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Adam, il figlio della “madre terra” | parte #1

In questo articolo intendo puntare una lente di ingrandimento su Adam, il primo patriarca della storia umana di cui parla la Genesi biblica. Questo studio è solo un piccolo estratto di uno studio di approfondimento che sto realizzando sui primi 19 Patriarchi della Genesi che hanno preceduto Abraham. Con questo studio (disponibile prossimamente in PDF gratuitamente) dimostrerò con dovizia di particolari come nei nomi dei primi 19 Patriarchi della Genesi vi sia scritto l’intero mistero e piano messianico che da Genesi ad Apocalisse viene espresso progressivamente.

In uno studio precedente (vedi articolo correlato) ho dato solo un piccolo assaggio di quanto il “destino dell’uomo” fosse già stato scritto all’interno della prima parola della Bibbia, breshith, tradotta nelle nostre Bibbie con: In principio.[1]

Adam è il primo uomo. Il significato della parola ‘adam è relazionato alla materia prima che Elohìm ha usato per “fabbricarlo”, cioè la polvere del suolo. Infatti, la parola «suolo» in ebraico è il femminile ‘adamàh, per cui l’‘adàm (“figlio” del suolo) è stato tratto dall’‘adamàh (dalla “madre terra”). Questo gioco di parole ebraico equivale a: il terrestre che è stato tratto dalla terra. Ma il riferimento alla terra non va inteso tanto a una provenienza dal pianeta in cui ha vissuto, ma quanto dalla materia prima che è stata utilizzata per fabbricarlo: la polvere del suolo, afàr ha’adamàh. Quindi, Adam significa colui che proviene dal suolo non dal “pianeta terra”, come diremmo che un marziano proviene da Marte, anche perché la concezione cosmica dei pianeti così per come la intendiamo noi non appartiene al pensiero (biblico) antico.

Adam ha affrontato 930 anni di vita (non di età), morendo nell’anno 930 dopo la sua creazione (d.l.C). In tutto questo arco di tempo Adam ebbe l’opportunità di essere contemporaneo a Lamech (874-1651 d.l.C), morendo quando quest’ultimo, per l’epoca, era ancora un “bambino”, cioè appena un 56enne. In tutto questo tempo, nel frattempo, Adam ebbe «figli e figlie». Non saprei indicare a quale età Dio avrebbe potuto creare Adam, perché sicuramente doveva essere già adulto e non un bimbo (un po’ come chiedersi se Dio ha creato prima l’uovo o la gallina). Presupponendo che Dio avrebbe potuto creare l’uomo ad un’età già “adulta”, i suoi 930 anni di vita (non di età effettiva) andrebbero sommati a quelli apparenti all’età in cui è stato creato. Ipotizziamo un’età apparente di 70 anni + 930 = 1000. Questo particolare vale solo per Adam, in quanto non è nato da donna, ma creato direttamente da Dio.

Il valore 1000 può essere associato alla lettera alef, la prima dell’alfabeto ebraico che, oltre a valere 1 può anche valere 1000. L’alef intende esprimere nel senso più arcaico il concetto di “divinità”, infatti non a caso si legge nella Genesi ebraica quello che nessuna traduzione (nemmeno interlineare) ha saputo riportare fedelmente fino ad ora: Genesi 1:28 riporta la benedizione di Dio nei riguardi della coppia: «Dio li benedisse; e Dio disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi […]» (NRV); tuttavia, la traduzione più corretta a mio avviso è: «E benedicendo loro Elohìm ha detto ad essi: “elohìm fruttanti e moltiplicanti […]» (mia traduzione). In sostanza, Dio chiama l’uomo con l’epiteto di elohìm in quanto è stato creato betzalménu, cioè «in rappresentazione di noi». L’uomo è stato originariamente creato per rappresentare Dio, per cui l’identificazione di elohìm gli si addice alla perfezione. Ecco perché il valore 1000 potrebbe ricollegarsi all’alef che intende esprimere il concetto di divinità.

L’anno zero (0-930) corrisponde al giorno della fabbricazione di Adam,[2] non prima, perché gli anni del calendario ebraico sono calcolabili dai dati suggeriti dalla Bibbia, in quanto per la creazione dell’universo e di tutto ciò che è apparso prima dell’uomo, non ci vengono dati dei suggerimenti temporali specifici. Anche il riferimento ai sei giorni della creazione, a mio avviso, non andrebbero considerati come un dato assoluto, in quanto i 6 giorni non possono essere intesi per varie ragioni in modo letterale (pur non negando che a Dio ogni cosa è possibile).

Il numero 930 nella Bibbia ricorre 28 volte, 12 delle quali in termini ebraici e 16 in termini greci. Il più rilevante è a mio avviso néfesh «anima» come espresso in Genesi 9:5, cioé le-nafshotekém, «per anime vostre». La parola «anima» in relazione ad Adam è strettamente collegata, in quanto Dio soffiando nelle narici dell’uomo il suo soffio vitale, esso divenne un’«anima vivente» (letteralmente «persona viva»).

La sintesi di 930 è 12 (9 + 3 + 0 = 12), numero che nella Bibbia è fra i più importanti in assoluto, come il numero dei 12 Apostoli (non casualmente il 930 si ottiene con la parola lesharath, «ministro»), il numero delle tribù d’Israele, il numero delle 12 porte di Gerusalemme, il numero delle porte della Gerusalemme celeste ciascuna delle quali porterà il nome di uno dei 12 Apostoli, etc.

Estratto di uno mio studio di approfondimento sui nomi dei primi 19 Patriarchi della Genesi precedenti Abraham, prossiamente disponibile in PDF.

Nota

  • [1] Per ulteriori approfondimenti vedi Daniele Salamone, Genesi: Presunte contraddizioni nel libro delle origini, book 1, Amazon, 2017 (disponibile anche in eBook Kindle).
  • [2] Sono dell’idea che l’uomo è stato prima «creato» (barà) e poi «fatto» (‘asah). Prima Dio ha «creato» la sua anima e poi l’ha soffiata per «fabbricare» l’uomo dalla polvere.

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