Apocalisse di Giovanni: premessa sui linguaggi espressivi

apocalisse-2Chiunque abbia letto il Libro dell’Apocalisse, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, si è ritrovato faccia a faccia con molte strane creature ed eventi simili a fiabe: un drago che tenta di divorare un bambino, due bestie feroci con più teste che nascono rispettivamente una dal mare e l’altra dalla terra, degli angeli che versano il contenuto di alcune coppe d’oro sulla terra, e strane creature interamente ricoperte d’occhi che alzano le loro voci per adorare Dio. Inutile dire che il Libro dell’Apocalisse sia abbastanza unico tra i libri della Bibbia. Tuttavia, la domanda che sorge spontanea è: cosa significa tutto questo?

In questo breve articolo non sono in grado esplorare in modo esaustivo e approfondito la risposta a una domanda simile. Però, vorrei fornire al lettore due principi fondamentali che possono aiutarlo ad aumentare notevolmente la comprensione dell’Apocalisse.

Il primo principio è il fatto che il Libro dell’Apocalisse usa un vasto linguaggio figurativo. L’Apocalisse è un libro di letteratura antica, di genere “apocalittico”, ma non vi è solo questo che usa un linguaggio di questi tipo, ma molti altri sono presenti nella letteratura giudaica. I libri canonici come Daniele, Ezechiele, Isaia, Zaccaria e Gioele contengono questo genere di letteratura; inoltre, anche alcuni documenti extrabiblici (apocrifi) come il Libro di Enoch, l’Assunzione di Mosè e il Libro di Baruch fanno parte di questo antico genere letterario. In sostanza, la letteratura apocalittica utilizza segni e simboli per rivelare il suo messaggio a chi è indirizzato il testo, ma velandolo solo ai lettori esterni o, come dico solitamente io, ai “lettori indiscreti” a cui non era dato di capire il contenuto di quel dato scritto. Questo genere letterario ha inziato ad essere utilizzato quando la nazione ebraica si trovava in mezzo a uno dei suoi tumultuosi tempi di esilio (cattività babilonese) o quando era sotto l’assedio, dominio e governo di una potente forza straniera (impero romano). Infatti, il messaggio dell’Apocalisse è stato scritto in modo da nascondere il suo contenuto all’estraneo che avesse avuto modo di attingere a uno scritto simile, ma di rivelarne il suo messaggio più intrinseco agli iniziati, cioè a coloro verso i quali erano indirizzati questi scritti e che erano stati precedentemente istruiti per come andavano intesi determinati linguaggi espressivi.

Uno dei linguaggi apocalittici è quello figurativo. Questa tipologia di linguaggio usa dei simboli per trasmettere ai suoi lettori determinati e specifici messaggi e, senza rendercene conto, molto spesso li usiamo anche oggi nel nostro linguaggio quotidiano. Quando a qualcuno riferiamo la spiacevole notizia che a causa di un incidente stradale un ragazzo «ci ha rimesso le penne», vogliamo semplicemente dire che quel ragazzo ha perso la vita. Il lettore provi a spiegare in modo letterale come potrebbe essere intesa la frase «ci ha rimesso le penne». Oppure quando diciamo che il datore di lavoro di un’azienda gli sia uscito «fumo dalle orecchie», per dire semplicemente che era letteralmente infuriato con gli operai. Ora, supponiamo di scrivere una lunga lista di queste espressioni figurative (a.e. «avere due piedi dentro a una scarpa» o «mettiamoci una pietra sopra»), conservarla in un cofanetto del tempo e seppellire il tutto sotto terra. Nei 2000 anni successivi, le nuove civiltà che ritroveranno il reperto non hanno certamente familiarità con tali dichiarazioni, scoprendo però che la lunga lista di espressioni poco chiare sono in realtà dei linguaggi figurativi per rendere un’idea precisa in altri termini. Il nostro «due piedi dentro a una scarpa» per gli uomini del futuro risulterebbe altrettanto strano come le due bestie con sette teste dell’Apocalisse ai nostri giorni. Pertanto, bisogna leggere il testo giovanneo considerando l’uso del linguaggio figurativo e tenendo conto soprattutto che la letteratura apocalittica detiene un elaboratissimo sistema espressivo utilizzato per trasmettere eventi sociali, politici e religiosi del tempo in cui sono stati scritti.

I primi capitoli dell’Apocalisse offrono numerosi esempi sull’utilizzo di questi simboli. Per esempio, nel primo capitolo ai versi 12-17 leggiamo della comparsa di «uno simile a un figlio d’uomo» che si trova in mezzo «sette candelabri d’oro» dalla cui bocca fuoriesce «una spada a doppio taglio». A una simile lettura, coloro ai quali non era dato di capire vedevano solamente la spaventosa immagine di uno strano individuo con gli occhi di fuoco. Tuttavia, continuando a leggere, si apprende che questo individuo altro non era che Gesù e i sette candelabri d’oro erano le «sette chiese» dell’Asia minore (1:20). Ma, cosa rappresenta la spada? Nel genere letterario apocalittico, una spada che esce dalla bocca di qualcuno è simbolo di giudizio nei confronti di una persona, gruppo di persone o nazione. In Efesini 6:17, Paolo spiega che «la spada dello Spirito è la Parola di Dio». Nella sua Epistola agli Ebrei, Paolo spiega ancora che «la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio […]» (4:12). Anche tramite il Vangelo secondo Giovanni veniamo informati che «chi respinge e non riceve le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunciata è quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno» (12:48). La spada che esce dalla bocca di Gesù in Apocalisse 1 è la Parola di Dio. Tuttavia, anche se in questo paragrafo non ho lo spazio per elencare in modo più dettagliato tutti gli altri simboli apocalittici, una breve lettura del libro mostrerà che le corna bibliche rappresentano spesso dei re, i numeri rappresentano la forza, la debolezza, la perfezione o imperfezione, e le bestie rappresentano le forze del male sotto forma di imperi e nazioni.

Tuttavia, esorto il lettore onesto a non pensare che ogni simbolo dell’Apocalisse sia facile da capire, o che il suo significato esatto sia alla portata di tutti (quindi non a tutti è dato di capire visto che ancora oggi c’è molta confusione nella sua intepretazione). Bisogna tener presente che questo libro è stato scritto sotto forma di epistola («lettere alle sette chiese») per essere capita solamente ai destinatari, i santi delle sette chiese dell’Asia minore, e quindi bisognerebbe mettersi nei loro panni culturali, sociali, religiosi e storici. Loro avevano la piena comprensione di ogni virgola perché erano stati in precedenza iniziati, quindi istruiti a comprendere determinati linguaggi “in codice”, in modo tale che eventuali lettori indiscreti che sarebbero venuti in possesso di questo scritto non avrebbero avuto modo di capire cosa vi fosse scritto, specialmente se un testo come l’Apocalisse, in un certo senso, esorta e incoraggia i credenti a non lasciarsi trasportare dal Culto Imperiale del I secolo che prevedeva l’adorazione dell’Imperatore in carica. Quindi, bisogna rassegnarsi all’idea che molte delle immagini figurative delle ultime parti del libro non sono così chiare a tutti per come vorremmo che fossero.

apocalisse-1Pertanto, bisogna anche tener presente il secondo principio necessario per una corretta comprensione dell’Apocalisse: nessuna parte di questo libro va in contraddizione con qualsiasi altro passaggio delle Scritture. Per esempio, molte persone religiose considerano Apocalisse 20:1-11 come un riferimento al fatto che Gesù Cristo tornerà sulla Terra per regnarvi mille anni con i suoi santi. In primo luogo, utilizzando il principio del linguaggio figurativo, il periodo di 1000 anni è sinonimo di qualcosa di diverso da un periodo di 1000 anni letterali. In secondo luogo, il passaggio di 2Pietro 3:10-13 afferma che la Terra e le opere che sono in essa saranno bruciate, ma non in senso letterale. 1Tessalonicesi 4:13-17 riporta che i cristiani saranno coinvolti all’incontro di Cristo «nell’aria», ma non in senso letterale. Tuttavia, in nessun punto del Nuovo Testamento viene insegnato o si implica che Gesù abbia messo piede su questa Terra ancora una volta dopo la Sua ascensione «sulle nuvole», perché dal contesto generale si capisce chiaramente che non si tratta di un evento futuro a noi prossimo, ma di cose già avvenute non letteralmente per come sono scritte. La letteralità di determinati rifermenti alle cose infiammabili che si dissolveranno dovrebbero appartenere solo alla fantasia dei registi Hollywoodiani.

Al fine di rendere il linguaggio figurativo di Apocalisse 20 esattamente come inteso dalle produzioni cinematografiche (le cosiddette “americanate”), una persona può contraddire facilmente ciò che invece è chiaro in altre parti del Nuovo Testamento.

Il Libro dell’Apocalisse presenta molte sfide per lo studioso attento della Scrittura e desideroso di andare alla ricerca della verità (cioè vederci chiaro). Tuttavia, l’utilizzo dei due principi sopra riportati possono aiutare chiunque a ottenere maggiore comprensione non solo di questo libro, ma anche degli altri testi biblici che utilizzano lo stesso linguaggio.

Per il momento qui mi fermo, perché il tema è assai “piccante” e non può essere riassunto in un breve articolo. Tuttavia, da qualche settimana sto lavorando al nuovo libro che mi ero messo in testa di scrivere già da diversi anni, ma che finalmente mi sento sufficientemente pronto per affrontare l’argomento. Parlerò proprio dell’Apocalisse in una chiave escatologica un po’ differente dalla solita, e sarò il primo a farlo in lingua italiana, senza tuttavia pretendere di detenere la verità in mano.