Figli di Dio o figli degli alieni? – Mauro Biglino specula sui Rotoli di Qumràn

Introduzione

Secondo le nostre più comuni traduzioni del Deuteronomio 32:8 (conosciuto come “Cantico di Mosé”) si legge che «quando Elyon (l’Altissimo) diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figli degli uomini, Egli fissò i confini dei popoli tenendo conto del numero dei figli d’Israele». In questo passo leggiamo in maniera chiara e semplice che l’Altissimo, il Dio supremo dell’Antico Testamento, assegna agli uomini le proprie nazioni con i rispettivi confini territoriali.

Mauro-biglinoLo studioso Mauro Biglino sostiene che i Rotoli del Mar Morto sarebbero contrastanti con il passo biblico in questione, in quanto tali manoscritti non direbbero che Elyon divise i confini della Terra fra i figli d’Israele, bensì fra i «figli di Elohìm», a suo dire «i figli degli déi» «i figli di quelli là…». Tuttavia, spinto da un forte desiderio di capire quanto Biglino abbia ragione o meno (sono sempre molto restio nel credere a quello che dice questo personaggio), ho chiesto consulenza ad un esperto dei rotoli del Mar Morto, David Adamovich, decisamente più esperto di me e di Biglino riguardo a questo materiale. David Adamovich rappresenta l’Associazione Amici dei Rotoli e tiene ripetutamente delle conferenze in tutta Italia ed è spesso invitato in varie trasmissioni televisive. Ponendo la questione all’amico David chiedendogli di farmi sapere quale fosse il reale contenuto dei manoscritti di Qumran interessati, sono riuscito ad avere le risposte che già mi immaginavo.

Le informazioni ricevute da David Adamovich

David Adamovic intervistato a TV7

David Adamovich a TV7

Anzitutto il documento di Qumran del Deuteronomio 32:8  che esamineremo adesso porta il seguente codice identificativo

4QDeut-j

  • Il numero “4” indica la numerazione della quarta grotta (delle undici grotte scoperte) all’interno della quale fu ritrovato il suddetto manoscritto;
  • La lettera “Q” indica l’iniziale di Qumràn;
  • L’abbreviazione “Deut” identifica il libro biblico;
  • La “j” indica la copia del suddetto rotolo, ovvero: sono state scoperte più copie del Deuteronomio – la “numerazione” segue l’ordine delle lettere dell’alfabeto internazionale: a (1), b (2), c (3), e cosi via. Ciò significa che la lettera J corrisponde alla copia numero 10 del Deuteronomio perchè è la decima lettera dell’alfabeto internazionale.
Frammento del 4QDeut-j

Frammento del 4QDeut-j

Il contenuto del Deuteronomio 32 si trova anche in altre copie di altri rotoli e frammenti, quali: 4QDeut-b; 4QDeut-c; 4QPaleoDeut-r; 4QDeut-q; 4QDeut-k1; 1QDeut-b, etc. Tali copie sono fondamentali perché insieme al nostro 4QDeut-j si può osservare tutto il contesto dell’intero capitolo 32 Qumranense che gli autori del manoscritto (gli Esseni o Figli della Luce) ci hanno voluto tramandare. Al contrario di quello che fa Mauro Biglino, noi analizzeremo tutto il contesto e non solo il singolo versetto (cioé uscire il testo fuori dal contesto per farne un solo un pretesto…).

Effettivamente bisogna riconoscere che nel versetto 8 del frammento di Qumran si scopre che non si trova scritto «figli d’Israele» come riportato dai Masoreti, bensì «bené elohim»! Quì sembra che Biglino abbia proprio ragione, almeno dal punto di vista prettamente letterale (ma non interpretativo); ma capiremo presto perché “sembra” avere ragione mentre in realtà non ha assolutamente ragione.

Il TM e la Torah Samaritana (SP) riportano la dicitura «figli d’Israele» mentre la Septuaginta (LXX) riporta come scritto in 4QDeut-j. A prima vista, come già detto, questo dato sembrerebbe dare credito alle analisi di Biglino. Ma andiamo avanti.

Tuttavia, nell’attenta analisi di tutto il capitolo riportato nel TM e dell’analisi di tutte le copie dei frammenti di Qumran di questo passo, si evince che all’interno dello stesso capitolo 32 (del Deuteronomio di Qumran) si capisce bene chi sono questi «figli di Elohìm»:

  • Il versetto 6 di Qumràn è uguale al versetto 6 delle nostre comuni Bibbie, dove si legge: «È questa la ricompensa che date a Yehwàh, o popolo insensato e privo di saggezza? Non è Lui il padre che ti ha acquistato? Non è Lui che ti ha fatto e stabilito?» (NRV) (N.B. Il verso è rivolto agli Israeliti: «[…] il padre […] Lui che ti ha fatto […]»). Quì sembra leggere in maniera inequivocabile che Yehwàh viene descritto il “padre” di una nazione;
  • Nel versetto 8 si parla dei «figli di Elohìm» ma il versetto 19 rivela una volta per tutte chi sono questi “figli”: il v.19 di Qumran è identico a quello delle nostre Bibbie: «E ha visto Yehwàh, rinnegando i Suoi figli e le Sue figlie che l’avevano irritato» (NRV), e poi si vede ancora che il 4QDeut-j prosegue nel versetto 20 e 21 parlando chiaramente degli Israeliti e non di “figli degli déi” intesi come “pluralità di individui che vengono dallo spazio” o come direbbe Biglino «figli di quelli là…».

Insomma, questa è una prova straordinaria in quanto nel testo più antico del Deuteronomio che abbiamo oggi a disposizione (quello di Qumran 4QDeut-j), quindi al capitolo 32, si ha la chiara dimostrazione che la frase «figli di Elohìm» è contestualmente riferita ai «figli d’Israele»! Biglino non sbaglia nel dire che il TM e il testo di Qumran non dicano “letteralmente” la stessa cosa, ma è il contesto che ci aiuta a caprie che «quelli là…» sono semplicemente degli esseri umani.

Si ricordi che nei precedenti versetti dello stesso capitolo si dice proprio così (v.18) e ciò che viene riportato nelle antiche copie di Qumran è perfettamente riscontrabile con quello che noi possiamo leggere oggi nelle “Bibbie che abbiamo in casa”: «Hai abbandonato la Ròcca che ti diede la vita, e hai dimenticato El che ti mise al mondo»«Ti ha generato Yehwàh, la Ròcca […], ti ha formato, Lui ti ha fatto, Lui […] tuo Padre […] voi»v.19 «Suoi figli e Sue figlie […]».

Mauro Biglino sbaglia, ma per non rendere palese il suo errore “interpreta” il passo a modo suo ad un pubblico completamente ignorante in materia, affinché le sue ipotesi possano quadrare e continuare a credere agli alieni (per carità, sono liberi di credere a ciò che vogliono). Troppo facile citare i Rotoli di Qumràn quando non è da tutti poter attingere direttamente ai codici antichi e non poterli leggere coi propri occhi. Troppo facile dire a un pubblico “cieco” «nei rotoli di Qumràn c’è scritto così..» quando basta considerare il contesto dello scritto per capire di chi si sta parlando. Sì, certo, nei frammenti di Qumràn «c’è scritto così…» ma ciò che è «scritto così…» non significa quello che Biglino vuole spiegare. Oltretutto, dal contesto dell’intero libro del Deuteronomio si evince che ai figli di Elohìm, cioè agli Israeliti – probabilmente riferito ai Sacerdoti (leggi articolo correlato) – la Terra viene divisa, cioè spartita in nazioni come ricorda anche Dt 29:7-8.

Quindi, è molto naturale capire il perché i Masoreti abbiano deciso di scrivere “figli d’Israele” anziché “figli di Elohìm”, perché nel capitolo 32 si parla di loro come «figli e le figlie […]» di Elohìm, cioè di Yehwàh, e non di alieni, Anunnaki e via dicendo. Forse i Masoreti si sono avvalsi della facoltà di scrivere in un modo piuttosto che in un altro, ma il significato rimane sempre quello, il “succo” del discorso è invariato. Diciamo che i Masoreti hanno reso più “comprensibile” quello che troviamo scritto nella Septuaginta e nei testi di Qumràn.

Quando i Masoreti erano già al lavoro al Testo Masoretico (fra il V sec. e il X sec. d.C.), i rotoli di Qumran non erano ancora stati scoperti, quindi è imposibile che abbiano attinto le loro informazioni da questi testi. Invece disponevano della Septuaginta (come ce lo testimoniano le loro annotazioni), e qualora riscontravano degli errori, i Masoreti li correggevano e magari rendevano il Testo più leggibile. Non a caso i Masoreti venivano chiamati «baalì ha-mmasorah», letteralmente “signori della tradizione”. Al contrario di quanto pensa Biglino e altri speculatori, i Masoreti non hanno affatto speculato sul Testo biblico, anzi, hanno cercato di riportarlo all’originale tradizione ebraica che i Settanta avevano deviato a causa delle loro influenze tradizionali egizie.

Pe completezza di informazioni, ci tengo a precisare che il capitolo 32 del Deuteronomio è un riferimento alla Genesi, precisamente all’epoca di Peleg, dopo il Diluvio, quando «ai suoi giorni la Terra fu spartita […]» (Gn 10:25).

Il Testo Masoretico più da vicino

masoretico e masora deut 32

fig.1 – Pagina della Biblia Hebraica Stuttgartesia – Dt 32:8 con le note esplicative.

Nell’immagine qui a sinistra riporto la scansione della pagina del Deuteronomio 32:8 della mia copia del Testo Masoretico di Leningrado, Editio Funditus Renovata by K. Elliger et W. Rudolph, 1997.

Un commentatore di questo articolo, il sig. Francesco Santopietro, mi chiede giustamente:

«Io voglio dire che se in un testo non si vuole celare niente, si lascia quello che c’è con delle note a piè pagina dove si spiegano delle cose su quelle determiante espressioni, perchè per “figli d’israele” si vuole far capire al lettore comune che quelli sono i figli degli israeliti, cioè della gente, delle persone, quando non è così»

Evidentemente il sig. Santopietro non conosce il Testo Masoretico, tanto meno che nel TM ci sia la masora parva e la masora magna, ovvero delle note a pié di pagina e ai margini laterali inserite proprio dagli stessi Masoreti per spiegare determinati passaggi. Santopietro si chiede anchecome mai nelle nostre traduzioni non abbiano delle note esplicative che spieghino qualcosa. Tuttavia il TM vale molto di più delle note eplicative delle nostre traduzioni, quindi è alle note del TM che faccio affidamento. Personalmente non mi occupo delle altre traduzioni, ma dei testi originali “standard”. Se il Santopietro avesse saputo che i Masoreti hanno già scritto delle loro note esplicative, certamente non mi avrebbe posto questa attenzione, ma dalle sue continue risposte critiche si evince che non accetta nemmeno che i Masoreti abbiano persino dato le loro spiegazioni nelle note che tutti possono vedere nella fig.1 e fig.3. Ebbene, esaminiamo il Testo Masoretico:

  • [figg.1 e 2] In azzurro ho evidenziato il verso 8; in fuchsia ho evidenziato la frase «bené Ysrael» (figli d’Israele).
fig.2

fig.2 – Deuteronomio 32:8 come riportato nel Testo Masoretico di Leningrado

  • Più in basso si possono consultaer le annotazioni dell’editore per spiegare il versetto, ma che manchino delle annotazioni da parte dei Masoreti non mi risulta. I Masoreti annotano spessi le frasi “si legga ma non sta scritto”, per far capire al lettore il loro intervento sul Testo, ma senza modificarne il contenuto che a sua volta viene spiegato nelle note ai margini. Ma questo Mauro Biglino non lo dice mai!
masora deut 28

fig.3 – Nota 8 al passo di Deuteronomio 32:8

  • Guardiamo la fig.3: alla nota “8” nella dicitura evidenziata in arancione si legge la frase greca ἀγγέλων θεοῦ, «angélon Theoú» [angeli-di Dio] tratta dalla Septuaginta, mentre in verde si leggono le frasi ebraiche «bené elìm» vel «bené el». Curioso notare come gli stessi Masoreti – sono loro stessi a dircelo nelle loro note esplicative – abbiano attinto le loro informazioni da un testo in cui c’era scritto «elim» anziché «elohìm». Nota da ricordare è che le Scritture identificano gli «elim» in modo esplicito come “divinità pagane”. Infatti, sempre nel contesto, si evince che questi «figli e figlie» (v.19) sono stati rinnegati da Elohìm perché questi ultimi si erano dimenticati che «Elohìm li mise al mondo»  dandosi al culto verso gli habelehém, gli idoli di pietra (Dt 32:18 – riferito ai figli d’Israele!).
  • Tuttavia viene spiegato dai Masoreti che «elim» è il plurale di «el». Questo ormai anche i bambini lo sanno. Biglino dice, correttamente, che nei testi di Qumran ci sia scritto «elohìm», che invece è il plurale di «eloah». I Masoreti non dicono che nei documenti che avevano a disposizione nella loro epoca ci fosse scritto «elohìm» (quindi è chiaro che non avevano i rotoli di Qumràn con loro). Attenzione! Questo si evince dalle note esplicative che ci hanno lasciato!

Conclusione

Da come si può evincere, attraverso questa disamina tratta in parte dall’esperienza di un esperto dei rotoli di Qumràn, David Adamovich, l’errore di Mauro Biglino sta nell’interpretazione del contesto, non da quello che è “letteralmente scritto”. In modo erroneo considera un singolissimo versetto senza considerare il tutto contesto, ingannando i suoi ammiratori che lo seguono con tanto interesse e grinta. Se solo tutti i suoi fan si mettessero a studiare davvero le lingue bibliche, almeno le basi, a considerare tutto il contesto di quello che leggono, constaterebbero subito che Biglino è un semplice “cantastorie” che fa – a suo dire – «il lavoro più idiota del mondo», ovvero «raccontare quello che c’è scritto». Un conto è “raccontare”o “ripetere” quello che c’è scritto, un altro conto è “spiegare come di dovere” quello che c’è scritto. Tutti siamo bravi a “ripetere”, anche alcune specie di volatili come il pappagallo e il merlo indiano sono dei veri maestri nel “ripetere” le cose.

Si analizzi adesso il contesto del capitolo 32 del Deuteromonio ai primi 21 versetti…

1 «Porgete orecchio, o cieli, e Io parlerò; e ascolti la Terra le parole della mia bocca. 2 Si spanda il mio insegnamento come la pioggia, stilli la mia parola come la rugiada, come la pioggerella sopra la verdura e come un acquazzone sopra l’erba, 3 poiché Io proclamerò il nome di Yehwàh. Magnificate il nostro Elohìm! 4 Egli è la Ròcca, l’opera Sua è perfetta, poiché tutte le Sue vie sono giustizia. El è fedele e senza iniquità. Egli è giusto e retto. 5 Hanno agito perversamente contro di Lui; non sono suoi figli, questi corrotti, razza storta e perversa. 6 È questa la ricompensa che date a Yehwàh, o popolo insensato e privo di saggezza? Non è Lui il padre che ti ha acquistato? Non è Lui che ti ha fatto e stabilito?

7 Ricòrdati dei giorni antichi, considera gli anni delle età passate, interroga tuo padre ed egli te lo farà conoscere, i tuoi vecchi ed essi te lo diranno. 8 Quando l’Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figli degli uomini, egli fissò i confini dei popoli, tenendo conto del numero dei figli d’Israele. 9 Poiché la parte di Yehwàh è il Suo popolo, Giacobbe è la porzione della Sua eredità. 10 Egli lo trovò in una terra deserta, in una solitudine piena d’urli e di desolazione. Egli lo circondò, ne prese cura, lo custodì come la pupilla dei Suoi occhi. 11 Come un’aquila che desta la sua nidiata, volteggia sopra i suoi piccini, spiega le sue ali, li prende e li porta sulle penne. 12 Yehwàh solo lo ha condotto e nessun el straniero era con lui. 13 Egli lo ha fatto passare a cavallo sulle alture della Terra e Israele ha mangiato il prodotto dei campi; gli ha fatto succhiare il miele che esce dalla rupe, l’olio che esce dalle rocce più dure, 14 la crema delle vacche e il latte delle pecore. Lo ha nutrito con il grasso degli agnelli, dei montoni di Basan e dei capri, con la farina del fior fiore del grano. Tu hai bevuto il vino generoso, il sangue dell’uva. 15 Yesurun si è fatto grasso e ha recalcitrato, si è fatto grasso, grosso e pingue, ha abbandonato Eloah che lo ha fatto e ha disprezzato la Ròcca della sua salvezza. 16 Essi lo hanno fatto ingelosire, lo hanno irritato con pratiche abominevoli. 17 Hanno sacrificato a shedìm che non sono Eloah, elohìm che non avevano conosciuto, elohìm nuovi, apparsi di recente, che i vostri padri non avevano temuto. 18 Hai abbandonato la Ròcca che ti diede la vita, e hai dimenticato El che ti mise al mondo. 19 Yehwàh lo ha visto, e ha rinnegato i suoi figli e le sue figlie che l’avevano irritato; 20 e ha detto: “Io nasconderò loro il mio volto e starò a vedere quale sarà la loro fine; poiché sono una razza perversa, sono figli infedeli. 21 Essi mi hanno fatto ingelosire con ciò che non è El, mi hanno irritato con i loro habelehém; e io li renderò gelosi con gente che non è un popolo, li irriterò con una nazione stolta…