Studio su Matteo 19:1-12 | Il ripudio e il celibato – INTRODUZIONE

Molto spesso alcuni miei lettori mi chiedono di preparare studi e articoli su temi specifici di carattere biblico, al fine di avere un punto di riferimento per argomentare quel tema quando si confrontano coi critici delle Scritture (atei e non credenti in generale) o ai santoni e criticoni delle varie dottrine che hanno la “confutazione” sempre sotto braccio: confronti che facilmente sfociano in scontri e litigi tutt’altro che edificanti. I temi più discussi sono la dottrina della Trinità, l’idolatria, il fidanzamento e matrimonio cristiano e anti altri ancora. A volte accontento chi mi richiede di discutere qualcosa di specifico, a volte però non lo faccio per due motivazioni specifiche: o per mancanza di tempo o per incoraggiare la persona che mi richiede un articolo “su commissione” a ragionare con la propria testa, anziché indurla ad andare a leggere sempre su internet più articoli di quanti capitoli della Bibbia si possono consultare tranquillamente. La parola degli uomini resta sempre degli uomini, ma la Parola di Dio è di Dio e per il credente dev’essere la fonte primaria di ogni consultazione. Chi non capisce qualcosa, chieda per primo supporto e rivelazione allo Spirito Santo, ma se lo Spirito Santo sembra tacere, allora non si può pretendere di ricevere le informazioni da altri uomini se prima non sono loro ad aver ricevuto la rivelazione da parte dello Spirito.

Non è poi così necessario andare a leggere articoli o studi lunghi centinaia di chilometri per trovare delle risposte esaustive o delle “prove empiriche” per confutare o dimostrare qualcosa, perché in molti casi – stando sotto la guida dello Spirito Santo – le pagine delle Scritture sono abbastanza chiare da essere capite (per quello che ci è dato sapere) anche mediante la lettura di un solo capitolo per smontare quei castelli dottrinali che vengono fabbricati dalla scellerata carnalità umana.

Nel caso in cui nelle parole degli uomini vi sono corrispondenze bibliche, allora si sta realmente argomentando alla luce delle Scritture e non “alla luce del buio” di ciò che si vuol far dire alla Bibbia. Ricordo al lettore che anche se avessimo a disposizione la più esaustiva spiegazione scritta di un argomento X, se non è lo Spirito Santo ad elargire la rivelazione di ciò che si cerca di approfondire, dalle mie parti si usa l’espressione «possiamo stare freschi» e continuare tuttavia a non capire sbattendo la testa a destra e a manca solo per il mero «prurito di udire». Poi c’è chi vive nel dubbio e insicurezza perenne e non sa nemmeno lui/lei in cosa credere.

Anzitutto, come dice la Scrittura, bisogna discernere gli spiriti (1Cor 12:10; 1Gv 4:1) e valutare se quella persona sia unta o meno dallo Spirito di Dio. Chi ha lo Spirito di Dio si vede, chi non ce l’ha… si vede pure! In fondo, un po’ tutti siamo in grado di distinguere un melo da un fico. Se ci si definisce “albero di ficho”, come frutto bisogna portare il fico; ma se ci si definisce come l’albero X ma frutti non sono di questo albero X, allora c’è qualcosa che non va. Ognuno è tenuto a discernere gli spiriti così come il lettore è tenuto a discernere lo spirito che caratterizza la mia persona quanto a relatore di questo studio. Sarà il lettore a dover discernere se sono un impostore oppure no.

Per quanto mi riguarda, non temo il giudizio umano (un modo elegante per dire “non mi importa di quello che la gente pensa di me”).

Fra i tanti temi che mi vengono richiesti, in questo studio ho scelto di discutere il tema del divorzio che, purtroppo, mi vede coinvolto in prima persona. Se lo dico non è motivo di cui vantarsene, ma nemmeno di averne vergogna. Questa mia “confessione” certamente sarà motivo di stupore e sgomento per qualche lettore credente, e perciò mi procurerà inimicizie e pregiudizi; molti inizieranno a vedermi con occhi diversi rispetto a prima; altri ancora proverebbero compassione o magari pena; altri ancora potrebbero dire che io, in qualità di divorziato, non dovrei essere nemmeno degno discutere questo tema. E invece posso dire che io almeno ritengo di avere la giusta esperienza per poterne parlare avendola vissuta sulla mia pelle. Determinate cose bisogna viverle per capirle, proprio come ben diceva Gesù in Mt 19:12: «chi ha da capire, capisca», vale a dire che solo chi si trova in simili circostanze può capire. Ci sono argomenti nella Bibbia che possono essere capiti meglio solo da coloro che hanno vissuto quella esperienza. Posso anche dire che se un non divorziato intende dare lezioni di vita a un divorziato alla luce delle Scritture, dovrebbe prima sapere e capire cosa significa essere divorziati e poi, magari, può dare dei suggerimenti ma non degli insegnamenti.

Insomma, sono pronto a sorbirmi i pregiudizi quali lebbroso, peccatore, immondizia, figlio del diavolo, eretico, bestemmiatore, apostata, etc. nonostante la maggior parte dei miei “giudici” del web nemmeno mi conoscono personalmente e senza nemmeno conoscere il mio caso né capirlo non avendolo vissuto in prima persona.

Detto questo, vorrei proporre ai miei cari amici lettori (se sono veri amici continueranno ad esserlo anche dopo la lettura di questo studio) il punto di vista non solo di carattere scritturale (Sola Scriptura), ma anche di carattere esegetico, filologico ed etimologico. Ci metto di mezzo anche una piccola dose “ebraica”, proprio qual è la mia antica origine di sangue.

Quanto scritto in questo studio spero possa essere di grande riflessione; i suggerimenti dati potrebbero essere validi per coloro che non hanno né i mezzi né le competenze adatte per potersi accostare ai significati antichi di determinati insegnamenti, quali gli usi e i costumi tradizionali dell’antico Israele, del mio popolo d’origine sebbene io non abbracci la fede ebraica. Per alcuni risulterò eretico, per altri fuorviante, per altri ancora chiarificatorio, per altri ancora illuminante, per altri un falso insegnante e chi più ne ha più ne metta.

Nei vari scritti, studi e articoli che ho consultato in questi ultimi anni per cercare di trovare risposte alla mia situazione personale, ho notato che quando si argomenta il tema del divorzio, chi lo fa cerca tendenzialmente di interpretare i passi biblici un po’ a modo proprio, come per giustificare il proprio status di divorziato, nel caso in cui si è divorziati, o per giustificare le proprie intenzioni di voler divorziare nel caso in cui si sta meditando di prendere questa decisione. Insomma, a seconda dei vari punti di vista, si tende a plasmare la Bibbia a propria immagine e somiglianza.

Per farvi un esempio, nel corso degli ultimi secoli la gente ha fatto di Gesù tutto quello che ha voluto. Nell’800 – cioè nel pieno fervore del romanticismo – Gesù veniva considerato un romantico, quindi un esistenzialista; negli Stati Uniti gli storici più importanti degli anni ‘20 consideravano Gesù come un riformatore sociale; quarant’anni dopo, nel 1960, gli stessi storici del ‘20 cambiarono idea considerando Gesù come un rivoluzionario radicale che premeva per un cambiamento politico. Più di recente, invece, Gesù è stato caratterizzato da alcuni studiosi (al maggiro parte omosessuali, guarda caso) come un libertino omosessuale figlio dei fiori, proprio in questa epoca in cui lo stile di vita omosessuale sta riscontrando una certa tolleranza all’interno della chiesa cattolica.

Ebbene, ho deciso di parlare del «divorzio», uno dei temi più scottanti di sempre in cui la Bibbia sembra [ma così non è] non suggerire molte informazioni.

 Leggere per capire e capire per “saper” leggere

 La maggior parte di noi italiani sappiamo leggere e senza difficoltà possiamo consultare il foglietto illustrativo di un farmaco e leggere le parole che vi sono espresse, tuttavia non sempre siamo in grado di capire cosa ci sia scritto se non abbiamo almeno una preconoscenza di base dei termini medico-scientifici. Il lettore provi a leggere di seguito:

 Acido Desossiribonucleico

A coloro che non hanno mai avuto un approccio di studio di carattere medico questa parola risulterà nuova, diversamente per altri sarà familiare. Eppure questa è la terminologia scientifica di quella sostanza che contiene l’informazione genetica in tutti gli organismi viventi, comunemente nota con le seguenti iniziali:

DNA

Ovvero quella stessa sostanza che le squadre scientifiche anticrimine utilizzano per scoprire l’identità di un possibile sospetto o l’identità di un cadavere non riconoscibile. Ebbene, un conto è saper leggere un testo che anche un bambino potrebbe leggere più lentamente di noi, un conto è capire cosa ci sia scritto attraverso la preconoscenza del significato delle stesse parole che si leggono. Il lettore tenga bene a mente questo: è importante capire ciò che si legge attraverso la preconoscenza del significato delle parole da cui è composta quella frase o discorso.

Il lettore applichi questo stesso principio ogni qual volta legge la Bibbia.

Tempi moderni nel mondo occidentale

divorzio - ripudio - celibatoIn questi ultimi tempi le richieste di divorzio dal proprio coniuge si fanno sempre più frequenti; è diventata quasi routine di tutti i giorni, ormai, incontrare sempre più gente divorziata, sia fra non credenti sia fra credenti. Questi ultimi sempre in continuo aumento. Approfittando di tale situazione, ogni giorno si laureano sempre nuovi avvocati con la specializzazione o qualifica di “divorzista”, perché sanno già in partenza che la scelta di questo ramo sarà redditizio. Ci sono più studi legali di avvocati divorzisti che ospedali e supermercati.

Le cause di divorzio sono fra le più disparate: dall’incompatibilità di carattere (quando si era fidanzati non sussisteva perché presi dalla questione del non poter vivere ancora insieme e dalla continua fase di innamoramento) ai maltrattamenti psico-fisici, violenza, abusi, persecuzioni, dittatura; dai problemi economici, all’infedeltà coniugale; dalle motivazioni legate alla vita professionale (cioè dedicarsi solo alla propria crescita professionale trascurando la famiglia), ai problemi legati alla salute; dai problemi dovuti alla distanza lavorativa (molte coppie sono separate perché lavorano in luoghi diversi e lontanissimi fra loro) fino ad arrivare anche alle questioni legate al livello culturale («io sono più intelligente e intraprendente di te; io ho la laurea X e tu hai la scuola serale Y», etc.) dove il partner più “colto” fa valere niente il partner che è “meno colto” di lui/lei. Insomma, di motivazioni possono essercene a migliaia, alcune più o meno gravi di altre, e ogni singolo caso è differente l’uno dall’altro. Qui mi viene da dire: Dio sa ogni cosa e conosce ogni singolo caso. Quando una persona dice “ti capisco”, non sempre è così se non ha vissuto una situazione simile alla tua.

A seconda di quello che i due coniugi possono dire d’innanzi al giudice in sede di udienza/sentenza, solo il singolo individuo della coppia sa nel concreto quali sono le motivazioni più intrinseche ed intime che lo hanno portato a prendere la non bella decisione di separarsi, oppure, nel caso in cui si vestono i panni del “ripudiato” solo il ripudiato sa le motivazioni per le quali è stato ripudiato, lecitamente o ingiustamente che sia.

Chi è che ripudia non sempre è nella ragione, anzi, a volte lo fa per figurare come la parte lesa e salvarsi dietro a varie false giustificazioni. Quando è l’altro a volere il divorzio, il “ripudiato” certamente non è felice (ma anche chi ripudia non sempre gioisce). Quindi solo il singolo individuo sa come ci si possa sentire e cosa si ha passato, da entrambe le parti.

Ci sono due tipologie di divorzio: può essere consensuale, vale a dire che la coppia può decidere di separarsi di pari accordo; il divorzio può essere anche giudiziale, vale a dire che uno dei due coniugi prende l’iniziativa di consultare il proprio avvocato anche senza avvertire il partner, facendogli pervenire a mezzo raccomandata o telegramma che sia la richiesta dove vengono espresse le intenzioni e le motivazioni della separazione, con o senza il consenso dell’altro. Tuttavia, la pratica giudiziaria può mutare in consensuale nel caso in cui l’altro partner acconsente alla richiesta di separazione (a volte anche contro la sua stessa volontà per evitare rognose burocrazie, snervanti attese ed inutili perdite di salute e denaro), ma se ci si oppone si rimane allo stato giudiziale, ovvero la via più lunga, più snervante, più stressante e più dispendiosa per entrambi, prima che i due coniugi possano riacquisire legalmente lo status di celibe e nubile e poter contrarre a nuove nozze (nel caso in cui decidono più in là di rifarsi una vita). Finché non si ottiene lo status di “persona libera” – coniugalmente parlando – i due ricoprono ancora lo status di “coniugato” sebbene legalmente non sono obbligati a condividere il medesimo letto/tetto coniugale. Se uno dei due “abbandona” il coniuge senza dare spiegazioni, allora si può fare denuncia per “abbandono del tetto coniugale” … ma comunque.

Affinché un giudice approvi la richiesta di divorzio del richiedente, deve riscontrare dei validi motivi con il fine di valutare sé approvare o meno tale richiesta. Il problema non si pone, come già detto, se la richiesta di separazione è consensuale e i due sono convinti di pari accordo della loro decisione.

C’è da dire che non sempre ma comunque può avvenire che la parte femminile (in particolar modo quando è la richiedente o figura come la parte “lesa”) è quella a cui viene dato un occhio di riguardo in più da parte del giudice o della commissione. L’idea del “sesso debole” è socialmente diventato una sorta di dogma istituzionalizzato e perciò nella maggior parte dei casi il caso della donna (anche se può avere torto) è quello, come dire, più coccolato. La situazione si fa più complicata se ci sono figli di mezzo, ma non intendo entrare nel merito della questione “figli” perché mi dilungherei troppo e mi discosterei dal tema principale dello studio. Anzi, lo studio chiarirà il discorso opposto, proprio quando non ci sono figli all’interno di una coppia sposata.

In sintesi, non è possibile chiedere il divorzio per una motivazione qualunque; anticamente però non funzionava in questo modo.

Opinione comune sulla visione biblica del divorzio

Questo paragrafo è quello che ho scritto per ultimo e ciò mi è stato utile per evitare di essere influenzato da quello che dicono e pensano gli altri su questo argomento. Per coerenza ho voluto prima mettere per iscritto il mio punto di vista e poi aprire un sondaggio di carattere statistico per vedere quanto sia vicino o lontano il mio pensiero da quello dell’opinione comune.

Ogni commentatore che ha risposto al sondaggio mi ha suggerito il proprio punto di vista dove non sono mancati i “secondo me” piuttosto che i “secondo la Scrittura”. Non sono mancati nemmeno i commenti iper filosofici dove si inneggiano le energie, le vibrazioni, i sensi, i karma, e altre cose assurde di questo tipo. Altri commentatori si sono limitati semplicemente a dire soltanto cosa è permesso o cosa non è permesso.

Tirando le somme ho constatato che il 50% dei commentatori è di pari accordo sul fatto che in Mt 19:1-12 il divorzio viene concesso solo per determinate circostanze e che all’uomo erano permesse cose che, al contrario, alla moglie non venivano permesse; il rimanente 50%, suddivisibile a sua volta in altre piccole percentuali, ha espresso le motivazioni più svariate che mi hanno fatto venire in mente le bizzarre situazioni coniugali delle telenovela e dei film di serie come il famoso Beautiful.

Ho notato, però (e aggiungo purtroppo), che nessuno si è impegnato a cercare di capire il significato delle parole del versetto 9 che avevano in quell’epoca, quindi alle azioni attribuite al marito (adulterio) e alla moglie (fornicazione) di un caso “universale” ma esemplificativo allo stesso tempo verso coloro i quali Gesù si stava rivolgendo: gli ottusissimi Farisei.

Bene, ripercorriamo insieme la storia del ripudio/divorzio biblico fin dall’origine della sua istituzione.

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