Alan F. Alford e le sue “gaffe” di Ebraico Biblico.

04_independence_day_blurayIn questo articolo vorrei sottoporre all’attenzione degli appassionati di letteratura sulle civiltà antiche degli errori o “gaffe” riscontrati in un testo che ha destato un notevole successo e interesse dai semplici lettori fino ai ranghi accademici. L’autore di questo testo, intitolato “Il Mistero della Genesi delle Antiche Civiltà – La verità sconvolgente sulle orgini dell’umanità” [titolo originale: Gods of the New Millennium] è Alan F. Alford, scrittore ed egittologo britannico specializzato in argomenti di antiche religioni, mitologia ed egittologia. Ma prima di rivelare questo primo errore vorrei spendere meno di 10 righe su questo ricercatore indipendente.

AlanAlford1Alan F. Alford è nato nel 1961 e ha studiato alla King Edward VI Grammar School di Southampton e alle Università di Birmingham e Coventry. Da quando, appena quattordicenne, vide per la prima volta le Piramidi, cominciò a viaggiare instancabilmente alla ricerca di soluzioni per i grandi misteri dell’umanità. E’ stato, tra l’altro, in Egitto, in Israele, in Giordania, in Messico, in Perù, in Bolivia, in Cina e in Nepal. Da circa vent’anni (1997 anno di pubblicazione della suddetta opera) studia attentamente tutta la letteratura relativa alla storia dell’umanità.

A pagina 328 del suddetto libro Alford argomenta sui Geni Manipolati di Adamo, titolo che porta sia il capitolo 12 che il paragrafo oggetto della nostra analisi. In questo estratto Alford commette due grossolani errori in sole due righe che mi hanno fatto costatare all’istante la sua sconoscenza della lingua ebraica biblica. Ecco cosa scrive:

«Prima che Adamo acquisisse la conoscenza sessuale e venisse espulso dall’Eden, la Bibbia si riferisce all’uomo come “all’Adamo”. In Genesi 1:26, per esempio, la parola ebraica per “uomo” è Adama. Deriva dai termini ebraici per “sangue” (adamu) e “rosso” (adom), e sta quindi a significare “Quello dal sangue rosso”».

Detto questo, Alford indica alla frase «Quello dal sangue rosso» una nota a piè di pagina che riporta il testo a cui ha fatto riferimento: S. Jones, The Language of the Genes, cit., Capitolo 6, p. 128. Questo testo non è un dizionario etimologico di lingua ebraica, per cui il nostro Alford sembra rimanere non curante del reale significato dei termini ebraici, fidandosi con quanto detto da S. Jones. Questo è deducibile dal fatto che Alford non cita alcun dizionario etimologico che avvalori le asserzioni di Jones.

Tuttavia, andando a controllare direttamente in qualche Dizionario etimologico in mio possesso riconosciuto tra l’altro dal mondo accademico – il Brown-Driver-Briggs per citarne uno – i termini ebraici corrispondenti alle parole “uomo”, “sangue” e “rosso” sono i seguenti:

  • Uomo: il termine ebraico specifico che va tradotto con “uomo” non è [adama] ma bensì איש [ish], alef+yod+shin, che indica anche “individuo di sesso maschile” oppure “marito”. L’ebraico [adama] – dove l’accento in realtà cade su [adamàh] – significa “suolo”, “suolo calpestabile” o “terra sossastra” e di conseguenza ne deriva [adàm] che assume il significato di “terrestre”, “essere umano” o più nello specifico “colui che è del suolo”. Generalmente l’ebraico [adàm] viene mal tradotto con Adamo, nome proprio di persona che, secondo il testo ebraico, non è affatto un nome proprio ma indica una razza di appartenenza, cioè umano e non “uomo”, contraddistinta dalle altre anime viventi [chayah nefesh], cioè gli animali. Il termine “terrestre” non vuole intendere che l’uomo è del “pianeta Terra” così come potrebbe essere “marziano” un presunto abitante del pianeta Marte, ma vuole indicare nello specifico letterale che l'[adàm] è un individuo tratto dal suolo, quindi “colui che è/proviene dal suolo” sebbene viva nel pianeta Terra. In questo caso Alford non si prende cura del fatto che assegna al termine [adamàh] il significato di [ish]: mentre il primo si riferisce ad una superficie/suolo calpestabile, il secondo indica l’individuo;
  • Sangue: in questo caso Alford assegna al presunto termine ebraico [adamu] il significato di “sangue” mentre, in realtà, la parola ebraica per “sangue” è la radice [dàm] e non [adamu]. In verità la parola [adamu] non è affatto ebraica, ma corrisponde ad una lingua ancora più antica, il sumero-accadico. Secondo Zecharia Sitchin, noto sumerologo scomparso di recente, il termine [adamu] usato dai sumeri va tradotto con “colui che è l’argilla della terra”, grossomodo lo stesso significato dell’ebraico [adàm], “colui che è del suolo”;
  • Rosso: In questo caso Alford (cioè il Jones) non sbaglia. Il termine ebraico tradotto con “rosso” è [adom], ma nello specifico contestuale dovrebbe essere considerata la parola [adamdàm] “rossiccia/rossastra” che è in netta sintonia con [adamàh], terra rossastra. La curiosità di questo termine è che oltre al poter indicare un terreno vulcanico (ad esempio le sabbie rossastre vulcaniche), contiene al suo interno altri due termini che tra l’altro abbiamo poc’anzi esposto: [adàm] e [dàm] che letti insieme costituiscono proprio la parola [adàmdam]: terrestre + sangue. Ed è proprio questo termine che racchiude in se il significato che Alford attribuisce agli errati [adama] e [adamu]: “Terrestre di sangue” o “colui dal sangue rossiccio”. E di che colore è il sangue? Il sangue non è “rosso”, ma esattamente rossastro: agg. [der. di rosso]. – Di colore tendente al rosso, ma per lo più con l’idea che si tratti di un rosso poco vivo, non ben definito e non uniforme: capelli r.; terra, sabbia r.; una luce rossastra (il grassetto è mio). [Treccani.it]

Di seguito si può consultare lo schema esemplificativo tratto da un mio lavoro e che ho già trattato anche in QUESTO ARTICOLO. Da come si può vedere, la radice principale [dàm] è evidenziata nel tratteggio, e dall’alto verso il basso la sequenza sulla fabbricazione dell’uomo.

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