra.

Pluralità grammaticale o arbitraria interpretazione?

encyclopedia judaicaAnzitutto ci tengo a precisare che il passo in questione non si rivolge a una pluralità di Elohìm (sebbene il termine Elohìm sia “letteralmente” un plurale assoluto) per un motivo ben preciso che va al di là della semplice interpretazione, ma appunto è la grammatica a suggerirci la risposta; una questione che dai cosiddetti “ricercatori indipendenti” alternativi non viene mai spiegato o per sconoscenza o per nascondere qualcosa. Della prima ho qualche dubbio.

La frase ebraica «bené ha-Elohìm», cioé «figli di ha-Elohìm» prevede la presenza dell’articolo determinativo ebraico «ha» – che ha la stessa ed identica valenza dell’articolo inglese «the», cioé «il, lo, la, i, gli, le» – associata alla parola Elohìm. In questo caso «bené ha-Elohìm» possiamo tradurlo con «figli di il-lo-la-i-gli-le-Elohìm». La presposizione «di» si ha per lo stato costrutto del plurale di «ben», figlio, che diventa «bené», figli di. Con l’articolo determinativo otteniamo 4 legittime traduzioni guidate dal maschile Elohìm: “la”, “le” e le varianti femminili sono da escludere, quindi avremmo: «figli di i-Elohìm» o «figli di gli-Elohìm» al plurale, oppure «figli di lo-Elohìm» o «figli di il-Elohìm» al singolare. Questo secondo una traduzione letterale.

La Septuaginta interpreta elohìm con «angeli», mentre la stessa Bibbia afferma che gli angeli non si sposano perché «quando gli uomini risuscitano dai morti, né prendono né danno moglie, ma sono come angeli nel cielo» (Mc 12:25); se gli uomini diventano come gli angeli, significa che gli angeli «né prendono né danno moglie». Lo dice la Bibbia, non l’interpretazione.

Interessante è quanto si dice alla voce “God” della Encyclopedia Judaica (ed.2006) di cui riporto lo stralcio su elohìm:

«In reference to Israel’s “god” it is used extremely often – more than 2,000 times – and often with the article, ha-ʾelohim, “the [true] god”» Traduzione: «In riferimento al “dio” d’Israele viene utilizzato molto spesso – più di 2.000 volte – e spesso con l’articolo ha-elohim, “il [vero] Dio”.

Perché, dunque, non porsi la seguente domanda: in Gn 6:2,4 Elohìm indica «il vero Dio», uno dei tanti Elohìm o semplicemente tanti Elohìm? Detto questo, tradurre con «figli degli Elohìm» intesi come una pluralità di individui in carne ed ossa sembra essere una traduzione letterale, una possibile fra le 4 a disposizione, ma non lo è: trattasi di un’evidentissima, arbitraria e spudorata interpretazione ricca di influenze paleoufologiche e condizionamenti tratti dai testi di Sitchin che poi Von Daniken ha trattato in modo apparentemente più o meno credibile.

Elohìm ha figli… in che senso?

sacerdoti ebreiL’uso della locuzione ebraica «bené Elohìm» viene usata nell’Antico Testamento solo in quattro passaggi che sono: Genesi 6:2; Genesi 6:4; Giobbe 1:6 e Giobbe 2:1. Più avanti capiremo insieme che si riferiscono tutti alla stessa cosa, basterà analizzare il loro contesto, ma prima di arrivare a questo sarà necessario fare un salto verso il “futuro”, cioé nel Nuovo Testamento, per capire quale valenza può avere la locuzione «figli di Dio» che in epoca neotestamentaria era molto usata e anche sfruttata da certi furbacchioni religiosi di nome “Farisei”.

Nel Vangelo di Giovanni al capitolo 10, Gesù discute con i Giudei circa la Sua divinità mentre era la festa della Dedicazione, e in questa circostanza viene accusato non per le buone opere che faceva (sarebbe stato ridicolo e ingiusto e nemmeno una valida scusa per accusarlo), ma per la bestemmia di essere e «farsi Dio» (v.33). Mentre i Giudei meditavano di lapidarlo, Gesù li blocca facendo un’affermazione che ci proietta indietro nel tempo di qualche secolo:

«Non sta scritto nella vostra legge: Io ho detto: voi siete dèi? Se chiama déi coloro ai quali la parola di Dio è stata diretta (e la Scrittura non può essere annullata), come mai a Colui che il Padre ha santificato e mandato nel mondo, voi dite che bestemmia, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”?» (vv.34-35)

La citazione di Gesù riprende alla lettera un passo del Salmo 82, che Lui, evidentemente, conosceva molto bene: «Io ho detto: “Voi siete dèi, siete figli dell’Altissimo”» (v.6). Gesù fa un’affermazione rivolta ai Giudei, cioé a uomini «in carne ed ossa»: «Voi siete Theoi», dove Theoi è il corrispondente greco dell’idioma ebraico Elohìm, il «voi siete Theoi» è riferito alle persone con la quale Gesù stava parlando. Invece, il Salmo 82:6 non solo è la citazione fatta da Gesù, ma aggiunge anche «siete figli di Elyon», che tradotto significa «più alto» e corrisponde al greco Ypsistou, cioé «Altissimo». Ma perché Gesù si rivolge ai Giudei come se fossero Theoi/déi? La cosa che evidenzia l’affermazione di Gesù è che Egli stava parlando non con i semplici cittadini della Giudea, ma ad alcuni sacerdoti che erano lì a discutere con Lui.

Nel mondo ebraico, tutti i sacerdoti o comunque coloro che svolgevano dei compiti e avevano dei ruoli importanti all’interno del Tempio/Sinagoga o più in generale durante lo svolgimento di un rituale cerimoniale, venivano chiamati proprio «figli dell’Altissimo» perché più “vicini” al culto verso la divinità, ricoprendo così la “carica” di «elohìm» che anticamente veniva intesa come il nostro «sua santità», «vostra eccellenza» se non addirittura «santo padre». Per intenderci, l’epiteto del Papa di «santo padre» corrisponde al modo in cui gli antichi intendevano rivolgersi ai sacerdoti: «elohìm» sebbene fossero uomini come tutti gli altri e che «morivano come gli altri uomini» sulla Terra. La parola elohìm rivolta a uomini serviva solo per conferire a quelle persone l’autorità di “guida spirituale” e di culto.

Nel Salmo 82, al contrario di come molti amano fantasticarci sopra, Elohìm stava sì «nell’assemblea divina», ma nell’assemblea di quei Theoi/Elohìm/Sacerdoti che di consueto si riunivano per discutere in presenza di Yahwéh, proprio come avviene anche in Giobbe 1:6 e 2:1, ma nonostante ricoprissero la nomia di «elohìm», déi, e «bené Elyon», figli dell’Altissimo, erano comunque uomini terrestri e non presunte divinità celesti in carne ed ossa o antichi astronauti soggetti alla morte. Se al versetto 7 del Salmo 82 viene specificato «eppure morrete come gli altri uomini e cadrete come ogni altro potente» viene fatto per dei motivi ben precisi:

  • Il passo non usa il condizionale «morirete come se foste uomini», ma specifica l’uguaglianza al morire «come gli altri uomini», ovvero non viene affatto esclusa l’appartenenza alla razza umana di questi elohìm/sacerdoti. I presunti déi del cielo non possono essere paragonati agli uomini perché non sono uomini e quindi non potrebbero morire «come gli altri uomini». Sarebbe stato più plausibile trovare scritto, altrimenti, «come se foste uomini»;
  • Inoltre si aggiunge che questi elohìm/sacerdoti sarebbero caduti «come ogni altro potente».

Il Salmo 82 esprime il tono di rimprovero che Yahwéh (inteso in maniera sottintesa essendo lui «il vero Dio») ha nei confronti dei sacerdoti che fungono da elohìm per i popoli. Di fatto ci si rivolge a giudici anche se Elohìm non significa né si traduce con giudici (vedi, La Bibbia non è un Mito).

Anticamente, la maggior parte dei sacerdoti si montavano la testa per essere ciò di cui erano incaricati a fare, cioé uomini intermediari tra gli uomini stessi e la divinità. Oltre ad essere da “intermediari” venivano chiamati con l’epiteto “elohìm”, lo stesso con la quale si identificava Yahwéh e con il quale Mosé fu definito da Yahwéh nei confronti del Faraone (Es 7:1):

«Yahwéh disse a Mosè: “Vedi, Io ti ho stabilito come Elohìm per il Faraone e tuo fratello Aaronne sarà il tuo Profeta»

Divenire autoritari in qualità di “elohìm” faceva diventare molti sacerdoti un pò sbandati di testa molto esubaranti, e li illudeva di essere intoccabili, irragiungibili, puri, perfetti, santi, immortali, cosa che in realtà non erano. Se è nata la figura del sacerdote è perché comunque occorreva che qualcuno prendesse in mano le redini della situazione per guidare e supervisionare lo svolgersi delle cerimonie di lode e dei rituali sacrificali. Una sorta di ” guida spirituale” per i fedeli così come oggi lo sono gli anziani e 5 ministeri istituiti nel Nuovo Testamento che operano con e per la Chiesa di Cristo.

Nella sostanza, ai sacerdoti/elohìm che vengono rimproverati da Elohìm in “persona” nel Salmo 82 viene detto che è inutile montarsi la testa per il compito che svolgevano e l’autorità che ricoprivano all’interno delle rispettive tribù e comunità delle nazioni di tutta la Terra che «gli appartengono», perché valevano tanto quanto «gli altri uomini», cioé sarebbero morti «come qualunque altro uomo» e «come quelunque altro potente» che c’era sulla Terra. Questi sacerdoti badavano solo ai propri interessi, dimenticandosi che la loro figura serviva per prendersi cura degli altri anziché abbandonarli a loro stessi: «essi non conoscono né comprendono nulla; camminano nelle tenebre» (v.5) perché nessuno di loro se ne prendeva cura.

Chi sono i «bené ha-Elohìm» e quale funzione svolgono in Gn 6:2,4?

Chiarita adesso l’identità degli Elohìm/sacerdoti del Salmo 82 e dei Theoi/sacerdoti di Giovanni 10:34-35 che si riferisce proprio al Salmo 82, chi sono quindi i «bené ha-Elohìm» di Genesi 6:2,4? Leggiamo il passo per la sua interezza:

«Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della Terra e furono loro nate delle figlie, avvenne che i bené ha-Elohìm videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte. Yahwéh disse: “Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l’uomo poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni”. In quel tempo c’erano sulla Terra i nephilìm, e ci furono anche in seguito, quando i bené ha-Elohìm si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi»

Leggendo questi versi abbiamo una panoramica più ampia, ma soffermandoci solo a questi siamo soggetti ad estirpare il testo fuori dal contesto. Cosa si dice prima di questo passaggio dal punto di vista storico/contestuale?

«Anche a Set nacque un figlio, che chiamò Enosh. Allora si cominciò a invocare il nome di Yahwéh» (Gn 4:26)

Prima che avvenissero questi “illeciti” sposalizi, già da tempo iniziò ad essere introdotto il culto verso Yahwéh, e il culto venne storicamente istituito con la necessaria presenza… di chi? I sacerdoti, naturalmente! Fin dalla prima forma di culto e adorazione sono esistiti i sacerdoti che fungevano, come detto in precedenza, da intermediari fra Yahwéh e gli uomini. Ciò significa che già al tempo in cui i «bené ha-Elohìm» si sposavano con «le figlie degli uomini», le figure sacerdotali già esistevano da quando «si cominciò ad invocare il nome di Yahwéh».

Interessante notare cosa dica l’utente Bèsasèa del Forum Biblico “biblista.eu”: «E chi può spiegarle se non noi ebrei? Il popolo ebraico ancora vive, la sua lingua è viva più che mai. Siamo noi a stabilire il senso delle sacre scritture, è la nostra tradizione linguistica a stabilirlo e non altri metodi estranei. Per esempio alcuni ricercatori israeliani hanno stabilito che il libro apocrifo di Enoch e il pirkè derabi Eliezer non sono libri ebraici. Hanno stabilito questo in base al loro contenuto e alle loro interpretazioni linguistiche. Uno di questi è il mito degli angeli caduti, che non appartiene all’Ebraismo ed è assente nel Tanach e nel Talmud» (qui la fonte).

Un pò di storia della Legge Mosaica

Fin da sempre il celibato dei sacerdoti ebrei non è mai stato un dogma come per il celibato dei prelati cattolici, vale a dire che chi voleva poteva fare nella massima libertà un voto di castità oppure sposarsi normalmente. Diventare sacerdote (kohen in ebraico) era un grandissimo privilegio e onore vista l’importanza e il prestigio che ricopriva nella comunità ma anche agli occhi di Yahwéh per certi aspetti, tuttavia comportava delle restrizioni o “rinunce”. Per questo, infatti, viste le disordinate abitudini praticate dai sacerdoti fin dall’antichità, cioé già dal tempo di Enosh, si arrivò al fatidico momento in cui Mosé sancì finalmente delle regole che poterono riportare quell’equilibro che, forse, non c’era mai stato, o magari si, ma proprio agli inizi inizi.

Per mutare il disordine in ordine, Mosè sancì quelle regole in cui era previsto che un sacerdote non doveva sposare una donna divorziata o una prostituta, una convertita o una donna disonorata (Lv 21:7). Un sacerdote che sposava una donna appartenente alle categorie di cui sopra perdeva li suoi incarichi sacerdotali finché rimaneva in quella situazione; al sacerdote non era permesso rinunciare alla propria condizione di sacerdote e sposarsi con una donna che gli era proibita (Lv 21:6-7). Tuttavia, nel caso in cui un sacerdote trasgrediva tali restrizioni ma poi rinunciava al matrimonio annullandolo e quindi ritornando “in carreggiata”, poteva riacquisire completamente le sue funzioni e doveri sacerdotali.

Emmanuel Milingo, noto esorcista e arcivescovo durante il giorno del suo matrimonio. Tale unione (biblicamente legittima) suscitò lo scandalo nel mondo cattolico.
Emmanuel Milingo, noto esorcista, guaritore e Arcivescovo durante il giorno del suo matrimonio a New York. Tale unione suscitò lo scandalo nel mondo cattolico.

In Gn 6:2-4 è accaduto proprio questo! Il passaggio esprime lo scandalo di quegli avenimenti, proprio come avviene oggi quando veniamo a sapere dai telegiornali o dalle voci di quartiere che il sacerdote X o il prete Y della parrocchia Z ha un’amante, una moglie e addirittura figli. Siccome il dogma lo vieta, ciò suscita lo scandalo nell’intera comunità. Generalmente questi tendono a rimanere nella memoria (ricordati per gli scandali) della gente grazie agli strumenti mediatici che sono da sempre esistiti, in varie forme. Vale a dire che i «bené ha-Elohìm», cioé i sacerdoti/kohen avevano infranto quelle regole che vengono sintetizzate nel passaggio del Levitico di cui sopra. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo: «si, ma al tempo di Enosh non c’era ancora la legge mosaica, quindi che colpa ne avevano?», appunto, direi io, perché la legge mosaica è servita proprio per rimettere in ordine ciò che fin dall’antichità veniva considerato disordine. Chiunque fosse l’autore di Genesi 6 non ha voluto trasmetterci lo stupore o straordinarietà circa le presunte unioni sessuali di angeli incarnati e/o individui in carne ed ossa venuti dallo spazio che presero per mogli le donne umane che si scelsero fra tutte. Queste sono solo fantasie abbastanza ridicole e “scandalose” al solo considerarle come vere, ma se analizzate sotto un approccio più letterale, storico e legisaltivo tutto trova maggiore validità, non perché è Daniele Salamone a dirlo e pretende che sia nella assoluta ragione, ma perché i tasselli del puzzle questo mi/ci aiutano a comprendere. Il redattore biblico ci parla di questi sacerdoti «separati dal» (santificati) resto del popolo che avevano commesso cose che suscitavano scandali all’interno dei loro villaggi e comunità.

Tovòt: bellezza estetica o compatibilità funzionale?

Si specifica che le figlie di questi uomini, cioé le figlie dei fedeli che offrivano il culto a Yahwéh e che si distinguevano dai bené ha-elohìm/sacerdoti, erano «tovòt»: questa parola ebraica al femminile plurale assoluto si estende ai seguenti significati: «belle, piacenti, attraenti, di bell’aspetto» (vedi il dizionario di ebraico biblico Koehler & Baumgartner) e vista la polisemia di questa parola siamo autorizzati a identificare queste «figlie» non solo come semplici belle donne ma anche come possibili donne «piacenti, attraenti, seducenti» (anzi, non è detto che fossero belle, ma anche delle non-belle attraenti), ovvero donne così belle e/o attraenti che erano in grado di far esplodere gli ormoni agli stessi pseudo-santissimi sacerdoti/elohìm/bené ha-Elohìm inducendoli a peccare e a cadere nello scandalo pubblico: queste suscitavano «attrazione estetica».

Alcuni pensano che «tovòt» voglia rendere l’idea di un qualcosa di «sessualmente compatibile», ma non è affatto così perché il termine invece esprime l’idea della bellezza estetica/esteriore e non di una presunta compatibilità sessuale. Chi dice che questa sia la corretta traduzione del temine in realtà lo sta interpretando a modo suo perché non vengono citati nemmeno i dizionai che ne parlino. E infatti non è possibile citarne nemmeno uno perché nessun dizionario ne parla. Questa è un’interpretazione che serve solamente ad avvalorare le ipotesi di Von Daniken, Sitchin “e derivati” che questi presunti e famigerati «antichi astronauti» si erano resi conto che potevano accoppiarsi con le femminucce umane, cioè che tra le due “razze” c’era quella compatibilità sessuale che avrebbero potuto permettere di generare figli “mezzosangue”. Di certo non sto qui a dire di essere un detentore della verità, ma quanto meno, viste le chiare analisi riportate in questo studio fino a questo momento, la logica mi induce a dire a gran voce che tutte le ipotesi sul significato della presunta compatibilità sessuale del termine «tovòt» sono spudoratamente false!

Infine, c’è da dire che non a caso si dice che il mestiere della prostituta sia «il più antico al mondo», o sbaglio? Il passo di Genesi 6 non dice in maniera iperletterale che queste erano «prostitute» (perché esiste una terminologia specifica per questo: zonòt) anche se tovòt potrebbe esserne un sinonimo, ma sicuramente rientravano in quelle categorie alle quali a un sacerdote non era permesso immischiarsi. Donne divorziate o disonorate? Forse. Prostitute? Probabile. O comunque quelle categorie di donne che rientrano in Levitico 21:6-7.

Conclusione: i figli di queste unioni illegittime, chi sono?

amanti dei pretiAdesso il quadro sembra essere ancora più limpido e più trasparente del puro cristallo. Nessun equivoco, nessuna interpretazione, ma è stata la stessa Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, a schiarirci le idee. Ecco perché alcuni si ostinano a non voler argomentare il Nuovo Testamento come ad esempio il passo di Giovanni 10 in vista del Salmo 82, perché naturalmente tutte le filastrocche della compatibilità sessuale e tutti i best-seller degli Antichi Astronauti che ruotano attorno a Genesi 6 e il suddetto Salmo crollerebbero con la stessa drammaticità del crollo delle Twin Towers.

I «bené ha-Elohìm» di Genesi 6 altri non erano che i sacerdoti infatuati dalle femminucce che volevano aggraziarseli per avere una certa posizione di spicco, tant’è vero che gli stessi figli che ne vennero fuori acquisirono il “prestigio” di essere sì figli dei sacerdoti, quindi «gibborim», cioé uomoni potenti, influenti, di una certa importanza/onore (kavod) ma anche «aneshé ha-shém», cioé «uomini di il-nome» (uomini famosi, di cui nessuno si sarebbe dimenticato fin dall’antichità) perché figli di uno scandalo che rimase nella memoria degli uomini dai tempi antichi fino al periodo in cui sono state redatte le righe di Genesi 6.

Niente semidéi, niente mezzosangue, niente eroi mitici dell’antichità, niente ciclopi, niente giganti, niente Titani, niente déi dell’Olimpo, ma semplicemente figli dello scandalo umano che magari stringevano pure amicizia con i «nephilìm», non i cosiddetti «giganti», ma gli immorali, i discendenti di Caino che, insieme a loro, furono spazzati via dal Diluvio e che niente hanno a che vedere con la costellazione di Orione!

19 Comments

  1. Marcello Favareto
    Marcello Favareto 26/12/2016

    Caro Daniele, posso inserirmi, molto tardivamente, in questa discussione?
    Premetto che non conosco assolutamente l’ebraico e nemmeno il greco e ho fatto studi tecnici (liceo scientifico e ingegneria meccanica), qundi non pretendo nulla se non la comprensione accessibile all’uomo comune. Ma proprio da qui vorrei partire con le mie domande/considerazioni.
    .1. Considerandomi al livello della famosa casalinga di Voghera, mi chiedo: come può essere toccato un cristiano medio da queste dotte considerazioni esegetico-linguistiche? Possono cambiargli la vita o condizionarne la sequela di Cristo?
    .2. Se Gen. 6.1-2 e 4 non ci fossero, ne sentiresti forse la mancanza? Io onestamente confesso di no, anzi…
    .3. Anch’io penso che i figli di Dio non possano essere angeli, ma mi sembra un po’ stiracchiata l’idea che le figliuole degli uomini fossero loro vietate perchè, prostitute, divorziate, disonorate o vedove come scritto in Lev 21.14 a proposito del sommo sacerdote. Anzi lì si prescrive che il s. sacerdote sposi una “vergine del suo popolo”, Di quale popolo si tratta se le figliuole degli uomini e, quindi, i loro genitori, appartenevano apparentemente ad un altro? Forse non sarebbe più saggio accontentarci di non avere una spiegazione? Del resto abbiamo una spiegazione del fatto che si sia cominciato ad invocare il nome dell’Eterno dopo la nascita o durante la vita di Enosh?
    .4. Non son sicuro di aver capito quanto scrivi sui nephilim, ma mi pare che intenderli aborti, non si accordi col testo di 6.4 che verrebbe letto “in quel tempo c’erano sulla terra gli aborti… Essi sono gli uomini potenti…”. Ma certamente sono io che non ho capito qualcosa.
    .5. Permettimi un’ultima benevola e rispettosa osservazione: mi sembra che tu sia scettico sulle traduzioni in genere, ma i poveri traduttori sono costretti a scegliere una, la più ragionevole, delle possibili traduzioni/interpretazioni dei testi. Se anche tu fossi costretto a darne una sola non ti troveresti nello stesso problema? Ti saluto con affetto e simpatia. Marcello

    • Daniele Salamone
      Daniele Salamone 27/12/2016

      Caro Marcello, è un vero piacere averti qui nel blog. Ti do il mio più caloroso benvenuto.
      Rispondo molto volentieri ai tuoi quesiti.

      1. Essere “cristiani medi” non significa avere delimiti di comprendonio. Posso dire, però, che il mio lavoro è principalmente rivolto a quei credenti che sono “oltre la media” e che amano approfondire per capire di più. Nonstante io sia un autodidatta e non ho mai affrontato studi universitari per arrivare ad esporre queste argomentazioni, da autodidatta quale sono sento di avere la chiamata di aiutare quanti, come me, sono stati e sono non tanto cristiani “medi” ma anche “cristiani sotto la media”. Se ci sono riuscito io ad aver affrontato queste materie da completo ignorante, può riuscirci chiunque, anche il cristiano medio che ha il desiderio di salire di media. A chi piace approfondire questo genere di considerazioni, non le scarta. Ti invito a leggere questa mia intervista, magari ti aiuterà a conoscermi meglio e capire perché mi occupo di questa materia: http://www.notiziecristiane.com/intervista-esclusiva-con-daniele-salamone/
      Posso dirti che, per eseperienza, da credente medio qual ero, questi studi mi hanno cambiato la vita e mi hanno aiutato a rivalutare Cristo come il mio Signore e Salvatore. Purtroppo, quando ci si lascia sedurre dalle tante teorie speculative, se si è credenti deboli con un’altrettanta fede debole, si può correre il rischio di cadere molto facilmente nel vortice delle correnti “intelletuali”. Poi, a non tutti è dato di sapere (o apprezzare) questo genere di argomentazioni.

      2. La Parola di Dio è perfetta così tutta per come ci è giunta, quindi, se non fosse stata volontà di Dio far mettere per iscritto Gen. 6.1-2 e 4, allora confesso anceh io che non ne avrei sentito la mancanza; ma vedendo che Gen. 6.1-2 e 4 sono presenti nella Parola di Dio, se qualcuno avesse tolto tali passaggi non per volontà divina, certamente ne avrei sentito la mancanza, la Bibbia sarebbe stata incompleta, perché visti gli studi che affronto, passi del genere aiutano a capire di più. Naturalmente, questi non sono brani “essenziali” da cui dipende la salvezza del singolo individuo, ma, visti gli studi che affronto e le motivazioni che mi spingono a farlo, questi passaggi mi sono essenziali. Io sono dell’idea che il credente odierno non debba fossilizzarsi nella “beata ignoranza”, ma occorono credenti che sappiano di più, perché molti quel poco che sanno lo sanno pure male.
      Adesso non so se la Bibbia manchi di qualcosa, tuttavia non ne sento la mancanzad i queste cose perché quello che abbiamo già mi appaga!

      3. Questo studio è solo una porzione di una disamina più ampia che sto sviluppando in un libro di prossima pubblicazione. Probabilmente si capisce poco (ed è normale) perché questo articolo equivale a vedere un film nella sua parte centrale, senza averlo seguito dall’inizio, perciò la trama è poco chiara.
      Le nostre traduzioni del testo biblico riportano “figlie degli uomini”, quando poi la forma grammaticale “ha-adàm” con al prsenza dell’articolo determinativo, lascia intendere che si riferisce alle “figlie di Adamo”. Adamo, infatti, viene incluso nella lista generazionale di Cristo, quindi, anche se non c’era ancora il “popolo” quanto a nazione, c’erano comuque i Suoi figli. Per questo leggiamo “bené ha-Elohìm”, letteralmente “i figli del (vero) Dio”. I “popoli” veri e propri si sono formati dopo il Diluvio, mentre prima non era necessario perché gli uomini parlavano una medesima lingua e usavano le stesse parole. Era già un popolo universale. Quindi non era il popolo di Dio? Dio li ha amati di meno? Oppure Dio ha amato Israele di un amore eterno?
      Una spiegazione del fatto che si sia cominciato ad invocare il nome di Yhwh dopo la nascita o durante la vita di Enosh, c’è. Almeno, personalmente una spiegazione me la sono data perché mi sono impegnato a ricercarla (non per questo mi definisco “ricercatore indipendente”). All’epoca di Enosh probabilmente la malvagità degli uomini stava cominciando ad aggravarsi sempre di più fino ad arrivare al culmine nel periodo di Noè. Al tempo di Enosh iniziò ad essere invocato il nome di Yhwh da parte della linea dei patriarchi che hanno preceduto Noè, perché loro evidentemente ne sentirono l’esigenza e mai lo hanno rinnegato. Prima di Noè, Enoch “camminò con Dio”… profetizzò per i malvagi e portò la testimonianza di essere gradito da Dio. Prima del tempo di Enosh, evidentemente, non era necessario “invocare”, ma dal momento in cui l’uomo cominciò a diventare sempre più ostile a Dio, allora l’esigenza di invocarlo – intercedere per sé stessi e per i malvagi – fu inevitabile. Poi, i riti sacrificali e le varie cerimonie cultuali prevedevano la presenza di una “guida spirituale” che “invocasse” la presenza di Dio.
      Secondo me, è più saggio accontentarsi di non avere una spiegazione solo dopo essersi sforzati per trovarla. Se una persona non si impegna nemmeno a cercarla, dov’è tutta questa saggezza? La saggezza proviene soprattutto dalla rivelazione che Dio elargisce; i libri offrono solo mera conoscenza di quanto “è scritto” e basta.

      4. Anche la parola nefilìm fa parte di un ampio studio. Questo termine può essere scritto in due modi, quindi due significati differenti. Tuttavia, credo che il problema da te riscontrato sia legato da un’errata interpretazione del testo. Gli “uomini potenti” (i gibborìm) di cui si parla non sono i nefilìm, ma sono il frutto dell’unione fra “figli di Dio”e “figlie degli uomini” mentre in quel tempo c’erano già i nefilìm. C’è da dire che nell’antichità erano solite abortire solo quelle prostitute che non intendevano continuare le gravidanze, oppure questo genicidio era voluto dalla cosiddetta “politica delle nascite” che le caste dominanti antiche (figli di Elohìm) imponevano sul popolino (figli degli uomini), come è avvenuto al tempo di Mosè, subito dopo Giuseppe, al tempo di Cristo, oppure come avviene ancora oggi in Cina. Considerare il contesto storico di ciò che è scritto può aiutare moooooooooooooooooolto di più a capire le cose. Se uno si ferma solo a quello che legge o, come direbbe Fernando “al testo in sé”, può capire poco e purtroppo sono in molti ad “accontntarsi” di poco. C’è invece chi vuole di più e di conseguenza riceve di più.

      5. Se fossi costretto (da chi?) a dare una sola traduzione, naturalmente suggerirei quella che più si adatta al contesto narrativo. Ma almeno, in una mia traduzione (alla quale sto lavorando) non farei MAI mancare delle note splicative con i vari approfondimenti.
      Shalom

      Daniele

  2. Cris.
    Cris. 20/05/2016

    Ciao Daniele,i figli di DIO nel passo di genesi 6.2 Sono degli angeli, infatti così sono chiamati gli angeli di Dio nel libro di Giobbe: “Su che furon poggiate le sue fondamenta [della terra], o chi ne pose la pietra angolare quando le stelle del mattino cantavan tutte assieme e tutti i figli di Dio davan in gridi di giubilo ?” (Giob. 38:6-7). Chi potevano essere infatti quegli esseri che giubilarono quando Dio pose le fondamenta della terra se non gli angeli?’ Certamente non potevano essere degli esseri umani che ancora non erano stati creati, dato che l’uomo fu creato il sesto giorno della creazione.
    se non fossero degli angeli quegli esseri di Genesi 6:2, ma bensì degli uomini, non avrebbe avuto senso dire che i figliuoli di Dio videro che le figliuole degli uomini erano belle e se le presero per mogli perchè sarebbe come dire che dei figliuoli degli uomini videro che le figliuole degli uomini erano belle e se le sposarono! Che sarebbe successo di strano e di particolare?
    Nella tua risposta a Francesco del 10 aprile tu dici (E’ evidente che i “figli di Elohìm” non possono essere angeli del cielo perché LUI non chiama nessuno Figlio a parte il Cristo; ma sono gli uomini a farsi “figli” e a chiamarsi “Elohìm”.)
    anche qui sbagli Daniele perchè (Giovanni 1.12 ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome,ed ancora in romani 8-14 infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio.)potrei continuare ma mi fermo qui.
    La mia impressione Daniele è che tu non sei guidato dallo spirito di DIO, ma dal fatto che tu abbia una radice ebraica…
    Shalom.Cris.

    • Daniele Salamone
      Daniele Salamone 20/05/2016

      Caro Cris. Rispetto il tuo pensiero, anche se non lo condivido. Non voglio soffermarmi su tutti i punti che hai detto, ma solo in uno.
      Mi citi Giovanni 1:12 in cui si dice “ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome”. Non ho nulla da obiettare in merito, in quanto io mi riferivo non agli uomini che hanno il pieno diritto di diventare (ciò significa che prima di questo diritto non lo sono) figli di Dio. Mi riferisco agli angeli del cielo che Dio stesso non considera figli, se non il Cristo e gli uomini stessi che sono creati a Sua immagine. Gli angeli no!
      Se avessi avuto una radice ebraica per come la intendi tu (cioè quella farisaica), non avrei creduto all’esistenza degli angeli né all’esistenza di Satana. Gli ebrei non credono agli angeli per come crediamo “noi” cristiani.
      Che dire, il mio articolo penso sia abbastanza esaustivo, anche se non pretendo di avere ragione io.
      Può anche starci che io non sono guidato dallo Spirito di Dio per il semplice fatto che la mia “radice” possa essere ebraica (e di sangue lo è); ma ricorda che le radici di Cristo erano più ebraiche di quelle mie in quanto, da vero uomo, fu il più grande osservatore della Legge di tutti i tempi, dalla prima Yota all’ultimo Apice.

      Ammettiamo che a me mnca la guida dello Spirito di Dio, ci può anche stare, ma è un dato di fatto che a te manca la conoscenza del linguaggio biblico letterario. Il tuo approccio è prettamente letterale, non letterario, e perciò quello che confonde le cose non sono io, ma tu. Perché in quanto “ebreo” io conosco il linguaggio della letteratura del “mio” popolo; tu non puoi pretendere di conoscere il linguaggio letterario di un popolo che sembri disprezzare, ovvero quel popolo dove è nato, cresciuto e vissuto Gesù.

      Rifletti prima, parla poi.
      Shalom

      • Cris.
        Cris. 20/05/2016

        Ciao Daniele,(La mia impressione Daniele è che tu non sei guidato dallo spirito di DIO, ma dal fatto che tu abbia una radice ebraica…)questa è l’impressione che tu mi hai fatto per come interpreti la Bibbia…non mi sembra che io con queste parole abbia disprezzato il popolo ebraico. quelle parole sono rivolte a te e non a un popolo.so benissimo dove è nato è cresciuto nostro signore Gesù Cristo,è a chi per primo a portato il messaggio di salvezza,detto questo se pensi che io ti abbia offeso perdonami non era mia intenzione.
        tornando al discorso mi avrebbe fatto piacere sentire da te chi sono i figli di DIO in (Giobbe 38-7),Chi potevano essere infatti quegli esseri che giubilarono quando Dio pose le fondamenta della terra se non gli angeli?
        Che DIO ti benedica

        • Daniele Salamone
          Daniele Salamone 22/05/2016

          Le stelle del mattino e i figli di Dio non sono gli angeli (messaggeri del cielo), ma sono i sacerdoti che al tempo di Enosh iniziarono ad invocare il nome di YHWH e lodavano la maestà della creazione operata dal Creatore.
          Giobbe è vissuto fra Abrahamo e Mosé, considera anche il contesto storico in cui è stato scritto questo libro. La tua lettura è letterale, non letteraria, perciò cadi in equivoco.

          Ti garantisco che la tua è solo una tua impressione. Sei l’unico che me l’ha detto finora, a meno che solo tu al mondo hai il discernimento degli spiriti e hai notato questa cosa che io considero un insulto. Non mi conosci.
          Dio ti benedica.

          • Cris.
            Cris. 22/05/2016

            Ok grazie per la tua risposta, e accetta le mie scuse Daniele non era mia intenzione offenderti hai perfettamente ragione non ci conosciamo.
            Non e da me dire certe cose di primo acchito con chi non conosco.la tua risposta Rifletti prima, parla poi.ci sta a pennello.
            Che Dio continui a benedirti nel tuo lavoro.
            Shalom

          • Daniele Salamone
            Daniele Salamone 23/05/2016

            Scuse accettate, Cris.

            Per aiutarti a comprendere il linguaggio espresso da Giobbe (prettamente poetico), chiediti come sia possibile che le stelle cantino. Questi sono epiteti che appartengono alle antiche caste sacerdotali.

            SHalom

        • Alessio Rando
          Alessio Rando 14/08/2016

          Quindi facci comprendere, Cris: se uno non condivide l’idea (tra l’altro presa da un libro apocrifo del 1° secolo a.C.) dei figli di Dio quali angeli, allora non è guidato dallo Spirito di Dio? Ma che razza di ragionamento è (molto poco cristiano e biblico)!

  3. Francesco
    Francesco 17/02/2016

    Io sulla bibbia leggo:

    “Eppure morirete come ogni uomo,
    cadrete come tutti i potenti.”

    che è diverso da

    “Eppure morirete come ogni altro uomo”.

    • Daniele Salamone
      Daniele Salamone 18/02/2016

      Infatti è quello che il passo vuole esprimere in ebraico. Se per lei la parola “altro” è così determinante allora il suo è solo un approccio iperletterale scaturito da una lettura di mentalità italiana di una traduzione in italiano di un testo “originale” che non è per niente italiano. La Bibbia per essere intesa meglio dev’essere intesa prima nelle lingue con la quale è stata concepita.
      Glielo chieda a Gesù a cosa voleva riferirsi quando ai Giudei (e non alle divinità) ha ribadito il passo del Salmo 82 (legga il passo di Giovanni 10:34-35)

      • Francesco
        Francesco 13/03/2016

        Mi pare che lei usi troppo l’alibi della lingua, della traduzione che è concepita in base alla lingua in cui si è scritto… mentalità italiana… ma che c’entra?
        Potrebbe essere qualsiasi lingua, la presenza di quella parola è certo determinante, altrimenti si sarebbe usata un’altra espressione per avvicinarsi all’espressione del significato originale.

        • Daniele Salamone
          Daniele Salamone 13/03/2016

          Se si parla di traduzione, certamente non si può che parlare di lingua e linguaggio, sia letterale che letterario. Il mio non è un alibi, ma i questo mi occupo e di questo parlo.
          La mentalità italiana c’entra eccome ed essa influenza parecchio il significato di un testo che non è scritto con la stessa mentalità italiana né moderna né antica se tradotta in “quella” lingua.
          La Divina Commedia di Dante, per esempio, non è scritta in italiano, ma in toscano, precisamente il fiorentino del medioevo, e se un inglese non studia il dialetto fiorentino e il linguaggio letterario di quel redattore (in questo caso Dante), non capirà mai il significato di determinate cose.
          La scrittura è una forma di comunicazione i cui significati variano da cultura a cultura.
          La Bibbia è stracolma di sarcasmo, ironia, poesia, aneddoti, metafore, ma anche parti letterali naturalmente. Se lei è in grado di spiegare come si deve capire e intendere TUTTO il linguaggio del mondo antico, mi stupisco che non abbia ancora vinto il Nobel.
          Ribadisco, come già detto in altro commento, se lei è in grado di argomentare il tema proposto sono felice di fare quattro chiacchiere. Quindi, occupandomi di traduzione e parlando con una persona che non conosco e che probabilmente non si intende di traduzioni, preferisco interrompere la conversazione perché gradirei che chi discute con me capisca quello che dico.
          Poi se ancora si cercano scuse su scuse per screditare il mio lavoro (corretto o errato che sia) allora invito i lettori di questo commento a farsi un esame di coscienza sulla personale onestà intellettuale considerando che almeno ne so qualcosa in più io rispetto a qualcuno che non ha mai aperto un dizionario etimologico.
          A me non interessa “qualsiasi” lingua, qui mi interesso di ebraico biblico e di questo intendo parlare. Se lei sa suggerirmi una spiegazione esegetica, filologica ed etimologica valida della locuzione “benè ha-Eohìm” ne sarei più che contento, ma se non ha nemmeno una minima infarinatura di ebraico né del suo elementarissimo alfabeto consonantico, la invito a non creare confusione.

          • Francesco
            Francesco 09/04/2016

            Mi spiego meglio su quello che voglio dire. La mia discussione era sulla parola ALTRO/I. In una bibbia ho trovato addirittura scritto

            “Sicuramente morirete proprio come muoiono gli uomini”

            che confrontata con

            “eppure morrete come gli altri uomini e cadrete come ogni altro potente”

            sembra un’altra cosa.

            Il salmo 82 parla di un’assemblea di un certo elyon che canzona un po’ gli elohim sul loro operato.
            Mettiamo il caso che io sia un re, e chiamo a corte tutti i nobili che amministrano le varie zone perchè trattano male i loro servi, e dica

            “voi site nobili, ma morirete come tutti i servi”

            secondo lei è lo stesso come dire

            “voi site nobili, ma morirete come tutti GLI ALTRI servi”?

            Nel secondo caso io dico chiaramente che i nobili sono servi (ovviamente però è un paradosso), ma nel primo caso no, non lo specifico e quindi non è detto che lo siano.
            Io volevo capire perchè in alcuni testi c’è scritto in un modo e in altre bibbie in altro modo, visto che sono palesemente traduzioni diverse.

          • Daniele Salamone
            Daniele Salamone 10/04/2016

            Gwntile Francesco, ho recepito appieno il suo concetto.
            Purtroppo ciò che inganna sono le traduzioni, non il testo in sé in ebraico. La soluzione migliore per lei è in primis quella di studiarsi l’ebraico biblico che le permetterà di vedere “oltre” le traduzioni. Confrontare le varie traduzioni è sì utile, ma per capire che le traduzioni spesso sono come un vicolo cieco dalla quale non se ne può uscire se non si hanno gli strumenti, primo fra tutti la conoscenza linguistica.
            Anche basandoci sulle traduzioni – può andare bene pure così – bisogna cercare di capire cosa si vuole intendere per “figli di Elohìm” o “figli di Elyon” nella visione globale della Bibbia. Mettere insieme tutti i passi dove compaiono queste due frasi, analizzarne il contesto generale e cercare di capire a cosa si vuole riferire il Testo. Questo è utile in assenza di conoscenza linguistica. Cioè, l’ebraico biblico non è la chiave della conoscenza, perché altrimenti solo chi conosce la Bibbia ebraica può capirla, ma almeno cercando di sfruttare al meglio le traduzioni si può arrivare al dunque.

            La traduzione da lei suggerita “eppure morrete come gli altri uomini e cadrete come ogni altro potente” fa pensare che questi “figli di Elohìm” non sono altro che, appunto, “come gli altri uomini”, ovvero sono uomini, e tali sono nella loro realtà dato che Gesù citò il Salmo rivolgendolo non a divinità celesti, ma ai capi religiosi giudei che erano là nel tempo.
            Gesù voleva far capire loro questo: “Ma come, nella vostra legge c’è scritto “voi siete déi” e nessuno si lamenta o vi dice cosa; mentre io, che dico di essere Figlio di Dio volete lapidarmi? Che modo di ragionare è il vostro? Quindi, per quale motivo volete ammazzarmi?” e rispondono: “Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma perché ti fai Dio!”.
            Quindi è chiaro che i capi religiosi si facevano chiamare “Elohìm/Theoi” quando poi non erano in grado di governare e prendersi cura degli afflitti e dei bisognosi (vedi Salmo 82), mentre Gesù che si prendeva carico dei pesi di tutta la gente, non aveva alcun diritto nemmeno di definirsi “Figlio di Dio”. Ecco, è questo ciò che si vuole esprimere e fa capire chiaramente che nella Scrittura i “figli di Elohìm” o i “figli di Elyon” non sono divinità del cielo, ma i giudici, governatori e capi religiosi che non svolgevano bene i loro doveri.

            Leggi questo passaggio in modo da riscontrare una logicità nella coerenza biblica:

            “Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi. Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi.
            Così è diventato di tanto superiore agli angeli (messaggeri), di quanto il nome che ha ereditato è più eccellente del loro. Infatti, a quale degli angeli (messageri) ha mai detto: «Tu sei mio Figlio, oggi io t’ho generato»? e anche: «Io gli sarò Padre ed egli mi sarà Figlio»?”

            E’ evidente che i “figli di Elohìm” non possono essere angeli del cielo perché LUI non chiama nessuno Figlio a parte il Cristo; ma sono gli uomini a farsi “figli” e a chiamarsi “Elohìm”.

            Non aggiungo altro per il momento per non appensantire i tuoi ragionamenti.
            Buona giornata.

          • Francesco
            Francesco 21/04/2016

            Ok d’accordo, ma se un’espressione da una lingua a un’altra viene tradotta da un autore in un modo e da un altro autore in altro modo, allora uno dei due lo fa in malafede. Perchè se un’espressione della lingua 1 viene tradotta nella lingua 2, vuol dire che esiste almeno un modo nella lingua 2 che può esprimere in maniera esatta il concetto originale della lingua 1. Se non esiste un’espressione che può rendere una precisa idea di quello che c’è scritto nella lingua 1, si dovrebbe fare tipo la divina commedia, con un’analisi dettagliata e tutte le note degli studiosi. Purtroppo questo non viene fatto, e vedo anche che su molte espressioni bibliche ci sono molti dibattiti tra esegeti.

            Grazie di tutto 🙂

          • Daniele Salamone
            Daniele Salamone 28/04/2016

            Ottimo ragionamento, Francesco.
            Per mia esperienza ho potuto constatare che molto spesso i traduttori “ufficiali” traducono chi in un modo chi in un altro, quando poi né l’uno né l’altro hanno ragione.
            Ecco il perché spingo la gente a studiare le lingue bibliche, per farsi un’idea personale e poter dire chi ha ragione e chi ha torto.

            A disposizione

  4. Silvano
    Silvano 02/01/2016

    Il fatto che siano stati sacerdoti è molto plausibile, tuttavia in un video su youtube parlavi proprio che le unioni tra questi scandali, fecero nascere questi ‘mezzosangue’.
    Comunque volevo chiederti:
    se i Nephilìm non erano i giganti, ma semplicemente dei ‘caduti moralmente’, che senso aveva inserirli in quel contesto? mi spiego meglio, ti cito il passo:
    ”In quel tempo c’erano sulla terra (gli uomini immorali), e ci furono anche in seguito, quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi.”

    se fossero stati semplicemente ‘uomini caduti moralmente’ ,io credo che non avrebbero avuto il merito di comparire in quel contesto specifico, anche perchè la bibbia ne è piena di uomini cosi, e anche al giorno d’oggi direi, ma in genesi 6 è come se si volesse andare piu nello specifico, ergo trovo piu idoneo che si parli di giganti.
    Tu Daniele che ne pensi?

    • Daniele Salamone
      Daniele Salamone 02/01/2016

      Buona sera Silvano, grazie per il tuo intervento.
      Il mio “vecchio” pensiero consisteva nel credere che i “figli di Elohim” fossero angeli incarnati. Ma mi sono dovuto ricredere perché biblicamente non è accettabile considerare l’incarnazione degli esseri spirituali, addirittura una loro unione carnale con gli esseri umani. Gli angeli anzitutto non hanno sesso e non si sposano. Vi sono tuttavia diverse circostanze in cui gli angeli (e anche lo stesso Yahwéh) si “manifestavano” in sembianze umane. La “sembianza” non implica ad una incarnazione così per come avenuta con Gesù. Anche se Abrahamo “pranzò” insieme a Yahwéh e ai due mal’akìm ciò non implica che essi si “nutrirono” come uomini, ma subentra qui un linguaggio ebraico che deve essere considerato.
      Ad ogni modo, la Scrittura non dice che gli angeli “non mangiano”, ma almeno è scritto che “non si sposano”, figuriamoci se hanno rapporti sessuali carnali. Diversi passi sembrano alludere a questa possibilità, ma se analizzate nel contesto si capisce che non si tratta di questo.
      Quindi i “mezzosangue” non sono la commistione sessuale di due razze diverse, celste e terrena, ma di due “classi sociali” differenti. Sacerdoti (figli di Elohìm o semplicemente elohìm) e le figlie dei fedeli. Basandoci sulla “lettera” possiamo capire poco rispetto a quanto si possa capire basandosi sulle orme ebraiche circa l’uso del linguaggio.

      Riguado ai nephilim ho scritto qualcosa di più completo in questo articolo (http://www.danielesalamone.altervista.org/1982-2/).
      La tua domanda “che senso aveva inserirli in quel contesto?” è giusta e sensatissima.
      Nephilim, anzitutto, non significa “giganti”, ma la radice “naphal” rende l’idea del “cadere, precipitare,cadere in battaglia, prostrarsi, cadere nel peccato, caduta morale, immoralità”. Inoltre significa anche “aborto”. Secondo il pensiero ebraico genuino (che con tale pensiero è stata scritta la Bibbia) e non “farisaico”, nell’epoca di genesi 6 si sebbe verificato una sorta di “genocidio” dove iniziarono ad essere interrotte le nascite dei figli maschi, ma permesse solo le nascite delle figlie femmine. Per questo, le “figlie femmine” che nascevano aumentavano di numero, mentre i figli maschi venivano fatti “abortire”. In quello stesso periodo in cui i sacerdoti (uomini altolocati) e le figlie femmine degli uomini (il popolino) si univano in matrimonio, i figli maschi venivano uccisi perché le famiglie dovevano esse composte solo nobili, sebbene le figlie femmine facesso parte del popolo. Se nasceva un figlio maschio fra un sacerdote e una figlia degli uomini, la nascita era consentita perché la prole “nobile” doveva proseguire, ma se fra il popolo nascevano maschi, questi venivano uccisi. Quindi, i nephilim (plurale) arano gli “aborti” (plirale). la parola “aborto” in ebraico è proprio “naphal”, termine dal quale deriva “nephilim”.

      Quindi, se viene posta l’enfasi sui nephilim è perchè quel periodo segnò la “storia”, tanto da essere documentata dal redattore biblico.
      Di conseguenza, la commistione fra “nobili e miseri” diede luogo alla comparsa degli uomini “potenti e famosi dell’antichità”, potenti e famosi perché figli di nobili che godevano di grandi privilegi.

      Questo è il mio pensiero che a mio avviso dovrebbe essere maggiormente approfodito. Nel link citato sopra puoi approfondire.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*