Esiste un reale contraddizione fra Atti 13:17-20 e 1Re 6:1?

Un mio lettore tempo fa mi inviò una mail dicendomi che nonostante abbia risposto a molte delle sue domande, non avevo ancora argomentato la dichiarazione espressa in Atti 13:17-20. Mi consigliò inoltre di ricalcolare le date per vedere che esse causano al testo di Atti uno scontro con 1Re 6:1. Mi chiese se il problema in questione poteva essere risolto, e soprattutto come.

Durante i diversi mesi che ormai pubblico articoli in questo mio blog, alcuni dei quali sono estratti estrapolati dei miei stessi libri, ho ricevuto numerose osservazioni in risposta agli articoli che ho scritto: alcune prettamente offensive alla mia persona e al mio lavoro (che non ho mai pubblicato), altre discutibili e opinabili. Non sono mancati gli elogi, altri che esprimono un mite disaccordo, altri ancora offrono un severo rimprovero e, infine, alcuni chiedono semplicemente e soprattutto umilmente ulteriori informazioni o chiarimenti. La mail alla quale intendo rispondere rientra in quest’ultima categoria. Lo farò sia per email al mio lettore che qui pubblicamente data l’importanza dell’analisi. L’autore della mail mi ha posto una domanda perfettamente valida ed estremamente interessante, tanto che ho pensato che anche a voi lettori avrebbe fatto piacere consultare per ricevere una risposta. Questa particolare richiesta fornisce un caso di studio interessante in quanto è possibile rispondere ad una presunta discrepanza biblica apparentemente irrisolvibile, anche se giungere ad una soluzione a volte può richiedere una dose extra di determinazione e qualche ricerca piuttosto tenace anche dal punto di vista linguistico. In primo luogo, intendo approfondire un po’ l’apparente discrepanza tra i due passaggi in esame. In secondo luogo, vorrei spiegare come il mio interrogatore mi ha chiesto: come può essere risolto il problema? I due passaggi sono i seguenti (la porzione controversa del testo è in grassetto).

«Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri, fece grande il popolo durante la sua dimora nel paese di Egitto, e con braccio potente lo trasse fuori. E per circa quarant’anni sopportò la loro condotta nel deserto. Poi, dopo aver distrutto sette nazioni nel paese di Canaan, distribuì loro come eredità il paese di quelle. Dopo queste cose, per circa quattrocentocinquant’anni, diede loro dei giudici fino al profeta Samuele» At 13:17-20

«Il quattrocentottantesimo anno dopo l’uscita dei figli d’Israele dal paese d’Egitto, nel quarto anno del suo regno sopra Israele, nel mese di Ziv, che è il secondo mese, Salomone cominciò a costruire la casa per Yahwéh» 1Re 6:1

septuagintaUna sommatoria concisa del problema putativo tra At 13:17-20 e 1Re 6:1 è stata fornito da Alan Montgomery nella sua presentazione di Towards a Biblically Inerrant Chronology alla IV Conferenza internazionale sul Creazionismo a Pittsburgh, Pennsylvania (3-8 Agosto 1998). Come ha spiegato:

«Una somma dei regni dei giudici e oppressioni nemiche rivela che c’è una discrepanza importante con 1Re 6:1, in cui si afferma che la costruzione del tempio iniziò nell’anno 480 dall’esodo. Philip Mauro (1987, pag.41) stabilisce che nessun altra epoca produce “una maggiore mancanza di unanimità tra cronologi di fama”. […] Nemmeno l’affermazione di Paolo può conciliare ai 480 anni. In Atti 13:20 dice che gli Israeliti vagarono 40 anni nel deserto, conquistarono sette tribù di Canaan e sono stati governati da giudici per 450 anni fino a Samuele. Se, a questi 450 anni si aggiungono 40 per il peregrinare nel deserto, circa 22 anni di Saul dopo la morte di Samuele, 40 anni di David e 3 anni di Salomone, si arriva a un totale di 555 anni anziché 480»

In breve, quindi, la critica si chiede questo. At 13:20 sembra indicare che dopo che sono stati scelti i padri, dopo che gli Israeliti uscirono dalla schiavitù egiziana, dopo aver vagato per 40 anni nel deserto, e dopo che Dio li aveva aiutati a conquistare la terra di Canaan, allora Yahwéh provvide numerosi giudici per un periodo di circa 450 anni fino al momento che il profeta Samuele nominò Saul come re, che poi è stato seguito da David, e che a sua volta gli succedette il figlio Salomone. Ancora, 1Re 6:1 parla chiaramente del «quarto anno del regno di Salomone su Israele» come essere solo 480 anni dopo che i figli di Israele erano usciti dal paese d’Egitto. Come ha osservato Montgomery, se si conteggiano gli anni compresi in At 13, il numero è troppo elevato per essere d’accordo con i 480 anni ai quali si allude in 1Re 6:1. Qual è la spiegazione di questo enigma?

Per cominciare, cercherò di suggerire una sintesi dei principi che devono essere considerati quando si tratta di presunte contraddizioni. In primo luogo, una contraddizione non esiste tra i passaggi che si riferiscono a persone, cose o eventi completamente diversi. In secondo luogo, non esiste alcuna contraddizione tra i passaggi che coinvolgono diversi elementi di tempo. In terzo luogo, una contraddizione non può esistere tra i versi che utilizzano una fraseologia in diversi sensi. In quarto luogo, l’integrazione non è contraddizione. E quinto, al fine di negare l’accusa che la Bibbia contiene una reale contraddizione, tutto ciò che è necessario per lo studioso della Bibbia è mostrare la possibilità di un’armonizzazione coerente tra i presunti passaggi contraddittori. In realtà, la soluzione al problema presentato in un confronto degli At 13:20 con 1Re 6:1 comporta proprio molti di questi principi. Guardiamo più da vicino.

L’apparente discrepanza tra i due brani in questione ha a che fare con il fatto che alcuni manoscritti greci si differenziano dagli altri per la registrazione delle dichiarazioni di Paolo in Atti 13:19-20. Quando si confrontano queste varie traduzioni del passaggio in questione, diventa subito chiara la particolare formulazione del versetto.

«Poi, dopo aver distrutto sette nazioni nel paese di Canaan, distribuì loro come eredità il paese di quelle. Dopo queste cose, per circa quattrocentocinquant’anni, diede loro dei giudici fino al profeta Samuele» (Nuova Riveduta)

«distrusse sette popoli nel paese di Canaan e concesse loro in eredità quelle terre, per circa quattrocentocinquanta anni. Dopo questo diede loro dei Giudici, fino al profeta Samuele» (CEI)

«Poi distrusse sette nazioni nel paese di Canaan e distribuì ad essi in eredità il loro paese. Dopo di che, per circa quattrocentocinquant’anni, diede loro dei Giudici fino al profeta Samuele» (Nuova Diodati)

«Poi, dopo aver distrutte sette nazioni nel paese di Canaan, distribuì loro come eredità il paese di quelle. E dopo queste cose, per circa quattrocentocinquant’anni, diede loro de’ giudici fino al profeta Samuele» (Luzzi/Riveduta)

«And when he had destroyed seven nations in the land of Chanaan, he divided their land to them by lot. And after that he gave [unto them] judges about the space of four hundred and fifty years, until Samuel the prophet» (KJV) traduzione: «E, dopo aver distrutte sette nazioni nella terra di Canaan, ha diviso la loro terra per loro a sorte. E dopo che ha dato [a loro] giudici circa lo spazio di quattrocento e cinquanta anni, fino al profeta Samuele»

E’ ovvio che gli studiosi autorevoli che hanno tradotto queste diverse versioni hanno avuto qualche problema concordando sugli eventi esatti che devono rientrare sotto la frase «circa 450 anni».

Al fine di risolvere questo “problema” dobbiamo renderci conto, come James Jordan ha dichiarato in modo conciso, che:

«La risoluzione corretta prende atto del fatto che non vi è più di una lettura per questi testi. Abbiamo fin dai primi secoli della Chiesa molti manoscritti del Nuovo Testamento, e purtroppo non sono tutti d’accordo tra di loro su ogni punto. Ciò richiede un’attività denominata “critica inferiore”, che è lo studio di questi vari testi per cercare di determinare quale lettura è corretta, o più probabilmente, in un determinato punto di conflitto»

La versione di Re Giacomo (King James Version, KJV) è stata completata nel 1611 e poi rivista più volte, una delle ultime risale al 1769. Il testo greco usato per produrre la versione di Re Giacomo è conosciuto come Textus Receptus (RT). Tuttavia, dopo che la versione KJV è stata tradotta e rivista, sono venuti alla luce numerosi manoscritti più antichi rispetto a quelli utilizzati nella traduzione KJV.

C.G. Ozanne ha valutato At 13:17-20 in questo modo:

«Per apprezzare il significato di questo riferimento, è importante notare che la frase “quattrocentocinquanta anni” è al dativo. Questo è in netto contrasto con i due riferimenti a “quarant’anni”, che sono nel caso accusativo. “Il dativo implica il punto del tempo, non la durata” (Bruce). Indica che a questo punto del racconto erano passati 450 anni, risalenti presumibilmente al primo evento registrato nell’indirizzo dell’Apostolo [..] Adesso, il significato è che al punto di tempo in cui la terra è stata data in eredità, 450 anni erano trascorsi dalla scelta dei padri (v.17)»

Codex AlexandrinusAl fine di chiarire questo, ci rivolgiamo a due traduzioni moderne inglesi, che sono entrambe basate sul testo Alessandrino (testo più antico e più affidabile rispetto al Textus Receptus, su cui si basa la KJV). La New American Standard Version traduce At 13:19 in questo modo:

«The God of the people of Israel chose our fathers; he made the people prosper during their stay in Egypt, with mighty power he led them out of that country, he endured their conduct for about forty years in the desert, he overthrew seven nations in Canaan and gave their land to his people as their inheritance. All this took about 450 years» (NASV) traduzione: «Il Dio del popolo d’Israele scelse i nostri padri; ha fatto prosperare la gente durante il loro soggiorno in Egitto, con gran potenza li condusse fuori di quel paese, ha sopportato la loro condotta per circa quarant’anni nel deserto, rovesciò sette nazioni nel paese di Canaan e diede la loro terra al suo popolo come loro eredità. Tutto questo avvenne in circa 450 anni»

La New International Version offre inoltre l’illuminazione al dilemma:

«The God of the people of Israel chose our ancestors; he made the people prosper during their stay in Egypt; with mighty power he led them out of that country; for about forty years he endured their conduct in the wilderness; And when He had destroyed seven nations in the land of Canaan, He distributed their land as an inheritance – all of which took about four hundred and fifty years» (NIV) traduzione: «Il Dio del popolo d’Israele scelse i nostri padri; ha fatto prosperare la gente durante il loro soggiorno in Egitto; con grande potenza poi li condusse fuori di quel paese; per circa quarant’anni ha subito la loro condotta nel deserto; E, dopo aver distrutte sette nazioni nel paese di Canaan, ha distribuito la loro terra in eredità ognuno dei quali è durato circa quattrocento cinquanta anni» (At 13:16b-20a)

Il termine «ognuno» del versetto 20 si riferisce al tempo dei patriarchi (quando Dio «ha scelto» Abrahamo e Isacco) fino all’eredità di Canaan. Anche il commentatore A.C. Hervey concorda:

«La spiegazione usuale della lettura del TR [Textus Receptus] […] è che gli anni sono datati dalla nascita di Isacco e il significato è che la promessa di dare la terra al seme di Abramo è stata effettivamente eseguita entro quattrocentocinquant’anni, che ha senso e non è affatto improbabile»

In altre parole, i 450 anni non puntano in avanti al tempo dei giudici (né a un certo periodo tra la conquista e i giudici), ma a ritroso agli eventi che precedono il tempo dei giudici. Bruce Metzger, una delle autorità più importanti sul Nuovo Testamento greco, ha sottolineato che nel testo originale (in particolare nel testo Alessandrino) i versetti 17-19 sono tutti una frase continua, ed è stata la separazione di quella frase in diverse frasi in lingua inglese che ha causato tanta confusione.

In una nota nel suo commento sul libro dei Giudici, il noto studioso C.F. Keil, parlando della sua lettura del testo Alessandrino, ha dichiarato che la frase in questione «difficilmente può essere intesa in qualsiasi altro senso di questo, ovvero che Paolo sottovalutò i 450 anni come tempo intercorso tra la chiamata di Abramo (o nascita di Isacco) e la divisione della terra, vale a dire 215+215».

Nella sua Greek Grammar Beyond the Basics, il noto studioso di greco biblico Daniel B. Wallace ha dichiarato che «certe frasi formulari vengono spesso impiegate […] riferendosi agli eventi precedenti».Poi ha elencato At 13:20 come uno di quei casi, e qui sta la chiave per la presunta discrepanza tra 1Re 6:1 e At 13:20. Quando i manoscritti alessandrini vengono tradotti correttamente, diventa subito chiaro che la dichiarazione di Paolo di «circa 450 anni» in At 13:20 si riferisce agli eventi precedenti legati nei versi 17-19, ma non il periodo successivo che rappresenta il tempo dei giudici. La migliore resa di questo fatto viene tradotta nella citata NIV:

«The God of the people of Israel chose our ancestors; he made the people prosper during their stay in Egypt; with mighty power he led them out of that country; for about forty years he endured their conduct in the wilderness; And when He had destroyed seven nations in the land of Canaan, He distributed their land as an inheritance – all of which took about four hundred and fifty years. All this took about 450 years. After this, God gave them judges until the time of Samuel the prophet» (NIV) traduzione: «Il Dio del popolo d’Israele scelse i nostri padri; ha fatto prosperare la gente durante il loro soggiorno in Egitto; con grande potenza poi li condusse fuori di quel paese; per circa quarant’anni ha subito la loro condotta nel deserto; E, dopo aver distrutte sette nazioni nel paese di Canaan, ha distribuito la loro terra in eredità ognuno dei quali è durato circa quattrocento cinquanta anni. Dopo di ciò, Dio ha dato loro i giudici fino al tempo del profeta Samuele»

Dopo aver esaminato tutte le possibili soluzioni, si capisce subito che non esiste discrepanza tra i passaggi controversi. Infatti, un conciso pezzo importante della cronologia dell’Antico Testamento si mette a posto con una corretta lettura di At 13:20, dimostrando che è solo “una questione di tempo” prima che le presunte discrepanze bibliche vengano messe a tacere!

Note

A.C. Hervey (non datato), The Pulpit Commentary—Acts, ed. H.D.M. Spence and Joseph S. Exell (Grand Rapids, MI: Eerdmans).

Wayne Jackson (1983), Bible Contradictions—Are They Real?, Reason & Revelation, 3:25-28, Giugno.

James B. Jordan (1998), Puzzling Out the Era of the Judges, Biblical Chronology, volume 10, n°7, Luglio.

C.F. Keil e F. Delitzsch (1996, ristampa), Commentary on the Old Testament (Peabody, MA: Hendrickson).

Phillip Mauro (1987), The Wonders of Biblical Chronology (Sterling, VA: Grace Abounding Ministries).

Bruce Metzger (1994), A Textual Commentary on the Greek New Testament (Stuttgart, Germany: Deutsche Bibelgesellschaft).

Alan Montgomery (1998), Towards a Biblically Inerrant Chronology, Proceedings of the Fourth International Conference on Creationism, ed. Robert E. Walsh (Pittsburgh, PA: Creation Science Fellowship), pp.395-406. [Questo articolo è la forma scritta di una presentazione in occasione della Quarta Conferenza Internazionale sulla creazionismo che ha avuto luogo il 3-8 Agosto del 1998, ed è anche disponibile on-line all’indirizzo seguente: www.ldolphin.org/icc-am.html.

C.G. Ozanne (1970), The First 7000 Years (New York, NY: Exposition Press).

Bert  Thompson (1999), The Bible and the Age of the Earth [Parts I-III], Reason & Revelation, 19:57-63,65-70,73-79, Agosto, Settembre e Ottobre.

Daniel B. Wallace (1996), Greek Grammar Beyond the Basics (Grand Rapids, MI: Zondervan).