I giganti dopo il Diluvio

04_independence_day_blurayUltimamente il tema sui giganti e sui presunti angeli incarnati di cui parlerebbe Gn 6:1-6 è oggetto di accese discussioni e dibattiti, soprattutto fra i credenti. Non troppo tempo fa avevo la convinzione che i “figli dell’Elohìm” fossero angeli incarnati. Inutile dire che per i non credenti, i “figli di Elohìm” di Gn 6:1-6 altri non erano che dei presunti antichi astronauti infatuati delle donne del genere umano. Ma avendo trattato il tema in altra sede (vedi qui e qui), non ci ritorno per non essere ripetitivo.

In altra sede ho cercato di suggerire un mio punto di vista riguardo ai giganti, uomini di alta statura del quale non si ha l’assoluta certezza di come siano potuti comparire sulla Terra. Nella Bibbia ci sono molteplici popolazioni descritte come “giganti”, questo però solo nell’Antico Testamento perché nel Nuovo Testamento, purtroppo, non se ne fa un minimo accenno. Evidentemente gli Evangelisti e Apostoli non ritennero importante citare i “giganti”.

I primi presunti giganti farebbero la loro comparsa prima del Diluvio (Gn 6:4). Tuttavia, il termine ebraico con il quale viene tradotto “giganti”, non significa “giganti”, ma qualcos’altro di più specifico che nulla ha a che vedere con una grandezza, altezza o misura di un individuo. Vediamo intanto cosa ci dicono le traduzioni ufficiali sul passo in oggetto:

«In quel tempo c’erano sulla terra i giganti [nephilìm], e ci furono anche in seguito, quando i figli di Elohìm si unirono alle figlie degli uomini ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti [gibborìm] che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi» (Gn 6:4 – NR). Invece una traduzione più letterale che segue la forma ebraica è come segue: «In quest’epoca, e anche in quella successiva, sulla Terra c’erano gli immorali, [proprio] quando i figli dell’Elohìm si univano con le figlie del terrestre ed esse generavano [quei] forti che dall’antichità [sono] uomini famosi» (mia traduzione)

Traduzione intelineare parola per parola a cura di Daniele Salamone

Traduzione intelineare parola per parola a cura di Daniele Salamone

Nell’immagine sopra è possibile consultare la traduzione parola per parola. A tal proposito vorrei citare un dizionario di ebraico e aramaico biblici che viene considerato fra i più autorevoli – se non il più autorevole – in lingua inglese, il Koehler & Baumgartner.

Sulla parola Nefilìm vengono suggerite varie definizioni, fra cui «mostro, bambino deforme» e addirittura «salamandra». Definizioni di questo tipo sembrano suggerirci di un qualcosa di davvero mostruoso il che farebbe pensare subito a un gigante o a qualcosa di simile essendo abituati e “condizionati” dalla classica traduzione di “gigante”. La bizzarra definizione «bambino deforme» è riferita a quella che il dizionario ritiene essere «derivanti da aborti» (Sl 58:8). Forse a quei bambini che venivano abortiti e definititi «deformi» perché magari estratti dal grembo materno quando ancora non erano del tutto sviluppati, tanto da essere scambiati addirittura per «salamandre» o che comunque le forme del feto abortito ricordavano agli antichi questa forma. C’è da dire che erano solite abortire di proposito le prostitute che non intendevano portare avanti le gravidanze, ma non possiamo escludere nemmeno gli aborti spontanei. Gli uomini che vedevano quegli strani esserini e che non avevano le conoscenze mediche che abbimo oggi sullo sviluppo del feto, vedendoli in quello stato avrebbero potuto scambiarli per “mostri” e quindi assegnavano loro il soprannome di “nefilìm”. Il Koehler & Baumgartner dice ancora «gigante» riferito ai «primi abitanti della Palestina (Nm 13:33)», cioè i figli di Anaq (gli Anaqìm), della «razza» dei giganti (cfr. Gios 15:13-14) che abitavano in quel paese già da prima della conquista da parte di Giosuè. In uno studio precedente ho spiegato che con il termine «razza» si vuole alludere ad un’indicazione negativa più che ad una «razza» genetica di appartenenza; lo rispiego qui brevemente:

«[..] il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo anche visto dei  figli di Anàq  […] Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista è gente di alta statura; e vi abbiamo (anche) visto i Nephilìm, figli di Anàq, della razza dei  Nephilìm. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro» (Nm 13:28,32)

I figli di Anàq (letteralmente «figli del Gigante», singolare di Anaqìm) facevano parte della «stessa razza dei Nephilìm»: il Testo biblico però non asserisce ad una discendenza genetica anche se utilizza il termine «razza» che può lasciarci fraintendere proprio a questo, ma quanto ad un riferimento a carattere immorale e tirannico. Per l’appunto, quando i dieci esploratori Israeliti descrissero questi esseri come appartenenti alla «razza dei nefilìm», non si riferirono alla «famiglia genetica», poiché precedentemente spazzata via dal Diluvio (come dirò anche dopo), ma è una dichiarazione in puro senso negativo come quando ci riferiamo a un gruppo di persone dicendo in tono dispregiativo «ma che razza di gentaglia è questa?» designando una “categoria” di persone piuttosto che la discendenza di provenienza. Ciò significa in maniera molto chiara e semplice che gli Anaqìm-Anaqiti erano semplicemente un popolo di giganti vissuti dopo il Diluvio e che avevano ereditato non la “stazza” bensì il carattere immorale, decaduto, ostile e tiranno  degli uomini immorali/nephilìm che erano vissuti fino alle ultime ore prima del Diluvio.

Continuando, il dizionario dice che la traduzione «giganti» di Gn 6:4 ha un’origine mitica che, appunto, la Septuaginta traduce con «gigantes». Voglio far notare al lettore che il dizionario dice «un’origine mitica» e quindi è facile dedurre senza inventarsi nulla che la traduzione apportata nella Septuaginta (e poi adottata per “influenza” dai futuri traduttori e letteralmente così intesa anche dai credenti e non) è il mero risultato di un pensiero legato al mito, alla leggenda, alle credenze popolari, quindi non a un dato di fatto storico. Tuttavia, la Bibbia non è un mito e a tal proposito noto una certa influenza da parte dei Settanta(due) di tradurre non per ciò che vuole significare nefilìm in quel contesto ma per come si credeva secondo il pensiero popolare del “mito”. Leggendo Genesi 6 nel suo contesto dei primi 6 versetti, mi vien da pensare: se si parla di “unioni” illeggittime e di comportamenti immorali da parte dell’umanità, che cosa ci azzeccano i giganti? Cioè, interpretando il v.4 di Genesi 6 avendo in mente i “giganti”, sembra che il redattore biblico abbia voluto aprire una sorta di parentesi “off topic” (fuori argomento) che nulla ha a che vedere con il contesto dell’immoralità umana. Mi vien più logico pensare che mentre avvenivano le unioni illegittime fra i figli dell’Elohìm e figlie degli uomini, in quel tempo c’erano i nefilìm, ovvero un’altra tipologia di individui completamente distaccata dai “figli del Cielo” e le figlie degli uomini, ovvero i discendenti di Caino che erano emarginati dal mondo. A mio avviso è di loro che si parla. Quindi, in Genesi 6 il termine nefilìm è riferito a uomini immorali. Ma continuamo a vedere cosa dice il dizionario:

Il termine nefilìm è riferito certamente a persone o a «chi è caduto eroicamente in un battaglia», esattamente il significato che esige la radice da cui deriva Nefilìm, ovvero nafàl: cadere. Questa radice rende l’idea del «cadere» e si estende in: «cadere accidentalmente», «cadere in battaglia», «collassare»«far collassare», «incontrare un disastro», «prostrarsi»«cadere (volutamente), gettarsi giù»«far cadere», «cadere nella menzogna», «cadere nell’immoralità», quindi «caduto moralmente, immorale». Ma per il momento qui mi fermo.

Ipotizzando che i nefilìm di Gn 6:4 siano stati davvero dei «giganti», è logico affermare che essi sono stati spazzati via dal Diluvio. Apprendiamo dalle Scritture che nel Diluvio si salvarono solo Noè e la sua famiglia, 8 persone in tutto. Né 1 in più né 1 in meno (cfr. 2Pt 2:5). Visto e considerato che secondo molti (credenti e non) i nefilìm di Gn 6:4 erano giganti e che una delle motivazioni principali per il quale Elohìm mandò il Diluvio fu proprio quello di spazzare via sia loro che i presunti incroci fra “angeli” e donne umane, com’è possibile che questa «razza» di giganti sia comparsa anche dopo il Diluvio? Come possono essere comparsi così dal nulla se dei loro presunti antenati giganti non ne era sopravvissuto neanche uno? C’è qualcosa che non quadra… ma andiamo avanti.

Al tempo di Abrahamo si fa menzione dei «Refaìm» (Gn 14:5; 15:20) dove in Dt 3:11-13 e in Gios 12:4 e 13:12 si dice che il gigante Og, re di Vasan, era l’unico “superstite/esemplare” di questa stirpe. Ci tengo a precisare che c’è una netta differenza fra “stirpe” e “popolo”. La “stirpe” segue la linea genealogica di una famiglia in particolare che a sua volta può far parte di un popolo; il “popolo” è un insieme di più persone le cui componenti familiari possono far parte di stirpi differenti. Non è detto quindi che tutti i Refaìm fossero giganti. Lo si dice invece degli Anaqìm nel passo citato in precedenza: «[…] tutta la gente che vi abbiamo vista è gente di alta statura […]». Quindi, questi Refaìm vissero nell’intervallo di tempo che separò Abrahamo e Mosé. Anche se i «Refaìm» e gli altri giganti non esistevano più già al tempo di David, sembra che Goliat e gli altri siano stati i loro discendenti, e dai loro geni abbiano ereditato la statura. I Filistei infatti erano di quelle zone. La cosa che non mi quadrà è la seguente: se logicamente Goliat abbia ereditato i geni del gigantismo dai suoi antenati anch’essi gifanti, questi antenati da dove sono sbucati fuori se l’umanità ebbe modo di ripopolarsi solo tramite i figli di Noè e quindi dopo che il Diluvio ebbe spazzato via ogni cosa?

La risposta che si potrebbe dare (ma di cui ne dubito) è che Noè fu anch’egli un gigante, o quanto meno dev’esserlo diventato uno dei suoi figli o qualcuno dei suoi nipoti. Tuttavia, osservando con attenzione la discendenza dei tre figli di Noè, non viene posta alcuna enfasi sulla statura di un discendente in particolare né che il loro nome possa ricondurre a uno dei popoli in cui c’erano questi giganti. Nei paesi fondati da Moab e Ammon (cioé i due figli generati dalle due figlie di Lot con il loro stesso padre, Gn 19:37-38), vi furono gli Emìm, alti come gli Anaqìm di cui si è accennato in precedenza, e venivano considerati come Refaìm (Dt 2:10-11) o Zamzummìn, ovvero il soprannome che gli Ammoniti usavano per identificare i citati Refaìm (Dt 2:20). Per non destare confusione al lettore, Zamzummìn e Refaìm erano gli stessi individui ma con (sopran)nomi differenti.

Si parla anche degli Amorei (Amorì) distrutti al tempo della conquista (Am 2:9-10) ed anche essi c’erano già al tempo di Abrahamo (Gn 10:16);

Stento a credere che dopo il Diluvio dei presunti angeli abbiano nuovamente «abbandonato la loro dimora» incarnandosi e unirsi con le nuove figlie nati dagli uomini. Se così fosse Elohìm avrebbe fallito e indotto il Diluvio inutilmente dato che lo scopo di esso era anche quello di sbarazzarsi di questi “ibridi”.

Tuttavia, come indizio per la possibile origine dei giganti post-diluviani abbiamo proprio le due figlie di Lot di cui sopra che ebbero rispettivamente un figlio dal loro stesso padre. Prima del Diluvio era necessario che tra fratelli e sorelle ci si unisse per «moltiplicarsi e riempire la Terra». Cioè, Elohìm aveva permesso ai primi uomini pre-diluviani di unirsi fra loro e generare prole: l’incesto non era ancora proibito, anzi era una cosa normale perché non si sapeva nemmeno cosa fosse un “incesto”. Evidentemente dopo il Diluvio le cose cambiarono e la pratica dell’incesto avrebbe potuto dar luogo a delle complicazioni di carattere genetico (proprio come avviene anche oggi quando fra parenti di sangue molto stretti si hanno figli), magari in quel periodo in particolare quando Sodoma e Gomorra avevano fatto spazientire Yehwàh. Le due figlie di Lot fecero ubriacare il padre talmente tanto da non fargli rendere neanche conto che le due si erano «coricate» con lui per avere etrambe un discendente e «salvaguardare la discendenza del loro padre». Questo non fu certamente un gesto gradito da Yehwàh; da un lato Yehwàh cercò di salvare Lot e famiglia dalla dissolutezza delle città distrutte, dall’altro lato le sue due figlie – non curanti – si erano sollazzate alla dissolutezza con il padre ignaro di tutto essendo ubriaco del vino che le loro gli lasciarono bere a volontà. Un bicchiere tira l’altro e ti dimentichi tutto. Guarda caso le figlie di Lot generano Moab e Ammon, proprio i padri dei popoli dai quali uscirono fuori dei giganti. Qui ci troviamo in Genesi 19. Ma c’è un però! I il popolo dei Refaìm esistevano già prima di Moab e Ammon (Genesi 14), ma non ci viene detto che i loro abitanti erano giganti già da quell’epoca. Magari vi sarebbero potuti trasferire dopo o magari anche i loro abitanti iniziarono a praticare l’incesto e dar vita ai “giganti”.

Il Testo di Gn 6:4 dice che questi fantomatici “giganti” (che tali non erano a mio avviso) erano sulla Terra «in quel tempo, e ci furono anche in seguito», ovvero sia prima che dopo il tempo in cui i “figli dell’Elohìm” «si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli»: i gibborìm, non i nephilìm che già c’erano; la frase «e anche in seguito» sarò forse un riferimento al tempo post-diluviano? Ricordo che fra pre-diluvio e post-diluvio c’è un intervallo di tempo di un anno, proprio tutto il periodo in cui Noè e famiglia rimase dentro l’Arca. Se i presunti “giganti” ci «furono anche in seguito» al Diluvio, come hanno fatto a ereditare i geni del gigantismo? In aggiunta, dei gibborìm non ci è dato nemmeno sapere se fossero effettivamente dei “giganti”, ma semlpicemente uomini “forti e famosi dell’antichità”. Poi se a qualcuno piace fantasticare sui personaggi mitologici, si accomodi pure. Qui non si parla di “mito” ma di uomini che sono stati famosi dall’antichità, uomini che nella loro epoca erano molto popolari. Famosi e popolari per quale motivo? Non si sa con certezza, ma quì ne ho dato un suggerimento.

Questi nefilìm non possono essere i figli degli “angeli” perché erano già sulla Terra prima che questi fantomatici “angeli” si accoppiassero con le femminucce umane. Come sono comparsi dopo il Diluvio?

  • Da atti sessuali incestuosi fra consanguinei?
  • Da atti sessuali incestuosi “contro natura” fra angeli che «abbandonarono la loro dimora» e uomini? Ma questo non sarebbe ipoteticamente già avvenuto in Genesi 6?
  • Manipolazioni genetiche post-diluviane apportate da “antichi astronauti”?
  • Per mera maledizione inflitta da Yehwàh?
  • Per i gravi peccati commessi dagli uomini?
  • Possessioni demoniache?
  • Per un’insana alimentazione?
  • Oppure è tutta un’invenzione?

Il lettore che ama investigare trovi pure da sé la risposta e magari si ponga altre domande se ritiene opportuno farlo. Tuttavia sono convinto che i gignati siano relmente esititi dopo il Diluvio, ma non prima perché l’etimologia e il contesto di Genesi 6 non richiede la traduzione di “giganti”, ma di “immorali”. Il quesito che personalmente mi pongo non è tanto se i giganti siano esistiti o meno, ma come siano apparsi. Il mistero sta proprio nel capire questo.

Per maggiori approfondimenti sui nefilìm di Genesi 6 si consiglia vivamente la lettura di questo scritto redatto dall’utente Abramo, un madrelingua ebraico, molto stimato e apprezzato nel circuito forumfree di Consulenza Ebraica.