Antico e Nuovo Testamento libri senza Dio, Mauro Biglino (recensione libro)

Introduzione

biglino2Non poteva mancare fra le mie recensioni l’ultimo libro di Mauro Biglino, dal titolo assai provocatorio: Antico e Nuovo Testamento libri senza Dio – Come le religioni sono state costruite a tavolino per mantenere il potere.

L’autore, esordisce dicendo che «per l’Antico Testamento (i detentori del sapere) non si sono limitati a non raccontare, ma sono andati ben oltre e hanno deliberatamente e spudoratamente inventato ciò che non c’è» (la parentesi è mia, pag.10). Ci sarebbe da aggiungere, però, che anche egli stesso è andato ben oltre, inventandosi quindi in modo “arbitrariamente spudorato” non tanto «ciò che non c’è», ma letteralmente ciò che non c’è scritto! Perché dico questo? Dico questo perché se un traduttore (ufficiale o meno che sia) si presenta dicendo di tradurre ad litteram, io, per definizione, mi aspetto una traduzione letterale. Faccio un esempio: se nel testo biblico leggo la parola «nube» o «nuvola», io do per assodato che ciò di cui si sta parlando sia una «nuvola» e nient’altro di più. Se poi vogliamo andare appresso alle cosiddette “interpretazioni letterali” (un paradosso), allora annulliamo la “lettera” ed introduciamo la nostra interpretazione, facendo dire al testo biblico ciò che non dice. Se noi diciamo che quella «nube» poteva essere in realtà un oggetto volante meccanico, allora non stiamo più parlando di “lettera”, ma stiamo interpretando un termine che potrebbe significare una cosa qualunque che più si avvicina alla nostra visione.

Una Bibbia secondo le nostre “aspettative”

Nel corso della sua storia, la Bibbia è stata “vittima” delle più disparate analisi e interpretazioni, a seconda della cultura e personalità che caratterizza quello studioso X che ha avuto in mano il testo biblico. Faccio un altro esempio: negli anni ’60-’70, Gesù veniva considerato da alcuni “esperti”, come un omosessuale figlio dei fiori (hippie) e, nota curiosa, tutti questi esperti erano degli hippie omosessuali! Dagli anni ’70-’80 ai giorni nostri, Gesù veniva e viene considerato come il rappresentante di una categoria di esseri venuti da un altro mondo e, guarda caso, chi indossa questi occhiali sono per lo più studiosi che abbracciano volentieri la visione New-Age-Raeliana. Insomma, un Gesù (o un riflettore puntato sulla Bibbia in generale) condizionato dall’epoca in cui viene studiato e dal tipo di mentalità dello studioso in questione. Un Gesù (o la Bibbia in generale) che dipende dagli ideali di chi si approccia allo studio biblico. Ultimamente, Gesù viene anche considerato come un attivista vegano e, naturalmente, questa è una visione che appartiene, guarda caso, solo agli attivisti vegani e non agli “onnivori”.

Insomma, se sono vegano la Bibbia incoraggia il veganesimo; se sono gay, la Bibbia non condanna l’omosessualità perché tanto Dio ama tutti incondizionatamente; se sono comunista, Gesù era comunista. Credo di essermi saputo spiegare.

La Bibbia, come ogni altro testo della letteratura antica, detiene uno stile espressivo che va ricercato. Anzi, la Bibbia è un insieme di libri i quali godono ciascuno di un tipo di linguaggio proprio: i libri profetici godono di un linguaggio profetico/apocalittico quindi ricco di simbolismi e metafore che non vanno letti ad litteram, ma capiti nel loro significato più arcaico; vi sono anche libri legislativi, poetici e storici: ognuno di essi gode di un linguaggio specifico. Tuttavia, se a tutta la Bibbia annullassimo questi aspetti, applicando l’approccio letterale, allora rischiamo di far dire ad un testo profetico una cosa che non dice, perché in quel brano specifico non è richiesta un’attenzione letterale. Concludo questa introduzione con un ultimo esempio. Questo principio dovrebbe valere per qualunque testo antico di provenienza mediorientale se non di qualunque testo antico del globo.

Esempio di “linguaggio apocalittico”

ElijahFiery-Chariot-105-1180Penso che un po’ tutti conosciamo la storia di Elia che viene tirato su da un «vento» o comunque che viene trasportato via da un «carro di fuoco e cavalli di fuoco» (2Re 2:11). Adesso, applicando l’approccio letterale, cioè così leggo così dev’essere, il lettore provi a rappresentare con un disegno la visione che ha avuto il progeta, ovvero come potrebbe essere apparso agli occhi suoi il carro di fuoco trainato da cavalli infuocati. Ora, il “linguaggio apocalittico” detiene uno stile che appartiene anche al libro di Ezechiele, Daniele e l’Apocalisse di Giovanni. Il linguaggio apocalittico, quindi, prevede il manifestarsi di eventi strordinari che se intesi alla lettera avrebbero dell’assurdo: qualcuno provi a spiegarmi a cosa corrispondono le due beste dell’apocalisse aventi sette teste e dieci corna. Ebbene, alla luce del linguaggio espresso dal profeta Daniele durante le sue visioni, l’apocalisse di Giovanni risulta essere chiara perchè adotta la stessa letteratura. Cioè, l’Apocalisse di Giovanni è stata scritta sulla base primaria del libro di Daniele, perché si sta parlando non di mostri da fare invidia ai testi omerici, ma di regni, governi e re. Quindi, cos’ha visto Elia?

Per capire con onestà cosa ha voluto dire Elia, bisogna capire cosa sono per la Bibbia i cosiddetti “carri volanti”: dalla serie “la Bibbia spiega la Bibbia”. Andiamo a leggere cosa ha da dirci da vicino il Salmo 104, che risulterà essere assai illuminante se non squisitamente chiarificatorio:

«Anima mia, benedici Yahweh! Yahweh, mio Dio, tu sei veramente grande; sei vestito di splendore e di maestà. Egli si avvolge di luce come d’una veste; stende i cieli come una tenda; egli costruisce le sue alte stanze sulle acque; fa delle nuvole il suo carro, avanza sulle ali del vento; fa dei venti i suoi messaggeri, delle fiamme di fuoco i suoi ministri» (Salmo 104:1-4).

Anzitutto, qualcuno mi spieghi come ci sia possibile vestirsi di splendore avvolgendosi di luce se questo sarebbe da intendere come linguaggio letterale. Forse Yahweh avrebbe potuto prendere accordi con l’Enel per sparargli addosso un faro di immane potenza, tanto da suscitare l’effetto sbalorditivo indicato. Ma comunque. Il Salmo 104, a mò di canto e con stile poetico, ci spiega il linguaggio apocalittico in una maniera disarmante ed inequivocabile. Il carro visto da Elia – seguito da manifestazioni di venti impetuosi – altro non era che una nuvola! Carro volante = nuvola, secondo la Bibbia! Elia però ci parla di un «carro di fuoco», per cui, il fuoco di cui si parla associato a questa nuvola non era altro che la manifestazione di una nube tonante. Contestualmente, sia le nubi che il vento (ruach) stanno benissimo insieme.

Cosa sono, invece, i «cavalli di fuoco»? Se dovessimo adottare il linguaggio degli indiani d’America quando videro per la prima volta una locomotiva a vapore sfrecciare sulle rotaie, essi chiamarono quella strana “creatura” col nome di «cavallo di ferro». Il simbolismo adottato del cavallo non era legato tanto alla sua fattura ferrosa, quanto alla velocità con il quale il cavallo sfreccia quando è in corsa. Sicuramente, se avessero visto una Fiat 500 vecchio tipo, avrebbero potuto chiamarla «tartaruga di ferro», vista la netta inferiorità di velocità rispetto al “cavallo a vapore”.

img_resizerDunque, trattandosi di un carro volante infuocato, anche i cavalli infuocati li troviamo spiccare il volo insieme ad esso. Ma stavolta, Elia non dice la stessa cosa degli indiani d’America – «cavallo di ferro» – ma «cavalli di fuoco». Poc’anzi si è detto che il fuoco celeste viene solitamente associato dalla Bibbia ai fulmini (come il fuoco che cadde dal cielo su Sodoma e Gomorra, cioè una tempesta di immani proporzioni che ha spazzato via le due città e paesi limitrofi), ed effettivamente i fulmini o saette sono così veloci nel loro “galoppare” nel cielo che possono essere stati paragonati dal profeta proprio come «cavalli di fuoco», antropomorfizzando (o zoomorfizzando) ciò che vedeva come fecero gli indiani d’America di cui ne intesero solo la sua velocità e non la fattura ferrosa. In realtà, carro e cavalli erano una nuvola tonante con tanto di fulmini e saette che sfrecciavano nell’aria. Elia fu trascinato via non da un oggetto volante meccanico, ma bensì da un forte vento che possiamo riassumere con «uragano» e «tornado». Nella Bibbia si dice anche, secondo il linguaggio biblico, che Yahweh «cavalca» sia le nubi che i «keruvìm» (cherubini), questi ultimi intesi come figure angeliche, mentre da alcuni studiosi del mondo ebraico come veri e propri mezzi volanti meccanici. Il verbo cavalcare non va inteso alla lettera in quanto in cielo non ci sono né carri meccanici ne cavalli galoppanti, sarebbe come dire di aver visto Dumbo l’elefantino volante scorrazzare fra le ali del vento. Eppure, il massone Walt Disney non era ancora nato.

Adesso, visto che abbiamo preso in causa il Salmo 104, concentriamoci per capire cosa potrebbero essere i «venti» e le «fiamme di fuoco» secondo il linguaggio biblico:

  • «fa’ dei venti i suoi messaggeri»: la parola ebraica tradotta con «messaggeri» è la stessa con la quale si traduce «angeli», mal’akìm. La parola «venti» proviene dall’ebraico ruchòth, plurale femminile del singolare ruach, «vento, soffio». Quindi, se prendiamo in esame le visioni di Ezechiele, quando vide le quattro creature viventi che sembrano essere descritte come mal’akìm (sicuramente le stesse viste da Giovanni in Apocalisse – Ez 1:14; Ap 4:6,8-9; 5:6,8,11,14; 6:1,6; 7:11; 8:9; 14:3; 15:7; 19:4), evidentemente quei mal’akìm (messaggeri, angeli) altri non erano che dei ruchòth, ovvero dei «venti». Tant’è che persino nel Nuovo Testamento viene associato alla voce di un anghelos (angelo) il rombo di un tuono (Giovanni 12:29). Sembra chiaro che tutto sia strettamente legato alle manifestazioni atmosferiche non dettate dalle leggi della natura, ma dalla diretta manifestazione del trascendente immateriale nella dimensione materiale;
  • «delle fiamme di fuoco dei suoi ministri»: il contesto del Salmo è concentrato “in cielo”, quindi si parla di nuvole e venti; inevitabilmente le fiamme di fuoco devono essere i lampi, tuoni, fulmini e saette. Nulla che ha a che fare con presunti campi energetici luminosi provenienti dai reattori dei fantomatici UFO. I fulmini, dunque, vengono considerati come i «ministri» del Cielo, in quanto il rombo della loro “voce” decreta sentenze e giudizi. La Bibbia espone talmetne tanti esempi che non riesco a riassumerli, ma che tuttavia argomentero in un lavoro futuro. Ad alcuni è dato udire solo il rombo, ad altri una vera e propria voce. A tal proposito, Giovanni 12:29 fa due affermazioni interessanti: qualcuno sostiene di aver sentito solo il rombo di un tuono, altri hanno sostenuto di aver udito una voce verbale proveniente dal cielo perché «un angelo/anghelos/mal’ak/messaggero» avrebbe pronunziato le parole: «L’ho glorificato, e lo glorificherò di nuovo!». Ecco il modo in cui lo stesso incorporeo Yahweh parlava al suo popolo, permettendo ad esso di udire la Sua voce, mentre altri potevano non farci caso perché udivano il rombo del tuono. Anche qui gli esempi sono molteplici. Chiaro affermare, quindi, che ad alcuni è dato semplicemente sentire, ad altri è dato ascoltare e comprendere!

Ecco che alla visione di Elia, o di Ezechiele, viene restituita quella chiave di lettura genuina che esige questa porzione di testo biblico, ma più che altro lo stile espressivo con il quale è stato scritto. Niente “lettera”, ma allegoria. Niente UFO, niente alieni, niente folletti né cavalli volanti. Dio, per farsi vedere dall’uomo che non ha questa facoltà se non rimettendoci le penne, si manifestava con elementi non gestiti dalle leggi della natura, ma collegati sul momento in cui Dio intendeva manifestarsi, seppur in “sembianze” della natura. Se, dunque, dovessi applicare onestamente la lettura letterale senza il bisogno di interpretare nulla, allora Elia ha visto un carro incendiato e dei cavalli che stavano prendendo a fuoco! E invece no, dev’essere per forza ciò che invece non è: un UFO! Questa è la bizzarra e paradossale «interpretazione letterale» dei “sapienti” (o è interpretazione o è lettera, perché le due cose insieme non possono sussistere, a meno che non viene espressamente spiegato dal testo biblico). Tuttavia, maggiori analisi sul linguaggio biblico verranno proposte in un futuro lavoro editoriale.

Mauro Biglino non dice nulla di tutto questo, o perché non conosce questo aspetto delle Scritture (giustificabile se lo ammettesse) o perché lo vuole tenere ben nascosto limitandosi «a non raccontare le cose per come stanno, ma andando ben oltre, inventandosi deliberatamente e spudoratamente ciò che non c’è»!

Esposizione

Vorrei prendre in esame solo un paio di punti, perché molte delle tesi espresse dall’autore risultano essere già ampiamente smentite nei miei libri e anche in qualche articolo del mio Blog. In questo breve elenco ne suggerisco le confutazioni:

Già dal titolo dell’opera, ci si aspetterebbe che il libro sia diviso in due blocchi, dove da una parte si analizza l’Antico Testamento e dall’altra il Nuovo. Eppure, sulle quasi 260 pagine, solo una minoranza sono dedicate al Nuovo Testamento, quindi non si è detto nulla. Vengono sollevate solo delle domande alle quali non si suggeriscono risposte, quindi, non viene detto un bel niente. Comprare un libro solo per leggere quelle domande che ognuno di noi può porsi nella propria mente gratuitamente, è una gran bella fregatura!

Biglino si concentra sul suo cavallo di battaglia. Spero solo che, nel futuro, qualche ricercatore non legga alla lettera le mie parole “cavallo di battaglia” nel senso che Biglino avesse realmente un equino da guerra. Sarebbe ridicolo, no? Eppure, questo è l’approccio che più si avvicina alla psiche bigliniana.

Alla faccia dei creazionisti, il metodo del “fare finta” è soggetto ad una “evoluzione”. Quando l’autore ha introdotto per la prima volta questo suo metodo, diceva:

  • «Facciamo finta che ciò che leggiamo voglia significare quella cosa lì» (anche se non ha mai messo in pratica come si deve questo suo primo modo di fare finta);
  • Adesso si è invece evoluto in questo modo: «Facciamo finta che ciò che leggiamo sia vero», dove indirettamente si afferma che ciò che si legge è falso, perché se faccio finta che una cosa è vera allora la considero in realtà falsa! Alla faccia di chi non ha certezze e vive nel perenne dubbio che lo induce a ricercare e studiare continuamente per determinare se una cosa sia vera oppure falsa!

Quelle poche analisi che fa sul Nuovo Testamento risultano scialbe di approfondimenti, in quanto si rimanda sempre al fatto che il cosiddetto Spirito, pneuma in greco e ruach in ebraico, altro non era che sempre il solito e famigerato UFO volante. Quindi, quando lo Spirito si posò su Gesù al suo battesimo, allora il nostro “povero cristo” venne letteralmente schiacciato da un aeromobile, perché «se faccio finta che ciò che leggo sia vero e che, dunque, voglia significare quella cosa lì», allora Gesù doveva morire schiacciato! Mi sa che a sto punto sia risorto più di una volta!

Poi, sembra quasi un’ossessione compulsiva specificare sempre che il suo metodo è «libero da dogmatismi religiosi e condizionamenti di sorta» (cito a memoria). Io penso, piuttosto, che quando si vuole insistere su una cosa, si vuole affermare l’esatto contrario, ma in maniera inconsapevole. Subentra in questo caso anche il fattore dell'”auto convincimento”, vale a dire che quando diciamo una bugia, la diciamo talmente bene che riusciamo a convivere con essa fino ad arrivare a crederci per davvero noi stessi che l’abbiamo detta! Ecco perché molti non riescono a mutare il proprio pensiero quando è errato, perché si è ormai entrati nel tunnel dell’auto illusione.

Miracoli o scienza medica? Conclusione

antico-e-nuovo-testamentoPer chiudere, vorrei analizzare l’ipotesi che Biglino getta su un miracolo biblico. A dire il vero, Biglino non ha mai analizzato tutti gli eventi straordinari citati nella Scrittura, quegli eventi che all’epoca in cui avvenivano venivano considerati “prodigi”, mentre oggi potrebbero essere spiegati con la scienza. Se dovesse concentrarsi su ogni “prodigio” non saprebbe cosa dire perché dovrebbe saper spiegare come siano avvenute le piaghe d’Egitto se prima non era Mosé a decretarne l’adempimento. Ma ci sono altri prodigi di proporzioni cosmiche, come la famosa ombra che ritorna indietro e il «fermati sole e luna» (cioè l’arresto della rivoluzione terrestre per quasi una giornata intera) di Giosué.

L’autore si concentra sul racconto del giovane che era «indemoniato» tranne che per Marco che lo descrive come «epilettico» (Marco, 17:14-21). In questa analisi, si vuole annullare l’atto miracoloso perché Gesù non avrebbe operato nulla, ma avrebbe ingannato i presenti facendo credere che in realtà avesse fatto qualcosa per il giovane. Mi fa sentire anche in imbarazzo citare testualmente l’analisi, ma per non violare eccedere violando i diritti di copyright, invito il lettore ad acquistare il libro per poter constare coi propri occhi l’assurdità dell’analisi. Viene condotta un’analisi da una parte accurata, dove viene appellato anche un medico specialista che esamina la questione: il giovane presenta tutti gli elementi sintomatici dello stadio di epilessia più grave. Quindi, si tratta di epilessia o di possessione demoniaca? La Bibbia cita entrambi i casi. Ci si concentra molto sull’analisi medica, tuttavia ignorando che il giovane presentava queste manifestazioni fin da piccolo e che, nonstante Gesù non avesse operato alcun miracolo (che si tratti di epilessia o possessione demoniaca poco importa), quando lo spirito vede Gesù ha una reazione particolare subendo come una sorta di trauma improvviso tanto da rridurre il corpo in fin di vita (si legga la vicenda nella Bibbia). C’è da chiedersi se il giovane non abbia ripresentato in futuro le stesse manifestazioni oppure gli erano passate del tutto. Non ci è dato saperlo ad litteram, ma se la Bibbia dice che il giovane è guarito, allora non ci resta altro che “fare finta” che sia guarito del tutto.

Biglino dovrebbe saper spiegare anche come si fa a far recuperare la vista a un ceco totale semplicemente impastando della saliva con la terra spalmandola negli occhi. Questa, in realtà, era una tecnica praticata dagli Esseni, ma non per guarire la gente dalla cecità, ma da una semplice cataratta che è decisamente meno grave di una cecità assoluta. Dunque, Gesù è in grado di far recuperare la vista ad un cieco, non ad un uomo che soffriva di cataratta, quindi pare evidente (leggendo il racconto biblico), che Gesù ne sapesse più egli Esseni.

Sorgono quindi delle domande:

  • Come si fa a trasformare l’acqua in vino? E per di più vino di qualità? Applicando il metodo del “fare finta che sia tutto vero e che si voglia intendere ciò che è letteralmente scritto”, allora dobbiamo prendere atto che il miracolo c’è!
  • Come si fa a dire alle tempeste «fermati», e queste si fermano immediatamente? Applicando il metodo del “fare finta che sia tutto vero e che si voglia intendere ciò che è letteralmente scritto”, allora dobbiamo prendere atto che il miracolo c’è!
  • Come si fa a moltiplicare una manciata di pani e pesci (o qualunque cosa fosse) per una moltitudine di persone che, addirittura, si saziarono a volontà e rimase pure dell’avanzo? Applicando il metodo del “fare finta che sia tutto vero e che si voglia intendere ciò che è letteralmente scritto”, allora dobbiamo prendere atto che il miracolo c’è!
  • Come si spiega la maledizione del fico seccato in un istante? Applicando il metodo del “fare finta che sia tutto vero e che si voglia intendere ciò che è letteralmente scritto”, allora dobbiamo prendere atto che il miracolo c’è!
  • Se Biglino applica il metodo del “fare finta” anche per i testi omerici, allora siamo autorizzati ad applicarlo anche alle ricette di suor Germana!

Inoltre, bisogna prendere atto del passo che recita:

«Or vi sono ancora molte altre cose che Gesù ha fatte; se si scrivessero a una a una, penso che il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero» (Giovanni 21:25)

Questa è un’affermazione interessante. Persino il Mahābhārata, il poema epico induista letterariamente più esteso mai scritto finora, può essere contenuto in una manciata di volumi. Se, invece, venissero scritte tutte le opere compiute da Gesù, il Mahābhārata in confronto sarebbe da paragonare ad un bicchierino da liquore circondato da tutti i mari e oceani della Terra, quali sarebbero i libri che se ne scrivrebbero sulle opere compiute da Cristo. La Terra stessa non li potrebbe contenere: Applicando il metodo del “fare finta che sia tutto vero e che si voglia intendere ciò che è letteralmente scritto”, allora dobbiamo prendere atto che ciò è possibile!

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